MB: “Capire l’altro” di Hans Karl Peterlini

Una riflessione su cosa sia l’altro da una terra in cui di altri ce ne sono diversi.
L’immagine non l’ha scelta l’autore dell’articolo e &w=640&h=480&ei=mSDOUKf4E6b44QT_hICIAg&zoom=1″ target=”_blank”>viene da qui; in un altro qui cosa restituisce Google a una ricerca per immagini sugli Schuetzen.

Capire l’altro

Il 13 dicembre, alla Biblioteca Provinciale di Bolzano, è stato presentato “Capire l’altro. Piccoli racconti per fare memoria sociale” di Hans Karl Peterlini. Un testo che propone casi studio basati su interviste approfondite con giovani «tiratori scelti» (gli Schützen) nel 1997 e dodici anni dopo. Il volume era stato analizzato anche dall’intervista all’autore di Gabriele Di Luca pubblicata, sempre ieri, dal Corriere dell’Alto Adige. La presentazione è stata molto dettagliata e ha dato spunti di discussione molto interessanti, anche se in gran parte caduti nel vuoto, mentre nell’intervista al Corriere sono stati efficacemente sintetizzati i due aspetti principali del testo:

La vita è sempre la migliore maestra: crisi e crescite personali, percorsi formativi, relazioni al di là di ogni ideologia e di ogni confine etnico sono tutti elementi in grado di far prevalere le esperienze del “mondo della vita” sui “sistemi

e

il mio libro può essere letto come un vademecum per capire l’anima patriottica più intima del Tirolo o del Sudtirolo, una guida nel mondo dei valori, delle utopie, delle ansie di giovani Schützen. Poi c’è il punto cruciale e più importante di tutti: cosa si nasconde dietro l’idea di una “Heimat” che va difesa da un presunto nemico, qualunque esso sia.

Dodici anni dopo

Personalmente, ho apprezzato in particolar modo l’approccio e il taglio delle interviste dell’autore, molto approfondite e prive di pregiudizi. Scavalcando per un attimo la questione «heimat» mi sembra che il testo possa essere letto anche come un reportage sull’adolescenza più in generale. Perchè dodici anni fa erano stati intervistati giovani «tiratori scelti» che sono cresciuti ed hanno cambiato punti di vista e quindi orizzonti. Nelle interviste affiora, infatti, non solo quanto le esperienze di vita abbiano modificato la visione del contesto, ma anche quanto sia stata importante l’istruzione e la cultura nell’interpretare questi cambiamenti. Ovvero, l’importanza del livello e della qualità dell’«educazione alla realtà». Perchè la realtà, come sosteneva Orwell, esiste solo nella mente degli uomini e ogni mente la interpreta a proprio piacimento.

Kundera

Ascoltata la presentazione e letta l’intervista, mi getterò quindi nella lettura del libro con una fondamentale premessa che rubo a Kundera: «Non è colpa dei giovani se recitano; sono incompleti, ma vengono gettati in un mondo già completo e devono agire come se fossero completi anche loro. Si affrettano perciò a usare le forme i modelli e gli esempi che trovano piacevoli, quelli che sono di moda, quelli che stanno bene – e recitano».
Recite che variano da «heimat» a «heimat» a seconda del contesto.
A questo proposito, continuo a pensare che una traduzione di Heimat debba essere maggiormente legata al concetto di casa e di focolare (e alla loro perdita) piuttosto che ai legami famigliari. La traduzione in «patria» o «matria» continua a non convincermi, forse solo perchè non sono un esperto linguista ed ho una pessima conoscenza del tedesco.

MB
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