Ciclofrenia / Idee per Povia

poiva

Dal consigliabile sito Ciclofrenia di Claudio Delicato, un pezzo che fa il punto sulla statura artistica dell’irriguardabile Povia, pezzo di cui non condivido tutto (il giudizio sui Righeira, ad esempio) ma quasi tutto sì. L’articolo in origine si intitolava «Proposte per le prossime canzoni di Povia» e si apriva con un’immagine diversa, sempre del cantante Giuseppe P., ma intenso e smarmellato tipo fotoromanzo Lancio. Codesta mi garba di più.
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Qualche giorno fa stavo ripercorrendo mentalmente la sfolgorante carriera artistica di Povia.

INIZIO DELLA SFOLGORANTE CARRIERA ARTISTICA DI POVIA.

  • I bambini fanno «ooh…»

FINE DELLA SFOLGORANTE CARRIERA ARTISTICA DI POVIA.

Povia è

Povia è uno di quei classici cantautori che dovrebbero essere meritatamente relegati al «remember when?» insieme ai Righeira, il Winner Taco e Tira e molla di Paolo Bonolis: venti settimane in cima alle chart italiane con il massimo che la sua statura artistica gli ha permesso di comporre, vale a dire un poppaccio paraculo di bassa lega, tutto sommato orecchiabile ma con lo spessore culturale di un Galbanino.
Terrorizzato dall’idea di essere una meteora, Povia si presenta a Sanremo 2006 con Vorrei avere il becco, una canzone identica al suo primo successo; la sveglissima critica italiana se la beve e gli fa vincere il Festival, permettendogli anche di dichiarare, in un’intervista rilasciata a fine manifestazione, che:

  1. Il suo album italiano preferito è Non al denaro non all’amore né al cielo di De André;
  2. Il cantautore italiano che ama di più è Guccini e vorrebbe duettare con lui; e
  3. Fra Prodi e Berlusconi preferisce Berlusconi perché gli sta «simpatico, ha un bel sorriso, è accattivante e anche bravo».

Concorderete con me che concetti del genere non riuscirebbe ad accostarli neanche Vasco Brondi, giusto?

Dopo Sanremo

Dopo la vittoria a Sanremo Povia capisce che non può andare avanti a comporre cloni di I bambini fanno «ooh…» e, non essendo dotato del talento artistico minimo necessario a comporre dischi acquistabili in posti diversi dagli Autogrill sulla Roma-L’Aquila, decide di mettere la musica in secondo piano e iniziare a trollare il pubblico, per fare in modo che non si parli tanto delle sue canzoni quanto delle polemiche che ne seguono.
Inizia così a scrivere pezzi di carattere stucchevolmente provocatorio, risultando di un antagonismo talmente fine a se stesso che mi domando come faccia a non essere ancora un beniamino degli hipster. Si mette sempre dalla parte del torto, ma non certo quello di Bertolt Brecht: il suo obiettivo è difendere tesi e punti di vista abusati, arretrati o idioti. Ecco così Luca era gay, canzone composta con un sofisticato generatore automatico di luoghi comuni sugli omosessuali con padri alcolizzati e madri ossessive, e La verità, canzone su Eluana Englaro che ha letteralmente infranto il record mondiale di banalità con il solo scopo di far presa sulla coscienza dei più cretini.
Infine è di pochi mesi fa il suo ultimo singolo, Siamo Italiani, una canzone così piena di cliché sul Belpaese che a confronto L’Italiano di Toto Cutugno è Rancid Amputation dei Cannibal Corpse.
Visto che ormai è chiaro il metodo che Povia utilizza per comporre le proprie canzoni, lo staff di ciclofrenia.it™ ha deciso di elaborare una serie di idee per nuove canzoni dell’acclamato artista milanese, nella speranza che le prenda da spunto nel proseguire la sua sfolgorante carriera artistica.

1. A MANO TESA.

Mario è un giovane appartenente alla Repubblica di Salò che ha scelto di non tradire il Duce e combattere al suo fianco per evitare la caduta del fascismo. In una commovente lettera alla moglie Caterina che lo aspetta a casa racconta i pensieri che gli attraversano la testa mentre spira dopo esser stato fucilato da sei partigiani che lo hanno assalito alle spalle nel sonno.

RITORNELLO.

Ho scelto di non tradire
di restare a mano tesa
sempre e comunque dalla parte del torto
non c’è giusto o sbagliato se si parla di un morto

Il fondamento logico di questo pezzo è peraltro avvalorato dall’immenso spessore politico dei link che Povia posta nella sua pagina Facebook ufficiale.

Povia FB

 

Da Dentro di me a Luca era sempre più gay

2. DENTRO DI ME.

Un’adolescente rimane incinta dopo un rapporto sessuale non protetto in una discoteca pomeridiana di San Saba. Dopo grandi difficoltà, un discorso di un prete durante la confessione la convince a tenere il figlio perché il diritto alla vita è sacrosanto e non può essere negato a nessuno.

RITORNELLO.

Dentro di me
la vita è dentro di me
non sono nessuno per toglierla a te
il diritto di vivere lo dà solo un Dio
che giusto o sbagliato, non sono io

3. LA CINGHIA.


Paolo è un marito violento che ogni sera picchiava la propria moglie con la cinghia. Dal carcere dove sta scontando la condanna per le sue violenze, decide di scriverle e raccontarle la sua vita e il percorso che l’ha portato a essere così: il bullismo subito a scuola, il padre che lo violentava, il recente ingiusto licenziamento, la canzone dei Modà a Sanremo, a sottendere che ogni azione deprecabile va analizzata e compresa nell’insieme degli eventi che hanno portato al suo compimento.

RITORNELLO.

Quella cinghia sulla tua schiena
faceva più male a me che a te
mi ricordava la mia vita in cancrena
le violenze che ho subito e sfogavo su di te

4. LUCA ERA SEMPRE PIÙ GAY (detta anche LUCA ERA FROCIO COR BOTTO).

Dopo il ripensamento occorso nella puntata precedente, Luca conclude che l’amore eterosessuale è bellissimo, ma una voce dentro di lui gli sussurra di tornare ad assaporare falli di 45 centimetri. Si mette con un istruttore di acquagym di Málaga e va in Spagna per sposarsi con lui. Un secondo prima di firmare il contratto, però, si rende conto che la segretaria del funzionario che sta celebrando il matrimonio gli appizza una sisa e je fa l’occhiolino, così si chiudono nel cesso a trombare come licantropi e Luca realizza che no, davvero non è gay, anzi je piace ‘na cifra la baffa.

RITORNELLO.

E quando vidi quelle forme
capii che la natura non muore mai ma dorme
poi nei cessi turchi di Antequera
conobbi la mia vita, quella vera

Da Nomadi a Stagioni

5. NOMADI.

Pura e semplice canzone che narra come “i” zingari siano l’unico vero male della Società.

RITORNELLO.

Mangi immondizia, vivi per strada,
non c’è letizia se non vesti Prada
puzzi, violenti, mi scippi la borsa
da questo paese vai via di corsa

[Courtesy of cq.]

6. QUEI BRAVI RAGAZZI.

Una canzone potente, incentrata sul sensibile tema delle mafie. Salvatore Cutiello, detto ‘O scannamaiali, è un giovane della provincia di Caltanissetta recentemente affiliatosi alla mafia perché lo stato non fa nulla per aiutare la sua famiglia: il padre disoccupato, la madre vedova (malgrado il marito sia ancora vivo), il fratello handicappato. In questa canzone spiega come in realtà la mafia faccia del bene aiutando le famiglie siciliane a fronteggiare una palese assenza della cosa pubblica.

RITORNELLO.

Bravi ragazzi
siamo solo bravi ragazzi
aiutiamo la gente dove non lo fa lo stato
essere un mafioso non può essere reato
tra una partita di coca e una bottiglia di rum
li sentirete, quando i mafiosi fanno “bum!”

[Courtesy of Liberticida.]

7. LA BUSTARELLA.

È la storia di un prode funzionario, che riscuote tangenti a rotta di collo con l’unico scopo di sostenere la propria famiglia in difficoltà, risultando quindi un uomo probo e generoso. Una sorta di Robin Hood formato PSI, che nel momento in cui è braccato dalle forze dell’ordine pensa al fatto che un’altra bustarella avrebbe definitivamente risolto i suoi problemi.

RITORNELLO.

Che del bene ero il solo portatore
lo capii nell’ufficio del questore
stanco di chi non capiva la bontà delle mie azioni, stanco di quest’accusa avvilente
pensavo: “era mejo prende n’antra tangente”

[Courtesy of Recreational Vehicle.]

8. STAGIONI.

Gino, vecchietto che regolarmente siede sulla panchina del parco a dar da mangiare ai piccioni, prima di uscire di casa ormai non sa come vestirsi perché fa troppo caldo, poi fa troppo freddo e infine troppo tiepido. La crisi e la pensione minima non gli permettono di estendere il guardaroba, quindi se la prende con i numi.

RITORNELLO.

E ora che sono vecchio e stanco
non so che tempo farà, che tempo c’è
scordo la giacchetta e il gilè
mi gelo e poi mi scaldo col caffè
ma esce il sole, che brucia, d’amblais

[Courtesy of Regulus21.]

Come sempre su questi schermi, ogni collaborazione del pubblico per la formulazione di nuove proposte è benvoluta e sarà ricompensata con la fornitura gratuita di una moderata dose di felicità.

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