Come si scrive una “rima petrosa”: dritte per aspiranti

Siccome mi piacerebbe che i collaboratori di questa rubrica aumentassero, elenco qui alcuni semplici passi e consigli come aiuto a chi si cimenta per la prima volta nell’attività di riversare queste liriche moderne in idioma antico.

1 Innanzitutto scegliete un testo: meglio se è un testo che amate particolarmente e che quindi conoscete bene; altrimenti, come prima prova potete scegliere un testo breve, che si maneggia meglio.
2 Non deve essere necessariamente strafamoso, basta anche un semplice status di “culto”. O che sia bello…
3 Le traduzioni vengono meglio se il testo è ricco di immagini, di similitudini, ecc…; però anche quelli intimisti vanno bene: per questi basta rileggersi un po’ Petrarca…
4 A questo punto cercate una versione attendibile del testo: in rete spesso tirano via, non vi fidate del primo sito che trovate. Meglio i siti dei fan, ma meglio ancora sarebbe quello stampato sul disco originale (se c’è). Attenzione: anche certe vecchie raccolte di testi pubblicate in Italia negli anni ‘70 e ‘80 tiravano via o trascrivevano ad orecchio: meglio cercare fonti più ufficiali possibile.
5 Idem per le traduzioni, anzi peggio: qui il rischio di sfondoni si centuplica. Fatevele da soli (per questo dicevo che il testo è meglio conoscerlo bene), aiutandovi con i dizionari on-line, che spesso riportano anche le espressioni colloquiali o dialettali. Prima di tradurre dovete aver chiarito e capito OGNI passaggio.
6 Chi decide di fare una di queste traduzioni si presume che abbia una qualche familiarità con la letteratura italiana; ma siccome in generale l’italiano antico non lo parliamo tutti i giorni, per rientrare nell’atmosfera linguistica giusta è bene riprendere l’antologia di letteratura e mettersi a rileggere un po’ qua e là: fa parecchio, e tutte quelle bellezze dell’italiano antico risorgeranno dai tempi in cui arrancavamo su Dante a scuola.
7 Finché sarò curatore io della rubrica le rime le richiedo e la regolarità metrica anche, però capiamoci: le strofe NON devono riprodurre quelle originali, NON è richiesto che il nuovo testo sia cantabile sulla musica della canzone. Il gioco consiste nel produrre un testo che sembri una poesia antica, leggibile autonomamente.
Perciò reinventatevi le strofe come vi torna (le quartine sono sempre comode, ma si possono usare sestine, ottave o quello che volete); però una volta scelto un metro sarebbe bene mantenerlo in tutto il componimento, anche se per esempio la “canzone”, nel senso di forma poetica antica usata da Dante fino a Leopardi, da questo punto di vista è abbastanza duttile.
In sintesi: se le scelte sono coerenti e ritmicamente funzionano, variare è lecito.
8 E i ritornelli non li lasciate lì in mezzo da soli: nelle canzoni ci stanno bene, nelle poesie no. Potete tradurli con due versi che rimano, oppure usarli come conclusione di ogni strofa.
E quando il testo si ripete non c’è bisogno di tradurre tutte le ripetizioni: se vi serve per concludere meglio la poesia ok, se volete sfruttare la ripetizione per tradurre in modo diverso e per giocare sulle variazioni ok; sennò lasciate perdere: i testi in musica hanno certe esigenze, quelli scritti altre.
9 Evitate di tradurre tutte le volte “so + aggettivo” con “così + aggettivo”: a volte è corretto, altre l’italiano richiede un superlativo.
10 A questo punto, finito di comporre, leggetela ad alta voce, magari dopo averla stampata: bocca e carta aiutano tantissimo a individuare eventuali errori.
11 Una volta corretti anche questi,
a) bravi!
b) inviatemela
c) grazie!

 Proponi la tua rima petrosa a Mastro Giulio e visita il suo sito

Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *