Classifica: i corto- mediometraggi di David Lynch / 3

cortilynch3

Termina con questa terza parte la mia personale classifica, dal più brutto al più bello, di tutti i cortometraggi e mediometraggi dell’imprescindibile David Lynch. Le due parti precedenti le trovate qui e qui.

10-6

10. The 3 Rs (2011)
The 3 Rs è un cortometraggio surreale che riprende le atmosfere di Eraserhead e le modernizza. Surreale, grottesco, insensato: Lynch puro. Nel bene e nel male.

9. Premonizioni che seguono un malvagio dovere (1995)
Corto diretto da Lynch per il film-antalogia dedicato ai Lumière, Lumière & co., cui hanno partecipato molteplici registi: tra gli altri, Wim Wenders, Liv Ullmann, John Boorman, Spike Lee, Abbas Kiarostami. A suo modo è notevole, anche se inferiore a molti altri, anche perché viola molte delle regole imposte ai registi che hanno lavorato al progetto (cosa che hanno fatto anche Haneke e Greenaway).

8. Boat (2007)
Dedica alla passione del regista per i piccoli viaggi in barca, vista nella soggettiva di una barca guidata dal regista stesso, una barca che formula pensieri, che si trasformano in frasi simili a quelle dei tipici dialoghi romantici del Lynch di Twin Peaks. Poetico nella sua semplicità, colorato, solare, un po’ troppo lungo.

7. Absurd encounter with fear (1967)
Primo cortometraggio live action in assoluto per il regista! Un piccolo pezzo di storia che già presenta i simbolismi della maternità e della castrazione che sarebbero presto diventati leitmotiv autoriali. Una donna in un campo viene minacciata di stupro da un uomo che al posto del pene ha dei fiori. Breve, conciso, potente. Musica disturbante. Lynch deve ancora maturare tantissimo ma dimostra di avere la stoffa per proseguire una carriera piena di grandi opere.

6. Blue green (2007)
Sequel adatto della poetica registica di INLAND EMPIRE, uscito l’anno prima. Telecamera a mano e tanti piccoli viaggioni in un mondo degradante e onirico. Non vi è un soggetto, o un concetto di base, è un puro esercizio di stile che nella sua costruita semplicità supera in bellezza anche alcune scene di altri lungometraggi del regista sulla stessa scia (come Strade perdute, pieno di cadute di stile).

5-1

5. The Alphabet (1968)
Basato su un sogno della moglie di Lynch dell’epoca. Al che verrebbe spontaneo esclamare: «Ma che razza di sogni inquietanti faceva pure la sua, di moglie?»; infatti, questo cortometraggio è di un assurdo dark che ricorda un po’ lo stile di Eraserhead. Basato su una cantilena che recita l’alfabeto in maniera ossessiva, è una piccola perla di surrealismo low-budget, anche se separata dall’opus del regista di Missoula.

4. Lady Blue Shanghai (2010)
INLAND EMPIRE versione mediometraggio (17 minuti!) per la Dior. Bizzarro ed inutilmente complesso, è un promo commerciale geniale nel suo non essere un commerciale. Sound design, colonna sonora, fotografia e regia ricordano il precedente capolavoro del 2006, ovviamente impoverito, ma le suggestioni ci sono tutte. Protagonista la sempre bellissima e bravissima Marion Cotillard.

3. Darkened room (2002)
Anticipa le scene con le prostitute di INLAND EMPIRE di 4 anni. Anti-profondo, anti-narrativo, anti-cinematografico, quasi anti-Lynch. Sfotte sé stesso rivisitando i propri difetti e i propri pregi, analizzando il mondo dei personaggi femminili creati dall’autore del Montana e ridefinendo il carattere di luce e buio (soprattutto buio) nei suoi cortometraggi. Da vedere nonostante (o forse proprio per questo) sia un corto che dall’inizio alla fine urla allo spettatore che vuole farsi odiare.

2. Industrial Symphony No. 1: The Dream of the Broken Hearted (1990)
Tutti i precedenti corti e mediometraggi erano programmaticamente pieni di difetti, o comunque lontani da vera e propria qualità: brutti, sopportabili, carini, decenti. Ma con Industrial Symphony No. 1 (da qui l’immagine in apertura)si giunge finalmente nel territorio del bello. Mediometraggio di 50 minuti basato sugli stridenti accompagnamenti musicali dei capolavori sinfonici di Angelo Badalamenti mischiati con immagini disturbanti ed industriali che rappresentano l’Ego di una ragazza (Laura Dern) a cui è appena stato infranto il cuore da un uomo (Nicolas Cage). Tale Ego è interpretato da Julee Cruise, che canta molti dei brani di Badalamenti con la sua voce angelica, cosa che aveva già fatto (e avrebbe continuato a fare per i due anni successivi) in Twin Peaks. Bizzarro (ma va’?) ma anche potente, è molto intrattenente anche a causa delle musiche meravigliose e di un’ottima scelta di immagini — tra le più potenti, il ballo del titano-cervo spellato. Cammeo di Michael J. Anderson, il Nano di Twin Peaks ed il Mr. Roque di Mulholland Drive. È quasi spiacevole che sia così corto.

1. The Grandmother (1970)
Altro mediometraggio di 33 minuti, e qui si oltrepassa il territorio del bello. Questo è, infatti, senza quasi alcun dubbio, il miglior prodotto audiovisivo non filmico (nel senso di non lungometraggio) di genere surreale dopo alcune opere di Buñuel. Difficile descrivere la bellezza delle emozioni confuse che fa scaturire, la regia suggestiva, la trama (praticamente… inesistente?), l’innovazione e soprattutto l’introduzione dei luoghi comuni del cinema grottesco a suo modo creato e riformato in ogni sua forma a partire da questo corto nei decenni successivi. Potentissimo e indimenticabile. Nel suo genere, che a causa del proprio formato a suo modo evita vette di qualità troppo alte, è un capolavoro.

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