Dì bän só e los grillinos

ackbar

[Cominciamo a pubblicare, col suo beneplacito, un nuovo autore, Autolesionistra: uno che, per quanto lui si schermisca, se esistesse ancora «Cuore» dovrebbe arruolarlo a passo di canguro e lasciargli mano sbrigliata: è una goduria sia che parli di politica sia che parli di fatti suoi – d’altronde il personale è politico, no? Il titolo di questo pezzo è redazionale. Buona lettura]

L’altro giorno, per motivi ancora meno interessanti di ciò che sto per dire, ero sdrajato in un gradevole appezzamento di praticello collinare. M’ero svaccato al sole, ed era tutto molto bello tranne per il fatto che c’era un po’ troppa gente, ma per me le persone sono come gli anni per i cani, una vale circa sette.
In particolare la vicinanza m’ha costretto ad assistere a dialogo fra un tizio che spiegava todo sobre los grillinos ad uno che per età e confidenza poteva essere suo suocero, che aveva sul tema una sana diffidenza ackbarica (vedi immagine soprastante) direi dettata da esperienza.
Fortunatamente il mio secondo superpotere (dopo la capacità di mangiare l’equivalente del mio peso in insalata di riso) è l’oblio meditativo mimetico: quando le circostanze della vita mi costringono ad assistere a eventi nojosi, il mio io cosciente veleggia e approda in un magico mondo fatto di sole, chitarre, teneri coniglietti con la faccia di Gramsci, centri sociali che ti sfamano a teglie di salsiccia, patate e cipolla cotte in forno a legna (grazie capolinea di Faenza, nel 1998 hai lasciato un buco nel mio cuore e una voragine nel mio stomaco).
Sfortunatamente sono tornato da questo mondo fatato al momento sbagliatissimo, giusto in tempo per sentire la frase «E poi le accuse di fascismo… vabbe’…. finché resta nell’ambito di una dialettica democratica ci può stare».

Magnum confuso

So cosa state pensando e avete ragione. C’era una sola cosa da fare, tirarsi su dal praticello e iniziare a gridare l’atavica domanda Ma dove siamo, in un film di Alberto Sordi? Sarebbe stato anche un bel momento. Ma non ho avuto la presenza di spirito. M’è venuto da pensare ad altro, al fatto che per arrivare da Bologna a quel praticello si passano almeno una mezza dozzina di targhe e lapidi che ricordano partigiani morti in quelle zone nelle maniere più disparate, e andando lì c’eravamo pure fermati a leggerle, e mi pareva di sentire come una domanda che aleggiava per le valli
– Dì bän só, avremo mica combattuto pure per quel cretino lì?
– Csa vût ch’a t dégga, finché restiamo nell’ambito di una dialettica democratica…

Autolesionistra
(quando la sinistra si fa malissimo)
(se cliccate sul suo nome e sfogliate vi fate benissimo)

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