Classifica: i lungometraggi dei fratelli Coen / 1

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Se esiste lo stereotipo dei fratelli che pensano le stesse cose allo stesso tempo e agiscono allo stesso modo, ci dev’essere anche un motivo: anche se ovviamente in moltissimi casi è tutt’altro che così, Joel e Ethan Coen, fratelli registi di origine ebraica nati a Minneapolis, sono l’incarnazione di questo stereotipo. È quasi trent’anni che fanno film insieme (anche se inizialmente Joel firmava la regia e Ethan la sceneggiatura) e hanno vinto premi in ogni dove, conquistando a più riprese premi a Cannes o Oscar, ammaliando il pubblico internazionale con la loro poetica basata sul vuoto, sulla banalità del male, su una concezione metacinematografica della cattiveria e della stupidità atta ad una rilettura postmoderna ed ironica del cinema noir. Rinnovandosi continuamente nello stile e nell’uso dei clichè dei generi cinematografici, i due registi hanno costituito una filmografia rispettabilissima risultando i più celebri autori americani della loro generazione. Come ho fatto anche di recente con Martin Scorsese, ecco una classifica dei loro film dal meno bello al maggior capolavoro, in onore della loro ultima pellicola, A proposito di Davis.
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16. Prima ti sposo, poi ti rovino (2003)
Assolutamente il più brutto film dei fratelli, di svariate spanne: secondo film della «trilogia dell’idiota» (che parte con Fratello, dove sei? e si conclude con Burn after reading), dovrebbe servire come presa in giro delle commedie romantiche, continuando sulla scia prestabilita dalla poetica dei Coen, che dovrebbe (deve) destrutturare ed ironizzare sul pericolo che deriva dalla cretinaggine umana, ma purtroppo poche gag funzionano e non abbastanza da rendere qualitativamente superiore il totale, che risulta una svolta un po’ vuota che all’epoca preoccupò riguardo alla possibilità di un declino artistico per i due registi.

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15. Ladykillers (2004)
Molti considerarono i Coen «morti» dopo che, subito dopo la loro prova minore, tirarono fuori questo simpatico rifacimento di un classico omonimo della commedia nera, diretto da Alexander Mackendrick nel 1955, con protagonista Alec Guinness. Non è senza dubbio un capolavoro né un film riuscitissimo, ma il suo intento è quello di grotteschizzare fino all’estremo una vicenda di esuberante e cupo umorismo, e ci riesce, a volte annoiando, a volte ribaltando dalle risate. In confronto al resto della filmografia dei Coen è decisamente un film minore, ma è lontanissimo dall’essere qualcosa di tragico come molti dicono.

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14. Mister Hula Hoop (1994)
Uscito pochissimo dopo la folgorante vittoria dei Coen a Cannes con Barton Fink, soffre sostanzialmente degli stessi difetti di Ladykillers: è una commedia simpatica, cupa e grottesca che è giunta nel momento sbagliato dai registi sbagliati, e questo «errore» (molto relativo) è più perdonabile di quello di Ladykillers in quanto il film è venuto dopo meno grandi risultati. Una risata ce la si fa volentieri davanti a queste rocambolesche avventure, a questa galleria di perdenti, a questo mondo di plastica e pura finzione, e l’inizio è esilarante nel suo nonsenso.

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13. Arizona Junior (1987)
Il secondo film dei Coen, una commedia leggerissima e surrealissima con protagonisti Nicolas Cage e Holly Hunter (che fanno i cretini per tutto il film), è la versione più ironica e meno dark della poetica dell’anima nera della provincia americana che i fratelli avevano raccontato precedentemente in Blood Simple. È un film che vive sulla linea dell’esuberanza e dell’eccesso, con Cage che diventa caricatura di sé stesso da cartone dei Looney Toons mentre John Goodman e William Forsythe, fratelli evasi, ululano per il puro gusto di fare confusione. È un viaggio esilarante, vagamente puerile ma che funge perfettamente da prologo al lato più comico che i fratelli avrebbero sviluppato.

(continua)

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12. Il Grinta (2010)
Rifacimento del western classico per cui John Wayne vinse il suo unico Oscar, Il Grinta è un malinconico film lontano dall’essere vecchio stile a causa di un’alchimia tra i personaggi (e tra gli attori) e a causa di un uso delle fotografia più cupo che sporco, più europeo che americano. C’è più Peckinpah che John Ford nell’uso della violenza e nella teorizzazione del genere, con un Jeff Bridges monolitico (anti?)eroe che vive nella tensione silenziosa di un mondo fittizio costituito da un’epica che manca e che lascia spazio solo alla nostalgia. Le sparatorie sono fantastiche ed il clima di ansia irrespirabile, ripreso con risultati meno riusciti da Non è un paese per vecchi, è un marchio di fabbrica funzionale alla poetica del film, decisamente riuscito ma non tra i migliori dei registi.

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11. Burn after reading (2008)
L’ultimo capitolo della trilogia dell’idiota ha in più rispetto a Prima ti sposo, poi ti rovino il fatto che riesce nell’intento di far ridere prendendo in giro lo stereotipo del genere, qui non più la commedia sentimentale bensì quella di spionaggio, ficcandoci disguidi, situazioni imbarazzanti, imbecilli madornali (Brad Pitt è meraviglioso, dà un’idea di stupidità assoluta di incredibile realismo senza gigioneggiare troppo) e catastrofi, fraintendimenti, ed un George Clooney autoironico come capostipite di una galleria di personaggi grotteschi in cui anche John Malkovich, Tilda Swinton e Richard Jenkins hanno i loro fantastici ruoli. Crea perfettamente le atmosfere comiche ed anche il concetto di base è una bellissima ridicolizzazione della vita di tutti i giorni in America. Un po’ dispiace, però, che Frances McDormand, nella vita reale moglie di Joel Coen, sia il personaggio con più spazio temporale all’interno del film: è, di tutti, forse, il meno interessante.

Tim Blake Nelson, George Clooney, John Turturro

10. Fratello, dove sei? (2000)
Il primo film della trilogia dell’idiota è un meraviglioso tributo all’omerica Odissea in cui un George Clooney/Odisseo, estremamente southern nei gusti musicali e nell’atteggiamento, insieme a due compari dalla dubbia razionalità, vive un’evasione in pieni anni ’30, incontrando rocambolesche avventure dai risvolti surreali, magici, imprevedibili, esilaranti, incontrando arpie/sirene, afroamericani cattolici in processione, il celebre gangster Baby Face Nelson, il Ku Klux Klan e la propria «rinnovata» famiglia, durante la ricerca di un tesoro probabilmente inesistente. È, di tutti i film dei Coen, quello in cui le atmosfere comiche sono create meglio: l’utilizzo della fotografia e dei colori caldi, le introduzioni enfatiche dei personaggi (John Goodman/Polifemo è impressionante), i ritmi delle battute, la stessa musica d’epoca, perfino il finale dai toni prima apocalittici e poi positivi ha dei risvolti particolarmente curati. Non è la loro commedia migliore nel senso che non è la più profonda né la più divertente, ma forse è la più calcolata dal punto di vista atmosferico e allegorico. E se questo film sfiora (ma non raggiunge) lo status di capolavoro…

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9. Blood Simple (1984) …questo, e quelli successivi, lo raggiungono decisamente. È il film d’esordio dei due fratelli, ed è già un film di una potenza strabiliante. Molto cinico senza smettere di essere poetico, nella sua grottesca (ma non troppo irrealistica) maniera, con un uso puerile ma riuscitissimo del loro tipico humour nero, che ancora aveva bisogno di sbocciare, di diventare vero: la trama è gestita alla perfezione da una sceneggiatura ben ritmata e da una regia quadrata, la fotografia punta al cupo con grande capacità di costruzione di atmosfere, Frances McDormand è al suo meglio, anche lei alla sua prima interpretazione, i personaggi sono tutti fantastici ed il migliore è il caricaturale detective depravato. È un film esuberante, che rivisita le lezioni di Hitchcock, De Palma e del thriller all’americana più evoluto. Da non perdere: è veramente sottovalutatissimo.

(continua qui).

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