C’è una luce in fondo alla galleria

galleriaferroviariaabbandonata

Ci sono soldi pubblici spesi per favorire interessi privati; in altre parole, coi soldi di tutti noi si fanno arricchire pochi di loro, e poi non ci sono i fondi per tenere aperti gli ospedali e via peggiorando. Se i soldi fossero ben spesi, la crisi sarebbe già alle spalle; certo, alcuni superricchi sarebbero solo ricchi e alcuni ricchi sarebbero medi o in galera o disoccupati o magari ricchi; ma la nazione starebbe meglio. Non è poco, no? Ogni volta che leggo cose così penso: ci stanno derubando, quasi alla luce del sole (la sovraesposizione alle notizie è una cortina, e nemmanco figlia di complotti).
Un esempio? La Torino-Lione e il troiaio inutile che vogliono combinare in Val di Susa.

Facciamo il punto

Per fare il punto, cito Marco Travaglio da una puntata di Servizio pubblico, riportata qui:

Il primo studio di fattibilità commissionato dalla Regione Piemonte 21 anni fa stimava che i passeggeri fra Italia e Francia sarebbero aumentati da un milione e mezzo a 7 milioni e 700.000 in dieci anni. Invece adesso sono 700.000: un decimo del previsto. Infatti il vecchio treno diretto Torino-Lione è stato soppresso da un pezzo. Allora si è detto: siccome la nuova linea non serve per i passeggeri, che non ci sono più, servirà per le merci. E il progetto ha cambiato nome: da «alta velocità» a «alta capacità».
Adesso, a parte l’idea folle di fare una nuova ferrovia per portare le rape e le fave mezz’ora prima da Torino a Lione, basta dare un’occhiata ai dati del traffico merci fra l’Italia e la Francia, che è salito fino al 2000 e da allora è colato a picco. L’ufficio federale dei trasporti svizzero calcola che nel 2000 viaggiavano 8 milioni di tonnellate di merci; oggi ne viaggiano due e mezzo, anche perché ormai il grosso passa dal Gottardo e dal Brennero. Basta appostarsi lungo la ferroviaria Torino-Modane e osservare: l’80-90% dei treni merci passa completamente deserto. Anche perché abbiamo speso un sacco di soldi per potenziarla, la Torino-Modane, che ora potrebbe trasportare 20 milioni di tonnellate e invece ne trasporta due o tre al massimo.
Cioè, nessuno usa la linea esistente: e noi, furbi, ne facciamo una seconda. Con un cantiere che durerà 15 anni, scaverà per 57 chilometri una montagna piena di amianto e materiale radioattivo – perché noi siamo molto furbi: come se non fosse bastata l’Eternit, a insegnarci qualcosa. E dove lo mettiamo il milione di tonnellate di detriti, per giunta in parte tossici, che usciranno da quel buco? E quanti Tir ci vorranno per portarli via? Con quanta CO2 e quanto inquinamento? E che fine farà il turismo, nel frattempo? E le infiltrazioni della ‘ndrangheta in quella regione? Qualcuno ci ha pensato? E chi curerà le 10.000 persone che si prevede possano ammalarsi per le polveri e lo smog da cantiere, visto che è previsto addirittura un +10% di malattie cardiache e respiratorie?
Per questo, non è vero che il Tav è inutile. Il Tav Torino-Lione è dannoso per l’ambiente e le falde acquifere (chiediamo ai toscani cos’è successo con il Tav tra Firenze e Bologna), è dannoso per la vita e per la salute degli abitanti della val Susa, ma soprattutto per le casse dello Stato.

Un fatto nuovo

E ora è sopravvenuto un fatto nuovo. L’articolo da leggere è Fréjus, Tir sui treni: cade l’ultimo alibi per la Torino-Lione e ne cito l’inizio:

La Torino-Lione? Ormai definitivamente inutile. Lo «ammette» anche Rfi, la società delle Ferrovie dello Stato cui compete la gestione della rete ferroviaria: l’attuale traforo internazionale del Fréjus, che già collega Italia e Francia lungo la ferrovia Torino-Modane che attraversa la valle di Susa, è in grado di accogliere anche maxi-convogli, persino i più ingombranti in circolazione in Europa. «La certezza», dichiara Tino Balduzzi, attivista No-Tav intervistato da Alessandra Fava per il newsmagazine «Manifestiamo»,  «viene da un documento di Rfi, scoperto durante una ricerca sui carri Modalohr». Il documento «svela» l’esatta capacità del vecchio tunnel, recentemente «limato», e dimostra che le limitazioni che impedivano di caricare su treno i camion standard, alti 4 metri, non ci sono più. Via libera, dunque, alla decantata «autostrada ferroviaria»: cade l’alibi secondo il quale sarebbe necessario un nuovo super-traforo.

Qui il resto dell’articolo (immagine: una galleria ferroviaria abbandonata a Tavistock, in Inghilterra, da qui).

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