Il campo di orzo

wheat 2

Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedì prossimo. Le letture più belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno 2013 si vincono altri tre libri (i primi tre son già stati spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Un contadino aveva un grande campo di orzo. Quando fu maturo lo mietè, insaccò i chicchi e li vedette a tre acquirenti.
Il primo era un panificatore, che portò l’orzo al mulino, ne fece farina e lo usò per farne pane, focacce e dolci.
Il secondo era un birraio. Questi trasformò l’orzo in malto e fece così. Dapprima mise i chicchi a macerare nell’acqua per mezza giornata, poi tolse l’acqua e li lasciò respirare per l’altra mezza. Dopo due o tre giorni di questa procedura, sparse i chicchi su un piano perché essi, zuppi d’acqua, germinassero, e ogni tanto li rimestava. Dopo cinque giorni ogni chicco aveva messo fuori una radichetta e un piccolo germoglio. Il birraio li prese e li mise a tostare per due giorni in un forno. Ne uscirono morbidi e croccanti come gherigli di noce. Quando si furono raffreddati il birraio li macinò e li impastò con dell’acqua calda: aveva fatto il mosto. Dopo un periodo di riposo lo fece bollire e quando si fu raffreddato aggiunse del lievito. Nel giro di una settimana quel liquido diventò una buona birra che venne messa nei tini a maturare.
Il terzo acquirente dell’orzo era un distillatore. Egli fece tutto come il birraio, ma invece di mettere la birra a maturare, la filtrò e la mise nell’alambicco per farne whisky. L’alambicco aveva una caldaia sotto cui veniva acceso un fuoco. Quando il liquido bolliva, il vapore saliva in alto e sboccava in un «collo di cigno» che lo conduceva verso un vaso refrigerante circondato di acqua fredda. Lì ritornava liquido. Il distillatore mise da parte per usi secondari la «testa», il primo liquido che ottenne, che non era buona da bere. Raccolse invece con cura il «cuore» della distillazione, il prodotto buono, e tagliò via la «coda», il liquido finale. Per rendere più puro il distillato, sottopose il «cuore» allo stesso processo una seconda volta ed ecco ottenuto un buon whisky.

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *