Hiroyuki Imaishi: da FLCL a Kill La Kill passando per Gurren Lagann / FLCL

imaishi1

Tra gli autori di anime più noti e amati ad aver ottenuto la fama nell’ultimo quindicennio, sine aliquo dubio Hiroyuki Imaishi è tra quelli con il nome più altisonante: la sua capacità di tirare fuori gioiellini rari o addirittura capolavori a partire da budget bassi e idee di base non particolarmente originali è unica.
Nel panorama anime odierno, forse, l’unico nome altrettanto prepotentemente forte è quello di Shinichiro Watanabe (Cowboy Bebop, Samurai Champloo, da poco anche Space Dandy) che, nonostante alcuni suoi lavori siano superiori ad altri di Imaishi, non è così tanto superiore al collega fumettaro, prole della casa di produzione Gainax e amante del rischio e soprattutto della qualità. Non analizzerò tutti i suoi lavori, bensì le sue tre opere qualitativamente più alte – quelle del titolo – tralasciando quindi, tra gli altri, il caotico mediometraggio Dead Leaves e l’esilarante serie Panty & Stocking with Garterbelt.
Ci sono più episodi singoli di queste serie che mi sarebbe piaciuto analizzare nel particolare (precisamente, gli episodi 4 e 6 di FLCL; 5, 8, 9, 15, 17, 20, 26 e 27 di Gurren Lagann; 7, 12, 17, 20 e 21 di Kill La Kill), ma mi sarei dilungato troppo e quindi procrastino questo mio dovere morale.
(Cliccare sulle linguette per proseguire nella lettura)

FLCL

imaishi2

FLCL (2000), a dire il vero, non è un anime diretto da Imaishi. Ufficialmente, il regista sarebbe Kazuya Tsurumaki, quel folle che diede appoggio artistico a Hideaki Anno (che è presente in FLCL nel ruolo di doppiatore di un gatto) co-dirigendo End of Evangelion pochi anni prima. FLCL (pronunciato «furì kurì» in giapponese e «fooly cooly» in inglese), però, ha Imaishi come «direttore artistico», «animatore principale» e «regista delle animazioni». Insomma, gran parte del lavoro viene da lui (e si vede), considerando che la maggior parte delle novità portate da FLCL sono nella sperimentazione nelle animazioni, con l’esuberanza di un Caos deformato e deformante come biglietto da visita.
Gli altri nomi importanti dietro l’opera sono quelli dello sceneggiatore Yoji Enokido (Sailor Moon, ma anche Evangelion e La rivoluzione di Utena) e Yoshiyuki Sadamoto (sempre Evangelion ma anche Nadia – Il mistero della pietra azzurra, anime-cult di Hideaki Anno).
L’anime, prodotto dalla Gainax e dalla Production I.G. (quella di Ghost in the Shell: Stand Alone Complex) dura solo 5 episodi di 20 minuti l’uno + un sesto ed ultimo episodio, un Gran Finale, di mezz’ora.
(continua)

La trama

imaishi3

Naota, detto Takkun, figlio di un panettiere, abita in una cittadina in cui non succede nulla di speciale. Vive nell’ombra di suo fratello maggiore (la cui non-corporeità misteriosa ricorda a tratti l’atmosfera della prima parte di Rusty il selvaggio di Francis Ford Coppola, uscito nel 1983, forse volontariamente, considerando l’overdose di citazioni multimediali), giocatore di baseball scappato in America per diventare famoso, e perciò passa molto tempo con la ragazza del fratello, Mamimi, che usa una goliardia infantile per ingannare o nascondere la tristezza e la malinconia che derivano dalla lontananza.
Un giorno, un’esagerata e buffa ragazza punk dai capelli rosa di nome Haruko giunge in città a bordo di una Vespa (proprio quelle della Piaggio) e colpisce la testa di Naota con il suo basso. Il resto della trama viene spiegata in maniera spiritosa dalla voce narrante della pubblicità della serie quando veniva trasmessa sul canale televisivo americano Adult Swim (Toonami): traducendo in maniera sommaria, «e tra il combattere un ufficiale dei servizi segreti spaziali, il dipartimento dell’immigrazione interstellare, e la Medical Mechanical, lui [Naota] deve ancora andare incontro alla sfida più grande di tutte: la pubertà».
Infatti, le assurdità portate da Haruko portano a scontri di ogni tipo tra varie entità (in cui non sembrano esistere, a dire il vero, enti che rappresentino in maniera netta il «Bene» e il «Male»), con combattimenti dall’umorismo «fisico» anticonvenzionale e altre follie grottesco-fumettistiche. Il mix di cura del disegno e dell’animazione e di utilizzo rivoluzionario di una grafica computerizzata mai pacchiana, infatti, hanno trasformato l’opera in uno degli anime più originali e amati di tutti i tempi.
(continua)

Valutazione

imaish4

Importante per la valutazione di FLCL è l’utilizzo della colonna sonora: infatti, l’anime di Tsurumaki ed Imaishi ha delle musiche originali, di un garage rock essenziale e grezzo, tendente pesantemente al punk, composto dalla band giapponese dei The Pillows.
Come (e più!) nella maggior parte degli altri anime e degli altri prodotti audiovisivi, la musica serve ad identificare anche il piano contenutistico dell’opera, ed in questo FLCL riesce alla grande, considerando come il punk sia da sempre simbolo di anarchia e come in FLCL l’assenza assoluta di regole o limiti prestabiliti lo renda un’idea di manifesto quasi politico, e molto giovanile.
In questo senso è da notare come nella serie i personaggi «adulti» siano generalmente più infantili e meno consapevoli di quelli di età minore. Esempi? La non sempre omogenea serietà di Naota contro la morbosità caricaturale del padre – a metà tra Lupin, a volte citato esplicitamente, ed una parodia (fisicamente) di Gendo Ikari di Neon Genesis Evangelion; la compagna di classe di Naota, Ninamori, spesso seriosa, da contrapporre a quasi tutti gli altri personaggi femminili, soprattutto la segretaria di suo padre, il sindaco, presente nell’episodio 3; e si potrebbe continuare.

imaish5

Nel complesso, il risultato totale è un vero e proprio viaggio citazionista e punk, ma soprattutto (e qui sta il genio), tra le altre cose, un’enorme allegoria della più importante attività a cui si dedicano gli adolescenti: la masturbazione.
C’è bisogno di spiegare perché, considerando che nel primo episodio succede che dalla fronte di Naota esce un’enorme corno che si trasforma in un classico «mecha» che in ogni episodio si ritrova a combattere contro altri «mecha»… a forma di mano destra?
Questa provocatoria metafora sessuale è solo uno dei tanti temi trattati, lungo un’analisi dell’ego adolescenziale non più approfondita ma più sperimentalmente autoironica ed originale di quella presentata da Evangelion (che a differenza di FLCL non è assolutamente un capolavoro del suo genere).
Un’orgia di colori, di atmosfere, di sperimentazione, di intelligenza compattata in un prodotto di perfetta introspezione ma anche o soprattutto di folle nonsense: ecco cos’è FLCL, nella sua più che perfetta anarchia visiva e concettuale. Sarò di parte, considerando, soggettivamente, che tutte le quattro volte che l’ho visto (tutte e quattro di fila, come un film di poco più di due ore) mi sono distrutto dalle risate dall’inizio alla fine. Non è superiore ai successivi anime nominati in questo pezzo, ma per qualche motivo «mio» mi emoziona di più.

7isLS

(continua giovedì prossimo).

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *