I’ sozze cose vo’ far teco / Bad things

sozzecose

(Traduzione curata da Andrea “Valerio” Del Cantone di Bad things di Jace  Everett – cliccare sul titolo per il testo originale)

Disperata elegia d’amore nella quale il poeta confessa desideri che il decoro dovrebbe proibire; in realtà trattasi di metafora per dire che l’amore supera tutti i limiti e che la passione di chi parla è grande.

 

IO SOZZE COSE COSE VO’ FAR TECO

Quando ingredi ne la stanza
d’aria tosto i’ resto sanza,
e onne umbra ben si fascia
nel suo dubio et non me lascia.

Io nol sapio chi concredi[1]
tu, ma pria che Febo eredi
da Selen[2], motto non spreco:
i’ sozze cose vo’ far teco.

I’ di que’ che nell’abituro[3]
di lu’ siede, son: cor duro
di doglianza et l’occhi miei
di mesta topazia[4] trofei.

Io nol sapio che di me festi,
ma tu l’ bramar mio non resti[5]:
non recedo, fursi m’acceco,
ma empie cose vo’ far teco.

Non sapio che tu ‘n me rimesti:
me’ sangue in dolcia[6] flettesti[7].
Mio proposto tosto reco:
turpi cose vo’ far teco.

********

[1] Credi [2] Prima che il giorno (Febo) erediti dalla notte (Selena): prima che finisca la notte [3] Camera [4] Tipico canto zuppo di melancolia dei mori ridotti in servitude nelle colonie oltre le colonne d’Ercole [5] Non concedi tregua al mio desiderio [6] La dolcia è il sangue del maiale usato per fare il migliaccio, una tradizionale torta a base di miglio e sangue di suino [7] cambiasti.

Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
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