Le ciliegie parlano / Gipi, La mia vita disegnata male

gipi

In realtà non ero così sicura di voler parlare di questo libro, è rischioso, ecco, sia perchè non si tratta di un libro qualunque, sia per il motivo che ha scritto Gaia in una sua recensione, ovvero che noi qui buttiamo giù impressioni ed opinioni molto personali e (per quanto mi riguarda) decisamente soggettive. Non so fare di meglio – anche perchè leggere è un atto che richiede un legame con le parole piuttosto profondo, a me può emozionare la parola nuvola e a te la parola naufragio, per dire. Per non parlare di ciò che un libro comporta e rappresenta per una persona, tutto o niente. Praticamente non ne usciamo più.
Leggere La mia vita disegnata male di Gipi è stata, per me, un’agonia bellissima. Mi ritrovavo a girare avidamente le pagine, non sapevo dove guardare – i disegni e le frasi qui sono un connubio ben riuscito, perfetto, sì, l’impatto è fortissimo, ci si scontra con cieli di pioggia e alberi e poltrone di dottori, con il buio e con la luce, con i pensieri di un bambino educato e spaventato e di un ragazzo che non sa più dove sbattere la testa, con un cuore che se ne frega e batte quasi fuori dal suo sterno, con incubi crudeli, con l’amicizia estrema, con l’amore. Insegue ogni cosa, il sentimento dell’amore, pare nascondersi, invisibile agli occhi (perdonatemi i riferimenti così espliciti ad altri autori, perdonatemi tutto), eppure chiaro, chiarissimo se lo si cerca con i gesti dell’infanzia di cui spesso e volentieri ci si dimentica.
L’innocenza ci abbandona, purtroppo, è questo il messaggio che mi è arrivato quando ho posato e steso col dorso della mano l’ultima pagina, come a conservare un tesoro e a proteggere quella vita, quell’avventura racchiusa in poco più di centoquaranta fogli. Oltre all’universo di sensazioni che ti entrano sottopelle quando osservi le immagini, oltre all’emozione dei silenzi che percepisci, alla disperazione (vorresti come entrare nella storia e afferrare la mano del protagonista, camminare con lui lungo il fiume, sentirlo parlare, condurlo altrove), mentre leggi questa storia puoi ritrovarti a sorridere e ridere di ciò che non ti aspetti, ed è sorprendente. Ti viene da piangere e ti lasci andare e chissenefrega e hai voglia di amare anche se non ne sai nulla neanche tu. Amare come urlare.
Cinque ciliegie cilieginacilieginacilieginacilieginaciliegina.

Le ciliegie parlano
è un progetto di Giorgia e Gaia
dedicato a Italo Calvino
e a Francesco De Gregori.

Le ciliegie parlano / Flavio Soriga, L’amore a Londra e in altri luoghi

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C’è l’amore nel titolo del romanzo di Flavio Soriga dalla copertina rosso fuoco. Ma questo libro parla anche di molto altro, conserva storie che a trecentosessantagradi parlano innanzitutto delle persone e di come vivono, pensano, parlano, sentono. Difficile descrivere quest’esperimento (fatto di racconti): L’amore a Londra e in altri luoghi bisogna scoprirlo da sè, e scegliere personalmente quale delle tante storie che contiene è la migliore per descrivere anche un po’ noi stessi.
Tre ciliegie cilieginacilieginaciliegina.

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Le ciliegie parlano / Donald Ray Pollock, Knockemstiff

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A volte penso ancora a lei, lì in piedi nell’erba marrone e incartapecorita, che allunga il collo nella speranza di vedere almeno una cazzo di nuvola scura.

Il libro di Donald Ray Pollock pubblicato da Elliot non è un brutto romanzo, ma prende un po’ di tutto da diversi autori e costruisce la sua personale storia, dal sapore di Irvine Welsh, Kurt Cobain e John Wayne Gacy. In Knockemstiff (un nome che rimanda a una città della contea dell’autore, in Ohio, e suona qualcosa come Stendiliperbene: chi mastica l’inglese può leggere un articolo su questo strano nome cittadino) si percepisce un senso di lenta dilatazione, messo sotto una lente d’ingrandimento sconcia e assolata.
Si parte con un bambino che trema aspettando che il padre padrone lo coinvolga in una rissa per costringerlo a manifestare la propria mascolinità, e si finisce con un povero vecchio malato ma belligerante che «tiene per le palle» (cit.) i suoi bambocci di troppo cresciuti. A popolare quest’esperimento più fortunato di quanto meriterebbe ci pensano luridi alcolisti e parassiti, checche, ragazzini e coiti, vecchie macchine arrugginite, colazioni a base di salsicce al sugo, arpie che rimorchiano camionisti, neonati e sterco. Gli abitanti di questi Stati Uniti d’America oscuri e dimenticati vivono approssimativamente, di paranoie oltre natura. Non è esattamente il mio genere.
Tre ciliegie cilieginacilieginaciliegina.

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Le ciliegie parlano / Salvatore Mannuzzu, La ragazza perduta

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Siate curiosi e accettate i consigli. Ogni tanto mi viene questo pensiero, e anche un altro, e cioè che sarebbe bello se tutti i (bei) libri che leggiamo non fossero così difficili da cedere e da lasciare. Secondo me La ragazza perduta di Salvatore Mannuzzu (il consiglio che ho ricevuto) è questo: un libro che va letto e regalato, fatto passare di mano in mano, come le cose preziose, come il vento, il vento che tira via i panni sulla spiaggia di questa copertina. Il respiro è quello bianco di Einaudi, della stessa edizione del bon bon di Francesco Piccolo (sì, stiamo parlando di Momenti di trascurabile felicità), di quella che secondo me strizza l’occhio a Paolo Nori quando dice che i libri devono essere magri (ma non per questo leggeri). In effetti La ragazza perduta e una mini bomba ad orologeria, che conserva qualcosa di antico e affascinante, perfino ottocentesco, nella sua discorsività altamente e squisitamente letteraria, e allo stesso tempo però estremamente godibile  e molto «pieno». E’ un romanzo anche molto sincero: spietato, sì, per certi versi, e molto lirico, e allo stesso tempo fagocitante, mi si passi il termine, come qualcosa che ti prende alla caviglia e ti tira giù.
Tutto inizia con una telefonata, fatta da una ragazza sconosciuta ad un magistrato che si trova lontano da casa per lavoro: è l’inizio della storia e anche il suo fuoco, trascinante e incomprensibile, come quello dell’attrazione e dell’irrazionalità dell’amore. A sua volta questa piccola grande storia è racchiusa tra le mani di un vecchio signore che vuole regalare alla sua donna un racconto per ritrovare l’affinità di coppia. Dentro La ragazza perduta ci sono scarpette e mimose e corvi che parlano sulle note di Ravel, e un finale agrodolce e insperato. Correte a comprarlo, e poi regalatelo a qualcuno.
Cinque ciliegie cilieginacilieginacilieginacilieginaciliegina.

Questi erano i miei pensieri anche quando venni restituito alla camera che avevo presso il maresciallo Prunas; se pensieri possono chiamarsi: mentre li portavo in me come cose, cariche di tristezza e di infelicità; ma di cose di cui non mi potevo disfare, insieme alla sabbia che avevo tolto dalle scarpe, e che della tristezza e dell’infelicità, della perdita consumata, era parsa segno irrimediabile; o insieme al ramo di mimosa, dai fiori già leggeri e vividi, rimasto sul mio tavolo senza che trovassi il coraggio di assegnargli un destino. Come cose, oggetti d’angoscia, offese che dolevano nel corpo, mandando echi imprevedibili.

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Le ciliegie parlano / Margaret Mazzantini, Nessuno si salva da solo

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A Sergio, alla rabbia dei puri

Questa è la dedica di Margaret Mazzantini in apertura del suo romanzo Nessuno si salva da solo (Mondadori). Alla rabbia dei puri, sì, perchè è la rabbia, questo sentimento così primitivo e perseguitante nei gesti e nelle parole, a scandire la storia di Gaetano e Delia, portata alla luce attraverso continui flashback incastonati come pietre nel racconto -piccole e brillanti oppure grandi con un loro peso non indifferente- un racconto che si stende nel corso di una sera insieme, a cena, dopo la loro separazione. E’ una storia d’amore andata a male, la loro, due trentenni che l’avevano riempita delle migliori premesse ma che ad un certo punto si rendono conto di non saper più sopportare il loro incolmabile modo di essere così diversi, distratti, bisognosi di aiuto e attenzioni, poco folli, precipitosi, innamorati persi e presi prima e disillusi, esausti poi. Dov’è il segreto dell’amore eterno? Del viaggio che si rinnova? E’ davvero solo questione di ormoni, di cani che si saltano addosso? Domande come queste, prese di coscienza illuminanti riempiono i loro pensieri.
Niente di estremamente originale, una coppia come tante, come noi. Contemporaneamente a noi. Ma adornata e arricchita dalle innumerevoli scene piene di vita, chiarissime e vivide che la scrittrice ci ha sempre abituati a leggere e automaticamente a immaginare, abilissima nella sua onniscienza, presente. Al di là che si possa ritenere questo libro meno bello dei suoi precedenti (ho letto Non ti muovere a quattordici anni, e vorrei che mi prendeste sul serio adesso che vi dico che mi ha cambiato la vita e quello che mi portavo dentro allora, sarà stata l’instabilità emotiva della terribile neo-adolescenza, e chissà che altro ancora) ma è innegabile, a mio modestissimo parere, la bravura della Mazzantini, che sempre scava nelle interiora dei suoi personaggi e nelle tue, svegliandoti, accarezzandoti, dandoti strattoni.
Quasi quattro ciliegie cilieginacilieginacilieginaciliegina .
Ah, dimenticavo, il significato del titolo (così vero, dannazione) è spiegato solo nelle ultime pagine, in un finale che regala un po’ di quiete ovunque, precaria e piena di buone speranze.

E’ uno sbaglio andare a istinto. Ti porta fino a un certo punto, poi ti molla. Quando incominci a indurirti non hai più nulla, l’istinto muore giovane. Si trasforma in sospetto. E tu resti un semplice ignorante in balia delle tue menomazioni.

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Le ciliegie parlano / Flavio Soriga, Il cuore dei briganti

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Comincia con oggi la pubblicazione dei giudizi di lettura delle due ciliegie parlanti Gaia e Giorgia, dal loro bellissimo progetto (di cui trovate in fondo l’indirizzo), un inno alla gioia della lettura dedicato a uno scrittore e a un cantante. I voti sono espressi in ciliegie, e si sa come funziona il tiraggio di questi frutti succosi: buon appetito [cdc].

Il cuore dei briganti mi ha divertito moltissimo durante la sua lettura. Nelle sue quasi quattrocento pagine si narra la storia di un figlio di buona famiglia (e buona donna), che in un’isola immaginaria chiamata Hermosa (che ricalca senz’altro la Sardegna) si diverte a briganteggiare conservando un’aura da rubacuori scapestrato. Ambientato alla fine del ‘700 ha come sfondo lo scenario della rivoluzione ma riesce a non diventare quasi mai un romanzo storico. Le preziosissime virgole di Soriga -una delle forze del suo modo di raccontare – rendono la narrazione ritmata e dinamica, in un viaggio tra Parigi, Venezia e la stessa Hermosa, tra avventure mozzafiato, inseguimenti e passioni. E’ consigliatissimo per chiunque ami l’avventura e cerchi un romanzo scorrevole e interessante da portare in viaggio.
Quattro ciliegie cilieginacilieginacilieginaciliegina .

E ti piaceva, questo disordine, figlio mio?
Senza meno, don Giaime.
Sei un amante del caos, Aurelio?
Sono un amante della vita, se questa cosa ha un significato.
Non ne ha, figliolo, tutti amano la vita.
Niente affatto, mio maestro: c’è della gente che vive perché c’è posto nel mondo e niente più, impauriti di tutto, abitudinari, pigri, ottusi, e si fanno prendere, quando ormai è troppo tardi, dalla nostalgia di ciò che non hanno vissuto. Ah, se avessi osato, ah, chissà che sarebbe stato, e ormai la morte sta arrivando e non c’è rimedio per i rimpianti. Ah, se avessi fatto quel viaggio, ah, se avessi reagito a quel torto, se mi fossi dichiarato a quella donna… No, non tutti amano le infinite possibilità della vita, padre, e alcuni anzi ne sono spaventati che è come stessero fermi dalla nascita alla morte.

Le ciliegie parlano
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dedicato a Italo Calvino
e a Francesco De Gregori.

Zé-Violet / Frankenstein Junior e i mostri

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«Potrebbe andare peggio». «Come?». «Potrebbe piovere».

Iersera allo SpaceCinema sala piena per la proiezione speciale di Frankenstein Junior, per celebrarne i primi splendidi 40 anni (è uscito nel 1974, comunque).
Ho sghignazzato dall’inizio alla fine pur conoscendolo a memoria, era per me la prima volta al cinema. E come sempre mi è parso di notare qualche particolare sfuggito alle altre millemila visioni.
Immagino ci fossero anche dei «vergini», c’erano sicuramente molti spettatori che avrebbero magari anche speso qualche euro in gadget per festeggiare i 40 anni di uno dei capolavori di Mel Brooks.
Bene. Allo SpaceCinema* evidentemente non hanno senso degli affari: non solo non distribuivano nulla per la proiezione speciale, non c’era un’intro, una spiega, un cane  preso alla facoltà di cinema (non ci fossero poi università famose in zona… ) che spiegasse o chessò un volantino magari pure con gli sponsor, ma nemmeno vendevano alcunché dell’immenso merchandise del film e persino la libreria interna era chiusa alla fine della proiezione. Sembrava di aver assistito a uno spettacolo pirata, non alla celebrazione del compleanno della pellicola rimasterizzata.
Poi si lamentano che internet e le tv a pagamento sottraggono introiti alle sale che -per quel poco che vedo io- in realtà non sono più in grado di capire come attirare e conservare spettatori. Non bastano i film cassetta o cinepolpettonenatalizio, non bastano i capolavori, non bastano gli eventi speciali (il concerto dei Muse al cinema con l’audio più scarso che a casa) né i negozi interni dei multisala (che non vendono locandine o libri sul cinema ma hanno tre scaffali di libri di cucina, paccottiglia di Hello Kitty e fabiovoli) se la sala è troppo calda o troppo fredda, se manca l’accoglienza, se la prenotazione via internet è sempre un terno al lotto (overbooking, è successo), se ci sono i videogiochi a volume monstre nella sala d’attesa, se una bottiglietta d’acqua costa come in piazza San Marco e un panino come da Peck, se non riescono a spillarti quattrini quando pure glieli vorresti dare.
Eh già, ma la colpa è di Sky e del torrent, certo, non dell’assenza di pianificazione, strategia e senso degli affari.

Violet

*sicuramente in altri speissinema avranno fatto scintille, me lo figuro benissimo: il punto non cambia, anzi, se è così forse peggiora il quadro.

Salto.bz / Intelligentissimo me

colombi led bolzano

Un articolo apparso su Salto, a firma di Massimiliano Boschi, contenente più di un utile spunto di riflessione su un mondo a misura di bambino, cioè da ripensare parecchio. Perché -banale fin che vi pare- i bambini di oggi sono gli adulti di domani, quelli che circonderanno noi e i nostri figli.
Pensiamo chi vogliamo che siano, questi futuri adulti.

Nell’orgia dell’«assaggia e compra» della Fiera d’autunno di Bolzano, c’è una piccola oasi che trasmette messaggi del tutto diversi, un «siedi e ragiona» con tanto di tavoli, computer e microscopi, tutto a misura di bambino. Si tratta Led – Laboratorio di ecologia digitale organizzato dalla facoltà di Scienze della formazione  della Libera università di Bolzano e da JuniorUni.
Sulle sedie in legno alte trenta centimetri, si accomodano bambini ma anche adulti che non hanno scordato di esserlo stati. Quasi tutti armeggiano con il microscopio, pigiano sui tasti del pc, ma soprattutto fanno suonare le mele (non sveleremo come).
Sia chiaro, non si tratta di uno spielplatz digitale o di una nursery, ma dello «spot» di un metodo didattico su cui Alessandro Colombi, docente di  Principi, strategie e tecnologie della didattica, ha idee piuttosto chiare:

Grazie alla Fiera di Bolzano abbiamo avuto uno stand gratis e, insieme ai miei collaboratori, ho definito un’ipotesi di attività da offrire a due tipologie di frequentatori: le classi strutturate e le famiglie con bambini che passano di qui. In pratica, intendiamo esporre i bambini ad un contesto intelligente di utilizzo del computer.

Per altro, i pc a disposizione non sono l’ultima strenna tecnologica, risalgono a qualche anno fa ma sono costruiti a misura di bambino, in materiale antiurto e con pochi spigoli.
Come molti di coloro che uniscono la passione all’intelligenza, il professor Colombi ha il tono di quello che sta per radere al suolo il villaggio a fianco, ma propone modelli di grande utilità e raziocinio:

Non facilitiamo la fruizione passiva del computer ma, al contrario, spingiamo i bambini ad avere una funzione attiva. Non proponiamo videogiochi che si limitano a intrattenerli. I nostri pc stanno ai tablet come le verdure stanno alle patatine: nutrirsi solo di patatine può provare danni irreversibili, noi vogliamo presentare l’intero menu. Non dimentichiamoci che il personal computer nasce come strumento di ausilio all’intelligenza, non deve farci diventare più stupidi.

L’esperienza con automobili e televisione, che hanno trasformato milioni di persone in schiavi di telecomandi e quattroruote, non ha evidentemente portato consiglio. Colombi non ha intenzione di arrendersi, ma sa che è meglio partire dai bambini:

Voglio demistificare i media e fornire l’opzione di utilizzo attivo della tecnologia, creare consapevolezza e formare senso critico. Per gli adulti ormai è tardi. I nostri studi aumentano anche l’accessibilità di chi ha problemi particolari, come gli autistici, perché cerchiamo di fornire strumenti per abbassare la soglia di accesso alla tecnologia.

Come mostra anche il video pubblicato qui sotto, nello stand è anche possibile disegnare, ritagliare, colorare e costruirsi un proprio gioco con cartoni riciclati:

Non potevano mancare, i bambini si stanno specializzando in micromovimenti a causa dell’ampio utilizzo di pc, tablet e videogiochi, mentre devono continuare ad utilizzare le mani per modellare e creare. I giochi più divertenti sono quelli che i bambini si fanno da soli, perché adorano le cose difficili, siamo noi che non lo capiamo. Purtroppo la scuola è ferma al secolo scorso e continua a insegnare a dare risposte invece di insegnare a fare domande intelligenti. Per questo pensiamo di replicare l’esperienza di questi giorni nelle classi, attivando capacità e competenze dei maestri, invece di continuare ad utilizzare gli strumenti tecnologici solo per facilitare il lavoro. Mi si perdoni la banalità: non vogliamo portare pesci, ma canne da pesca.

Classe digitale @ Fiera di Bolzano 20 – 24.11.13 (FrabiatoFilm su Vimeo).

Colombi, terminata la descrizione di questo quadro non particolarmente rassicurante, si avvicina a una bambina che sta disegnando su un foglio, le propone di provare il pc e il microscopio. Il no della ragazzina è netto e non negoziabile. Il professore sorride soddisfatto.

Massimiliano Boschi