Doctor Who: gli speciali tra la quarta e la quinta stagione

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Dopo lo speciale di Natale 2008, The next Doctor (Il prossimo Dottore), Tennant torna in quattro speciali tra il 2009 e il 2010.

Mosche giganti e acqua di Marte

Il primo di questi è Planet of the dead (Pianeta dei morti), in cui torna la UNIT alle prese con il Dottore, rimasto intrappolato dall’altra parte di una porta verso un universo parallelo dove vivono mosche giganti naufraghe e bizzarri mostri volanti dalle intenzioni non amichevoli. L’episodio è noiosissimo e completamente privo di interesse, tranne che per il finale in cui una donna dai poteri profetici dice al Dottore: «He will knock four times» («Busserà quattro volte»), facendogli capire che sta per tornare il Maestro.
Nel successivo episodio, The waters of Mars (Le acque di Marte), si sfiora l’horror e si conclude la trama nuovamente con il dramma sulla solitudine, e la figura eroica del Dottore viene addirittura capovolta: non è più l’eroe che salva le persone in pericolo, ma l’antieroe che crede di poter giocare con la vita delle persone. Quando il destino si compie, il Dottore incontra Ood Sigma sulla Terra che gli fa capire che il suo comportamento incorretto dovrà essere punito dal destino. L’episodio è carino, ma a volte punta troppo sul kitsch e troppo poco sul personaggio del Dottore.

Il Decimo Dottore e Wilfred

Wilfred Mott (Bernard Cribbins) è il nonno di Donna, e appare molteplici volte durante la quarta stagione e anche nello speciale di Natale 2007, Voyage of the damned (Viaggio dei dannati), in un cammeo. Nel doppio speciale di Natale e di Capodanno The end of time (suddiviso in La fine del tempo parte prima parte seconda, per una durata totale di due ore e un quarto) è il compagno del Dottore. L’alchimia tra i due crea un ottimo effetto narrativo, e Cribbins è bravissimo nel ruolo, simpatico sia nei momenti comici che nei momenti drammatici.
Ma ancora più di Cribbins, c’è un altro nome che può definire in maniera assoluta il perché The end of time è il miglior episodio speciale di Doctor Who, a prescindere dal fatto che la sua durata è tale da renderlo quasi un film a parte: Russell T. Davies. Quest’episodio, infatti, è l’ultimo ad essere stato sceneggiato dal cervello principale dietro le avventure di Eccleston e Tennant, prima dell’arrivo di Moffat. In quest’episodio Davies evidentemente si è reso conto di aver dedicato al Maestro degli episodi scadenti, e ha deciso di farlo tornare ancora più forte, divertente, narcisista e squallido: così, biondo e barbuto, John Simm riveste i panni del malvagio Signore del Tempo nell’avventura che vedrà il Dottore combattuto tra la salvezza della propria specie, stranamente riportata in vita da una profezia inaspettata, e la salvezza della Terra. Ritornano gli Ood e appare un maestoso e ambizioso sacerdote di Gallifrey, Rassilon, interpretato dall’ex-007 Timothy Dalton.

Vale Decem

Radiazioni, morte e putrefazione. Un ultimo addio a tutti i suoi cari, un ultimo caloroso addio. Il Decimo Dottore, sotto la neve frustrante dell’1 gennaio 2005 (in The end of time parte seconda, trasmesso su BBC l’1 gennaio 2010), dopo aver salutato tutte le persone a cui voleva dare un ultimo addio, si fa accompagnare da Ood Sigma nel Tardis che sta per esplodere a compiere l’atto estremo: la rigenerazione. La musica di sottofondo, Vale Decem (e chi sa il latino…) di Murray Gold, fa capire ancora più di ogni sondaggio sull’apprezzamento di Tennant come è stato difficile per Matt Smith avere il fardello di interpretare il Dottore dopo la potenza tragica della sua decima incarnazione.
«I don’t wanna go» («Non voglio andarmene»), dice Tennant in lacrime prima di trasformarsi in Smith, in una scenetta comica di meno di un minuto sceneggiata da Moffat. «Geronimo!», urla, in mezzo al Caos, mentre ripiomba sulla Terra, per una prossima avventura. Gli speciali del 2009 e del 2010 sono tutto sommato belli, e sono ultime avventure ideali per Tennant, alla fine della sua «canzone», e per Russell T Davies. L’era di Moffat inizia.

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