Una mela tra le nuvole: Steve Jobs

Ai tempi di Adamo ed Eva una mela costava l’ira di Dio, oggi i prezzi sono un po’ calati. La maggior parte delle vignette presentate qui, prese da vari siti e blog in giro per il mondo*, non richiedono molte spiegazioni: la morte di Steve Jobs ha suscitato un cordoglio quasi unanime, vero o ipocrita che sia (vedere qui per suggerimenti in materia). In tanti tuttavia, a parte ricordare le sue battaglie con la Microsoft (una delle vignette, di qualche tempo fa, recita: L’appuntamento medico di Steve Jobs”, con Jobs che dice: “Ma… dottore… io mangio una mela al giorno”, ed era postata sotto il titolo: “Una mela al giorno leva Microsoft di torno”. Oggi ha un altro sapore), si accordano con o sbeffeggiano la sua quasi santificazione, il fanatismo dei “mela dipendenti” (Jobs: tutti i vostri dati saranno salvati in una nuvola” – Ragazza del pubblico: “Lo sapevo, Apple è una religione”) e così lo vediamo come nuovo Mosè, o come “colui che aggiornerà le tavolette” di Mosé, o imprigionato nel suo intelligentefonino come Han Solo in Guerre stellari. Quel che è certo è che è difficile separare Steve Jobs dalla società che ha cofondato, la Apple, in vita come in morte.
A me non piace dove sta andando la Apple, ma la morte di Jobs mi è dispiaciuta molto.

* (Collegamenti aggiornati a novembre 2012) Vignetta in apertura: Martin Rowson da The Guardian, ripresa però da qui; seguono Jobs/Han Solo, da qui; Jobs che aggiorna Mosè, da qui; Apple come religione, da qui; Jobs/Mosè, da qui; dal medico, da qui; la lapide proposta su Worth1000.com.

Il critico Mel Brooks

Nel 1963 Mel Brooks vinse un Oscar per un corto animato, “The critic”, in cui forme astratte, talvolta geometriche, talvolta simili a quelle “viste quando studiava biologia”, si muovono e si combinano sullo schermo, mentre danzano le note di un’arpa. Brooks fa finta di essere un 71enne (invece è nato nel 1926) facente parte del pubblico che assiste alla proiezione, che non fa altro che lamentarsi per tutto il tempo, mentre “il resto” del pubblico gli chiede e intima di tacere più volte, inutilmente (“Hey could you shut up?”, “I’m 71 lady. I gotta right to be loud. I’m gonna die soon.” – “Ehi, può tacere?” “Ho 71 anni, signora. Ho il diritto di essere rumoroso. Morirò presto”). Il suo “Fa’ qualcosa di costruttivo. Fa’ una scarpa” (“Do something constructive… Make a shoe!”) in Usa è diventato proverbiale nella critica d’arte – di qualsiasi arte-, così come altre frasi, tipo “It must be some symbolism… I think its symbolic of JUNK!” (“Deve esserci qualche simbolismo… Penso che sia simbolo di SPAZZATURA”),  “Uh-oh itza cacaroach, good luck to you your cacaroach mista ,I didn’t come to two dollars and a movie to see a cacaroach!” (“Uh-oh è uno scarrafone, bona fortuna a te e al tuo scarafaggio, signo’, non ho sborsato due dollari per vedere al cinema uno scarafaggio”) eccetera. La cosa curiosa è che spesso il cartone è stato malinteso: qui Brooks (di origine ebraica) non vuole prendere in giro la pretenziosità di “cartoni animati artistici” o dell’arte astratta (il cartone rimanda alle pellicole astratte alla Norman McLaren), qui si fa beffe di un personaggio tipico, la macchietta del vecchio ebreo con i suoi giudizi tagliati con l’accetta e rifiniti col piccone su quanto non capisce. D’altronde, a vedere l'”arte” di tanti pelapatate mancati che circola oggi…
Testo e narrazione di Mel Brooks, direzione e produzione di  Ernest Pintoff, disegno e animazione di Bob Heath.

MEL BROOKS, THE CRITIC

Coolgle in moto

guglomoto

Citazione uno: “Le persone non saranno più schiave della volontà della tecnologia: sarà invece la tecnologia a essere schiava del nostro volere” (Lorraine Klayman, Environmental Movement Specialist, Nevada Polytechnic College). Citazione 2: “Tutti sanno che l’80% della comunicazione non è verbale. Gmail-motion  non solo accetta questo fatto – lo abbraccia” (Dennis Tooley, Ph.D, California Center for Kinesis and Paralanguage). Con questi due slogan a chiusura, Google annuncia il suo nuovo progetto, pronto a stupire persino chi si è abituato a stupirsi grazie all’azienda miliardaria di Mountain View. La cosa è presto detta: basta con le restrizioni che ci confinano alla schiavitù insalubre di tastiera e topastro: d’ora innanzi, per gestire la posta elettronica, basterà piazzarsi di fronte alla telecamera e gesticolare: nasce Gmail-motion.
Come si vede dal video e dalle immagini, la faccenda è piuttosto semplice:

gmail_azione

 

 

Anzi, semplicissima, come si vede dal resto delle immagini (leggere le frasi in basso, ultime due immagini: con un gesto si dice “Ma se te ne vai a Buenos Aires la settimana prossima…” “Chi mi innaffierà le piante?”): l’annuncio è stato dato il 1 aprile ed è un classico pesce.

gmail_azione2

D’altronde, per lavorare insieme a presentazione di progetti e disegnare un grafico a torta…

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gmail_graficoatorta

Per i duri: non è vero nulla. O no? Qualcuno ha preso sul serio la tacchinata: alcuni ricercatori dell’Institute of Creative Tecnologies hanno usato Kinect di Microsoft interfacciandolo con il servizio Gmail di Google per ottenere qualcosa di molto simile: abbiamo il tizio che, come nel video di presentazione di Gmail-motion, muove il pollice all’indietro, fa finta di leccare un francobollo e tanti di quegli altri movimenti ridicoli presentati nella beta di Gmail-motion.

 

Peccato però: sarebbe la fine dei loculi tipici degli spazi aperti, con tutti quegli smanaccamenti per spedire la posta. (Esorcismo, salvo il documento. Cazzotto finto nel muro, carico sul sito. Strizzo l’occhio, anteprima articolo. Pare tutto a posto. Gesto della tazzina, caffè… macché).

 

Sederi algerini

Il potere più è dittatoriale più è stupido, a qualunque latitudine / longitudine, perché più è dittatoriale e più ha paura. Non fa eccezione l’Algeria, da cui proviene questa vignetta di Dilem, pubblicata sul quotiano algerino Libertè).
Il testo recita: «Il 39% degli algerini vive sotto la soglia di povertà», notizia-cornice. E il ciccione indiviso in divisa, che probabilmente ha appena alzato uno dei suoi sederi da tavola: «Abbiamo detto niente sit-in!».
Ma ammazzati.

Avvizzito come un bisonte morente

Nei paesi in cui le televisioni sono libere, in cui chi possiede tre televisioni non può candidarsi alle elezioni, nel paese in cui i giornalisti non sono servi e quelli come Luttazzi possono esprimersi liberamente, i telespettatori si possono gustare questo tipo di satira. E non è solo perché si tratta del presidente del Consiglio di un’altra nazione: basta girare un po’ per la rete per vedere cosa dicono dei propri governanti, in prima serata televisiva.
Video tratto da 10 O’Clock Live, programma di Charlie Brooker (traduzione a cura di ComedySubs: grazie di esistere, e non solo per questo); in apertura un dipinto di George Catlin, che ritrare un animale pieno di dignità anche nello spegnersi, e quindi forse poco in tema.

 

VIDEO: CHARLIE BROOKER ANALIZZA L’ATTUALE PRIMO MINISTRO ITALIANO

 

 

Per una nuova fiaba italiana

Quante volte vi è capitato di sentir dire* che l’attuale presidente del Consiglio ha riportato l’Italia al centro dello scacchiere internazionale, ottenendo ammirazione senza confini? Basta fare un giro in rete per vedere quanto sia poco vero tutto ciò; o leggere giornali non di parte (cioè suoi, in tutto o in parte) o esteri, non importa di quale colore politico.
Uno per tutti: l’olandese Het Parool. Con questa vignetta di Bertrams almeno un sorriso ce lo strappa, condensando miti italiani e realtà italiane; l’unico problema è, diciamocelo: sarebbe poo meglio se a governare in Italia ci fosse Pinocchio?

*Quando non da Ello, dai suoi (prezzolati o aspiranti ad esserlo).