Durezza Usa: Eyes wide shut di Kubrick

Tempi

Due anni tra “Paura e Desiderio” e “Il bacio dell’assassino”, un anno dopo il quale “Rapina a mano armata”, un anno dopo il quale “Orizzonti di gloria”. Dopo tre anni, “Spartacus”. Altri due anni: “Lolita”, e altri due anni: “Il Dottor Stranamore”. Quattro anni, non a caso (e chi ha visto il film può capire) nel 1968: “2001: Odissea nello Spazio”. Una pausa di tre anni, “Arancia Meccanica”, una di quattro “Barry Lyndon”. 5 altri anni ed esce “Shining”. 7 anni ancora ed esce “Full Metal Jacket”. Infine, dodici lunghissimi anni e il grandissimo Stanley Kubrick dirige “Eyes Wide Shut”. Insomma, chiaramente Kubrick era un regista che dilatava i tempi. Stanis, personaggio spocchioso della serie TV italiana “Boris”, direbbe che è solo ‘vergogna per il film precedente’. Probabilmente invece è solamente il fatto che Kubrick ad ogni suo lavoro vuole, in effetti, dedicare il più tempo possibile: comincia con la scelta del romanzo a cui vuole ispirarsi (già, perché i suoi film non li trae dai romanzi, da essi trae solo l’idea); stende la sceneggiatura; decide mentalmente le scelte estetiche e l’influenza del suo profondo cinismo che deve inserire nella regia; inizia seriamente la pre-produzione.

Doppio sogno

Era da decenni che Kubrick voleva trarre un film da “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler (titolo originale tedesco: ‘Traumnovelle’, ovvero ‘novella meravigliosa’ o “novella da sogno”), l’aveva anche detto in una recensione del 1971, ai tempi di “Arancia Meccanica”, da molti considerato il suo miglior film. All’inizio del progetto (1994) era uno dei film più attesi in tutto il mondo. Le riprese sono iniziate nel 1996 e Kubrick aveva pensato di terminare in due mesi, dal momento che queste non avrebbero dovuto rivelarsi difficili. Ma invece le previsioni sono saltate e sono trascorsi due anni: dal 1996 al 1998. Solo per la scena relativamente corta in cui il personaggio di Tom Cruise compra il giornale e lo legge in una tavola calda, ci sono volute due settimane (e Tom Cruise aveva anche altri film a cui pensare: tra questi “Magnolia” che poi gli fece vincere un terzo Golden Globe), o almeno così dice Wikipedia. Una settimana dopo la travagliata conclusione del montaggio, Kubrick purtroppo ci ha lasciato facendo finire il lavoro a Spielberg.
La trama si può dire velocemente: il dottor Bill Harford, interpretato da Tom Cruise, comincia a sviluppare una vaga crisi di coppia con la moglie Alice, interpretata da Nicole Kidman che all’epoca era la moglie di Cruise anche nella vita reale (e il film fu la goccia che fece traboccare il vaso: i due divorziarono), appena lei gli rivela, sotto effetto della droga, di aver pensato tempo prima di tradirlo. Quello che succede al dottor Bill è che improvvisamente la sua mente è divisa in due e quello che lui sente di dover fare è tradire la moglie, per vendicarsi. A questo punto succedono due cose: Bill entra in una completa paranoia causata dall’aura di mistero attorno ad un’orgia ‘mascherata’ in cui si è imbucato (l’elemento esteticamente più suggestivo e perverso del film); Bill non riesce a tradire la moglie. Tutto ciò dura a lungo, fino all’ultimo dialogo poco consolatorio tra i due in un negozio dove devono comprare un regalo per la figlia. Alice: “Io ti voglio molto bene e sai c’è una cosa molto importante che noi dobbiamo fare il prima possibile.” Bill: “Cosa?” Alice: “Scopare”.

L’amorale della storia

Se il tema principale del cinema di Kubrick è la mancanza di moralità nel genere umano, non si può non notare come in “Eyes Wide Shut” è presente un certo disinteresse verso il comportamento dell’essere umano medio: tutto è caricato, estremo, portato ai margini, non ‘nella norma’. Il Morandini dice “è leggibile in chiave ironica, psicanalitica, politica, persino filosofica come suggerisce il titolo: per vedere meglio – per accedere a un'”altra” visione – bisogna tenere gli occhi ben chiusi”. Se la lettura ‘filosofica’ è già spiegata dal critico: quella ‘ironica’ è la dimensione della disperazione patetica con la quale Cruise cerca di tradire la moglie; quella ‘psicanalitica’ corrisponde a quella ironica ma si può chiaramente accentuare di più sul livello del perché Cruise vuole agire in quella maniera (giudizio morale della vendetta); quella ‘politica’ invece potrebbe essere la più semplice. Se “Eyes Wide Shut” si può considerare, insieme a “Il Dottor Stranamore” che però è molto più esplicito, il film più politico di Kubrick, è per la frase che dice Victor (interpretato dal regista Sidney Pollack) al dottor Bill mentre i due giocano al biliardo in una delle ultime sequenze, riferendosi a chi faceva parte dell’orgia/ballo mascherato nel palazzo: “Se io ti dicessi i loro nomi, e non te li dico, ma se te li dicessi non dormiresti più tranquillo”. Non sono in pochi quelli che, sentita questa frase, hanno cominciato a darsi ad una masturbazione mentale paranoide.
È un film incompiuto in quanto pone molte domande alle quali spesso non risponde, come già faceva “Shining” che è forse il Kubrick cui più si avvicina. È un mistero nel senso tradizionale; dà tutto e non dà nulla; dice tutto e non dice nulla. Si rimane affascinati dall’estetismo, dalla dimensione filmica che penetra nella coscienza, ma ci si chiede anche, e continuamente, “Perché?”. È un film che va rivisto e rivalutato, come tutti i film di Kubrick e molti film di Lynch. C’è anche una finezza nella parola d’ordine: “Fidelio” è il titolo di un Singspiel di Beethoven che si sente quando Bill va al bar; e non mancano nemmeno succose auto-citazioni (tra le quali una “Lolita” croata e un uomo anziano in un letto che ricorda “2001: Odissea nello spazio”).
Purtroppo il film è stato considerato troppo hard (cfr. testa dei giurati) per poter dare l’Oscar alla regia a Kubrick. Il film non ebbe nessuna nomination e il grande regista è stato dimenticato, in America, in mezzo alla polvere. In Europa ha invece molti più fan.

7isLS

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