Erec ed Enide: la partenza

beardsley_venere

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, ).

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

La storia

Erec e Enide sono felicemente sposati e non vivono che l’uno per l’altro, tanto che alla corte del re Lac, il padre del cavaliere, si mormora contro di lui. Dicono che l’amore l’ha distolto dalle gloriose imprese, diminuendo il suo onore. Enide, venuta a sapere di queste accuse, piange e chiama il marito «sventurato». Quando Erec vede la moglie in preda a questi lamenti, si adira e le dice di prepararsi a partire immediatamente con lui. Dovrà seguirlo senza conoscere la meta del cammino, senza fare domande e senza parlargli mai se non interpellata. Enide ubbidisce.
Lungo la via incontrano prima una, poi un’altra compagnia di briganti. Erec, assorto nei suoi pensieri, non li nota nemmeno. Enide, trasgredendo al divieto, sollecita il marito a difendersi. Il marito li sgomina, ma non la ringrazia.
Un conte che ha dato loro ospitalità si invaghisce di Enide, ma lei lo rifiuta e sollecita il marito a lasciare il castello. Egli di nuovo si adombra, perché Enide ha parlato senza essere stata interpellata.
Il conte insegue gli sposi con mille cavalieri ma, sconfitto nella lotta, deve tornare indietro e rinunciare a Enide.
Seguono altri scontri lungo la strada. Erec difende donzelle minacciate, raddrizza torti, è sempre vittorioso ma i combattimenti esauriscono le sue forze. Un giorno giace a terra ferito e apparentemente morto. Enide, addolorata, fa per suicidarsi con la spada del marito. Sopraggiunge un nobile, che ferma il suo gesto e le propone di diventare sua sposa, dato che ora è vedova. Suo malgrado, Enide subisce le nozze, ma al banchetto nuziale non vuole toccare cibo. E bene fa, perché nel mezzo della festa Erec, che era solo svenuto e non morto, si risveglia, uccide il conte, si riprende la moglie e se ne va con lei, dicendole: «Hai superato tutte le prove, ora so che mi ami. D’ora in poi sarò ai tuoi ordini per tutti gli anni che il cielo ci concederà di vivere insieme».

 

La variante

Giovanni e Giulia sono sposati da poco, e felicemente. La dolcezza dell’amore è ancora fresca per loro e occupa tutti i loro pensieri.
Un giorno Giulia viene a sapere che nella loro cerchia di amici Giovanni è severamente criticato: era un giovane in carriera, dicono, e ora si è “seduto”, pensa solo alle gioie della famiglia. Giulia dà ragione agli amici e si sente quasi colpevole. Quando Giovanni lo viene a sapere, si adira.
Dopo qualche tempo le dice: «Ho trovato un lavoro negli Stati Uniti. Non ti dico neanche il nome della città. Preparati a partire e ricordati che non accetterò più che tu mi parli della mia carriera. Se non sei interpellata, taci».
Giulia si rimprovera mille volte di aver lasciato trapelare al marito le chiacchiere dei suoi «amici». Inoltre, negli Stati Uniti ha molto a patire. È sempre sola, lui lavora molto, è cupo e la trascura. Racconta poco delle sue vicende lavorative.

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *