Duepunti: Libri contabili (piccolo promemoria sul Piano B)

Venerdì 1 ottobre 2010 Duepunti edizioni (pubblica ottimi libri e ha una bella politica editoriale, che sa di persone) ha pubblicato nella rubrica Analogo il testo che compare di seguito, Libri contabili: letto ora, ha il sapore di un promemoria sulle certezze legate al ritorno sulla scena politica di un proprietario di aziende che, come capo di governo, poteva farsi le leggi su misura («poteva» nel senso di: se le è fatte).

Due punti

Due parti si possono fare in commedia, non quando si governa, perché è impossibile (anche volendo, specie non volendo) non favorire i propri interessi particolari a discapito degli interessi generali che si dovrebbero servire.
All’epoca del pezzo, il primo ministro e il proprietario di Mondadori (diretto o indiretto, la sostanza non cambia) coincidevano. Cosa è successo?
Targhe originali dell’articolo: amministrazione della casa, finanza creativa, piove governo ladro.
L’immagine in apertura, scelta da daParte, è un modello di cappello che si chiama lobbia, proprio così. L’altro collegamento, al proprietario di aziende, è invece dovuto ai sempre necessari Paguri.

Libri contabili

Abbiamo pagato le tasse. Abbiamo pagato le tasse in un paese nel quale l’evasione fiscale ammonta al 20% del prodotto interno lordo. Che più o meno è come se su tutta l’economia italiana fosse strutturalmente decurtata l’IVA. Ma a perdere.
Noi, editori indipendenti, con la nostra economia fatta di cartone riciclato, calcolatrici solari, sacrifici e rinunce, rapporti umani con i nostri tipografi e disinteressata passione nostra e dei nostri autori e collaboratori, noi abbiamo pagato le tasse.
Abbiamo pagato le tasse in un paese per via di un decreto legge, ratificato in legge dal Parlamento lo scorso 22 maggio, che consente alla Mondadori di abbattere di oltre il 97,5% il proprio debito con l’erario, il quale rinuncia così a 341,4 milioni di euro. Poco meno di quanto il governo, con l’ultima finanziaria, ha investito nell’Università e nella ricerca scientifica, molto più dei tagli che si sono abbattuti sul settore.
La storia di :duepunti edizioni, nata a Palermo sei anni fa, vista in parallelo con quella della casa editrice di Segrate, mostra non solo i limiti del sistema tributario italiano, ma anche le storture di quello socio-economico. Nell’ottobre del 2008 con l’attribuzione del Premio Nobel per la Letteratura a Jean-Marie Gustave Le Clézio, ci siamo trovati a effettuare investimenti per noi onerosi per ristampare e far valorizzare sul mercato il suo romanzo Il verbale, da noi pubblicato già tre anni prima. Il pessimo lavoro della società che ai tempi curava la diffusione dei nostri libri è stato determinante nel rendere irrisorie le vendite, rispetto all’opportunità offerta dal premio e all’intrinseco valore del libro, considerato unanimemente il capolavoro del Nobel francese.
Si aggiunga poi che la società di diffusione ha omesso di pagarci. Abbiamo avviato un procedimento legale, molto costoso, ottenendo dal giudice l’emanazione di un decreto ingiuntivo. Ma nel frattempo noi, noi, abbiamo pagato le tasse, perché quegli introiti mai riscossi, comunque alti rispetto ai nostri standard, hanno costituito un reddito per la società. Abbiamo pagato le tasse su soldi che non abbiamo mai guadagnato.
Fatti salvi gli standard di qualità e la professionalità di chi lavora in Mondadori, a cui, con il duro lavoro quotidiano, guarda la nostra redazione, viene naturale chiedersi, con un po’ di retorica, se esistano pari opportunità nel mercato editoriale italiano, se il Governo abbia minimamente a cuore lo sviluppo del settore e ancor più la crescita culturale e civile di un paese in cui ha sempre la meglio chi non paga.

:duepunti

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