Congedo

ragazziviapaal

Lettore affezionato, per quasi un anno hai letto il testo sotto. Poi è toccato a te. Sei stato invitato ad andare oltre il testo leggendolo come un’allegoria, e le letture più belle sono state pubblicate nella vetrina. Giunti alla fine dell’anno 2013, altri tre libri (i primi tre son già stati spediti) sono stati assegnati agli interpreti, secondo il giudizio della maestra e il capriccio di uno dei curatori del sito.
Per congedarmi dai miei lettori ho scelto un’immagine da un classico della letteratura, I ragazzi della via Paal (1906; qui sopra il monumento che han dedicato al romanzo a Budapest) dell’ungherese Ferenc Molnàr. I protagonisti sono un gruppo di studenti di ginnasio che, di nascosto dai professori e dai genitori, si sono organizzati nella «Società dello Stucco». È lo stucco dei vetrai, quello usato per incollare i vetri agli stipiti. La società nasce quando uno di loro un giorno in un viaggio in carrozza si accorge che il vetro del finestrino è appena stato fissato con dello stucco fresco, ancora morbido, e per curiosità ne raccoglie un po’. Lo mostra ai compagni ed essi decidono di raccoglierne altro, dove ne trovano, allargando il patrimonio della società. Il compito di mantenerlo morbido è affidato al presidente della Società dello Stucco, che deve masticarlo ogni giorno.
Le allegorie che ho scritto sono state lo stucco, il collante, il patrimonio comune con cui ci siamo intrattenuti insieme. A me pare che tutta la cultura, in tutte le sue manifestazioni, si possa paragonare a un colossale serbatoio di stucco. Ciascuno di noi ne raccoglie e ne rimastica dei pezzi, li mette in comune con lo stucco degli altri. Così anche pensieri e immagini vecchi di secoli si mantengono freschi e pronti all’uso, per noi e per le generazioni successive.

Carla Muschio
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