Daft punk / Random access memories

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Sono passati 8 anni dalla pubblicazione di Human after all, che si rivelò un «quasi-fiasco» per i Daft punk. Il duo francese tentò di incentivare la distribuzione dell’album con la pubblicazione dei singoli Technologic e Robot rock (contenente un campionamento del brano Release the beast dei Breakwater), ma senza grandi risultati. Dopo di che, 8 anni di silenzio; e se ciò ha sicuramente contribuito ad innalzare il livello di fama dei Daft Punk, altrettanto non si può dire dell’ultima impressione lasciata a livello musicale, in parte calato proprio con l’uscita di Human after all.
Dunque sono passati 8 anni, di lunghe meditazioni e scelte stilistiche, di dubbi su quali potessero essere le mosse giuste da fare: 8 anni di incessante lavoro, e finalmente, per la gioia dei tantissimi fan del duo francese, Random access memories.
L’album è un tributo alla dance anni ’60, ’70 e ’80 (come del resto affermato da Giorgio Moroder -produttore e musicista italiano di livello internazionale, attivissimo nel campo della musica elettronica- nel brano Giorgio by Moroder) ma presenta tantissime sfumature stilistiche, che vanno dal soft rock (soprattutto in brani come The game of love, Within, Instant crush e Beyond), al funky (come la tracce d’apertura Give life back to music, Lose yourself to dance e l’ormai famoso singolo Get lucky), alla classica dance (Motherboard, dai suoni piuttosto minimali, Fragments of time e Contact su tutte) ed infine alla musica sinfonica (in particolar modo Touch e Beyond)
Molteplici sono anche le collaborazioni effettuate dai Daft Punk con musicisti di alto calibro, tra i quali appaiono il chitarrista Nile Rodgers degli Chic, il tastierista degli Animal Collective Panda Bear, il compositore Paul Williams, il cantante degli Strokes Julian Casablancas, il succitato produttore e musicista Giorgio Moroder e altri ancora.
Le attese dei fan storici dei Daft punk insomma non si sono consumate invano: il rilascio ufficiale dell’album ha scosso tutto e tutti, presentandosi come l’ennesima tappa per la musica elettronica, riuscendo anche a risollevarne le sorti (dopo un generale decadimento odierno) e connotandosi come un album senza tempo, proprio per il plurimo stile musicale che contiene.
Come è accaduto per i precedenti album, i Daft punk riescono a rinnovare per l’ennesima volta il loro stile più che ottimamente, presentando un sound mai banale ma molto ricercato e ben creato, ottenendo risultati stupefacenti. In altre parole: se è un must per gli amanti del genere, per tutti è un album stra-consigliato. Vi stupirà, sicuramente.

VincentRhyme

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