Il falso dolore per la morte di Kim Jong-Il

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I video che ci raccontano il dolore dei cittadini nordcoreani per la morte del “Grande leader” Kim Jong-Il stanno facendo il giro del mondo e tutti si interrogano sulla genuinità di questo dolore. Per il professor Barthélémy Courmont, studioso della Corea del Nord e professore di scienze politiche alla Hallym University della Corea del Sud, quel dolore è sincero visti i decenni di propaganda che hanno raffigurato il “grande leader” come un “protettore” della nazione e dei suoi cittadini. Ipotesi accettabile, ma non va dimenticato che quelle immagini sono state riprese e ritrasmesse dalla televisione nord coreana a scopo di propaganda. E sappiamo bene che se isolassimo un fotogramma del video, mostrando un cittadino meno devoto degli altri verso il leader, distratto o non sufficientemente dispiaciuto, probabilmente lo costringeremmo alla reclusione in qualche campo di rieducazione. Quanto può essere sincera, quindi, una sofferenza “obbligatoria”? Quanto può essere spontanea la sofferenza di chi non può, comunque, comportarsi altrimenti? Possibile che anche i cittadini malnutriti che si arrangiano con mille difficoltà a portare a casa il minimo indispensabile per sopravvivere siano sconvolti dalla morte del “grande leader”? Domande facili per risposte difficili.

 

 

Prima di giudicare la immagini provenienti da Pyongyang andrebbero, però, valutati alcuni fatti. Intanto, come tutti i regimi dittatoriali, la corruzione e gli abusi di potere sono all’ordine del giorno in Corea del Nord. Come ha raccontato Kang Chol-Hwan ne “L’ultimo gulag” in Corea del Nord “la violenza e i quattrini si sostituiscono alla legge, tanto che esiste il detto ‘la legge è lontana e il pugno è vicino’.
In una nazione in cui vige la legge del più forte, quindi, meglio comportarsi come si deve. Ma ovviamente la repressione e la corruzione non spiegano tutto, soprattutto perchè il comunismo nord coreano è più simile ad una religione che ad una ideologia. Ogni turista straniero in visita nella capitale Pyongyang, per esempio, è costretto a visitare la statua di Kim il Sung, e deporre un mazzo di fiori ai suoi piedi, imitando quello che è un rito quotidiano per i nordocoreani. Ma, come detto, per i turisti occidentali è obbligatorio, non facoltativo.
Il culto della personalità nei confronti di Kim il Sung e dei suoi eredi ha raggiunto vette ineguagliabili. In Nord Corea, per esempio, viene utilizzato il calendario Juche, introdotto nel 1997. Un calendario basato sulla nascita di Kim il Sung, nato il 15 aprile 1912, quindi ora i nordocoreani vivono il centesimo anno del calendario Juche, dove Kim il Sung ha sostituito Gesù Cristo. Tra le feste nazionali figurano il 16 febbraio, compleanno del “Caro leader” Kim Jong-Il, e, ovviamente, il 15 aprile, compleanno del “presidente eterno” Kim il Sung, una sorta di Natale nordcoreano.
Racconta Ilaria Maria Sala ne “Il Dio dell’Asia” della sua visita forzata a Myonhyang, una delle stazioni montane preferite da Kim il Sung. Lì, a quanto pare, si è costretti ad ammirare l’esposizone dei doni che tutti i paesi hanno inviato al “Presidente eterno” e la statua di cera di Kim Il Sung, donata da artisti cinesi. “Davanti a questa staua conservata in una stanza climatizzata è necessario essere ben vestiti, non sono ammesse le magliette, la camicia deve essere infilata nei pantaloni e tutti i bottoni della giacca deveono essere abbottonati. Inoltre, è necessario avvolgere le scarpe con sacchi di plastica per non sciupare il tappeto; si entra in assoluto silenzio, ci si inchina ripettosamente, ammirando la riproduzione di alberi e fiori e perfino di una leggera brezza che ne smuove le foglie. Una musica mistica di sottofondo accompagna il tutto”.
Questo, che a prima vista sembra ridicolo, è assolutamente tragico visto che coinvolge milioni di persone oppresse, malnutrite e senza futuro.
Ma, per tornare alla genuinità della lutto dei nordcoreani per la morte di Kim Jong-Il, vale la pena di riproporre le parole di un uomo politico morto poche ore dopo “Il Grande Leader”, ma lontanissimo da lui per idee e concezione del potere: Vaclav Havel.
Scriveva l’ex presidente ceco che “l’ideologia assume quasi la portata di una religione secolarizzata: offre all’uomo una risposta pronta a qualunque domanda. (…) Esercita necessariamente una particolare suggestione ipnotica; all’uomo errante offre una casa accessibile, la vita riacquista senso e dal suo orizzonte si dileguano il mistero, gli interrogativi, l’inquietudine e la solitudine. Per questa modesta casa l’uomo in genere paga un alto prezzo, l’abdicazione alla propria ragione, alla propria coscienza, alla propria responsabilità; parte integrante dell’ideologia assunta è infatti la delega della ragione e della coscienza nelle mani dei superiori, cioè il principio di identificazione del centro del potere con il centro della verità”.
In questo contesto, il pianto straziante e le urla disperate significano quindi, che ci si comporta come ci si aspetta. Enfatizzare obbedienza e devozione è comunque utile. D’altra parte, come può essere sincero un sentimento di dolore quando il potere falsifica tutto, falsifica il passato, falsifica il presente e vive sulla menzogna. Quelle urla e quei pianti potranno quindi essere spontanei, ma non certo sinceri o autentici, Perchè valori quali la sincerità, la fiducia, la responsabilità e, ovviamente, la libertà sono stati cancellati dal regime nordcoreano. Quelle urla quindi non possono essere sincere, perchè non possono essere libere.

ON LI
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