Etichetta piccola etica

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Lettore, oggi inauguriamo una nuova rubrica, Etichetta piccola etica, un corso gratuito di buone maniere: dal prossimo lunedì, a cadenza settimanale, sarà presentata una scenetta con una situazione da risolvere: tu risolvila, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro il lunedì successivo alla pubblicazione di ciascuna scenetta. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il giovedì successivo. Alla fine dell’anno 2014 si vincono tre libri, assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. L’immagine è
Etiquette di Richard Wilkinson).

Carla Muschio
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Etimologia

La parola «etichetta» per indicare un codice di comportamento, il galateo, le buone maniere, non è il diminutivo di «etica», anche se nella mia rubrica io la farò diventare tale.
«Etica», quella parte della filosofia che si occupa della determinazione della condotta umana, deriva, attraverso il latino ethicum, dal greco ethikos, a sua volta disceso da ethos, «costume».
Istituire e sostenere buone pratiche e buoni costumi è proprio la missione dell’etichetta, eppure quest’ultima parola ha un’altra origine. Essa proviene dal francese antico estiquer, «attaccare». Una étiquette è un cartellino che si attacca. Nelle cancellerie di corte ben tenute i documenti erano raccolti in fascicoli ordinatamente etichettati, cioè muniti di cartigli. Come il disbrigo delle pratiche seguiva un ordine dettato dalle «etichette» dei fascicoli, così la vita mondana della corte era regolata da un codice di comportamento che stabiliva le forme dei cerimoniali e le modalità dei rapporti sociali. La similitudine tra le due realtà era così calzante che la parola «etichetta» prese ad essere usata anche per descrivere le regole della vita di corte, la cortesia.
Nel XVII secolo il cerimoniale della corte di Spagna era detto etiqueta. Da allora, declinata nelle varie lingue europee, tra cui l’italiano, l’«etichetta» detta le regole della cortesia, del vivere civile, e non solo ai cortigiani ma a tutti coloro che scelgono di obbedirvi.
Ogni paese ha i suoi classici dell’etichetta. Quello dell’Italia è sicuramente il Galateo di Monsignor Giovanni Della Casa (1552). Il nome, che oggi, con la lettera minuscola, è un sinonimo di etichetta, derivò dal fatto che l’ispirazione per l’opera venne all’autore dall’amico Galeazzo Florimonte, latinizzato in Galatheus.

Etichette

Se i princìpi dell’etica sono, perlomeno nelle intenzioni di chi li formula, universali e immutabili, l’etichetta è un codice di comportamento in continua trasformazione, che varia di luogo in luogo, di epoca in epoca e anche da un ambito sociale a un altro. Non è facile per una persona abbracciare tutte le sfumature del codice di comportamento di un tempo e di un luogo, eppure è necessario perlomeno conoscere le regole condivise di una società, per evitare che i nostri gesti esprimano messaggi che non riflettono le nostre intenzioni.
Un esempio. Un giorno mi trovavo per la prima volta nel salotto di una famiglia russa. Vidi una tenda di pizzo alla finestra e dissi: «Che bella tenda!», intendendo iniziare la conversazione con un complimento al gusto dei padroni di casa. Il marito stupito guardò la moglie, poi si alzò per andare a prendere la scala.
Disse la moglie: «Te la prepariamo subito».
«Ma cosa?».
«La tenda».
«Ma no, grazie, non saprei dove metterla».
«Ma se hai detto che ti piace…».
Dopo un po’ di contrattazione riuscii a convincerli a lasciare la tenda al suo posto. Commentando l’accaduto con altri russi venni a sapere che il dire «mi piace la tua tale cosa…» è un modo velato per chiederla in dono. Da qui l’equivoco.
L’ampiezza e la mutevolezza dell’etichetta costringono a un continuo aggiornamento chi voglia esserne cognito. Ecco perché vengono continuamente pubblicati nuovi trattati di buone maniere, destinati peraltro ad essere presto superati. Inoltre, vari galatei classici continuano ad essere ristampati, a riprova dell’interesse del pubblico per la materia. Una libreria vicino a casa mia ha addirittura un settore dedicato solo ai manuali di etichetta, con almeno tre metri di scaffalatura.
E questi sono solo i libri. Chi vuole primeggiare in questo campo (arrivisti, vecchi e nuovi ricchi, ambiziosi, curiosi, membri dell’élite di paesi emergenti) frequenta addirittura delle scuole, che proprio in questi anni stanno conoscendo una nuova fioritura. La Svizzera, che già vantava una tradizione di finishing schools, dove le ragazze di buona famiglia completavano la loro preparazione alla vita mondana, ha aumentato il numero e il prezzo dei corsi.
Io offro ai visitatori della mia rubrica l’occasione di apprendere ed esercitare la lingua delle buone maniere gratuitamente. Approfittatene!

Lettera e spirito delle leggi

Come ho illustrato, chi voglia primeggiare nell’etichetta del suo luogo e del suo tempo solo attenendosi alle regole apprese da un libro o da un corso o anche dalla sua famiglia si trova ad affrontare almeno due ostacoli. Uno è l’aggiornamento, dato che i costumi, soprattutto oggi, sono in continua evoluzione. L’altro è l’incompletezza delle regole di comportamento che, per quanto articolate, lasciano sempre qualche «vuoto legislativo». Magari il tuo manuale ti dice cosa è bene regalare a un battesimo, ma come regolarsi quando nasce un bambino che i genitori decidono di non battezzare? I casi della vita sono infiniti e a volte non si sa come esprimere la propria cortesia al meglio in una data situazione. Ecco che qui ci soccorre l’etica.
Basta applicare alla vita pratica i principi dell’etica ed ecco ottenuta una facile etichetta, che magari non ti aiuta a scegliere il colore delle scarpe da calzare  a un matrimonio ma di certo ti suggerirà i modi per trattare gli altri con rispetto, senza prevaricare, senza mettere in imbarazzo nessuno. Attenersi all’etica già basta per muoversi con grazia nell’esistenza.
Per comodità dei miei lettori, ho cercato di comporre una formula unica di etichetta universale cui far ricorso in ogni circostanza ed ecco il risultato, per quello che può valere: «Comportati in modo tale da lasciar contento il maggior numero di persone possibile e sempre te stesso».
Edmund Spenser, un poeta del Cinquecento inglese che nel suo poema La Regina delle Fate (The Faerie Queen, 1590-1596), oltre a narrare intricate storie di cavalieri, offre al lettore mille regole di cortesia, si esprime poeticamente sulla questione. Egli dice che la dea Venere ha tre graziose damigelle, sempre dolci e sorridenti: Eufrosine, la Mite; Aglaia, la Bella e Talia, la Lieta (libro V, canto 10, strofe 22 e 23). Chi si vota ad esse e segue il loro esempio sarà sicuro di comportarsi in ogni circostanza con squisita cortesia.

La nostra etichetta

Se volessi invitare il mio lettore al conformismo, mi fermerei qui e lo inviterei ad acquistare il manuale di etichetta più aggiornato che trova in commercio, ma il mio obiettivo è più elevato. Auspico che ciascun lettore si inserisca nella lingua dell’etichetta non da umile esecutore bensì con la dignità di attore, sviluppandone una sua sulla scorta degli esempi che leggerà e di una meditazione fresca sui vari argomenti. Ora spiego come.

Regole del gioco

A ogni puntata di questa rubrica il visitatore troverà una scenetta riguardante una questione di galateo. Il suo compito è quello di fare pensieri freschi sull’argomento, senza per forza adeguarsi alle leggi già codificate dell’etichetta. Fatto questo, può scrivere una conclusione alla scena secondo il suo gusto, oppure fare qualche passo indietro nella narrazione e riscriverla da lì. Può anche esprimere sue considerazioni sull’argomento, presentare un’altra scenetta, far fare ai personaggi i gesti più sbagliati riducendo tutto in burla. Lo scopo del gioco è di trovare delle maniere veramente buone per affrontare le varie situazioni. Le buone maniere, per l’appunto.
Il visitatore dovrà inviare la sua soluzione a me, la maestra, entro la mezzanotte della domenica successiva. Le risposte reputate più belle verranno pubblicate poco dopo nella «vetrina» della rubrica. A Natale, i collaboratori più brillanti e più fedeli riceveranno dei premi dalla direzione del sito.
La vetrina conterrà anche brani sull’argomento della settimana tratti da vari manuali di galateo. Anche i visitatori sono invitati a mandarne, se ne trovano di interessanti. Questi consigli potranno risultare ingegnosi, brillanti, curiosi, ma anche inutilmente complessi, ingiustamente limitanti o stolidamente rigidi. Un invito al lettore affinché non rinunci con troppa facilità a pensare per sé.

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