Il diritto del lettore: cambiare il corso degli eventi

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La vita è scritta in un copione che s’intitola Writer’s block, ovvero: Il blocco dello scrittore, ma “block” inteso anche come prigione. La storia del cortometraggio omonimo, diretto da Tom Gran e Martin Woolley, è infatti quella di una prigione per poveri scrittori: alcuni detenuti molto feroci si ribellano all’ineluttabilità della sceneggiatura che narra inesorabilmente il dipanarsi forzoso della loro esistenza e minacciano uno scrittore-carcerato di riscrivere il testo spezzando la catena del Fato: stavolta la storia dovrà parlare della loro fuga. Seguiranno avventure metanarrative.

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A un primo sguardo questo cortometraggio rivela una disinvoltura narrativa debitrice di molto Borges e di molto Charlie Kaufman (quello di Essere John Malkovich), con intersezioni tra mondo reale e mondo cartaceo funamboliche, cortocircuiti tra segni e significati, dove se il testo “dice” una parola ecco che nella realtà la cosa corrispondente muta in parola essa stessa, labirinti tra Dalì e Wittgestein, psichedelia semiotica, praticamente è come se il film fosse il sogno lisergico di un Roland Barthes strafatto di LSD. Più o meno.

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Ma proprio perché sotto a questa furia di stupire si scorge una bramosia degli occhi allora mi viene da pensare che forse il bello di questo filmettino non è tanto nel paradosso reale-finzione, quanto nel fatto che la scrittura sia un’operazione magica: attrazione e similitudine, pulviscoli di particelle che convogliano verso un comune desiderio; i libri sono macchine desideranti in collisione con altri desideri, in una frenesia di segni che cambiano il corso dell’esistenza. La gang di Bosco (il criminale più cattivo di tutti) adotta una pratica che tutti i lettori conoscono bene: nega la sopravvivenza di un destino inevitabile grazie alla forza della scrittura di cambiarlo.

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Ogni libro è una lampada araba, un’offerta di desideri; il richiamo della tela separato dal sangue, tutto quello che è passato nel mezzo e può chiamarsi vita, esistenza, entropia di aneliti. Bosco, con le sue maniere rudi e la sua pacchianeria califfata (capirete perché guardando il film), ha lo stesso diritto di tutti i milioni di lettori sulla Terra: cambiare il corso degli eventi. Writer’s block è una macchina spettacolare senza esclusioni di colpi, con un’animazione stilizzata e molto espressiva e fughe pirotecniche, ma tra Steve McQueen e Alcatraz preferisco sempre la carica vitale che brucia sotto e che fa del lettore un essere umano, anzi: fa di ogni essere umano un lettore e uno scrittore al tempo stesso.

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Il necessario dubbio che questa volta, all’ennesimo tentativo, le cose cambieranno. La rivoluzione del tempo a nostra disposizione, l’estrema e incosciente capacità di rinfocolare le braci della rivolta.

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Filippo Polenchi
Visita il sito dell’autore e quello di Barta edizioni

 

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