In Fidel

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Non so quanto furba questa mossa del candidato alla regione Lazio Storace, stante il suo zoccolone duro. Ma che gli ha detto la testa?* E che gli dice la testa al mezzobusto del Tgr Lazio -il Fidel dell’immagine, per chi vede da fuori regione e non conosce- per candidarsi dove verrà insultato (come non so che gli disse quando si candidò con An)?**
Però alla fine son quasi contento. L’idiozia del razzismo si conquista anche così, a passi di bimbi.
Speriamo non vi voti nessuno lo stesso, eh. Va già male di suo, non serve l’aiuto di professionisti.

* Scherzo, eh? Gli ha detto: con i voti della sola Destra non entro nemmeno in convento, speriamo con Fidel io convinca qualche moderato a votarmi. Poi magari si confondono anche alle politiche e così quarche voto lo becco anche llà, penzano de votamme pe’ votà er Pdl. Armeno, ce spero. Ah, potessi manganellarli tutti! (riflettendo) Comunque, regà: i manifesti cor Bunga Mbunga attaccateli solo nelle zone a rischio, me raccomanno. Nun me rovinate i quartieri belli fasci.
** Scherzo, eh? Gli ha detto: perché deve essere privilegio dei bianchi essere convinti che chi manifesta un pensiero diverso vada manganellato? Questo è razzismo. E poi vestito in camicia bruna farei un figurone, mi avete visto come sono elegante al tiggì? E pensare che ci son quelli che dicono che il tgr è in mano alla sinistra, nel Lazio ci hanno messo me che son nero e di destra! Ha ha.

Benedetto è il rifiuto

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Il papa molla, pare per ragioni di salute, dal 28 febbraio. Era (vado a memoria) dai tempi di Celestino V -morto alla fine del 1200- che non succedeva. Tra l’altro, mi fa notare l’amico palermitanissimo Nicola che sulla pagina wiki dedicata a Celestino V si legge: «Il 28 aprile 2009 papa Benedetto XVI, visitando la basilica duramente colpita dal terremoto di qualche giorno prima, pose sulla sua urna (una teca di cristallo) il suo pallio pontificio in ricordo della visita». Ah, tutto è contemporaneo nella mente di Dio.
Certo, così il suo pontificato da amorfo-conservatore, un nulla nella storia, finisce per lasciare il segno; e certo, già che c’era poteva cinguettarlo, anziché dirlo in latino (per ora nessun cinguettio, ma qualcuno vedrà e provvederà).
Il miglior commento che ho sentito a riguardo proviene dall’amico romanissimo Nicola. Dialogo: «Nicola, hai sentito? Il papa si dimette». Nicola: «Come, si dimette? Ma che vor di’? Non può. Deve morire!».
Eh, non ci sono più i papi di una volta.

Decio Canzio

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Per un lungo periodo, l’unico sceneggiatore di Tex è stato Claudio Nizzi e ho trovato le sue storie spesso godibili ma quasi sempre prive del vero animo della serie: più oliati meccanismi che racconti, con Carson ridotto a macchietta e Kit e Tiger praticamente scomparsi (Nizzi:Tex=Toninelli:Zagor); poi, un giorno apparve L’oro di Klatuu sceneggiata da Decio Canzio, per i disegni di Fusco, e tirai un sospiro di piacere (molti condividono, qui; e molti meno, qui), nonostante Canzio si fosse adattato a Nizzi per quanto riguarda il vecchio Kit (e meno male arriverà Boselli).
orodiklatuuDecio Canzio, pronipote di Garibaldi, aveva esordito sul 401 di Tex (il primo, tra l’altro, con copertine di Claudio Villa a sostituire Galep), ma era tutt’altro che un esordiente: è stato il direttore editoriale della Bonelli per una ventina d’anni, ridiede linfa al Piccolo ranger, curò la serie Un uomo un’avventura, scrisse una delle più brutte storie di Zagor (Il cavaliere misterioso) e così via (per rendersi conto della sua importanza, qui un articolo del curautore di Zagor Moreno Burattini e qui uno di Davide Castellazzi).
Lo stile Bonelli, l’altissima qualità media degli albi Bonelli che han reso via Buonarroti quel che è son dovuti a due persone: Sergio, ovviamente, e Decio Canzio. Oggi la tradizione viene portata avanti e bene (da Mauro Boselli su tutti, a mio avviso colui che più ha ereditato spirito e capacità del fondatore); ma oggi, comprando l’ultimo numero di Dampyr, ho letto un editoriale di Boselli che ricordava, e mi faceva scoprire, la morte di Decio Canzio, avvenuta il 4 gennaio 2013. Una perdita, enorme: di umanità e professionalità, di bravura e solidità; e davvero non so dire dove sia stato il danno maggiore. Come per la morte del suo amico Sergio Bonelli, del resto. Siamo tutti più poveri, e non è la crisi.

Contro chi è contro il doppiaggio

voci silenti

Su Repubblica Franco Montini pubblica l’articolo Senza doppiaggio il cinema piace di più. Cito:

Il cinema? Meglio nella lingua originale, basta col doppiaggio.

Sineddoche

Nell’epoca di Internet e dell’inglese per tutti, cresce anche la richiesta fra il pubblico italiano di una maggiore offerta di film non doppiati.  La prova? Django Unchained, per esempio, in programma al cinema Barberini di Roma, sta incassando più nella versione originale con sottotitoli che in quella doppiata. D’accordo, le cifre sono sproporzionate: la versione originale del film di Tarantino a Roma è in programmazione in un’unica sala, mentre in italiano occupa 47 schermi. Ma è un segnale.

E via disquisendo. A parte la scarsità numerica del «segnale» (come dire: si fanno ancora dischi in vinile, è il futuro), mi rendo conto (contraddicendomi nel parentetico) che forse arriveremo ad avere solo film in lingua originale, come avviene da tempo in paesi -eh sì- più poveri.

Resa

A me dispiace ogni resa, e questa più di altre, anche se farà tirare un sospiro di sollievo ad alcuni; e mi dispiace come mi dispiace che la linea seguita per rimediare alle critiche piovute su pessime traduzioni di alcuni titoli in italiano sia tenere l’inglese tal quale e/o aggiungerci un obbrobrio italiota. E’ un impoverimento di senso, uno spacciare contenuti non destinati alla comprensione bensì all’esibizione, che ha come oggetto lo stesso pubblico che canticchia canzoni in inglese che non capisce o Oppan gangnam style.
O vogliamo cantare anche noi la favoletta che «il popolo di Internet», pardon, ho sbagliato bojata: nell’epoca di Internet, tutti quelli che lo usano sanno l’inglese al punto di capire un intero film molto dialogato (io l’inglese lo so bene, ma senza sottotitoli quante battute mi perderei!)? Entriamo in un supermercato frequentato anche da studenti: quante persone in tutto sanno l’inglese a tali livelli? Scambiar la nicchia per il tutto pensavo fosse una sineddoche propria solo degli antistrateghi che non capiscono alcune mosse del capo del Pdl («Ha detto che una bella ragazza dovrebbe sposare un miliardario! Perderà voti!»).
Il mantenimento di pacca otterrà più popolo bue, da un lato, e allontanerà ancora di più la massa dal cinema, dall’altro (rendendo per di più meno appetibili ai nicchiosi della lingua originale anche i dvd); e senza massa i film, al contrario dei libri, non si fanno. Se vogliamo goderci solo cose alla Dogma 95 va benissimo, altrimenti no.
A me Dogma 95 piace, ma non solo; quindi: no.

Djinn

Nel frattempo, metto un paio di mutande di tre taglie inferiori alla mia e attendo così apparato la prossima genialata: pubblicare libri in inglese in lingua originale.

(Immagine: da qui, Malcolm Tait, Voci silenziose. L’articolo è in probabile disaccordo con 7isLS, il critico cinematografico responsabile della rubrica Nicinema nitele di questo sito – nota di Coso del Cantone).

Come i furbofonini stanno rovinando il mondo, confezione banana

obamatelefonini

Codesta coppia di immagini (da The meta picture) è riportata sotto il titolo: Come i furbofonini stanno rovinando il mondo. Ora, pare possibile che durante la sua «seconda inaugurazione» (come si legge nell’immagine in basso, e mi si passi la traduzione) Obama sia così imbecille da farsi beccare da tele e fotocamere a farsi gli affaracci propri sul cellulare mentre qualcuno sta parlando/qualcosa sta succedendo? Osservando, e pure male, si vede chiaramente che nella prima immagine tutti sono rivolti verso destra, dove sta avvenendo qualcosa (un’orazione, una partita) mentre nella seconda siamo in un momento di pausa e nessuno è rivolto verso destra. Tutti nella prima, tutti nella seconda.
Per sostenere il discorso, si poteva mostrare prima un’immagine degli Obama che parlavano tra di loro (2009) e poi quella di ognuno rivolto al mondo del proprio furbofonino (2013); ma così toccava lavorar di ricerca e non si poteva dire: Come! Alla sua seconda inaugurazione! Questa modernità ci sta rovinando, eh? Ma andate a morir di peste.
Cappello e banana per la confezione.

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C’è una luce in fondo alla galleria

galleriaferroviariaabbandonata

Ci sono soldi pubblici spesi per favorire interessi privati; in altre parole, coi soldi di tutti noi si fanno arricchire pochi di loro, e poi non ci sono i fondi per tenere aperti gli ospedali e via peggiorando. Se i soldi fossero ben spesi, la crisi sarebbe già alle spalle; certo, alcuni superricchi sarebbero solo ricchi e alcuni ricchi sarebbero medi o in galera o disoccupati o magari ricchi; ma la nazione starebbe meglio. Non è poco, no? Ogni volta che leggo cose così penso: ci stanno derubando, quasi alla luce del sole (la sovraesposizione alle notizie è una cortina, e nemmanco figlia di complotti).
Un esempio? La Torino-Lione e il troiaio inutile che vogliono combinare in Val di Susa.

Facciamo il punto

Per fare il punto, cito Marco Travaglio da una puntata di Servizio pubblico, riportata qui:

Il primo studio di fattibilità commissionato dalla Regione Piemonte 21 anni fa stimava che i passeggeri fra Italia e Francia sarebbero aumentati da un milione e mezzo a 7 milioni e 700.000 in dieci anni. Invece adesso sono 700.000: un decimo del previsto. Infatti il vecchio treno diretto Torino-Lione è stato soppresso da un pezzo. Allora si è detto: siccome la nuova linea non serve per i passeggeri, che non ci sono più, servirà per le merci. E il progetto ha cambiato nome: da «alta velocità» a «alta capacità».
Adesso, a parte l’idea folle di fare una nuova ferrovia per portare le rape e le fave mezz’ora prima da Torino a Lione, basta dare un’occhiata ai dati del traffico merci fra l’Italia e la Francia, che è salito fino al 2000 e da allora è colato a picco. L’ufficio federale dei trasporti svizzero calcola che nel 2000 viaggiavano 8 milioni di tonnellate di merci; oggi ne viaggiano due e mezzo, anche perché ormai il grosso passa dal Gottardo e dal Brennero. Basta appostarsi lungo la ferroviaria Torino-Modane e osservare: l’80-90% dei treni merci passa completamente deserto. Anche perché abbiamo speso un sacco di soldi per potenziarla, la Torino-Modane, che ora potrebbe trasportare 20 milioni di tonnellate e invece ne trasporta due o tre al massimo.
Cioè, nessuno usa la linea esistente: e noi, furbi, ne facciamo una seconda. Con un cantiere che durerà 15 anni, scaverà per 57 chilometri una montagna piena di amianto e materiale radioattivo – perché noi siamo molto furbi: come se non fosse bastata l’Eternit, a insegnarci qualcosa. E dove lo mettiamo il milione di tonnellate di detriti, per giunta in parte tossici, che usciranno da quel buco? E quanti Tir ci vorranno per portarli via? Con quanta CO2 e quanto inquinamento? E che fine farà il turismo, nel frattempo? E le infiltrazioni della ‘ndrangheta in quella regione? Qualcuno ci ha pensato? E chi curerà le 10.000 persone che si prevede possano ammalarsi per le polveri e lo smog da cantiere, visto che è previsto addirittura un +10% di malattie cardiache e respiratorie?
Per questo, non è vero che il Tav è inutile. Il Tav Torino-Lione è dannoso per l’ambiente e le falde acquifere (chiediamo ai toscani cos’è successo con il Tav tra Firenze e Bologna), è dannoso per la vita e per la salute degli abitanti della val Susa, ma soprattutto per le casse dello Stato.

Un fatto nuovo

E ora è sopravvenuto un fatto nuovo. L’articolo da leggere è Fréjus, Tir sui treni: cade l’ultimo alibi per la Torino-Lione e ne cito l’inizio:

La Torino-Lione? Ormai definitivamente inutile. Lo «ammette» anche Rfi, la società delle Ferrovie dello Stato cui compete la gestione della rete ferroviaria: l’attuale traforo internazionale del Fréjus, che già collega Italia e Francia lungo la ferrovia Torino-Modane che attraversa la valle di Susa, è in grado di accogliere anche maxi-convogli, persino i più ingombranti in circolazione in Europa. «La certezza», dichiara Tino Balduzzi, attivista No-Tav intervistato da Alessandra Fava per il newsmagazine «Manifestiamo»,  «viene da un documento di Rfi, scoperto durante una ricerca sui carri Modalohr». Il documento «svela» l’esatta capacità del vecchio tunnel, recentemente «limato», e dimostra che le limitazioni che impedivano di caricare su treno i camion standard, alti 4 metri, non ci sono più. Via libera, dunque, alla decantata «autostrada ferroviaria»: cade l’alibi secondo il quale sarebbe necessario un nuovo super-traforo.

Qui il resto dell’articolo (immagine: una galleria ferroviaria abbandonata a Tavistock, in Inghilterra, da qui).

Pannella Bonino Storace: mah?

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Dò tempestivamente una novella di ieri: ormai pare saltato per ragioni tecniche e senza rimedio, almeno ufficialmente (si potranno sempre dare una mano), ma l’accordo Pannella-Storace è stato tentato e forse risorgerà in altre forme. Pannella, cioè il Partito radicale, e Storace, cioè la destra-destra istituzionalizzata e borghese.

Due domande

Due domande: prima, ma quanto è disperato quest’uomo per aver anche solo pensato a un simile accordo? Storace, intendo; seconda, ma Bonino e tutti i radicali sani, cosa aspettano a liberarsi di Pannella e di tutti gli elementi che fan continuamente capezzonare l’intero partito? Se penso a Emma Bonino: stima; se penso a Pannella e a quelli tipo lui: prezzo.
I radicali sono stati una cosa seria e magnifica, hanno una storia che Pannella -al di là delle esagerazioni ad hoc- rinneganzeggia e sfascistizza di continuo.

Quando il Partito radicale manca

Dice ottimamente ON LI in Cercasi un nuovo Partito radicale:

mi manca il partito radicale, per il suo coraggio nell’affrontare temi scomodi e progressisti, per la funzione di stimolo che ha avuto nei confronti dei partiti della sinistra, per la capacità di vedere prima degli altri gli sviluppi politici italiani. Il Partito radicale parlava di “partitocrazia” trent’anni prima della “casta”, negli anni ottanta fece ostruzionismo contro la proposta di indicizzazione dei finanziamenti pubblici ai partiti e lottò per ottenere maggiore trasparenza dei bilanci. Nel 1993 propose il referendum abrogativo di quei finanziamenti ed i Sì vinsero con il 90,3%. Purtroppo, però, Marco Pannella ha oscurato ed impedito, con il suo egocentrismo, il consolidamento di una forza libertaria e liberale che in Italia continua a mancare.

Verità: senza il Partito radicale, alcune battaglie la sinistra ufficiale non le avrebbe portate avanti; e se si occuperà della questione delle pensioni delle «gestioni separate» prima che esploda, è ancora una parte del Partito radicale (quello attuale, in una delle sue due anime) che bisognerà ringraziare.
Un consiglio per il prossimo sciopero della fame di colui che di troppa fama è già cinto: e fatecelo rimanere secco, e tornate a far politica e a prender voti.

Grillo per il capo

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Immagini prese da quotidiani vari (2 e 3 recentissime, l’ultima di qualche mese fa): sono ovvietà, ma tanto per.

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Ovviamente, mi distingua: nessun condannato in via definitiva. Mussolini si sciacquava la bocca con la famiglia e aveva l’amante ufficiale; anche il capo del Pdl ha sempre parlato di famiglia avendo avuti figli da una donna mentre era sposato con un’altra, e poi bunghebunghe e tutti i trojai ben noti. Ecco.

L’acqua di Parigi e i miserabili

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Parigi è stata per decenni «un esempio emblematico di finto liberismo economico applicato all’acqua» e poi bla e bla; poi si è passati alla gestione pubblica, voluta dal sindaco socialista (alla francese, eh) della città. Risultato? Come si legge in questo illuminante articolo del Corsera, la gestione totalmente pubblica dell’acqua straconviene ai cittadini: la pubblica «Eau de Paris, che dal 1 gennaio 2010 ha rilevato dalle due multinazionali Veolià e Suez la gestione della rete idrica di Parigi», ha risparmiato dai 30 ai 35 milioni di euro l’anno e abbassato «dell’8 per cento la bolletta dell’acqua».
E in Italia? Intanto Napoli, speriamo il resto segua rapidamente.
I miserabili non sono i cittadini, eh?! Tanto per essere chiari come il cristallo.

(Immagine: Platinum studio. La nuova l’ho letta su 3nding).