Doctor Who: stagione 1 e Dottor Nove

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Dato che nella serie nuova ogni episodio (salvo poche eccezioni) racconta una storia auto conclusa, nel recensire ogni stagione spesso mi soffermerò su una certa puntata o su un certo piccolo gruppo di puntate e recensirò quello a prescindere dal resto della stagione, come un vero e proprio film.

Il Nono Dottore e Rose

La prima stagione inizia con l’incontro tra il Nono Dottore (Christopher Eccleston) e la sua prima compagna, Rose Tyler (Billie Piper), che viene salvata dall’assurda calamità della plastica vivente nel pilota della serie, Rose. È un episodio decisamente scarso in quasi tutto, seppur divertente e dotato di ritmo, ed Eccleston sta simpatico sin da subito. E già nel seguito, The end of the world (La fine del mondo) comincia a manifestarsi parte di quello che la nuova serie racconta: il Nono Dottore in quest’episodio porta Rose a vedere la fine del mondo da un’astronave che orbita sopra la Terra, abitata da alieni di ogni sorta e dall’ultima umana rimasta, e tra questi vi è un terrorista che cerca di buttare l’astronave contro la Terra uccidendo tutti. Delirante, divertente, colorato, abbastanza ridicolo molto spesso, ma già dà un’idea di perché le persone si possono affezionare così tanto ad una serie così. Anche l’episodio dopo non è malaccio, e il Dottore e Rose conoscono Charles Dickens in persona e lo salvano dai misteriosi fantasmi alieni Gelth. Purtroppo il punto più basso di tutta la serie lo si raggiunge nell’episodio in due parti che viene subito dopo, in cui (nel 2005) Rose e il Nono Dottore si scontrano con gli Slitheen, alieni che vogliono comandare il mondo a partire dal governo inglese: l’episodio è decisamente noioso, gli effetti speciali sono più ridicoli del solito, e perfino l’umorismo a volte è poco divertente.

I Dalek e l’arrivo di Moffat

Sin da quando è cominciata la nuova serie, i vecchi fan hanno aspettato l’arrivo dei Dalek, i nemici più antichi e crudeli del Dottore, alieni tentacolari che dopo un esperimento condotto da un essere umano di nome Davros sono stati intrappolati in corpi robotici e sono stati privati di ogni emozione eccetto l’odio e il desiderio di sterminare tutto ciò che non appartiene alla loro razza. Il cervello del gruppo sceneggiatori, Russell T. Davies, non c’ha messo molto a capire che bisognava far entrare al più presto un episodio con i Dalek come antagonisti, e infatti quasi subito scrive un episodio chiamato appunto Dalek che è tra le vette più alte della serie: non privo di umorismo, è perfetto sia per far conoscere bene i Dalek ai nuovi fan come il sottoscritto, sia per presentare il lato più oscuro del Dottore. L’episodio successivo, The long game (Il lungo gioco), rappresenta l’archetipo di un tipo di episodio che spesso si presenta in tutta la serie, un episodio ambientato in un futuro remoto e in cui viene presentata una realtà distopica creata dagli umani stessi, seppur inconsapevoli. Come primo esempio di questo episodio non è male, ma ve ne sono altri successivamente che lo superano. L’episodio dopo è Father’s day (La festa del papà), malinconico e triste ma dimenticabile, ma stranamente c’è chi lo considera uno degli episodi migliori della stagione. Dopodichè vi è l’episodio in due parti The empty child (Il bambino vuoto), sceneggiato da Steven Moffat. È un doppio episodio straordinario, emozionante e divertente, probabilmente il miglior episodio della serie, e lo sceneggiatore è uno dei migliori di tutta la serie, e infatti ha scritto molti episodi anche successivamente, fino a diventare il successore di Russell T. Davies come cervello centrale quando il Dottore è diventato Matt Smith. La trama fa conoscere al Dottore il viaggiatore del tempo Jack Harkness (che apparirà più volte nella serie, interpretato da John Barrowman) e loro due, insieme a Rose, dovranno scontrarsi con una stranissima e pericolosissima epidemia che attacca Londra durante la Seconda Guerra Mondiale.

BAD WOLF

Dopo un terzo episodio con Jack Harkness, terz’ultimo deludente episodio della stagione, in cui ritornano anche gli Slitheen, si giunge all’epicheggiante doppio episodio finale, in cui ritornano i Dalek con un esercito imponente la cui costituzione e formazione ha addirittura qualcosa che riecheggia una sorta di critica religiosa. Come compagni del Nono Dottore, nella sua ultima avventura, ci sono sempre Rose Tyler e Jack Harkness. Il doppio episodio gira attorno a due parole: BAD WOLF – due parole che vengono spesso ripetute anche in situazioni completamente casuali per tutta la stagione. Qual è il mistero che si cela dietro a tale «Lupo cattivo» si scopre nell’episodio stesso, che è ideale (sotto tutti i punti di vista) sia come conclusione di stagione che come conclusione dell’avventura del Nono Dottore. Negli ultimi secondi, infatti, da Christopher Eccleston si passa a David Tennant, la cui prima avventura avviene nello speciale di Natale 2005, The Christmas invasion (L’invasione di Natale), preceduto da un cortometraggio di meno di dieci minuti in cui Rose si dimostra molto spaventata dalla rigenerazione, un episodio divertente e ottimo per introdurre il Decimo Dottore, anche se non lo mostra al suo meglio.

La prima stagione in pillole

La stagione è decisamente divertente, spiritosa, autoironica. Non si fa prendere quasi mai sul serio e nelle (poche) parentesi più drammatiche ha alcuni dei suoi punti migliori. Rose Tyler è una compagna simpatica, ma decisamente inferiore sotto tutti i punti di vista eccetto (forse) quello fisico alle altre compagne della nuova serie, mentre il Nono Dottore nel suo essere simpatico nella sua leggerezza, nel suo brio cupo, nella sua solitudine, è decisamente ottimo per la parte ed è un peccato che non sia durato di più. Eccleston era perfetto per il ruolo e la sua frase-parola caratteristica, «Fantastic», è senza dubbio memorabile e per il sottoscritto rimarrà a lungo come la parola del suo «primo Dottore». Però non c’è quasi alcun dubbio: Tennant è stato anche meglio.

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