Classifica: i lungometraggi Pixar / 1

MONSTERS UNIVERSITY

Come per l’ultimo film di Refn ho inaugurato la classifica di film di Refn, con il nuovo film della casa di produzione Pixar, Monsters University, appena visto in una sala cinematografica AMC a Los Angeles, inauguro la classifica dei lungometraggi della più originale e genialoide casa di produzione di film d’animazione dell’attuale panorama cinematografico statunitense, una casa di produzione che da Toy story a Up passando per Alla ricerca di Nemo fa sognare adulti e bambini con le sue storie emozionali e mature, il suo umorismo brillante e i suoi personaggi caratterizzati e creati in maniera divina.
Quasi quanto il giapponese Studio Ghibli di Miyazaki e Takahata, la casa di produzione di Lasseter, succursale della Disney, mostra alla perfezione come il campo dell’animazione possa essere adulto e infante allo stesso tempo, e possa affrontare con perizia tematiche difficili ed importanti per la crescita e la rinascita della giovane età con riferimenti e scelte artistiche invidiabili a volte anche dal cinema live action. E scriviamo questa classifica anche ricordando, sperando e aspettando i prossimi lavori annunciati dalla casa di produzione: Il buon dinosauro, sui dinosauri ovviamente, Inside out, ambientato nella mente umana, Alla ricerca di Dori, sequel di Alla ricerca di Nemo, Toy Story 4, sequel della trilogia di Toy Story (che poteva benissimo finire così!) e un film sulla festa della morte messicana.
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14-11

14. Cars 2 (2011)
Difficile parlare di Cars 2 prima di Cars, anzi difficilissimo. Però non si può non fare altrimenti, dato che Cars 2 è l’unico film brutto della Pixar. Non è un film carino con molti difetti; è un film brutto. John Lasseter si era così innamorato del proprio precedente progetto (Cars, appunto), nonostante fosse stato un parziale flop, soprattutto di critica, che voleva troppo continuare la storia di queste macchine parlanti, protagoniste di gag slapstick squallide e di giri di trama assolutamente nulli in confronto alla media della Pixar. Con una trama così retorica ed uno sviluppo dei personaggi così infantile, poi: cose che sarebbero perdonabili se non ci ricordassimo i nomi dietro il progetto.

13. Cars (2006)
Ulteriore problema di Cars 2 è che John Lasseter ha fatto comunque il sequel del film peggiore della propria casa di produzione (dopo il sequel stesso, ovviamente). Cars però non è brutto o squallido, è solo un po’ noioso e banale ma tutto sommato guardabile, sempre dimenticando chi c’è dietro, soprattutto grazie ai simpatici doppiaggi. I personaggi? Protagonista una macchina da corsa, Saetta McQueen (doppiato da Owen Wilson), che per uno sfortunato incidente si ritrova in un villaggio desertico in mezzo al nulla pochi giorni prima di una grande corsa a cui non può non partecipare. Qui vi trova, tra gli altri, una macchina d’altri tempi (Doc) doppiata dal grande Paul Newman, che lo aiuta a credere in sé stesso per poter tornare in pista cambiato a vincere la gara. Le tematiche Pixariane ci sono tutte, ma sono sviluppate in maniera molto più banale, anche a causa di un comparto visivo molto meno affascinante del solito, ma Lasseter si diverte e a noi va bene. O forse no. Nonostante ciò, flop di critica e semi-flop di pubblico, Lasseter si sbizzarrisce con corti slapstick su dvd e compagnia bella, sequel e progetti laterali come il prossimo Planes, film Disney animato però da alcuni della Pixar, ambientato nello stesso universo ma con aeroplani invece di macchine. Originalità portami via.

12. Brave (2012)
Brave è già un film carino, soprattutto graficamente: il solo vedere come sono state ricostruite le ambientazioni scozzesi in cui si svolge l’odissea emozionale della rossa Merida doppiata da Kelly MacDonald (protagonista femminile di Non è un paese per vecchi e Boardwalk Empire) è un’avventura visualmente appagante. E anche i capelli, i visi, il character design, l’uso delle luci e dei riflessi, tutti sono grandi gioielli di animazione 3D. La cosa sbagliata (anche) qui è un po’ la trama.
Non che sia più di tanto banale, ma neanche più di tanto originale: Merida ha problemi con la madre regina che la vuole assolutamente unire in matrimonio con un principe di un regno vicino. Per risolvere il litigio, la giovane guerriera dai capelli rossi armata di arco si reca da una vecchia strega intagliatrice di orsi e le chiede di risolvere i problemi familiari con un incantesimo. L’anziana donna decide di aiutare Merida, ma quando questa torna a casa trova sua madre trasformata in orso. Cercando di nasconderla e nascondersi al padre e ai re e principi ospiti da altri regni, nell’incomunicabilità e nel vivere nel selvaggio, il rapporto materno si ristabilisce e tutto finisce bene. Nonostante sia concettualmente e, come ho già detto, visivamente maturo, è anche noioso e un po’ mieloso, privo di quel nonsochè emozionale che solitamente rende veramente belli i film Pixar. Vincitore dell’Oscar come miglior film d’animazione nell’anno dei superiori Ralph Spaccatutto (Disney) e Paranorman.

11. Gli incredibili (2005)
Primo film Pixar diretto da Brad Bird, interessante regista che precedentemente aveva fatto Il gigante di ferro (1999) e successivamente sarebbe uscito dal mondo dell’animazione per fare Mission Impossible 4: Ghost Protocol (2011), oltre che altro vincitore dell’Oscar per il miglior film d’animazione, questo è il primo bel film della lista, nel senso proprio di bello a tutti gli effetti, in quanto non solo diverte ma ha anche dei veri e propri pregi; e con essi, veri e propri difetti. Nonostante ciò, è, pur essendo «solo» un film d’animazione, uno dei migliori film di supereroi della storia del cinema. Ciò principalmente perché la maggior parte dei film di supereroi fanno schifo, ma non è colpa dei supereroi stessi quanto di chi ci mette le mani (coff coff Snyder coff coff). Comunque, l’intrattenimento autoironico, parodico e genialoide attorno alla famiglia supereroistica degli Incredibili crea un cinecomic buffone, a volte vuoto e meno divertente di quello che crede di essere, ma sempre intelligente, giustamente dosato tra pro e contro e soprattutto divertente. Sottovalutabile ad una prima visione, da rivedere.
(continua)

10-8

10. Monsters University (2013)
Ecco il piatto forte: il nuovo film Pixar che in Italia arriverà ad agosto è un prequel del precedente Monsters & co., con protagonisti Mike Wasowski (Billy Crystal) e Sullivan (John Goodman), uno dei migliori film della casa di produzione. È un po’ una sorta di commedia à la Animal House, tutta ambientata in un college ispirato all’UCLA (università di Los Angeles), con varie classi e differenze, i fighi, gli sfigati, eccetera. Graficamente? Geniale e potente. La trama e l’humour? Migliorano di minuto in minuto.
Il risultato di per sé? Senza dubbio è soddisfacente, ma non intenso come altri film della casa di produzione, e superiore a Gli Incredibili solo a causa di un gruppo di personaggi principali mediamente più interessante, ma il cui sviluppo è meno compatto, meno completo, a volte un po’ inconcludente. Inoltre difficile inserire una morale per dei personaggi abbastanza amorali, in quanto le cose che dovrebbero imparare le hanno già imparate (o meglio, le impareranno) nel film originale, ma per quello se la sono cavata bene, come con le varie gag, su tutte quella in cui l’imbarazzante ed esilarante madre di Squishy aspetta il figlio ed i suoi amici in macchina con un sorriso pacione ascoltano Death Metal. Guardabilissimo, intelligente, intrattenente, ma non il capolavoro che poteva essere, ovvero il perfetto prequel dell’originale. Le sequenze tra la fine del concorso di paura e i titoli di coda sono di gran lunga le migliori, per colori, effetti e tecnica, e alcuni personaggi, grazie alla completa libertà grafica data dal fatto che ogni creatura può avere una composizione fisica diversa e variegata anche contro le leggi della fisica, hanno dei design veramente divertenti: tra tutti, la Dean Hardscrabble doppiata dal premio Oscar Helen Mirren (un mix tra un gargoyle, un drago, una cavalletta, la mia ex-insegnante di latino e greco ed un millepiedi), e la simpaticissima, nonostante il poco tempo-schermo dedicatole, Claire Wheeler, la darkettona grigia con tre occhi che accompagna costantemente e silenziosamente la gara per il mostro più spaventoso: la potete vedere sulla sinistra dell’immagine in cima.

 

9. Toy Story 2 (1999)
E, anche qui, mi è difficile trattare il sequel prima dell’originale. Comunque, Toy Story 2 è un ottimo film d’intrattenimento che rivisita e reinterpreta i temi del primo film in chiave più comica, più slapstick, meno innovativa ma più divertente. A volte annoia, a volte emoziona, a volte diverte, e nel finale vi è una enorme «anteprima» delle scene finali di Monsters & Co., tra l’aeroporto e il magazzino delle porte. Si può dire che Toy Story sta a Toy Story 2 come Monsters & Co. sta a Monsters University: un classico istantaneo dell’animazione, intenso e geniale, seguito da un film divertente e bello ma che manca della maturità che caratterizzava il film originale. Il fatto però che Toy Story 3 sia il migliore della trilogia mi dà la divertente speranza di un sequel di Monsters & Co. che sia superiore all’originale, come copiando il rapporto di qualità.

8. Toy Story (1995)
Primo film della Pixar e già mini-capolavoro, anche se dei loro film migliori è probabilmente il minore: non per intenti o sincerità, ma maturità. È comunque rivoluzionario per la tecnica d’animazione 3D, per l’impatto visivo/scenografico e concettuale. Protagonisti? Dei giocattoli.
Il piccolo Andy, affezionatissimo ai suoi giocattoli, per il giorno del suo compleanno ne riceve uno nuovo: l’astronauta Buzz Lightyear. A differenza degli altri giocattoli, Buzz è convinto di essere un vero astronauta e non un giocattolo come tutti gli altri. Così facendo, si conquista comunque la simpatia di tutti, tranne che di Woody il cowboy, il giocattolo preferito di Andy. L’odissea di odio e amore fra giocattoli e bambini si trasforma in un film magico sulla crescita e sulla rinascita dei valori. Un film geniale e potente che tutti i bambini dovrebbero vedere. L’animazione legnosa tipica degli inizi è tutt’altro che un difetto, per certi versi: contribuisce a caratterizzare l’importanza ma soprattutto la maturità visiva dei film successivi.

(leggi la seconda parte qui)

 

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