Decio Canzio

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Per un lungo periodo, l’unico sceneggiatore di Tex è stato Claudio Nizzi e ho trovato le sue storie spesso godibili ma quasi sempre prive del vero animo della serie: più oliati meccanismi che racconti, con Carson ridotto a macchietta e Kit e Tiger praticamente scomparsi (Nizzi:Tex=Toninelli:Zagor); poi, un giorno apparve L’oro di Klatuu sceneggiata da Decio Canzio, per i disegni di Fusco, e tirai un sospiro di piacere (molti condividono, qui; e molti meno, qui), nonostante Canzio si fosse adattato a Nizzi per quanto riguarda il vecchio Kit (e meno male arriverà Boselli).
orodiklatuuDecio Canzio, pronipote di Garibaldi, aveva esordito sul 401 di Tex (il primo, tra l’altro, con copertine di Claudio Villa a sostituire Galep), ma era tutt’altro che un esordiente: è stato il direttore editoriale della Bonelli per una ventina d’anni, ridiede linfa al Piccolo ranger, curò la serie Un uomo un’avventura, scrisse una delle più brutte storie di Zagor (Il cavaliere misterioso) e così via (per rendersi conto della sua importanza, qui un articolo del curautore di Zagor Moreno Burattini e qui uno di Davide Castellazzi).
Lo stile Bonelli, l’altissima qualità media degli albi Bonelli che han reso via Buonarroti quel che è son dovuti a due persone: Sergio, ovviamente, e Decio Canzio. Oggi la tradizione viene portata avanti e bene (da Mauro Boselli su tutti, a mio avviso colui che più ha ereditato spirito e capacità del fondatore); ma oggi, comprando l’ultimo numero di Dampyr, ho letto un editoriale di Boselli che ricordava, e mi faceva scoprire, la morte di Decio Canzio, avvenuta il 4 gennaio 2013. Una perdita, enorme: di umanità e professionalità, di bravura e solidità; e davvero non so dire dove sia stato il danno maggiore. Come per la morte del suo amico Sergio Bonelli, del resto. Siamo tutti più poveri, e non è la crisi.

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