Diaz è un bellissimo film

La visione di “Diaz (Don’t clean up this blood)” non è consigliabile a tutti, perchè è un film che racconta episodi violenti senza calcare la mano, ma senza nemmeno girare lo sguardo dall’altra parte. E’ un film per chi ha il coraggio di osservare i fatti e non per chi preferisce continuare a raccontarsi la versione che più si adatta alla propria ideologia. Ma è soprattutto un bellissimo film, girato con grande capacità.
Se è concesso un paragone giornalistico, Daniele Vicari, regista di Diaz, sta a Marco Travaglio come Marco Tullio Giordana (regista di “Romanzo di una strage”) sta a Bruno Vespa. Perchè i due film , seppure molto diversi, mostrano aspetti della “democrazia” italiana molto simili. Vicari, però, racconta i fatti, seleziona le parti importanti e lascia opinioni, ipotesi e facezie fuori dal film, Marco Tullio Giordana, invece, mette insieme Piazza Fontana, la morte di Pinelli, l’omicidio Calabresi, e il ruolo politico di Aldo Moro, mischiando fatti reali con ipotesi giornalistiche, selezionando gli eroi positivi e quelli negativi ispirandosi alla fiction “made in Italy”.
“Romanzo di una strage”, fa comunque pochi danni, è incomprensibile per chi ha meno di 35 anni e si dimentica in fretta. Diaz, invece, colpisce al petto anche coloro che sapevano tutti del G8 di Genova. Vicari non smussa gli angoli, non cerca il sangue, e i buoni di turno, si limita a raccontare i fatti già accertati dalla magistratura, ma ne tira fuori un film bello, utile, e intelligente.
Le oltre due ore di film non concedono pause, grazie ad un’ottima regia ed un montaggio superlativo. Diaz ha tutto per avere un grande successo anche all’estero, ma siamo sicuri che qualcuno farà di tutto per continuare a “lavare i panni sporchi in famiglia”, perchè il successo del neo realismo non ha insegnato niente. D’altra parte anche la morte di Pinelli avrebbe dovuto insegnare qualcosa, e invece, dopo oltre trent’anni, c’è stata l’irruzione alla Diaz.

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