Vetrina: etichetta non tanto piccola etica

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco. Valuterai tu: un’ultima volta.
Questa è difatti l’ultima vetrina di una scuola di buone maniere tramite cui ci siamo scambiati pensieri e sentimenti per tanti mesi. Ringrazio tutti coloro che vi hanno contribuito: ci siamo proprio arricchiti a vicenda!
E forse qualcosa abbiamo anche imparato. Ora sapremo scegliere meglio quando e dove mangiare il pollo con le mani o la banana con forchetta e coltello.
Spero di ritrovare tutti nella rubrica di daParte che, dopo una settimana di vacanza, verrà a sostituire Etichetta piccola etica. Argomento? Sorpresa.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video, Lucia Mendez interpreta il tema della telenovela
Viviana).

Carla Muschio
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Lettura

Non renderti incivile per troppa civiltà, né importuno per eccessiva cortesia.

(Melchiorre Gioia, Nuovo Galateo)

Vetrina

FRANCESCA TADDEI
Forse perché si sentono soffocare da tanto perfezionismo, o perché temono di non reggere il confronto e di non essere altrettanto impeccabili, oppure perché sono terrorizzati all’idea di dovere a loro volta riceverla (immaginando che noterà ogni sbavatura). Personalmente non penso che mi porrei questi problemi; piuttosto potrei temere di avere a che fare con una persona per cui la forma è tutto e che a quella si ferma. Se fosse così, avremmo davvero poco da dirci.

 

MARIAGRAZIA
Capita, a volte, che la persona così ben preparata sia tanto sicura di sé che senza volere si ponga su di un piano di superiorità e, di conseguenza, crei una barriera alterando la spontaneità nei confronti di chi l’ascolta; questi si sente come intimidito e sminuito per cui non instaura un rapporto di simpatia.

 

LODOVICO
«Nooo, amore mio, che strazio, sabato sera c’è la festa di compleanno di Viviana!»
«Lo so, un vero strazio, ma stavolta ho trovato il regalo giusto per lei ed il suo compleanno. Lei parla bene inglese, naturalmente, e quindi un libro in lingua la lusingherà sicuramente. Guarda qua, è appena uscito: Good manners for people who sometimes say f*ck. (Buone maniere per persone gentili che ogni tanto dicono Ma va’ a ca*are)».

 

ROSA
Diceva William Blake: «L’eccesso di pianto fa ridere e l’eccesso di riso fa piangere». Analogamente, è come se l’eccesso di buone maniere diventasse maleducato.

 

ELENA TRABAUDI
Viviana è brava, è organizzata, non sbaglia una virgola. Qui sta il suo limite: semplicemente, è troppo perfetta! La gente si sente a disagio, certo; perché, varcando la soglia di casa sua, immagina che le proprie inadeguatezze e imperfezioni risalteranno nel confronto con l’ordine di Viviana.
Però ho notato che alcune signore tengono a mantenere la nomina di ottime padrone di casa: solo a questo mirano, non a notare le mancanze altrui. Sono felici se si apprezza il loro sforzo e si elogia lo splendido risultato. In pratica hanno solo bisogno di conferme. Non sarà che credono poco in se stesse?

 

PAOLA
Il disagio che avverto nasce dalla tensione alla perfezione.
Sento una mancanza di verità, una necessità di forma che nasconde una mancanza di sostanza.
E nel contempo sento pesante il giudizio, la condanna di chi ha bisogno che tutto sia in un determinato modo, con uno schema innaturale.
Ecco,
manca la natura in tutta la sua magnifica diversità.
Quindi evito, mi allontano.

 

LUCIANO
Viviana appunto è solo donna di mondo, non di classe. Cioè svolge il suo lavoro impeccabilmente ma meccanicamente e non stacca mai, neanche quando è in pausa! E’ ottima cosa che taluno sappia tutto di come preparare la tavola per un pranzo formale e tante altre cose di stile e magari le insegni, ma questo sapere andrebbe unito a ironia, understatement e diversificazione, che rivelano la vera classe (senza ovviamente scomodare la lotta di.., Marx etc.), altrimenti si risulta stucchevoli e vuoti. Viviana appare per questo motivo priva di fascino al di fuori del suo sapere e viene da alcuni evitata comprensibilmente e sospettata di essere imbarazzante per il timore di venire giudicati impreparati nelle sue materie!

Ultima puntata: etichetta non tanto piccola etica

etichetta ultima

Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Anche se è l’ultima puntata, gioca! Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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Viviana è una perfetta donna di mondo. Non c’è regola del buon vivere che lei non conosca. In parte glielo impone il suo mestiere, dato che si occupa delle pubbliche relazioni di una casa di mode. Viviana sa ordinare il catering giusto per una festa, sa che scarpe vanno con che vestito, conosce la posizione precisa dei bicchieri di ogni foggia su una tavola elegante. Sa che fiori inviare per ogni occasione. Con tutti ha un sorriso smagliante e i modi più cordiali. Se vai a cena a casa sua, sei sicuro che tutto sarà stato organizzato alla perfezione, dal cibo al colore della tovaglia.
Ma allora perché alcuni in sua compagnia sentono un disagio cui non sanno dare nome o motivo, ma che li spinge ad evitarla?

Vetrina: lingue straniere

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video:
Foreign languages dei Flight facilities).

Carla Muschio
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Lettura

Se sei in compagnia, non parlare in una lingua sconosciuta ma solo nella lingua del posto; e parla da persona distinta, non usare mai un linguaggio volgare.

(George Washington, Regole di civiltà e comportamento decoroso)

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Eravamo a Valencia, Spagna, al termine di una vacanza caldissima, sempre ben oltre i 40°. Viaggiavamo con la roulotte e stavamo rientrando in Italia dopo aver toccato giornate e nottate estreme nel centro della penisola iberica. Questa è la premessa necessaria per capire lo stato d’animo.
Alle cinque della sera la gente si metteva a guardare la corrida alla tv. Per noi è uno spettacolo odioso e incivile, Sandro si mette a inveire contro gli spagnoli in generale, attribuendo loro anche scarsa virilità.
Il giorno dopo stiamo per partire, ma il caravan fa resistenza; due dei nostri vicini si mettono a disposizione e spingono insieme a noi. Ringraziamo e uno di loro fa: «Ma ti pare…».
Non solo sapeva l’italiano, ma anche il gergo!

 

FRANCESCA TADDEI
Penso che sia capitato a tutti di parlare «in libertà» nella propria lingua quando si è all’estero (o nel proprio dialetto fuori regione), fidando nel fatto che gli altri non capiscano. In un mondo globalizzato però sarebbe meglio trattenersi, perché la probabilità che qualcuno dei presenti comprenda la nostra lingua è più alta di quello che si immagina!
Personalmente, anche all’estero, cerco sempre di non far sentire i miei commenti, a meno che non sia un’esternazione che in fondo va anche bene che l’altro comprenda, tipo il mio «disappunto» di fronte a un appartenente a categorie che odio (che so… un nazista, un razzista, un cacciatore…)

 

LODOVICO
La magia dello spettacolo è appena ricominciata e già Helena vi è immersa quando si verifica la scena della sciarpetta raccolta e restituita. Helena è confusa, non comprende nemmeno benissimo… la sua mano corre dentro la tasca della giacca a cercare il telecomando della televisione e le dita nervosamente premono nel niente per cambiar canale.

 

ROSA
A fine spettacolo Jan pensa bene di dover recuperare la situazione con la vicina di posto, nonché connazionale. Le chiede scusa sommessamente, salvo poi aggiungere, riferendosi a quello che immagina un autore amato da lui e dalla vicina, una citazione da Lev Tolstoj, «La verità non offende».

 

LUCIANO
Tutti ovviamente sono liberi di parlare nel proprio idioma pur conoscendo quello del paese dove si trovano in viaggio. Ma non dovrebbero parlare a voce alta mai in un luogo pubblico e averlo fatto a teatro li rende colpevoli di maleducazione. Invece il contenuto dei loro commenti è del tutto legittimo. Chi di noi non ha mai detto o anche solo pensato le cose peggiori del prossimo o dell’interlocutore con il quale ci intratteniamo? Jan ed Helena sono stati solo sfortunati trovando una certo rara compatriota nella poltrona dietro a loro e questa signora è stata impeccabile nel comportamento, anche se bardata con una collana davvero pacchiana. Forse Jan o Helena avrebbe potuto replicare scusandosi che all’estero si è spesso ipercritici verso gli indigeni e a volte volgari per un malinteso senso di superiorità che ha spesso generato guerre sanguinose…. Forse la signora avrebbe sorriso!

Lingue straniere

ciao namaste

Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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Jan e Helena, marito e moglie, sono cechi. Vivono in Italia da anni e conoscono bene l’italiano, ma tra loro a casa parlano nella loro lingua madre, come è naturale. In pubblico, torna loro comodo ricorrere al ceco, una lingua che pochi conoscono, per potersi scambiare opinioni a voce alta senza essere compresi dagli altri.
Oggi sono andati a teatro. Nell’intervallo commentano l’opera, parlano del più e del meno. Osservando gli altri spettatori, Jan dice alla moglie, in ceco: «Guarda il collier della cicciona seduta dietro a me. Per te è vero o falso?».
E lei: «Spero che sia falso, almeno l’avrà pagato poco. È così volgare!».
Si stanno spegnendo le luci per l’inizio del secondo atto. La donna seduta dietro a Jan gli tocca la spalla e dice, in perfetto ceco: «Scusi, le è caduta la sciarpa. Tenga». E gliela porge.
Helena arrossisce, ma nessuno la vede perché ora c’è buio in sala.

Vetrina: assemblea di condominio

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video, i Liquido in
Narcotic, ambientato nel cortile di un condominio. E chissà perché).

Carla Muschio
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Lettura

(C’è) una situazione in cui una persona che quotidianamente si dimostra saggia, pacata e prudente, sembra perdere il ben dell’intelletto. Ciò si verifica nelle riunioni condominiali, le quali, a volte, somigliano quasi ad una rissa da bettola.
Dopo i saluti cordiali e i sorrisi iniziali (
captatio benevolentiae per ciò che verrà appresso) i condomini si scatenano, nel prosieguo della riunione, con dispetti assurdi, gelosie incomprensibili e dispute sulla tutela del diritto.

(Luigi Condemi di Fragastò, L’etica dell’etichetta,
Laruffa Editore, Reggio Calabria 2012, pp. 119-120)

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Dalle mie parti la situazione si svilupperebbe nel modo seguente: una fazione comincerebbe a parlare di decoro, di come sia bella la facciata, anzi di come sarebbe bella se la gente non mettesse in vista sui balconi cose che non ci dovrebbero stare ecc. ecc., negando di fatto il permesso per l’installazione.
L’altra fazione, quella più tranquilla, lascerebbe semplicemente cadere la richiesta nel silenzio.
E l’inquilina anziana, che evidentemente non è di qui ma «l’è di fòri, via», capirebbe che non è il caso di presentarsi in assemblea con una richiesta personale, se prima non si è creato un fronte favorevole a tale proposta!

 

FRANCESCA TADDEI
Ovviamente l’assemblea risponderà che non se ne parla nemmeno. Certo, ci sarà qualcuno che sosterrà l’anziana, non tanto perché ci tenga ad avere l’orrenda presa d’aria sulla facciata, ma pur di dare addosso all’altra fazione.
Mi stupisce però che una cosa del genere venga messa tra i punti da discutere. Di solito la gente installa quello che vuole senza chiedere alcun permesso, e la discussione avviene solo a posteriori, quando il condizionatore è già installato e qualcuno se ne accorge e solleva il problema.

 

LORENZO
La nostra condomina è anziana ma ben agguerrita. Un condomino lamenta il timore che il motore esterno del condizionatore della signora possa staccarsi e nella caduta ammazzare qualcuno, ma la signora risponde dicendo che la cosa peggiore per lei non è tanto che il condizionatore uccida qualcuno, ma che lei rimane senza condizionatore per l’estate.
Al condomino che lamenta il rumore del condizionatore la signora risponde che tanto lei è sorda e se per questo non ha nemmeno sentito bene quanto il condizionatore le costerà.
Ed infine all’amministratore che obietta un deturpamento della facciata la signora risponde che ora finalmente capisce… sembra tanto che lui il condizionatore lo porti permanentemente montato in volto.
Pare che adesso la figlia della signora, una brillante avvocatessa che si è trasferita all’estero per lavorare all’ONU, avanzerà una petizione perché l’aria condizionata sia dichiarata un diritto umano fondamentale.

 

MARIAGRAZIA
È preferibile un condizionatore, seppure esterno, ma installato con giudizio nel punto meno visibile di un balcone, oppure la vista di quegli abominevoli disegni o scritte dei cosiddetti writers che imbrattano le case infischiandosi delle facciate e delle spese riparatrici dei condomini?
Quale l’ardua sentenza?!

 

LUCIANO MADRISOTTI
I palazzi condominiali sono luoghi dell’orrore dove si scatena il peggio della gente peggiore. Forse rappresentano quanto il progredire della razza umana dalle caverne ad oggi non ha ancora eliminato e deve sfogarsi come una pustola purulenta. Che cosa suggerire? Forse la soluzione meno grave è lasciare i condomini azzannarsi a vicenda. Magari, per risolvere il problema della vecchia signora, la buttino nella tromba delle scale e per un poco si plachino.

 

PAOLA
Temo resteranno divisi nelle due fazioni.
Difficilmente si lascia una posizione in fase di lotta.
Speriamo vinca il buon senso.

Assemblea di condominio

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Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire
).

Carla Muschio
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Siamo all’assemblea di un condominio signorile, abitato da persone normalmente civili e beneducate. All’assemblea però i condomini non si comportano secondo l’etichetta consueta con cui si salutano e si cedono il passo all’ascensore. Fin dalla discussione del primo punto all’ordine del giorno si sono divisi in due fazioni ferocemente avverse e straordinariamente coese.
Tra le «varie ed eventuali» viene esposta la richiesta di una condomina anziana, che vive in carrozzella. Vuole installare un condizionatore d’aria che per necessità tecnica non può non avere una pertinenza nella facciata del palazzo condominiale.
Come risponderà l’assemblea a questa richiesta?

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Il video in apertura: Joe Cocker canta
She came in through the bathroom window dei Beatles).

Carla Muschio
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Lettura

I bisogni impellenti, come dice il nome stesso, talvolta costringono a tagliar corto in una conversazione per allontanarsi un momento. Bisogna presentare la cosa correttamente per non annunciare ai quattro venti la natura del vostro disagio. Al ristorante iniziate con l’annunciare alla persona con cui vi trovate che dovete assentarvi. Inutile dare i dettagli, basta dire, «Vogliate scusarmi, torno subito».
Evitate anche di apostrofare un cameriere in mezzo alla sala per chiedergli di indicarvi il bagno, in genere è segnalato a sufficienza per non farvi finire in cucina. Se veramente vi sentite perso, rivolgetevi con discrezione al personale.

(tradotto da www.labelleecole.fr)

Vetrina

LUCIANO MADRISOTTI
Che noiosa situazione! Certo i vicini a tavola quando non ci si conosce sono come i parenti, si subiscono, non si scelgono. Nel caso il buon Carlo è tuttavia colpevole per l’eccessiva sopportazione e lo spazio dato al pedante Goccia. Avrebbe ben dovuto interromperlo con qualsiasi argomento e, avendo a fianco la bella Rossi, rivolgersi a lei con premura facendole capire di volerla intrattenere durante il pranzo, magari rivelandole ironicamente che non sono ad una conferenza. Quando poi si accorge di avere necessità di appartarsi, lo faccia con decisione alzandosi e scusandosi mentre si allontana senza dire il prevedibile motivo. O se ha pudori prenda il cellulare e si allontani come per dovere assolutamente rispondere subito ad una chiamata.   Ma se si è già sbilanciato chiedendo sommessamente licenza e venendo bloccato dal pedante, adotti lo stesso uno dei due comportamenti suggeriti e non attenda un attimo per andarsene. La Rossi capirà.

 

ROSA
La dottoressa Rossi interviene in soccorso di Carlo e propone anche lei una breve interruzione per andare in bagno e riprendere al suo ritorno. Goccia a questo punto si sente obbligato a fermarsi. Nel tempo della sortita in bagno dei due arrivano i primi piatti… con la lasagna non si scherza, tutti a darci dentro. Quando Goccia riprende a parlare dopo il primo, Carlo e la Rossi non l’ascoltano più perché al bagno si son scambiati i numeri di cellulare ed ora si inviano messaggini a tavola!

 

MARIAGRAZIA
A tutti sarà senz’ altro capitato di aspirare involontariamente un moscerino o un po’ di polvere e di conseguenza di cominciare a tossire insistentemente e con sforzo. Un vero fastidio per sé e per chi è vicino.
Una regola fondamentale di buone maniere di monsignor Della casa recita che in un salotto e, a maggior ragione, a tavola, se capita di dover tossire, ci si debba allontanare e continuare a tossire altrove. Un’idea! Carlo potrebbe approfittarne.

 

FRANCESCA TADDEI
Beh, direi senz’altro che è meglio risultare sgarbati che farsela addosso! Quindi, al pedante professore – preso dal suo sproloquio – si può dire, mentre ci si alza: «Guardi, devo proprio risolvere una questione urgente (e qui si sorride allusivi…); torno tra pochi minuti, così poi continuiamo la conversazione con calma».
In bagno, oltre a espletare i propri bisogni fisiologici, si potrà fare qualche esercizio di training autogeno per prepararsi a sciropparsi il resto del monologo dell’esperto.
Ma se fossi in Carlo tenterei, una volta tornato al tavolo, di coinvolgere anche qualcun altro nella conversazione, possibilmente la collega carina.

 

ELENA TRABAUDI
Anche di fronte alle insistenze dello sconosciuto, Carlo deve alzarsi e andare in bagno. Quando è già in piedi, può voltarsi verso lo scocciatore e dirgli: «Dopo mi spiega tutto, ora vado».
Sono sicura che l’esperto Goccia non si offenderà, non tanto per apertura mentale quanto per abitudine: chissà quanti altri sono fuggiti di fronte ai suoi monologhi! E poi i noiosi non si arrendono mai; secondo me, appena Carlo tornerà dal bagno, il Goccia ripartirà dal punto in cui l’altro l’aveva lasciato.
E Carlo, a questo punto, dovrà inventarsi qualcosa d’altro per assentarsi, ad esempio la necessità di salutare una persona all’altro lato del tavolo, o di fare una telefonata di lavoro, o di informarsi sull’orario dei treni. Qualunque cosa pur di non dover subire in silenzio la lezione!

PAOLA
«Mi scusi ma non posso attendere oltre, devo andare in bagno. Non si offenda, non ho scelta».
La verità, semplicemente.
Poi, come liberarsi da uno noioso….beh, è ben più arduo!

Wc toilette

wc toilette

Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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A conclusione di un convegno di lavoro c’è una cena di gala al ristorante. I posti sono assegnati e Carlo si trova seduto tra la dottoressa Rossi, una collega carina e spiritosa, e il signor Goccia, uno dei maggiori esperti nel loro campo, ma tanto noioso quanto è preparato.
Le peggiori aspettative di Carlo non tardano a realizzarsi. Già a metà dell’antipasto Goccia ha iniziato una dettagliatissima relazione su una nuova tecnologia appena messa a punto. Carlo pensa: «Avrei bisogno di andare in bagno», ma sopporta, aspettando una pausa nella conversazione.
La pausa tarda a venire e in Carlo il desiderio del bagno si fa dominante, non riesce neanche più a seguire la spiegazione.
Fa per dire: «Un momento, avrei bisogno di assentarmi», ma Goccia insiste: «Aspetti, signor Carlo, mi lasci finire».
Che fare?

Vetrina: champagne

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è una citazione, presa da uno dei tanti manuali di etichetta. Valuterai tu se la sentenza citata getta una luce che avvia a una soluzione o spinge invece verso un conformismo cieco.
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Lettura

Lo champagne, come gli altri alcolici, si consuma e si versa con moderazione. Soprattutto, lo spettacolo della schiuma dello champagne si ottiene  seguendo certe regole elementari. I bicchieri vanno riempiti per metà o al massimo per due terzi, per permettere di vedere le bollicine che salgono in superficie. Così si evitano anche versamenti imprevisti. Inoltre, eviterete che lo champagne si scaldi troppo rapidamente a contatto con l’aria.

(tradotto da www.labelleecole.fr) 

Vetrina

MARIAGRAZIA
Più che sbagliare forse Giacomo ha esagerato nell’entusiasmo; gli uomini, si sa ,sono più semplici e diretti nelle loro manifestazioni, mentre le donne, più razionali e pragmatiche, evitano gli eccessi. Allora Giacomo si è lasciato un po’ andare e lo champagne è stato versato in malo modo, ha fatto schiuma ecc. Però che allegria, che felicità! Era un venticinquesimo anniversario!!!

FRANCESCA TADDEI
Se la situazione è ufficiale forse è meglio evitare di stappare la bottiglia facendo un gran botto. E sicuramente, ufficiale o no, non bisogna riempire i bicchieri fino all’orlo, né precipitarsi a bere mentre ancora sale la schiuma, né sbrodolare ovunque il contenuto del bicchiere! Così sembra più un raduno di alcolizzati, che non riescono a trattenersi alla vista di una bevanda alcolica!
Credo poi che il brindisi ai festeggiati dovrebbe chiamarlo qualcuno dei presenti, e non il diretto interessato.
Comunque si tratta di una festa tra persone intime, quindi pazienza per l’etichetta infranta. Il fatto saliente è che si festeggia una coppia che ha retto per 25 anni e che ancora sta bene insieme, quindi perdoniamo loro qualche sbavatura formale.

LODOVICO
«Teresa nella confusione dimentica il suo malumore»: la confusione è la dimensione più saggia che ci può capitare. Il resto di buono da fare, lo fa lo champagne.

FILIPPO
Sì che han sbagliato qualcosa! Se lo champagne fa così tanta schiuma è perché non han raffreddato bene la bottiglia!

ROSA
Ma questo è il matrimonio tra il tenero Giacomo della «Settimana enigmistica» e Madre Teresa!

ELENA TRABAUDI
Io posso solo dire quello che non avrei fatto. Intanto avrei evitato una torta nuziale, del tutto fuori luogo a venticinque anni di distanza dal giorno del matrimonio, preferendo qualche dolce casalingo da consumare in modo informale in giardino, subito dopo i salati. Ovvio poi che il brindisi dovesse essere un po’ in sordina, non riempiendo i bicchieri fino all’orlo; ma che cosa gli è preso a Giacomo? Non c’era bisogno di strafare così. Oltretutto quel sonoro «evviva» caso mai doveva venire dagli invitati e non dal festeggiato.
Consiglio sempre un basso profilo. Solo così si è sicuri di non diventare pacchiani.

PAOLA
No, proprio no.
Nessun errore.
Che gioia quel traboccare… non potrò più vivere un brindisi senza la memoria di questo traboccare.

 

Champagne!

brindisiLettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.

Carla Muschio
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Si festeggia il venticinquesimo anniversario di matrimonio di Teresa e Giacomo con una festa nel loro giardino. Ci sono i figli con le loro famiglie, qualche amico. L’atmosfera è di grande gioia. I piatti con spuntini e stuzzichini sono stati debitamente consumati nel corso del pomeriggio ed ora è il momento della torta. Hanno ordinato in pasticceria una vera torta di nozze, uguale a quella di venticinque anni fa. Dopo il taglio della torta Giacomo stappa con un grande botto una bottiglia di vero champagne. Tutti applaudono e il festeggiato si mette a versare lo champagne nei bicchieri per il brindisi. Giacomo riempie i calici con generosità, fino all’orlo. Teresa lo guarda male e pensa: “La mia tovaglia! Si sta macchiando tutta”, perché in effetti dai bicchieri troppo pieni trabocca la schiuma. Giacomo ignora i suoi occhiacci e grida: «Evviva!».
Si levano i calici e si brinda mentre ancora la schiuma sale, aumentando l’animazione e macchiando qualche vestito. Teresa nella confusione dimentica il suo malumore: brinda con il marito e lo bacia, come venticinque anni fa.
Hanno forse sbagliato qualcosa Giacomo e Teresa in quel brindisi?