Don Zauker / Punti neri

calderoli

Subito sotto (o sopra, è uguale) il benemerito pezzo sull’educazione civica, nell’ininfrequentabile sito di Don Zauker mi sono imbattuto in quest’altro pezzo, e un po’ la pigrizia (metto spesso tanti articoli tutti insieme e cambio le date a capriccio, per far finta di pubblicare una cosa al giorno; e in questo periodo mi riesce poco di scrivere di mio e quindi spulcio e riposto) e soprattutto la giustizia di quanto viene detto, ripubblico (risoffro) a breve distanza un pezzo dei labronici Paguri (uno dei due, ma vedrete: non importa quale). Il titolo originale del pezzo è «Cose da negri», i titoli dei paragrafetti sono dapartici.

Cambogia

Qualche mese fa, Paguri A (o Paguri 1, diobestia, non mi ricordo mai quale dei due sono…) ha passato qualche giorno in Cambogia.
A pigliarlo nel culo, ovviamente.
Sì, perché quando a Livorno si chiede cosa uno vada (o sia andato) a fare in un qualsiasi posto, la risposta sarà sempre «A pigliarlo ner culo!».
Ma a parte questi dettagli, la cosa importante è un’altra.
Ad un certo punto, con mirabile sprezzo del pericolo, il nostro eroe moderno decide di farsi tagliare i capelli da un coiffeur locale che aveva il proprio salone (tenuto insieme da canne di bambù, coperto di rami di palma e visitato più da galline, cani e gechi che da cristiani, o da buddhisti, o da induisti e così via…) tra la polvere di un villaggio attraversato da un’unica strada sterrata.
L’elegantissimo hair stylist khmer non parlava neanche una sola parola di inglese, figuriamoci di italiano.
Alla notizia che il suo raffinato cliente veniva dall’Italia, però, gli si è illuminato lo sguardo e si è sentito in dovere di omaggiarlo, nominando con un enorme sorriso l’unica cosa che conosceva della nostra bella penisola: MARIO BALOTELLI.
Ecco, quella era la sola cosa che conosceva dell’Italia.
Mi spiego meglio: il simbolo dell’Italia, in un paesino sperduto della Cambogia, e probabilmente in altre parti del mondo, è un negro.

Questo per dire

Questo per dire:
avete perso, inutili buffoni. Voi e il vostro ridicolo e becero razzismo da quattro soldi, voi e le vostre pagliacciate, voi e i figli dementi e disonesti dei vostri leader, voi e i vostri ridicoli ministri che volevano legalizzare le ronde, voi e le vostre desolanti crociate contro il cuscus, voi e la vostra pietosa battaglia contro le moschee, voi e i vostri giochini «affonda l’immigrato», avete perso.
E la cosa bella è che non vi ha distrutto un illuminato leader di una forza progressista, ma un becero calciatore, probabilmente duro, ignorante e arrogante, almeno quanto voi.
Avete avuto il vostro momento di gloria perché umili e utili servitori di Berlusconi, ma avete perso, com’era giusto e auspicabile che fosse.
Il mondo va avanti e voi siete rimasti isolati nel fortino costruito con la vostra spaventosa e grottesca ignoranza.
Vi state estinguendo e di voi resterà solo il ricordo di un triste fenomeno da circo elevato a forza politica.
Sipario.

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