Doctor Who: stagione 5 e Dottor Undici

DOCTOR WHO 8mb

Le differenze principali tra il Nono, il Decimo e l’Undicesimo Dottore, sia per la personalità che per il rapporto tra il personaggio e i propri compagni?

L’Undicesimo Dottore e Amy

Il Nono era come uno zio incredibilmente amichevole per i propri compagni (ovvero la propria compagna), uno zio sì oscuro e bizzarro, ma anche caloroso nei rapporti umani; il Decimo era amichevole fino al desiderio della relazione per Rose e in parte anche per Astrid e Martha (con Donna è stato preso invece sin da subito il distacco), e il suo carattere giocoso si alternava sempre con una cupezza e con un senso di solitudine spaventoso; l’Undicesimo non è né uno zio, né un fidanzato: per Amy Pond (Karen Gillan) non è che un amico immaginario, di quelli che si conoscono da bambini e poi si dimenticano con l’arrivo della maggiore età.
Matt Smith piomba nel giardino di Amy Pond quando questa ha sette anni e poi ritorna nella sua vita dodici anni dopo, e aiuta lei e il suo ragazzo Rory Williams (Arthur Darvill) a salvare il mondo dal Prigioniero Zero e dagli Atraxi in The eleventh hour (L’undicesima ora), un episodio sceneggiato da Moffat molto piacevole in cui le elucubrazioni comiche di Smith sono apprezzabilissime. Nei quattro episodi successivi, invece, l’esatto contrario: The beast below (La bestia sotto), in cui il Dottore porta Amy nella Londra spaziale del 5000 (dopo averla rapita il giorno prima del suo matrimonio), è una brutta copia di Gridlock; Victory of the Daleks in cui i Dalek incontrano Winston Churchill e il blitz ha pochi momenti divertenti (e nulla più); il doppio episodio sul ritorno degli Weeping Angels e di River Song è sceneggiato malissimo, diretto anche peggio e non valorizza abbastanza bene il personaggio di River, che viene approfondito un po’ meglio in futuro, fortunatamente. Probabilmente è proprio il doppio episodio succitato il punto più basso della serie, ed è anche perché, assurdamente, Moffat sembra aver dimenticato tutto quello che rendeva affascinanti gli Weeping Angels in Blink.
Come compagna Amy, seppur sia sicuramente più carina delle compagne precedenti (e i costumisti se ne sono resi conto, visto che le fanno indossare sempre minigonne), è poco simpatica e sembra spesso un’imitazione di Rose, e la supera in simpatia forse solo perché il Dottore non si invaghisce di lei. Bisogna dire, però, che per sopportare Amy, il suo fidanzato Rory dà un aiuto da non sottovalutare.

Rory e Vincent

Vampires in Venice, come precedentemente altri episodi anche con Tennant, sarebbe un episodio simpatico, ma gli antagonisti sono troppo poco carismatici da poter essere abbinati ad un periodo storico affascinante (e mal ricostruito) come la Venezia del Rinascimento. In compenso, ritorna come compagno del Dottore il fidanzato di Amy, Rory, simpaticissimo e che aiuta moltissimo a non annoiarsi durante la durata dell’episodio, alla fine del quale lo spettatore comincia a perdere le speranze per questa stagione, che sembra essere tutto delirio e poca sostanza. Smith è simpaticissimo, sì, ma dov’è tutto il resto? La trama, la costruzione, il contenuto?
Però, appare immediatamente un barlume, un episodio intenso e creativo in cui il Dottore, Amy e Rory si ritrovano bloccati da un «Dream-Lord», un «Signore del sogno», tra due realtà, senza sapere quale delle due è un sogno e qualle delle due è la realtà, sapendo che l’unica maniera per scoprirlo è morendo: morendo nel sogno, ci si risveglia nella realtà, morendo nella realtà, si muore e basta. Accattivante e pieno di suspense ma anche di scenette comiche, è, dopo The eleventh hour, il primo segno di un cervello dentro la testa di Moffat da quando è entrato in scena Matt Smith. Come sottotrama c’è la sessualità di Amy e la terribile decisione che deve prendere tra Rory (che ama di amore puro) e il Dottore (di cui è innamorata in maniera non convenzionale sin dall’infanzia).
Tale questione continua nel successivo doppio episodio sui Siluriani, che però si conclude con Rory che viene mangiato da una rottura nello spazio-tempo creata da un pezzo del Tardis, causando la sua non-esistenza nella storia dell’umanità. Queste rotture sono il leitmotiv della stagione, e viene spiegato cosa sono solo nel doppio episodio finale. In Vincent and the Doctor il Dottore e Amy vanno nel passato a fare la conoscenza di Vincent Van Gogh. In quest’episodio enfaticamente strappalacrime c’è un sensibile discorso sulla bellezza dell’arte, ma sfortunatamente, per compierlo, nella storia si svolge un viaggio nel tempo dalla struttura e dalle conseguenze differenti da quelle che solitamente hanno i viaggi nel tempo nelle avventure del Dottore. Buon episodio, comunque, e Curran (l’attore che interpreta Van Gogh) fa un ottimo lavoro.

Il big bang

Dopo la (ottima) parentesi comica di The lodger (L’inquilino), arriva finalmente il doppio finale, che comincia con The Pandorica opens (Si apre la Pandorica) e si conclude con The Big Bang. Neanche a dirsi, The Pandorica opens è un episodio sia divertente che avvincente che drammatico, molto bello sotto molti punti di vista, con un finale che lascia un po’ basiti, mentre The Big Bang, dimenticate tre o quattro gag (tra le quali quella del fez) è un ammasso delirante che ricorda The last of the Timelords per com’è disorganizzato, confuso e privo di logica. Nello speciale di Natale 2010, A christmas carol (Canto di Natale), tra l’altro, tale disorganizzazione si mischia allo sbaglio della connessione causa-effetto compiuta in Vincent and the Doctor, creando un’altra storia delirante e incoerente che cita Dickens a tutta birra con Michael Gambon co-protagonista in una storia d’amore che mette insieme il «vero significato del Natale», squali volanti, nuvole assassine e di tutto e un po’. Pessimo episodio.

La quinta stagione in pillole

La quinta stagione, per qualità, è estremamente altalenante. Comincia con un episodio bellissimo, continua con cinque decisamente scarsi, continua con altri sei che si fanno apprezzare e si conclude con due episodi che, in generale, deludono abbastanza. È, quindi, una buona stagione o una stagione deludente? Di sicuro non è paragonabile con la terza o la quarta stagione, ma senza peli sulla lingua dico di preferirla di sicuro almeno alla seconda: almeno Moffat dimostra di riuscire a raccontare storie avvincenti senza fare in modo che lo spazio ingombrante di un compagno rovini l’intera atmosfera, e anzi riesce a raccontare certi segmenti di storia con un’enfasi epica che riassume lo stile del Dottore, tra eccentrismo, soluzioni visive artigianali e metafore fantascientifiche, costruendo un nuovo mondo e una nuova maniera di vedere il Dottore: la maniera Moffat.

7siLS

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *