Doctor Who: stagione 7 e Dottor Undici

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Nuova stagione di Doctor Who: come le altre, già recensite in molti qui, piena di alti e bassi.

Clara

Settima stagione. Terza stagione per l’Undicesimo Dottore di Matt Smith. Terza stagione (piena di sorprese (?)) per i compagni Amy (Karen Gillan) e Rory (Arthur Darvill). Comincia con un calo di stile pietoso, se messo in paragone con come si era conclusa e sviluppata la stagione precedente (escludendo lo speciale di Natale): Asylum of the Daleks. Non è un brutto episodio, è solo un episodio fuori posto, sbagliato. Sottotrame psicologiche buttate a casaccio in un ambiente ultra-Moffat (che ricordo essere lo sceneggiatore capo della squadra di sceneggiatori della serie) come può essere un manicomio per Dalek — che ricordo essere alieni metallici che rappresentano l’ideale nemico del Dottore. Tornano Amy e Rory, legati da una tensione pseudo-matrimoniale di un’anti-profondità deprimente (in senso cattivo), e viene introdotto però un personaggio a sorpresa interessantissimo: Clara Oswin Oswald, soprannominata Soufflè Girl, interpretata in maniera frizzante dalla simpatica Jenna-Louise Coleman. Quando uno si affeziona al suo personaggio, tale personaggio, senza sé e senza ma, muore. Ma non tutto è detto.
Infatti, il successivo episodio, Dinosaurs on a spaceship, è… peggio. È un episodio idiota dall’inizio alla fine, inutile, che cerca di essere divertente e a volte lo è, a volte no (più spesso), a volte irrita. I suoi momenti ce l’ha, ma è soprattutto mediocre. Ma non c’è da disperarsi, ché subito dopo c’è A town called mercy, che è… ancora peggio. Noiosissimo, tenta di presentare una bella metafora della guerra, della pace e del razzismo, ma finisce per annoiare, intrattenere poco e far ricordare agli spettatori a malincuore quanto manca la potenza visiva e la genialità di alcuni episodi della stagione precedente. Tuttavia non è ancora detta l’ultima parola: arriva infatti The power of three, che è… quasi peggio. Un episodio anch’esso assolutamente inutile, ma almeno qualche momento divertente ce l’ha, soprattutto a causa del riscotimento del lato più infantile del Dottore di Smith e a causa del cammeo di Steven Berkoff. Finale appiccicato a caso. Ma (e stavolta sul serio) Moffat ci ha preso in giro tutto il tempo, e questi inutili, stupidi episodi filler, ovvero riempitivi, che servono solo ad occupare spazio, non erano altro che l’ideale prologo per un episodio epico ed epicamente tragico: The angels take Manhattan.
Forse resosi conto di come aveva rovinato, nell’episodio doppio The time of angels/Flesh and stone il mito degli Weeping angels, alieni e antagonisti della serie creati da Moffat per l’episodio capolavoro della terza stagione Blink, Moffat li ha riportati sullo schermo in grande stile in un episodio noir tragico e mostruoso, pieno sì di (tipiche) incongruenze moffattiane, ma tutto sommato soddisfacentissimo, anche come ultimo saluto a Amy e Rory. Dà speranza per il resto della stagione. Il problema è che questo episodio è stato trasmesso la prima volta a fine settembre 2012, e Natale era vicino. Per tale motivo, la serie è stata momentaneamente interrotta, per essere ripresa con il solito speciale di Natale, seguito, a marzo, da una serie di altri 8 episodi che concludessero questa stagione a dir poco altalenante e complicata.

La ragazza impossibile

Ognuna delle compagne del Dottore dall’inizio della serie in poi ha avuto un soprannome: Rose era The Bad Wolf (il Lupo Cattivo) a causa della sua relazione con il fenomeno che alla fine della prima stagione ha spazzato via i Dalek salvando la Terra intorno all’anno 200100; Martha era The girl who walked the Earth (la ragazza che camminò sulla Terra), a causa dei suoi viaggi attraverso il nostro pianeta per salvarlo dalla dittatura distopica del Maestro alla fine della terza stagione; Donna era The most important woman in the Universe (la donna più importante dell’Universo) per come ha salvato tutte le specie viventi dell’Universo dai Dalek fondendo il proprio DNA con quello del Dottore; Amy, infine, era The girl who waited (la ragazza che aspettò), che sembra meno enfatico come epiteto ma in realtà le sue «attese» per il Dottore hanno portato a salvataggi spaziali anche più drammatici.
Infine giunge Clara: morta in Asylum of the Daleks, nello speciale di Natale The Snowmen il Dottore la rincontra, a sorpresa, nella Londra vittoriana, dove il Dottore si era trasferito in tutta depressione a causa della perdita di Amy e Rory per poter passare tempo con i suoi «amici» (alieni e non) Vestra, Jenny e Strax, precedentemente apparsi in A good man goes to war (sesta stagione). Anche qui si chiama Clara Oswald: ha la stessa voce, la stessa personalità, è la stessa persona in tutto e per tutto. Però non è la stessa persona. E anche qui, dopo rocambolesche (e divertenti; e ben riuscite!) avventure, contro «la Grande Intelligenza», un’entità inutilmente malvagia doppiata da Ian McKellen, muore. Il Dottore si chiede com’è possibile, e decide di andare alla ricerca del mistero di questa Impossible girl (ragazza impossibile). Nell’epicheggiante episodio The bells of St. John andato in onda a marzo, si sono riprese finalmente le avventure del Dottore, che, diventato monaco (?) medievale, si fa coinvolgere da un paradosso che lo porta nel presente ad incontrare una terza Clara, che lo aiuta a risolvere un «mistero» che causa la disperazione di numerose persone nel mondo, sparite  in un software causato da una linea wi-fi in codice dal nome bizzarro. Alla fine di quest’episodio, pieno di ritmo e di interessanti momenti che ricordano il Moffat migliore, Clara diventa la nuova compagna del Dottore, nonostante questi ancora non si sia spiegato bene il paradosso attorno ad essa. E anzi in The rings of Akhaten, l’episodio successivo, il Dottore inizialmente cerca di scoprire com’è la sua infanzia (interessante) vedendo se è in effetti un normale essere umano, poi la porta ad un primo viaggio, simile al primo viaggio di Rose in The end of the world, su un pianeta assurdo e surreale (noioso), in cui abita un Dio grottesco a forma di Sole che ha bisogno di essere sconfitto. Prima della sconfitta, il Dottore sfoggia il suo miglior monologo, emozionante e profondo, quasi cinematografico per potenza visiva: due minuti di pura videoarte in un episodio altrimenti ridicolo.

Alti, bassi e niente doppi

La più grande carenza della stagione? I doppi episodi. Un po’ perché rimanere in tensione tra un episodio e l’altro è sempre un’esperienza piacevole per uno spettatore medio che deve continuare la serie, un po’ perché servono anche a dare un maggior senso di continuità. Nonostante il fulcro della stagione sia Clara ed il mistero dietro di lei, l’assenza dei doppi episodi e la presenza, al posto loro, di episodi autoconclusivi spesso noiosi e insulsi, dà quasi la sensazione che questa sia la peggior stagione di Doctor Who da quando è ricominciata nel 2005.
C’è la tensione caotica ma un po’ noiosa del claustrofobico Cold War, ci sono ottime idee sviluppate male, e poi il divertente semi-horror di Hide, ma niente emozioni, niente vere immagini, veri dialoghi, vero Dottore, vero Moffat. Andando oltre il fatto che Clara, probabilmente, è insieme a Donna, la compagna del Dottore meglio caratterizzata e più simpatica (oltre che interpretata meglio) della nuova serie, raramente si trovano episodi davvero potenti. C’è Journey to the center of the Tardis, subito dopo, che è un semi-capolavoro, sia di tensione claustrofobica che di costruzione di dialoghi e situazioni comiche-drammatiche, rovinato un po’ dalle sottotrame psicologiche dei tre fratelli afroamericani incontrati dal Dottore a inizio episodio e che rompono le scatole fino alla fine, ma non basta, perché dopo ci sono il delicatissimo e noiosissimo The crimson horror, che come unico pregio ha il reinserimento dei simpaticissimi personaggi già incontrati precedentemente in The snowmen (Vestra, Jenny e Strax — e ogni episodio che passa, si capisce sempre di più la tensione omoerotica tra Vestra e Jenny – al cui riguardo ci tengo a ricordare che la nuova serie di Doctor Who è appositamente pregna di personaggi omosessuali e bisessuali, in maniera più o meno subliminale, a partire dal personaggio di Capitano Jack), resi però meno divertenti, escludendo le scene con Strax alle prese con il giovane Thomas, e Nightmare in silver, sceneggiato dall’acclamatissimo scrittore fantasy Neil Gaiman che precedentemente aveva scritto il decisamente migliore The Doctor’s wife, da alcuni considerato uno dei migliori episodi della serie e da me solo apprezzato. Nightmare in Silver non ha quasi nulla di positivo: cretinissimo quanto irritante, colorato quanto pomposo, pretenzioso quanto noioso. Clara si atteggia da kapò mentre il Dottore è alle prese con un viaggione mentale (unico pregio dell’episodio) che lo mette a confronto con un suo doppio posseduto dai Cybermen. Si raschia il fondo, ma poi…

Finale, riassunto e futuro

…si giunge al finale di stagione: The name of the Doctor. Di questo episodio era stato detto che sarebbe stato svelato il nome del Dottore, il suo più grande segreto… Ovviamente non è vero, si sarebbe conclusa la serie, ma in compenso misteri sulla sua morte vengono scoperti. Vorrei fare una pausa: gli episodi fino a qui sono stati alti (i più alti: The Angels take Manhattan, The bells of Saint John e Journey to the center of the Tardis) e bassi (i più bassi: A town called Mercy, The crimson horror e Nightmare in silver), e con il finale di stagione ultra-Moffat si giunge non solo ad un alto della stagione, ma ad un altissimo della serie intera.
Un episodio insospettabilmente quasi privo di difetti, a parte una scarsa caratterizzazione dell’antagonista di turno (ritorno dell’antagonista di The snowmen in versione più cattiva), che, facendo tornare Vestra, Jenny e Strax una quarta volta, risponde a molte domande e ne apre altrettante, con scene meravigliose per risolvere il mistero di Clara, coinvolgendo anche citazioni commoventi della serie vecchia, con inserti di scene con altri Dottori, e con un twist finale che coinvolge un mistero che verrà svelato nel prossimo episodio in uscita il 23 di novembre, quando cadrà il 50esimo anniversario della serie (in cui torneranno, tra l’altro, David Tennant – Decimo Dottore – e Billie Piper – Rose Tyler). Che mistero sarà?
Beh, si scopre di un momento nel passato del Dottore di cui ogni spettatore non può sapere nulla. Una sua passata rigenerazione, che lui rinnega, interpretata da quello che forse è il miglior attore inglese vivente: John Hurt. Emozioni alle stelle e attesa febbricitante.

7isLS

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