Doctor Who: stagione 3 e Dottor Dieci

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Il Decimo Dottore e Martha

Abbandonata Donna Noble sotto la neve artificiale, il Decimo Dottore viaggia a giro per il ƒmondo per poco tempo e finisce in un ospedale di Londra dove riconosce la presenza di un alieno che non dovrebbe essere lì. È qui che Tennant conosce Martha (Freema Agyeman), una studentessa di medicina di colore che nell’episodio fa compagnia al Dottore mentre l’ospedale viene trasportato sulla Luna dai Judoon, i poliziotti dello spazio rinocero-antropomorfi. Martha gli sta immediatamente simpatica (e l’episodio è decisamente divertente e adatto per iniziare la stagione), tant’è che le promette tre viaggi, due nel passato ed uno nel futuro. Il primo viaggio nel passato le fa conoscere Shakespeare e delle bizzarre streghe; il primo viaggio nel futuro invece è nell’episodio Gridlock (Ingorgo) che potebbe essere l’episodio migliore della nuova serie del Doctor Who in assoluto (insieme a Blink, sempre della terza stagione, e Turn Left, della quarta), distopico, divertente, drammatico, sotto alcuni punti di vista addirittura fatto bene, e Tennant è al suo massimo; il secondo viaggio nel passato porta Martha e il Dottore a scontrarsi con i Dalek nella New York degli anni ’30 tra musical jazz, melting pot e la costruzione dell’empire state building, in un doppio episodio che conferma la superiorità della terza stagione rispetto alla seconda sotto tutti i punti di vista.

Più umano che mai

In The Lazarus experiment (L’esperimento Lazzaro) il Dottore si ritrova in una disavventura dimenticabile, ma l’episodio va ricordato come il primo in cui viene fatto un accenno esplicito al primo ministro inglese Harold Saxon, che nel finale della stagione diventa un antagonista di rilievo. Nel successivo 42 il Dottore e Martha si trovano intrappolati in un’astronave con 42 minuti prima che questa si scontri contro il Sole: è un episodio girato molto bene con scene di suspense riuscite e poche lungaggini inutili. Nel doppio episodio successivo, Human nature (Natura umana), viene creato un distacco definitivo tra il Decimo Dottore e il mondo in cui vive: Tennant interpreta un alieno profondamente umano (nel senso più letterario del termine) in mezzo ad un mondo di umani innatamente curiosi ma anche profondamente malvagi, sebbene il personaggio dovrebbe essere, al contrario, un diverso in un mondo di umani. Il doppio episodio, pur pieno di sentimentalismo ed enfasi, è molto particolare ed è anche uno dei migliori della serie. Segue Blink (Batterdocchio), un altro grandissimo episodio sceneggiato da Steven Moffat, in cui vengono introdotti dei nuovi nemici del Dottore, gli Weeping angels (Angeli piangenti), che ebbero così tanto successo da tornare successivamente con l’Undicesimo Dottore. L’episodio ha poche scene con Tennant ma è costruito benissimo e particolare nella struttura, che alterna dramma, orrore e commedia. La protagonista, Sally Sparrow, è interpretata dalla bravissima Carey Mulligan, nota anche per film come An education, Drive e Shame, e la sua storia è una metafora interessante ed intrattenente sulla vita, sulla morte e sulle paure più profonde dell’uomo. Riassume un po’ sia lo stile di Tennant che il lato più teorico e meno intrattenente della serie nel periodo di Tennant.

La delusione Saxon

I tre episodi con cui si conclude la terza stagione sono paragonabili all’ultima trilogia di Star Wars (La minaccia fantasma; L’attacco dei Cloni; La minaccia dei Sith), in cui un mito totale della fantascienza viene reinterpretato in una scala in salita piena però di crepe e difetti. Però, la trilogia composta dagli episodi Utopia, The sound of drums (Il suono dei tamburi) e The last of the Timelords (L’ultimo dei Signori del tempo) è invece una scala in discesa: infatti Utopia, come La minaccia dei Sith, è la parte migliore del tutto, con tensione, sviluppo ben riuscito dei personaggi, colpi di scena e ottima fotografia; The sound of drums ha dei lati deliranti e altri più riusciti, come L’attacco dei cloni, ma in fondo non dà una sensazione di totale soddisfazione; per concludere, La minaccia fantasma e The last of the Timelords sono completamente deliranti e pomposi, plastificati, buonisti e finiscono lasciando un enorme amaro in bocca ed una sensazione che si può riassumere nella frase «ho appena visto qualcosa di orribile o semplicemente di deludente?». Tuttavia, l’antagonista dei tre episodi, l’arcinemico del Dottore che si fa chiamare il Maestro (sebbene l’originale Master alle mie orecchie abbia tutta un’altra enfasi), interpretato da John Simm, è molto ben caratterizzato e simpatico, soprattutto in The sound of drums, e vedere di nuovo sullo schermo Jack Harkness è sempre un piacere, stavolta anche con una profondità diversa, che si cristallizza soprattutto nelle ultime frasi che pronuncia in The last of the Timelords. Lo speciale di Natale successivo, preceduto da un cortometraggio sceneggiato da Moffat di dieci minuti in cui il Decimo Dottore incontra il Quinto Dottore (Peter Davison), è lungo e noioso e ha come co-protagonista Astrid, interpretata dalla cantante pop Kylie Minogue, cameriera in un’astronave a forma di Titanic che per poco non distrugge mezza Londra schiantandosi contro la Terra. Ha alcuni momenti divertenti, ma la maggior parte del tempo lascia lo spettatore a girarsi i pollici.

La terza stagione in pillole

È un gran peccato che la terza stagione, così perfetta e compatta, abbia una conclusione così scadente. Ma è proprio questo il bello, che rende il Dottore un personaggio così simpatico e la sua nuova serie Tv così ben strutturata, intrattenente e piacevole da guardare. Tennant è un attore ottimo per il personaggio, e riesce a passare con una facilità disarmante da espressioni comiche ad espressioni drammatiche, e ciò si nota soprattutto in taluni capitoli della sua avventura con Martha, tra i quali si può mettere in risalto Human nature, che pur non essendo il doppio episodio perfetto riassume benissimo il Dottore di Tennant, tra il dramma della sua vita e l’umorismo del suo viaggio. La colonna sonora di Murray Gold in tutta la stagione è ottima. Difficile continuare l’estenuante lode.

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