Storie di ordinaria libreria

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Accadrà che tutte quelle persone che per lavoro affrontano certi rischi, fra i quali: 1) rispondere agli strampalati quesiti di clienti che cercano libri inesistenti, origliati in coda alla posta, stravolti da angoli stropicciati di giornali, al mattino in rassegna per un cappuccio&pasta, 2) affrontare le lamentele dei suddetti che non incredibilmente non trovano risposta alle loro domande, ma soprattutto 3) sforzarsi di non ridere quando le frasi sono come le seguenti:

Cliente: «Ce l’avete l’Opera Omnia?».
Io (attendo che specifichi di chi. Non arriva alcuna specifica): «Di…?».
Cliente: «Non so. Ma quanti libri ci saranno con un titolo così?».

ecco, dicevo, per tutti coloro che fanno un lavoro simile dovrà esserci una specie di paradiso. O, al limite, un buen retiro. A volte questo angolo di quiete lo si trova su internet, fra le «pagine» di un blog: l’Apprendista libraio. E qui c’è la sua pagina Facebook. Lui è Stefano Amato e sul suo blog si può acquistare l’e-book autoprodotto (mi piace dire «autoprodotto», fa molto musicista underground) che racconta in forma di romanzo quanto si può leggere costantemente sul suo blog. Stefano lavora in libreria e da un po’ di tempo raccoglie gli episodi più divertenti – a volte tragicamente divertenti – e anche quelli degli altri.
È un’avventura antropologica, la sua, e seguire le sue vicissitudini è come sorvolare l’arcipelago ribollente e instabile dove abita il leggendario popolo dei lettori. Questo spazio creato da Stefano, dove hanno diritto di cittadinanza gli sfoghi ilari di altri librai, rende conto meglio di statistiche e classifiche su chi siano i lettori di oggi. Certo, bisogna scremare l’evidenza da un po’ di folclore, ma tutto sommato il «rapporto» è veritiero. Lo si può leggere come una cronaca un po’ surreale o come inquietante documento che getta una luce sinistra sullo stato di salute della lettura (prim’ancora che dei lettori) di oggi. Leggi dialoghi del genere:

Cliente: «Ha mica Una donna a Berlino?».
Io: «Lo cerco. Conosce mica l’autore?».
Cliente: «È di Omonimo».

e pensi che in quel momento il libraio stia strizzando gli occhi come al cospetto di un fischio atroce (vedi unghie sulla lavagna).
Eppure è anche vero che questo blog fa molto ridere e il riso è ciò che ci libera dall’oppressione di un tiranno. Insomma, voglio dire, mettiamo che il tiranno sia l’instabile cosmo delle librerie: ne vedi chiudere una dopo l’altra, le città si desertificano. Storiche librerie dei quartieri quando non ci lasciano le penne vengono rinchiuse in assurdi centri commerciali e allora poniamo che una risata sconfigga, anche solo per un istante, questo triste destino di molti luoghi cari. Non sarebbe il caso di gridare: lunga vita all’Apprendista libraio, alle sue risate indispensabili per sopravvivere di questi tempi? Penso proprio di sì, anche perché tra il dramma da naufragio e l’invettiva di resistenza è sempre il tempo di una commedia.

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Filippo Polenchi
Visita il sito dell’autore e quello di Barta edizioni

I moniti di Re Giorgio

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Una veloce carrellata dei Moniti di Re Giorgio («Custode delle larghe intese, indefesso generatore di moniti con viva e vibrante soddisfazione», spiega il profilo. E aggiunge «Parody account», fosse mai che qualcuno…) cinguettati nei giorni scorsi e riprodotti un po’ alla rinfusa, assai più gustosi e digeribili della versione originale. L’immagine in apertura, sempre ripresa dal profilo Twitter dei Moniti, perqula invece il «cambio verso» dei manifestini elettorali di Renzi.
Però, ehi! Cosa sono queste tristezze? Rottamiamo la mestizia e tanti auguri di un buon 2013! Sì, 2013!

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Ecco oggi / Here is today

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Un sito semplice, grafico, chiaro, bello, scoperto grazie ad Alice in Dustland, che ti prende il tuo «qui e ora» e te lo schiaffa in prospettiva spaziotemporale.
Alcune schermate dall’oggi seguono; ma visitate, vi prego, Here is today, perché vederle animate, queste grafiche, dà tutta un’altra prospettiva sulla nostra piccolezza e la nostra grandezza (a mio avviso, si sentono meglio entrambe).

Ecco quando

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Ecco questo mese.

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Ecco quest’anno.

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Ecco questo secolo.

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Ecco questo millennio.

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Ecco quest’epoca.

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Ecco questo periodo.

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Ecco quest’era.

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Ecco quest’eone.

Dove e chi

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Ecco la Terra.

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Ecco la vita.

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Ecco l’ossidazione.

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Ecco i pesci.

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Ecco gli insetti.

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Ecco i rettili.

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Ecco i mammiferi.

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Ecco gli uccelli.

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Ecco gli umani.

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Ecco l’universo.

Enrico Letta che fa cose

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Poche cose possono battere il ridicolo involontario di codesta foto (ma forse anche Rambo in giacca, cravatta, elmo e giubbotto in kevlar così farebbe ridere. D’altronde Rambo fa spesso ridere. D’altronde, quanto ci credano gli usamericani nelle rambate fa molto meno ridere. D’altronde basta), e in tal caso a poco vale la didascalia «Enrico Letta che si prepara per la crisi di governo» per alzare l’esilaranza (si dirà?).
Per tutto il resto però il sito Enrico Letta che fa cose dice la sua e la dice bene, e l’apparente infantilismo (d’altronde, se non è infantile ‘sto governo…) di alcune didascalie non tragga in inganno: è satira politica, che spesso ritrae la situazione reale (si vedano le immagini col papa, con Cameron, con Alfano non a caso chiamato spesso affettuosamente Angelino) meglio di un fondo di giornale, a rifletterci. Un po’ (un po’) come la classica vignetta di Altan con Craxi e la sola scritta «Grasso è bello».
Per esempi, si veda sotto e sul sito citato (foto e relative dida provengono tutte da lì).

E uno

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Enrico Letta che l’unica ripresa che vedremo in Italia è questa.

 

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Enrico Letta che si fa spiegare dal Papa come non pagare l’IMU.

 

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Enrico Letta che si fa raccontare da Alfano di quella volta che ha conosciuto la nipote di Mubarak.

 

Italy's Prime Minister Letta addresses a news conference in Vienna

Enrico Letta che mostra come si è suicidato il PD.

 

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Enrico Letta (feat. Quagliarello) in una coreografia di Garrison.

 

E due

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Enrico Letta che indica dov’è nascosta la Carfagna.

 

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Enrico Letta che fa le pernacchie mentre parla Alfano.

 

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Enrico Letta che gioca al telefono senza fili ma non ha capito la parola.

 

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Enrico Letta che conferma che solo non si vedono i due leocorni.

 

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Enrico Letta che intrattiene tutti con la sua imitazione di Renè Ferretti.

 

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Enrico Letta che spiega come indossare un condom.

E tre

Italian PM Enrico Letta in Paris

Enrico Letta che Pum Pimperepettenusa.

 

Napolitano e Letta lanciano l'Expo, una grande chance per il paese

Enrico Letta che spiega come ci si attacca al tram.

 

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Enrico Letta che fa le scorregge con la bocca, ma puzzano davvero.

 

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Enrico Letta che chiede allo zio cosa deve rispondere.

 

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Enrico Letta che l’ha fatta grossa.

E quattro

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Enrico Letta che se scopre chi gli ha tirato la pallina di carta lo fa dimettere.

 

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Enrico Letta che fa a gara con Angelino a chi è più pensieroso.

 

Italy's prime minister Enrico Letta walks past Britain's PM David Cameron during an EU summit

Enrico Letta che ha una pistola in tasca o è solo contento di vedere Cameron.

 

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Enrico Letta che fa ordinare le pizze ad Alfano.

Zombies in candyland

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Prendete una versione del gioco dell’oca ideato nel 1945 da Eleanor Abbott, mentre era in convalescenza da poliomelite in quel lontano quel di San Diego, California, Usa, pensato per bambini che non devono prendere decisioni ma solo affidarsi alle istruzioni e chiamato Candyland, Terra dei dolciumi. Ecco come si presentava nel 1949:

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Prendete la contessa Erzsébet Báthory (Nyírbátor, 7 agosto 1560 – Čachtice, 21 agosto 1614), leggendaria omicida seriale ungherese, accusata di aver torturato e ucciso centinaia di giovani donne (la cifra oscilla tra 100 e 300) e di farsi bagnetti nel sangue delle sue vittime per mantenersi giovane. Ecco come si presenta in un simpatico oggettino d’arredamento:

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Prendete gli zombi, i morti viventi che si aggirano in cerca di cervelli da sbranare, ultimamente protagonisti di una fantascientica serie televisiva britannica quale Dead set (Studio morto, con tutti i doppi sensi del caso), serie in cui si scatenano nelle stanze di un equivalente del Grande fratello e schifezze simili (fantascienza: o non si nutrono di cervelli? E allora lì che ci combinano?); della serie televisiva The walking dead (Morti che camminano); di un bellissimo libro di Max Brooks; e prima di tutto di un inaggirabile capolavoro di Romero. Eccoli in una versione letterale della primissima comunione:

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Ecco, prendete queste tre cose e tenetele ben presenti per dimenticarle (o viceversa); e poi fate un salto sul sito di Taty Dessì (in rete Taty Bathory), Zombies in candyland, fresca di blogo e di disegno, che ha in apertura di informatico loculo cotante kubrickose parole:

Non sono mai stato sicuro che la morale della storia di Icaro dovesse essere: «Non tentare di volare troppo in alto», come viene intesa in genere, e mi sono chiesto se non si potesse interpretarla invece in un modo diverso: «Dimentica la cera e le piume, e costruisci ali più solide».

e che disegna e scrive cose gustose, con un tocco di umorismo e un ribaltamento di prospettiva in direzione di Mostri & co. e Dylan Dog (siamo tutti i mostri di qualcun altro).

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4chan

Cos’è

L’introduzione di Internet ha cambiato molte cose nel mondo, dalla libertà di parola al bullismo, dalla diffusione di notizie al modo di far scoppiare una rivolta, dal commercio fino alle relazioni interpersonali, dalla produzione e fruizione della musica, del cinema e dell’intero mondo della cultura e dell’arte fino al complesso universo dell’umorismo, con tutti i suoi registri. E’ tesi abbastanza diffusa che sia anche grazie alle reti sociali che si sia sviluppato un tipo di umorismo comune alla rete; ma c’è un prima e c’è un poi: la diffusione di questa tesi spesso è dovuta alla non conoscenza di  boards.4chan.org, un sito controverso che cercherò di descrivere con tutta l’asetticità possibile.
Nato nel 2003 sulla scorta delle lavagne di messaggi (message boards) giapponesi (in origine era un sito che si occupava principalmente di manga e cartoni), 4chan è suddiviso in sei sezioni, dedicate (appunto…) alla cultura giapponese, agli interessi di tutti, alla creatività… o anche all’intrattenimento “per adulti”, detto anche NSFW (Not Safe For Work, non adatto al lavoro, più specificamente ad essere aperto in ufficio, e tantomeno a scuola). Un’altra sezione invece è dedicata alla casualità dei contenuti, contenendo principalmente cose che possono condividere l’appartenenza anche con altre sezioni, comprese quelle NSFW (quest’ultima categoria ha la sua apoteosi nella sotto-sezione Random, cioè Casuale, accessibile scrivendo “/b/” dopo l’indirizzo del sito), e un’altra ad… altro. L’utenza del sito può postare qualsiasi immagine o pensiero chiedendo consigli o aiuti dal resto dell’utenza, senza che nessuno scopra il nome di nessuno: l’anonimato è completo e non è possibile rintracciare chi abbia inserito sul sito determinati argomenti. È proprio questo anonimato che rende possibile la distribuzione di immagini, video, immagini in movimento (le cosiddette “gif”) o comunque cose che riguardino attività illegali (fino alla pedopornografia e oltre) senza alcuna conseguenza, poiché chiunque posti tali immagini non può essere rintracciato. Per questo il sito, periodicamente e ovviamente, passa non pochi guai.

Gli utenti e i memi

La cosa più incredibile di questo sito, tuttavia, non consiste nella natura dei suoi contenuti (per quanto…), sono i suoi utenti a colpire davvero. La comunità di coloro che postano è abnormemente grande? Be’, son solo la minoranza rumorosa, e non son nulla in confronto al numero di persone che invece visita spesso il sito senza commentare o scrivere. Tale «comunità» -che spesso si auto-definisce «comunità dei /b/rothers», ovvero dei “fratelli” con un riferimento alla sezione casuale del sito, «/b/»- è diventata così grande ed importante col passare degli anni che ormai si crede possa influenzare in vari modi il mondo, anche al di fuori di Internet. Lasciando da parte le cose più serie (per quelle si veda la versione inglese della voce dedicata al sito da Wikipedia, dal momento che quella italiana è troppo stringata), basti come esempio un sottogenere minore di un genere minore (l’umorismo), e questi sono i memi. Di che si tratta?
Wikipedia, qui , dice a proposito:

Il concetto di meme e l’ipotesi della sua esistenza hanno origine all’interno del libro di Richard Dawkins Il gene egoista e viene definito come una riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria, per esempio un libro, ad un’altra mente o supporto. In termini più specifici, un meme sarebbe “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per lagenetica.

In rete, proprio su 4chan, i memi hanno assunto la forma di disegni spesso volutamente mal disegnati che raffigurano particolari espressioni del viso indicanti gioia, scoramento, sbeffeggiamento, stupore e via dicendo, normalmente accompagnati da un motto caratterizzante (tipo «Per sempre solo», «Qui non ho niente da fare», «Me gusta», «Oho! abbiamo a che fare con un vero duro!», ne potete vedere qui sotto alcuni esempi), e sono diventati talmente popolari da apparire perfino sulle magliette che si vendono nelle bancarelle per turisti.

Da sinistra a destra: Faccia da poker, Mi piace, Va bene, Faccia da trollo, Mi schianto dal ridere, Sfida accettata, Per sempre solo, Sì, cazzo!

A questi primi disegni si sono poi affiancati (su 4chan ma anche su altri siti) altri memi fotografici o ben disegnati, «interpretati» da personaggi famosi come Freddie Mercury e Obama o da protagonisti di spettacoli tv (il meme «Alieni…») o pubblicità («Io non [faccio qualcosa] spesso, ma quando lo faccio [succede che]).
E’ interessante notare che, stando alla stessa utenza di 4chan, questa popolarità ha fatto sì che i memi non fossero più divertenti, finendo per essere bollati come «cancer», ovvero cancro, anche e soprattutto da quando altri siti come Reddit o 9gag hanno cominciato a pubblicare immagini con gli stessi tipi di disegni. E non sarebbe da restare stupefatti se i genitori di un qualche undicenne ignorante & buonista con indosso la maglietta di Me gusta decidessero di darla alle fiamme dopo averne scoperto l’origine in un sito frequentato anche da persone che molti definirebbero, e a ragione, «malati mentali».

Trottando

Perfino la canzone pop Gangnam Style del cantante coreano PSY, che lentamente, per l’umorismo surreale del suo video ufficiale e il suo inventivo «ballo del fantino appiedato», sta diventando uno dei video più visualizzati di tutto YouTube, deve gran parte della sua popolarità all’utenza di 4chan, che cominciò a creare immagini umoristiche a riguardo sin dall’uscita della canzone in Corea quest’estate. Il boom della canzone si è avuto da poco, quando in tutto il mondo sono stati organizzati dai giovani alcuni eventi per ballare la canzone in massa in grandi città: alle 16:45 del pomeriggio del 10 novembre di quest’anno, per esempio, a Roma erano in 30mila ad essersi ritrovati a ballare la canzone coreana.
Se 4chan sia “il Male” o “il Bene” è difficile da definire: da una parte è un mondo di bullismo, mancanza di rispetto, violenza e illegalità; dall’altra è un mondo di rivoluzione culturale. L’utenza del sito ed i propri contenuti, con il passare del tempo, stanno cambiando Internet, e cambiare Internet significa anche cambiare il mondo (ricordate? «Una canzone non può cambiare il mondo, ma può cambiare le persone. E le persone possono cambiare il mondo»). Rimaniamo sul leggero (si potrebbe altrimenti citare la battaglia contro la Chiesa della scientologia del Progetto chanology, per dirne una): l’utenza di 4chan ha aiutato l’incremento delle vendite dei videogiochi di Team Fortress 2, e della nuova serie di Pokémon, anche se non soprattutto tra clienti adulti; l’utenza di 4chan ha reso un cartone animato per bambine di sei anni (My Little Pony: L’amicizia è magica) lo show preferito di moltissimi maschi adulti; l’utenza di 4chan ha fatto chiamare Hitler did nothing wrong (Hitler non ha fatto nulla di sbagliato) una marca di aranciata tramite un concorso online. Male o Bene, dunque? Entrare in 4chan è come aver accesso alla mente, attiva ma non mascherata, di un intero treno di passeggeri: ci si trova letteralmente di tutto, dallo schifoso al sublime, dal commovente al ridicolo. Parafrasando un buon diavolo che la sapeva lunga, potremmo dire: 4chan, il mio nome è Legione. E chi lo sa, presto potrebbe perfino influenzare o addirittura manovrare le future elezioni dei presidenti USA. Il futuro ce lo saprà dire.

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