Il cucchiaino

Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedi’ prossimo. Le letture piu’ belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno si vincono tre libri, assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Un giorno nel cielo sopra la valle volò a lungo un piccolo aeroplano blu che scaricava volantini. Ne caddero su tutti i villaggi e anche sul capoluogo. I volantini dicevano: “La prossima domenica a mezzogiorno tutta la popolazione è invitata sulla vetta della montagna per una felice occasione. Verrà offerto un pranzo gratuito.” Non c’erano altre parole e il testo non recava alcuna firma.
Si scatenarono le supposizioni. Chi pensava che si trattasse di un colossale scherzo di qualche buontempone che aveva soldi da buttare. Altri pensarono a un esperimento di psicologia. I più ipotizzarono una nuova forma di pubblicità: arrivi lì in cima, a due ore di distanza dalle strade della valle, e mentre ti riposi e ti ristori cercheranno di venderti pentole, contenitori per il frigorifero, soggiorni in villaggi vacanza. “Io non ci vado, – dicevano questi. – Uno che non si firma già mi ispira sfiducia.”
Qualcuno disse che “nessuno fa niente per niente” e poteva trattarsi addirittura di un’imboscata, a cui loro di certo non si sarebbero assoggettati. “Magari è per provare su di noi un nuovo veleno o qualche altra diavoleria, o per rapire i nostri bambini. E non sapremo neanche chi ringraziare di questo bel servizio.” “Io me ne sto a casa,” concluse il più deciso.
I bambini, a differenza degli adulti, erano tutti eccitati, dal primo all’ultimo. Quelli proprio piccoli, se appena appena capivano, si lasciavano contagiare dai compagni più grandi e volevano tutti partecipare alla salita, sulle spalle dei genitori. I più grandicelli, dai cinque anni in su, erano decisi a salire di persona, con o senza genitori, per vedere in cosa consistesse la “felice occasione”. Loro di tutto il volantino avevano colto soprattutto la parola “felice” e non volevano sapere altro. Alcuni però erano figli di genitori dubbiosi o severi, che non intendevano sottoporsi a quell’avventura e tantomeno avrebbero lasciato andare i loro figli. Questi ultimi si divisero in due categorie: gli uni erano disposti a ubbidire restandosene a casa, mentre gli altri presero a studiare, ciascuno a suo modo, come svignarsela, la domenica successiva, così da partecipare all’ascesa a dispetto del divieto dei genitori.
Le donne, una categoria tra le più variabili, presero posizioni diverse. C’erano tra loro le sospettose, le indifferenti, le entusiaste. Il sentimento dominante era tuttavia la curiosità e quindi gran parte delle femmine decise di accogliere l’invito. Trascorsero la settimana discutendo come fosse meglio vestirsi. Le scarpe, tute concordavano su questo, dovevano essere comode.
Venne il gran giorno. Era una domenica primaverile di sole splendente, il che rese più gradevole la camminata. Le prime ad arrivare in cima, un’ora prima dell’appuntamento di mezzogiorno, furono la moglie del sindaco di uno dei paesi della valle e la sua amica del cuore, una postina. La cima del monte era costituita da un prato dove spuntavano qua e là delle rocce. Le due donne si guardarono attorno: non c’era nessuno. Erano perplesse. Poi però scorsero un gran calderone, alto circa come loro e largo quanto era alto, proprio nel mezzo del prato. Mentre gli giravano attorno presero ad arrivare, man mano, tutti gli altri, forse un migliaio di persone. La folla si mise a formulare le più svariate ipotesi finché, a mezzogiorno in punto, non si sentì rombare lo stesso aereo blu. Si avvicinò al prato, scaricò una gran spolverata di volantini e volò via. Sui volantini era scritto: “Benvenuti al banchetto. Attingete al vaso e gustate l’ambrosia. Vi renderà felici.”
Si fecero avanti i più alti e guardarono dentro il vaso. Era colmo di un liquido opaco come il latte, del colore dell’oro. Tra quelli attorno al vaso, nessuno voleva essere il primo ad assaggiare. Un anziano che era stanco della camminata propose: “Fatelo provare a me, che tanto sono vecchio. Se non muoio berrete anche voi.”
Sorse il problema di come attingere quel liquido, perché nessuno aveva pensato di portarsi stoviglie e posate. La postina si fece issare dal marito e assaggiò l’ambrosia per prima, semplicemente intingendo con un dito e leccando le gocce. “È dolce,” disse. Il marito la riappoggiò a terra.
A quel punto tutti volevano bere, ma nessuno sapeva che fare. Non si poteva rovesciare il vaso, perché allora tutto quel ben di dio sarebbe andato perduto. Nessuno voleva rischiare di mancare l’occasione, ma come fare? Alla fine si disposero in varie file e ciascuno si arrangiò come poteva. Si facevano issare fino all’orlo del vaso, poi chi intingeva il dito, chi raccoglieva l’ambrosia nel palmo della mano. Cadeva quasi tutta prima di arrivare alla bocca e poi bisognava subito allontanarsi per lasciare posto agli altri, ma qualche goccia si riusciva a berla. Un bambino si trovò in tasca un cucchiaino di plastica che aveva tenuto via per la sua raccolta di tesori e fu il più fortunato: poté raccogliere e bere tre cucchiaiate, dopo di che dissero al suo papà di sbrigarsi, dovevano bere anche gli altri, così il bambino venne depositato a terra e portato via. Chiesero in prestito il cucchiaino di quel bambino e lui a malincuore lo cedette, ma il cucchiaio era uno e le persone mille.
Si arrangiarono come poterono e la sera tornarono a valle felici e contenti, letteralmente, perché quella era veramente ambrosia che saziava e donava la felicità.
Quelli che erano rimasti al paese si fecero raccontare tutto. Sperarono in un altro passaggio del misterioso aereo blu, ma in quella valle esso non si vide mai più.

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *