Fiera di Lucca Comics & Games 2013

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Giuro che avrei voluto preparare un pezzo sugli horror entro Halloween, ma l’hype dilagante per Lucca Comics non mi ha permesso di scrivere una parola. Ma prometto che, pur in ritardo, nel periodo novembrino farò in modo di pubblicare una lista dei miei horror preferiti. Nel frattempo, per un motivo o per l’altro, trovo estremamente doveroso condividere nel dettaglio la mia esperienza a Lucca, più sotto la forma documentaristica di un «piccolo viaggio» che nel formato di una recensione; perciò sarà una cronaca meno distaccata e più personale di quella del festival del cinema di Venezia. And here… we… go!

1 novembre, verso Lucca

Mi sveglio gasatissimo dopo aver dormito per poche ore con l’ansia del giorno dopo verso le 7 per poter prendere uno dei primi treni della giornata insieme a due miei amici, uno dei quali in cosplay (travestimento fatto dai fan, moda popolare delle fiere del fumetto) da Calvin Candie. «È solo mezz’ora da Pisa [dove abito] a Lucca», dicevamo. «E poi partiamo presto, ci sarà poca gente!». Di sicuro ci poteva andare peggio, ciò non leva che per il traffico di coglioncelli in pessimi cosplay di Naruto o con solo in faccia un trucco mal fatto del Joker di Nolan, siamo partiti con venti minuti di ritardo e siamo stati in piedi per tutto il (breve) tragitto.

1 novembre

Arrivati in territorio lucchese, ci siamo dovuti abituare senza troppe difficoltà a quelle cose che ogni anno ci si ritrova davanti: sfilate di cosplay la maggior parte dei quali fatti male, folle abbastanza esigue e caotiche, spaesarsi, e avere problemi con la sicurezza. Sicurezza a volte composta da persone giovani che si mimetizzano tra la gente causando in noi plebei la domanda: «Sono poliziotti o cosplayer?». Una cosa a cui eravamo meno abituati era uscire dalla stazione e non ritrovarsi in piazzale Ricasoli (altresì detto -ma va’?- piazza della Stazione). Sbarellando a destra e a manca, in poco tempo abbiamo trovato una biglietteria davanti alle mura e ci siamo fatti tutti e tre l’abbonamento da tre giorni, e ci siamo presi il braccialetto colorato (ogni giorno di un colore diverso) che bisogna sempre mostrare all’entrata di ogni padiglione. Dopo la fila -lunga e stancante, ma poteva esserlo molto di più- ci rechiamo all’enorme padiglione Lucca Games, che io ho sottovalutato negli anni passati in quanto più lontano dagli altri, più chiuso, più pieno, più «Games» e meno «Comics». Io mi ci rivedo come assiduo lettore di fumetti o, ovviamente, osservatore di film, anime, serie TV, ma in pochi casi mi ci rivedo come «giocatore». Oltre i capolavori di Pokémon, Mario e ogni tanto pure Kirby o Sonic o Zelda, ci vado poco. Ma alla fine la parte «Games» del Games è ridotta, e negli enormi stand di magliette e mercanzie di ogni sorta, ho trovato una meravigliosa maglietta del logo della brigata Gurren di Gurren Lagann e non potevo non prenderla, un vero e proprio dovere morale. Ho anche fatto qualche pensierino sulla sciarpa di Lady Rainicorn di Adventure Time o su di un qualche pupazzetto di Totoro o ancora sulla riproduzione plastificata dell’orologio da taschino di Fullmetal Alchemist, ma alla fine ho rinunciato — i soldi non sono infiniti. Inoltre allo stand della Hasbro, a cui non potevo non andare in quanto ex-brony di vecchia data (fan di My little pony – Friendship is magic, spettacolo per bambini – e soprattutto bambine – che per qualche motivo misterioso ha migliaia se non milioni di fan di età superiore a quella del pubblico cui è diretto; e tra questi c’ero pure io anche se mi sono abbastanza distaccato), e qui dei tipi, vedendomi indossare la maglietta del Tardis di Doctor Who, mi hanno detto, «Bel cosplay». Io non me n’ero reso conto, avevo davvero fatto un cosplay del Tardis? Nah, sono loro che sono un po’ fuori.
Sul retro del Games, oltre ad una marea di divx e videogiochi di roba di vecchissima data, cult, stra-cult o forse trash, c’è soprattutto lo stand del cibo, più precisamente del ramen. Ramen plastificato dall’odore di patatine andate a male, ma pur sempre ramen. Questo era il punto d’incontro con un altro amico in cosplay da Django (versione Django unchained, ovvero nero e vestito di blu come un valletto molto teatrale). Con questa «aggiunta», il «doppio» cosplay di Django unchained con me annesso si è allontanato dal Games sprofondando all’interno delle mura, per recarsi in un luogo forse di maggiore interesse. Il Japan Palace, dove si poteva di sicuro trovare merce di anime e manga vari ma soprattutto di Pokémon, che potevano interessare sia a me che ai miei due amici cosplayer. Non so perché (o forse lo so troppo bene), ma mi vien da ridere a pensare ad un commesso che ha visto Django unchained che all’improvviso realizza che davanti ha Calvin Candie che gli chiede il prezzo di una statuina di Rayquaza.
La fila al Japan Palace era qualcosa di grottesco. Per sopravviverci abbiamo dovuto partecipare ad un’offerta con la quale, comprando una lattina di Red Bull a testa, potevamo entrare dall’uscita risparmiandoci 15 minuti di fila. Per fare ciò però avremmo dovuto partecipare ad un torneo di Space invaders; che per quanto intrigante non era proprio ciò che cercavamo, quindi l’abbiamo evitato. Il Japan Palace però all’interno è un posto tanto simpatico quando labirintico: composto praticamente solo da due piani e due chioschi, per quanto sia comunque stretto, affollato e sempre uguale, è facilissimo perdersi. L’ho provato sulla mia pelle, perdendomi un paio di volte. E una volta, assetato, ho aperto la Red Bull che avevo appena comprato ed il suo solo orrendo odore mi ha ricordato quanto non avevo voglia di berla, in effetti. Nel primo chioschetto c’erano dei DJ che mettevano remix di sigle di anime vari, ma ne ho riconosciute di fatto solo due: quella di Neon Genesis Evangelion (al cui proposito avevo visto un ottimo cosplay di Gendo Ikari) e quella di Darker than black. Ho incontrato lì anche altri due cosplayer simpatici con cui ho scattato delle foto, una di Hanji Zoe di Shingeki no Kyojin (Japan-related) e una di Gamzee di Homestuck (non-Japan-related). Ivi ho comprato un calendario meraviglioso di Kaze Tachinu e una maglia di Shingeki no Kyojin, giust’appunto, anche abbastanza originale. Uscito dal tornado, mi sono recato in un giardinetto sul retro a riposarmi per una mezz’oretta, per poi correre ad incontrarmi, aspettando per due ore davanti a porta Sant’Anna, con un ennesimo amico che poi non si è presentato. È stata comunque un’occasione per rilassarsi, sedersi, e ammirare una sfilata prima di cosplayer pessimi (tra i quali una Rei Ayanami cicciona) e poi di coppie che portavano al passeggio i loro chihuahua malnutriti e abortiformi. Dopo esserci resi conto che l’amico non stava giungendo, siamo corsi in stazione e, pur respirando poco, siamo tornati in Pisa con successo.

2 novembre

Dei vari giorni della fiera, il 2 era quello che attendevo di più. Per quale motivo?
Se una persona dovesse mai scrivere la mia biografia (Dio l’aiuti), non potrebbe fare a meno di sottolineare come in questo periodo della mia vita la maggior parte delle mie conoscenze strette o amicizie non esistano dal vivo ma siano relazioni nate grazie alla connessione internet. Facebook, soprattutto; posta elettronica; Twitter; Tumblr; forum vari, o boards come 4chan. Questo giorno per me era IL giorno perché avrei potuto incontrare dal vivo una buona fetta di questi: più precisamente, quelli i cui interessi vertono in effetti nella direzione di ciò che di solito si può trovare ad una fiera come Lucca Comics & Games. Tra le 9 e le 10 ho incontrato in zona stazione Andrea (che, nonostante il nome, è di sesso femminile) ed Enrico che mi hanno fatto entrambi gloriosamente scoprire un’ulteriore dimensione metafisica del termine «abbraccio»; con entrambi, ma probabilmente di più con Andrea, ho stabilito dei rapporti online veramente molto stretti — in barba a chi dice che le relazioni online non sono niente in confronto a quelle dal vivo. Certo, manca qualcosa, ma non è qualcosa che non può esistere, e la mia amicizia nei confronti di costoro e non solo non ne è che la prova definitiva – il che non è che una delle ragioni per cui amo il webcomic Homestuck in cui i protagonisti sono essenzialmente un gruppo di migliori amici che non si sono mai visti dal vivo e abitano a migliaia di chilometri di distanza. Ho incontrato anche la ragazza di Enrico, Silvia, ed un suo amico nerdissimo che con lui faceva degli ironicissimi cosplay di Sweet Bro and Hella Jeff.
Tante foto ricordo, zero acquisti, un passaggio veloce al Japan Palace per farsi una risata sulle dakimakura (lascio alla curiosità dell’utente e a Google il dovere di scoprire cosa siano) di Kyubey e salutare un terzo amico di nome Seb, sempre usando il trucco-della-Red-Bull per entrare (e stavolta senza nemmeno comprarla e correndo attorno alla tizia dell’uscita come in uno sketch di Stanlio e Ollio), per poi concludere in oro la giornata incontrando degli ottimi cosplayer di Homestuck accanto ai quali vi erano tre cosplayer maschi delle maghette di Puella Magi Madoka Magica (grazie di essere stati così coraggiosamente coglionazzi, Erik, Roberto e Lorenzo) con cui la foto non poteva che essere doverosa, in posa a mo’ di saluto militare di Shingeki no Kyojin. Tante cose belle. Lacrimucce di gioia e sorrisi melanconici all’addio in stazione, ma suvvia, sper(iam)o che sia di quelle attese che in fondo passano in fretta. Io invece sono tornato in macchina accompagnato da Aragorn.
Ho passato una giornata meravigliosa con persone fantastiche e ciò non sarà dimenticato. E ciò è nato tutto solo e soltanto su Internet e si è sviluppato ancora meglio nella relazione interpersonale dal vivo. Non so (e non penso) che tali amici leggeranno mai questo pezzo, ma se lo facessero, lo sanno già ma lo ribadisco: vi voglio bene.

3 novembre

Bando alle ciance con gli inutili sentimentalismi del 2 novembre e continuiamo con gli acquisti. Dopo aver perso l’abbonamento da 3 giorni la mattina del 2 (e aver fatto due volte la fila: una per riprenderne uno da 2 ed una per accompagnare Enrico a prendere il suo) e aver rischiato di perdere anche il secondo abbonamento, sono riuscito finalmente a fare la «fila corta» per chi doveva solo prendere il braccialetto. Gran soddisfazione.
L’ultimo giorno della fiera è sempre quello con relativamente meno gente — le folle ci sono sempre ma sono più «limitate» — e quello in cui è più facile fare acquisti. Non che io ne abbia fatto molti, ma almeno sono entrato nell’enorme stand di piazza Napoleone e sono riuscito a respirarci qualcosa dentro, che è già qualcosa. Mentre i miei «compagni di viaggio» hanno preso manuali di disegno e stampe di Manara, io sono corso a gambe levate allo stand di Evangelion dove era pieno di magliette e dvd e blu-ray anche di altri anime. Tentato dal prendere i cofanetti di Evangelion o City hunter o Darker than black o infine Gurren Lagann (costavano tutti troppo!) alla fine ho preso solo una maglia dell’ultimo film di Evangelion, You can (not) redo, con Shinji e Kaworu che ascoltano la musica insieme sotto il cielo stellato. Essenzialmente la maglietta più gay che potessi trovare. Girando tra un cosplay e l’altro alla fine non ho fatto altri acquisti, ho salutato un altro paio di amici, sono ripassato dal Games (ma non dal Japan Palace) e ho pranzato decentemente per la prima volta da troppo tempo, in una piccola osteria, umile e tradizionale. È stato un giorno in più, «decorativo», ma perfetto come conclusione di un’esperienza talmente ‘piena’ da essere quasi mistica.
Lucca Comics & Games è sempre stata una fiera a cui ho partecipato con in faccia un sorrisone da imbecille, ma quest’anno si è superata ed è diventata seriamente tra le cose più belle a cui io abbia partecipato; sia per gli acquisti che, soprattutto, per le persone che ho incontrato, il clima in cui mi sono ritrovato, il sentirmi vicino a chi mi stava attorno, non solo fisicamente.
Non so neanche perché voglio condividere questo commento con voi visto che questo pezzo è più che altro una pagina di diario, molto più che un articolo o una recensione. Però sento che può stare qui, che potrebbe non stonare. Ed eccolo.

7isLS

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