Classifica: i lungometraggi Pixar / 2

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Continua e termina la mia classifica dei lungometraggi targati Pixar, dopo quanto pubblicato qui.
(Cliccare sulle linguette per proseguire nella lettura)

7-4

7. Alla ricerca di Nemo (2003)
Secondo maggior successo commerciale della Pixar, Alla ricerca di Nemo è un film d’intrattenimento geniale nella spartizione di dramma e commedia. Nelle parti più drammatiche, affronta il tema tipico della crescita e del credere in sé stessi con un’originalità stilistica notevole; nelle parti più comiche, si allontana (più di ogni altro film Pixar, tranne forse solo Up) dallo slapstick per avvicinarsi sempre di più a dialoghi brillanti che sfruttano soprattutto il personaggio del pesce Dori, doppiato dall’intrattenitrice americana Ellen DeGeneres, che soffre di un disturbo alla memoria a breve termine. Insomma, come il protagonista di Memento di Nolan. Dori accompagna il pesce pagliaccio Marlin in un viaggio attraverso l’oceano alla ricerca del figlio di Marlin, Nemo, che per dimostrare il proprio coraggio per sbaglio si è fatto pescare ed è finito in un acquario di un dentista in Australia. Allo stesso tempo, Nemo, in Australia, organizza insieme ai suoi compagni pesci un’evasione. La costruzione degli ambienti marini e dei pesci (realistica e folle allo stesso tempo), delle gag, dei momenti di tensione, di ogni singolo personaggio, è assolutamente geniale. Come tutti i film della Pixar, ma più subliminalmente di altri, è lontano dall’essere un normale film per bambini.

6. Toy Story 3 (2010)
È il punto più alto raggiunto dalla trilogia per qualità e dalla casa di produzione per incassi: è infatti l’unico film d’animazione della storia del cinema ad aver superato il miliardo di dollari al box office. Maturo, universale, viaggio dei giocattoli protagonisti dei precedenti due film attraverso la depressione della crescita di Andy: abbandonati in un asilo nido, devono escogitare una fuga dalla dittatorialità dell’orsetto Lotso per ritornare dal loro padrone e capire perché li ha abbandonati. Commovente ma anche esilarante, animato benissimo, colorato, intrattenente, bello. Ma anche facilmente sopravvalutabile: non è il capolavoro assoluto della Pixar, è solo quello più subliminalmente politematico e il più furbetto, quello che più facilmente può essere apprezzato. E, nonostante ciò, rimane uno dei migliori. Sceneggiatura geniale per un film geniale.

5. Up (2009)
Penso che per tutti quelli nati prima di Up il più grande trauma cinematografico infantile sia stata la morte della mamma di Bambi. Ma poi c’è stato Up, appunto, il film animato con i primi 10 minuti più deprimenti della storia del cinema. Non può essere considerato una «rivelazione» sul finale, quindi li racconto: il protagonista si innamora, si sposa e la moglie, dopo anni e anni, muore. Semplicemente. Ma questi dieci minuti sono completamente muti, musicati da Michael Giacchino (che per la colonna sonora ha vinto l’Oscar). E questi dieci minuti, nella loro deprimente ma suggestiva poesia esistenziale, sono forse il punto più alto mai raggiunto dalla Pixar. Il resto del film, che racconta la storia del protagonista che, invecchiato, per sottrarsi ad una fine della vita molto triste, vola via con la sua casa appesa a dei palloncini per esaudire i propri sogni infantili insieme ad un giovane scout cinese, ad un enorme uccello pazzo alla ricerca dei propri figli e ad un cane parlante pilota (piccolo tributo all’amico Hayao Miyazaki e al suo Porco Rosso e con esso a tutto lo Studio Ghibli)? Un ottimo film d’animazione e avventura, con alti e bassi ma sempre divertente, forse il film più simile a Nemo sia per i momenti drammatici che per quelli comici che per il tono generale della trama ed i temi trattati. Un film d’animazione americano sulla vecchiaia è una cosa più unica che rara, e come l’hanno affrontato Pete Docter e compagnia è un miracolo. Da vedere e rivedere.

4. A Bug’s Life (1998)
A Bug’s Life è il film Pixar più sottovalutato di tutti i tempi. È infatti considerato da molti uno dei peggiori, quando è l’esatto opposto: ha un antagonista magnifico (la cavalletta doppiata da Kevin Spacey), un finale autoironico divertentissimo, una trama che è, dall’inizio alla fine, un originalissimo tributo a I sette samurai e al cinema di Kurosawa, ed un’animazione sì legnosa ma anche più fluida, colorata, ironica e divertente di quella di, per esempio, pure Toy Story (il primo). È un divertentissimo e genialoide film di culto per l’animazione, da troppi considerato debole quando è invece di una potenza intrattenente invidiabilissima. È a dir poco superiore a Z la formica, film con trama simile e animazione sulla stessa scia uscito lo stesso anno con la firma della DreamWorks.
(continua)

3-2

3. Monsters & Co. (2001)
Giungiamo quindi al podio con Monsters & Co., primo film Pixar post-2000 e già si notano i miglioramenti di animazione da parte degli autori, che cominciano a creare scene sempre meno legnose e più fluide, e ciò si nota a partire dal curatissimo pelo del protagonista Sullivan, un gigantesco orso blu doppiato da John Goodman, che abita in un mondo parallelo al nostro abitato esclusivamente da mostri, di numerose e variegatissime forme. Il lavoro principale in questo mondo è lo «spaventatore»: chi è capace di spaventare comincia a lavorare alla Monsters Inc. come spaventatore, e professa il proprio mestiere entrando in varie porte magiche che portano al nostro mondo degli umani, spaventando i bambini per fornire al proprio mondo energia per far andare avanti la vita. Suo assistente è Mike, una piccola palla dalla pelle da rettile dotata di un enorme occhio al centro della faccia doppiato da Billy Crystal, e loro rivale è Randall, pseudo-camaleonte mostruoso ma affascinante doppiato in tutto il suo viscidume da Steve Buscemi.
Essere uno spaventatore è un mestiere difficile che richiede coraggio: infatti i bambini da spaventare e i loro oggetti personali sono tossici per i mostri, quindi infine i mostri sono spaventati dai bambini quanto i bambini sono spaventati dai mostri. Ma, per un fortuito incidente (?) causato da Sullivan, una bambina chiamata Boo entra nel mondo dei mostri. Per non farsi scoprire, Sullivan decide di cercare di tenere Boo con sé e Mike e cercare prima o poi di farla tornare nel suo mondo; però, nel frattempo, scoprono che il fatto che i bambini siano tossici è una bugia diffusa per non far sentire in colpa i mostri nel tentativo di spaventarli per ottenere energia. Quale può essere la soluzione? La trama affronta i soliti temi: credere in sé stessi, crescere, imparare; ma in più aggiunge una tra le migliori e più originali lezioni antirazziste della storia dell’animazione, spiegata tramite gag geniali alternate a momenti commoventi, resi ancora più tali dalla colonna sonora strappalacrime di Randy Newman. È un film geniale e buono senza essere buonista, veloce, divertente e anzi divertentissimo, con grandi personaggi destinati a diventare di culto. Tra i 15 migliori film d’animazione di tutti i tempi, insieme ai successivi due.

2. Ratatouille (2007)
Molti dicono che Ratatouille è stato l’ultimo film “per bambini” della Pixar prima dei lavori di maturità: WALL•E, Up, Toy Story 3, Brave… beh no. Anzi, almeno Toy Story 3 e Brave sono meno intelligenti, ben costruiti e geniali come Ratatouille, che inizia concettualmente come il tipico film Disney sugli animali, ma presto si trasforma in un film che insegna, più di ogni altro film Pixar, cos’è l’Arte, tramite la cucina. Protagonista è un ratto (l’animale «piccolo» e «umile» per eccellenza) di nome Remy che abita nella campagna vicino a Parigi e che è l’unico della propria famiglia, della propria tribù, ad avere dei gusti culinari: tutti attorno a lui mangiano spazzatura, quando lui, grazie ai programmi di cucina del grasso maestro cuoco Gusteau (la pronuncia è gustò), da poco morto, che Remy guarda nella televisione della casa della vecchietta vicino alla propria tana, preferisce cercare le cose più ricercate, mischiando i gusti, cucinando, immaginando i sapori come immagini. La vecchietta della casa accanto però scopre il gruppo e scaccia via i ratti. Remy cerca di scappare con la famiglia ma per sbaglio finisce nelle fogne, e solo un fantasma immaginario di Gusteau lo aiuta a credere in sé stesso e a ritrovare il coraggio di cercare la propria strada, ma invece di ritrovare la propria famiglia, si ritrova nel centro di Parigi, e si infiltra nell’ex-ristorante di Gusteau, dove incontra il giovane ed impacciato Linguini, giovane spazzino autoimprovvisatosi cuoco. Inizialmente Remy, nel suo piccolo, prova disgusto per il giovane, e poi pietà: si incontrano, diventano amici, e il piccolo roditore aiuta il giovane impacciato a diventare un grande cuoco, dopo aver scoperto che tirandogli i capelli può muovergli le braccia. Inizia una nuova epoca per il ristorante.
Oltre al solito «credere in sé stessi», come sempre trattato in maniera geniale, giunge il tema dell’Arte: la sua sincerità, il suo valore, la sua piccolezza, anche la sua inutilità ma allo stesso tempo la sua importanza. Il film non per niente si conclude con il commovente monologo del critico culinario Ego, doppiato da Peter O’Toole, che dovrebbe insegnare a tutti i critici (probabilmente me compreso, sigh) come bisognerebbe professare un lavoro, ricordando che in ogni piccola cosa c’è dell’umanità. Poteva essere il capolavoro assoluto della Pixar, e ci si avvicina, davvero. Però, l’anno dopo…
(continua)

1

1.   WALL•E (2008)
…è uscito WALL•E. La prima mezz’ora di WALL•E è quasi completamente muta, minimale, drone. In un futuro non si sa quanto remoto, l’umanità, soffocata nella spazzatura, è partita alla volta dello spazio abbandonando la Terra al proprio destino, per vivere in una società perfetta in una gigantesca astronave spaziale, decidendo di tornare sul proprio pianeta solo quando tutta la spazzatura se ne fosse andata. Come far scomparire la spazzatura? Questo è il lavoro dei numerosi minuscoli robot modello WALL•E sparsi per tutto il pianeta, il cui lavoro è trovare la spazzatura, inglobarla e ricostituirla in piccoli cubi. Una tempesta ha però smantellato tutti gli WALL•E del pianeta tranne uno, che nella solitudine ha trovato la possibilità di provare emozioni e la capacità di essere più umano di come gli umani possono essere nella realtà; inoltre, ha scoperto che la vita può esistere sulla Terra, e che la spazzatura non è più un problema così catastrofico. Gli insetti vivono, ogni tanto spuntano dei fiori. Geniale l’animazione del personaggio, che essendo robotico non può fare espressioni facciali, ma solo inarcando gli occhi a binocolo, gli animatori gli hanno costruito addosso una caratterizzazione ed una personalità di travolgente simpatia.
Un giorno, sulla Terra, vicino all’appartamento-camion di WALL•E, in cui questi tiene ogni oggetto interessante trovato attraverso il pianeta, compresi una piantina ed una cassetta di Cantando sotto la pioggia, suo film preferito, scende Eve (nome non casuale), una robot dal design puro come quello di un arnese Apple, mandata in ricognizione alla ricerca di segni di natura. WALL•E se ne innamora, ma Eve, appena vede la piantina, la ingloba in sé stessa e riceve l’ordine superiore di chiudersi e di aspettare un’astronave che la venga a prendere per riportarla sull’astronave abitata dall’umanità. WALL•E la segue, ed insieme cercano di far capire al genere umano che la Terra è abitabile; ma questi sono rincoglioniti dalla nuova società che li vizia e li rimpinza di cibo e pubblicità. Gli uomini sono sotto il dominio della tecnologia, rappresentata da un robot-timone chiaramente ricalcato su HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio.
Penso che già raccontando la trama ho subliminalmente (eh sì: parola che deve tornare parlando della Pixar e dei suoi film multilivelli) spiegato la politematicità, l’originalità ed il pessimismo inquietante che passano attraverso l’intero, magnifico film, che critica la società citando una grande quantità di film di fantascienza, risultando non solo uno dei migliori film d’animazione di tutti i tempi ma anche uno dei migliori film di fantascienza.
Divertente, commovente, bello, in maniera pura. Questo è sì un capolavoro, non assoluto ma quasi, un grande, grandissimo film, nella mia personale top 150 dei migliori film di tutti i tempi (sì, tengo un documento con la mia vetta dei 150, che aggiorno e riaggiorno in continuazione — un poco maniacale mi dicono). Un film che, forse più di ogni altro nella storia della Pixar, ma anche della Disney, dimostra tutta la relatività della definizione «per bambini» di un prodotto in grado di parlare ai bambini e agli adulti, perché il tema di fondo è giovane e maturo come il mondo.

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