Disfare una casa

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Lettore, leggi il testo sotto. Poi tocca a te. Sei invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria. Non c’e’ un’unica soluzione. Vanno bene tutte le chiavi, pur che aprano verso significati nuovi. Inviami la tua risposta entro lunedi’ prossimo. Le letture piu’ belle saranno pubblicate nella vetrina. Alla fine dell’anno 2013 si vincono altri tre libri (i primi tre son già stati spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.
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Disfare una casa

Il nonno era vedovo. Viveva solo. Quando morì gli fecero il funerale e ci andarono tutti: i due figli, le nuore, i nipoti e anche i cugini. Dopo una settimana le due nuore si misero d’accordo per andare a sgomberare la casa, che sarebbe stata presa da Irene, una nipote che stava giusto per sposarsi. I loro mariti non le accompagnarono, per loro era troppo doloroso. Anche i figli non le accompagnarono, troppo noioso.
Maria e Federica per prima cosa fecero un giro per la piccola casa, timide, senza aprire nulla, come si fa trovandosi soli a casa di un altro. Poi si sedettero al tavolo della cucina e organizzarono il lavoro, non avevano scelta. Incominciarono dalla camera da letto. Lasciando i mobili al loro posto, aprirono sistematicamente tutte le ante dell’armadio, i cassetti, esaminarono il ripiano del comodino, la mensola sopra il termosifone. Qualche oggetto evocava un ricordo, qualche altro commozione. Pensarono di mettere ciascuna in un suo angolo gli articoli che volevano portare a casa, per sé o da dare ad altri. Ma da quella casa doveva essere tolto tutto, e in fretta, quindi andava trovata una soluzione per il resto. Venne loro la tentazione di chiamare un’impresa di sgomberi per risparmiare fatica e dolore ma alla fine decisero di proseguire loro. In qualche modo, sembrava più giusto, quasi un dovere verso il povero nonno.

Tortellini

Il lavoro proseguì per più giorni. Fu faticoso, anche fisicamente, ma di soddisfazione. Nacque tra le due cognate come una gara a trovare modi perché nulla andasse perduto. Molti indumenti vennero dati a un’istituzione benefica, i gerani alla vicina di casa, il rasoio del nonno venne preso dal figlio maggiore. Gli scacchi andarono al nipotino più piccolo. Una bella bilancia antica della cucina venne messa via per un parente lontano. I mobili andarono alla parrocchia, tranne il divano del salotto, che era sempre piaciuto a Federica, e il cassettone della camera da letto, che venne  preso da Maria. Come ultima risorsa per gli oggetti che non si sapeva dove mettere c’era la raccolta differenziata dei rifiuti.
I mariti andarono a vedere la casa alla fine del lavoro e consegnarono le chiavi a Irene col fidanzato.
Trascorse qualche mese. Federica certe volte quando si sedeva sul divano pensava al nonno e in cuor suo gli raccontava qualcosa.
Il primo Natale dopo la morte del nonno le due famiglie dei figli si riunirono tra loro per il pranzo di festa. Mentre si mangiavano i tortellini nacque una discussione sul calcio. Il fratello maggiore si arrabbiò con il minore, buttò il tovagliolo sul tavolo e se ne andò via per far sbollire la rabbia.
«Ha ereditato tutto da suo padre», commentò sua moglie.
E ripresero a mangiare i tortellini.

Carla Muschio
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