Erec ed Enide: gioia della corte

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, Aubrey Beardsley, La cappa nera).

Carla Muschio
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La storia

Mentre Erec e Enide sono in viaggio accompagnati da altri cavalieri, sostano al castello di re Evrain e vengono a sapere dell’avventura chiamata «Gioia della corte», cui tutti i cavalieri di ventura che passano di lì sono invitati, ma da cui nessuno è tornato vincitore.
Si tratta di addentrarsi, soli, in un verziere lussureggiante, raggiungerne il centro, lottare contro il guerriero del verziere. Tutti periscono e le loro teste sono conficcate su tanti pali, visibili da lontano. Chi riuscisse vincitore sarebbe autorizzato a suonare il corno appeso all’ultimo palo, per annunciare la «Gioia della corte».
Enide cerca di dissuadere Erec, ma questi raccoglie la sfida e intraprende l’avventura. Si arma e si addentra nel magico verziere, colmo di fiori e frutti magnifici, canti e voli di uccelli stupendi. Nel cuore del verziere c’è un letto dove è seduta una donna e davanti al letto un guerriero a difenderla. Erec si batte contro il guerriero e lo vince. Gli risparmia la vita, ma vuole conoscere la sua storia.
Narra il guerriero che lui e la donna sono stati legati d’amore fin dall’infanzia. Alla vigilia delle nozze lei gli fece giurare che le avrebbe concesso un desiderio, uno solo. Egli accettò, e il desiderio era quello di vivere insieme, per sempre, in quel magico verziere finché non fosse sopraggiunto un prode a vincerlo. Ora quel prode è arrivato, il guerriero, felice, può lasciare il verziere ed essere condotto alla corte di re Artù, dove la sua libertà costituirà la Gioia della Corte.

 

La variante

Manuela e Agostino sono studenti universitari. Da quando si sono messi insieme sono inseparabili. Trascorrono sempre il weekend nella casa al lago di lei: studiano, passeggiano, fanno l’amore. Manuela non accetterebbe mai di rinunciare a uno solo di questi weekend, tanto che ha fatto «giurare» all’innamorato di prendere impegni personali durante la settimana, se vuole, ma di non sottrarsi mai al rituale del weekend al lago con lei.
Agostino nei primi mesi è felice lui stesso di stare sempre accanto all’amata, ma poi inizia a scalpitare. Perché non è possibile fare un’eccezione? È proprio nel weekend che ci sono le feste, gli spettacoli più interessanti. Eppure non osa trasgredire alla promessa fatta a Manuela.
Molti compagni decidono di allontanarlo dalla loro cerchia. «È sposato», dicono, ridendo di lui. Invece Benedetto un giorno ha quasi uno scontro con Agostino. Ha due biglietti per il Flauto magico il sabato sera successivo. Ed è proprio l’opera su cui stanno facendo una tesina insieme.

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