Cellulare in riunione

spione_chappatte

Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno 2014 si vincono tre libri, assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.
(Nella vignetta di Patrick Chappatte: «Scandaloso! Il governo ascolta tutte le nostre conversazioni»).

Carla Muschio
Scrivimi e visita il mio sito

Il professore ha convocato a casa sua i suoi tre assistenti per iniziare a organizzare una giornata di studi sugli scavi di Ercolano con cui vogliono aprire il prossimo anno accademico.
Sandro, uomo preciso e compìto, posa il cellulare acceso sul tavolo e dice:
«Se lei permette, professore, tengo acceso il cellulare. Mi deve chiamare un idraulico».
«Certo», fa lui, «l’idraulico è preziosissimo».
Acconsente, ma in cuor suo spera che il telefono non suoni.
Gigliola ha spento il telefono già uscendo di casa. La sua posizione professionale è precaria, la riunione per lei è importante, non vuole interferenze.
Domenico ha lasciato il cellulare acceso, ma con la suoneria spenta, e lo tiene discretamente in tasca.
Nel mezzo della discussione si sente un bip che tutti fingono di non aver sentito. Dopo qualche minuto, altro bip. Non è chiaro da quale punto del tavolo provenga. I convenuti si scambiano sguardi che dicono: «Non sono stato io, non è il mio», e proseguono il dibattito.
Non sono passati cinque minuti che si leva alto lo squillo della suoneria di un cellulare.

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