Cesare Pavese / Perdono

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Non so perché oggi stia girando la parte destra dell’immagine su riportata (la parte sinistra viene da qui), dal momento che l’autore di La luna e i falò morì suicida in agosto e non in maggio; tuttavia proprio questo sfasamento mi fa apprezzare la cosa, oppure ogni occasione è comunque buona per ricordare Pavese.
Il biglietto, ultime parole prima del suicidio vergate su una copia dei suoi Dialoghi con Leucò, recita: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi. Cesare Pavese».
A me è quel «Va bene?» che fa star male più di tutto. Manco una scemata sul dove andrebbe l’accento in pèrdono (pèrdono i lettori e cetera) mi vien di tentare.
Un po’ di tempo fa, tra l’altro, mastro Giulio (il curautore delle Rime petrose) mi fece notare, anzi: sapere che in Alice di Francesco De Gregori appare proprio Pavese: «Alice guarda i gatti / e i gatti muoiono nel sole / mentre il sole a poco a poco si avvicina, / e Cesare perduto nella pioggia / sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina. / E rimane lì, a bagnarsi ancora un po’, / e il tram di mezzanotte se ne va / ma tutto questo Alice non lo sa».

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