Tempo Lercio

tempo_derrick
Casalinga si finge aborigena per farsi studiare da Alberto Angela, Colori, Pantone lancia il Grigio Gentiloni, Dipendente presso sé stesso pubblica su Facebook le foto della cena aziendale (immagine di un uomo che pranza da solo in un locale): codesto è il tenore dei titoli degli articoli che si trovano quotidianamente su «Lercio», il giornale satirico nato dalle ceneri della «Palestra» di Luttazzi.
E spiace vedere che, forse resi golosi dai numerosi clicchi della testata ridereccia, i colleghi del «Tempo», il *oso quotidiano della capitale, abbiano voluto provare a sfilare i lettori dalla concorrenza con un titolo a effetto: non è bello, non si fa.
E oltretutto pare una battuta presa dal Facciario o dal barrino (o baretto) sotto casa, un po’ meh.
Tutta sta rincorsa del tono dei socialini (come capita spesso sul «Fatto quotidiano») non è che faccia molto bene al giornalismo, se posso dire la mia.
Posso?
Be’, considerato come titolate posso sì.
Ve pijasse n corpaccio nee zampe

Spaam / Dare i numeri

numeri

Gira un articolo in cui si legge che per una legge d’iniziativa parlamentare ci vogliono 504 giorni, tra Camera e Senato, per l’approvazione, mentre per una legge governativa bastano  172 giorni. Vero. Verissimo.

Spaam gli ha fatto un po’ le pulci.

Ma questi sono i dati del 2016.

Nel 2015:
legge Iniziativa Parlamentare: >500 giorni
legge Iniziativa governativa: 159 giorni
approvazione Ddl: 37 giorni

Nel 2014:
legge Iniziativa Parlamentare: 400 giorni Ca.
legge Iniziativa governativa: 106 giorni
approvazione Ddl: 30 giorni

Nel 2013, e qua viene il bello:
legge Iniziativa Parlamentare: 90 giorni
legge Iniziativa governativa: 35 giorni
approvazione Ddl: 23 giorni

Quindi dipende anche da che legge si vuole dibattere. Il Parlamento non produce bicchierini da caffè in cui i suoi «operai» stanno in catena di montaggio, ma fanno leggi e le leggi sono una questione anche (se non soprattutto) politica e questo inficia le statistiche. La legge Fornero fu varata in 16 giorni. Il Lodo Alfano, in 20. La legge correttiva sul bilancio del 2011, in una settimana circa.
Al contrario, la legge anti-corruzione, ha superato i 1500 giorni, immagino non per problemi di natura strutturale della Costituzione e delle due Camere ma perchè se ne sbattono i quaglioni di approvarla.
Quindi, il metodo scientifico non si può applicare propriamente alla Politica.
Infine, delle due camere, la più lenta è quella dei Deputati, non il Senato.

Camera: 244 giorni
Senato: 160
Un 35% più veloce della Camera.

La cultura come entomologia: l’Italia/Lazio a Francoforte

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Queste fotografie (l’effetto leggermente tuttosmarmellato, come si direbbe in Boris, è dovuto alle qualità del fotografo, che mentre scattava erano in bagno) provengono dal padiglione della Regione Lazio, Italia, alla Fiera del libro di Francoforte in questi giorni di ottobre 2016 (si chiude il 24).
I libri sistemati in librerie-loculo, e quindi invisibili, sotto una lista di nomi di case editrici (manco un logo, dimodoché la non riconoscibilità fosse certa), erano preannunciati da una parete in cui i volumi erano rivettati a pagine aperte, crocifissi al muro senza redenzione (era impossibile leggerli, solo sfogliarli parzialmente, a volte), un po’ come faceva Vlad Tepes con i soldati nemici lungo la via alle sue terre.
Il libro cartaceo è avvisato: il suo destino è morte, gli officianti del rito funebre sono quelli che portano in giro chi i libri di carta di li fa (la Regione Lazio ha pagato per essere presente), e i sacerdoti rivendicano con orgoglio la fine del vecchio (fisico) e l’arrivo del nuovo (digitale) come manco la Apple quando tolse i dischetti dai suoi Mac.
Però io due paroline a commento le avrei messe, perché altrimenti sembra l’ennesima cosa sbagliata fatta dai ministeri o suoi sottoprodotti, questa volta col pensiero di fare una roba che spacca (e in effetti colpisce), senza pensare al messaggio che si trasmette (e si trasmette l’idea di cultura che si ha).
Per restare in Boris, e chiudo: a Reggione Lazio,

madonnachetristezza

Sottoexposti

sottoexposti

Perché su un sacco di forummi e blogghi s’è letto che Expo era il male per du’ milioni di motivi (non ultimo bensì primissimo: l’uso dei volontari e il sottopagamento di tanti lavoratori), e quasi tutti sti critici si son trasformati in visitatTori, oppure si son lamentati di non esserci andati. E dovete ma andare tutti in

nel senso dell’università di quel paese (fatta per tutti, come recita il motto inglese sulleggibile).
Ste cose non le voglio capire.

Due milioni (delle vecchie lire)

siamoduemilioni

Forse hanno sbagliato valuta, oltre che valori.

rollingstonesvsfamilyday

In fondo hanno sbagliato secolo e pianeta, che gli costa sbagliare anche il resto?
Oppure sono il milione di posti di lavoro promesso dal non più cavaliere Belluscone + l’inflazione meno il netto delle balle, mi sa che intorno ai sessantamila circa ci siamo.

(Immagini via Catastrofe e Curiositas mundi).

Leonardo / No, la tua scuola privata non mi fa risparmiare

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Ripubblichiamo, per cortesia dell’autore, un articolo pubblicato da Leonardo sul suo sito. L’immagine a commento dell’articolo viene da qui e l’aveva usata Leonardo nel suo articolo. Per i non anglofoni, a sinistra la scelta 1: scuole pubbliche moderne, sicure, ben finanziate; scelta 2: scuole private moderne, sicure, ben finanziate & scuole pubbliche. Finanziare le scuole private coi soldi pubblici -chi è genitore avrà avuto già modo di incontrare il fantastico contributo volontario per comprare cose tipo, che so?, la carta igienica, è quanto di più ingiusto, classista e -eh sì- anticristiano si possa pensare: mercanti nel tempio, e per un piatto di lenticchie. Le nostre, di tutti.

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Ciao a tutti, mi chiamo Leonardo, ho un blog, e non mi va di pagare per la privata dei vostri figli. Chi mi conosce da un po’ di tempo lo sa – è una cosa che scrivo a intervalli regolari, più o meno ogni volta che qualche lobbista o politico di area cattolica bussa al governo con la mano sul cuore e l’altra tesa.
Stavolta però mi hanno letto in tantissimi, non so neanche io perché. Scherzi di facebook. Tra i tantissimi era normale che ci fosse anche qualche lettore che non la pensa come me. Qualcuno convinto che finanziare le scuole private coi miei soldi di contribuente sia una cosa buona e giusta – se non altro perché, pensate un po’, farebbe risparmiare allo Stato un sacco.
È in effetti una storia che ho sentito spesso. Siccome l’articolo 33 della Costituzione è chiarissimo (“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”), l’unico sistema per aggirarlo è sostenere che le scuole private facciano addirittura risparmiare. Anche la recentissima letterina pubblicata su Avvenire e controfirmata da 44 parlamentari di area Pd spiega che il “sistema [delle private paritarie] costa allo stato solo 470 milioni di euro/anno [fonte?], pari a circa 450 euro/anno/alunno per la scuola dell’infanzia e primaria [fonte?], mentre lo stanziamento per le secondarie di I e di II grado è praticamente inesistente”. Siccome secondo il Ministero dell’Istruzione ogni studente costa allo stato 6000€ all’anno, il risparmio appare evidente.
Ma sarà vero?
Tanto per cominciare, mi piacerebbe sinceramente capire chi ha fatto il famoso conteggio dei 470 milioni di euro l’anno. Se è un dato vero, che problema c’è a citare la fonte? E invece nessuno la cita mai. Se la prendono con te che non sai l’aritmetica, ma non ti spiegano da dove loro hanno preso i dati. È curioso.
Ma anche volendo prendere per buono il dato dei 470 milioni di euro all’anno, qualcosa non mi torna – no, in generale non mi torna niente. È uno di quei problemi che sembrano appunto banalmente aritmetici e poi a guardarli bene non lo sono affatto. Un ente – non necessariamente una scuola – un qualsiasi ente che mi promette di farmi risparmiare se gli do dei soldi, mi lascia perplesso. Forse davvero non sono abbastanza intelligente da capire come funziona. Mi piacerebbe che qualcuno intervenisse qua sopra e me lo spiegasse. Finora non c’è riuscito nessuno, forse sono senza speranza.
Proviamo a capirci. Le scuole private esistono già. Se per assurdo scomparissero all’improvviso; se gli alunni fossero a causa di ciò costretti a iscriversi alle pubbliche, è chiaro che la spesa pubblica leviterebbe. Credo che sia appunto il caso che hanno in mente i 44 parlamentari quando parlano di un “risparmio evidente”. Ma è un caso abbastanza assurdo, no? Le scuole private esistono già, e tanti genitori ci manderanno comunque i loro figli. Che lo Stato li aiuti o no. Quale convenienza ha lo Stato aiutandoli?
Gli studenti di queste scuole costano poco allo Stato – 5530€ in meno ad alunno, a dar retta ai vostri numeri. Sembra un bel risparmio, ma se aumentassimo il numero di posti, lo Stato risparmierebbe di più? Ne siete convinti? Io non ne sono del tutto convinto.
E se invece lo calassimo?
Partiamo da un presupposto: si tratta di scuole paritarie. Gli alunni che le frequentano dovrebbero essere in grado di sostenere gli stessi esami degli alunni che frequentano le statali. I pochi dati che abbiamo in riguardo non ci permettono di sostenere che le scuole paritarie finanziate dallo Stato offrano in media un servizio di qualità. A quanto pare per ora il servizio medio è inferiore a quello delle pubbliche – ma a parte questo: qualcuno si aspetta che le scuole paritarie costino di meno?
Da un punto di vista meramente economico non c’è nessun motivo perché ciò succeda. Anche se non è in grado di assicurare ai propri studenti un’istruzione dello stesso livello di quella delle scuole pubbliche, una scuola paritaria dovrebbe far fronte a tutte le spese di quella pubblica. A meno di non credere alla favola del volontariato – ovvero: mi va bene se in cortile c’è un volontario che sta attento che i bambini non si ammazzino sull’altalena – ma se in classe c’è un volontario che insegna ai bambini l’inglese, non è un volontario. È un insegnante non abilitato e non pagato – oppure pagato poco e in nero. È schiavitù, al limite evasione fiscale – non volontariato. Siamo d’accordo su questo? Lo spero.
Dunque non si capisce effettivamente come possa una scuola paritaria costare ai genitori meno di una scuola pubblica. Quest’ultima, tra l’altro, facendo parte di un’enorme rete di scuole presenti in modo capillare sul territorio italiano, può ottenere diversi servizi a un prezzo di favore. Può selezionare insegnanti in tutto il territorio italiano mediante concorsi (anche se spesso non lo fa), razionalizzando una serie di risorse (mezzi di trasporto, personale non docente, cancelleria), con un’efficienza molto maggiore. È un po’ il motivo per cui la grande distribuzione può permettersi di tenere i costi più bassi di una bottega in centro. Per lo stesso motivo, ci si aspetterebbe che una scuola paritaria privata costasse al pubblico un po’ di più della scuola pubblica. E infatti è così.
Ma ad alcuni non va bene.
Vorrebbero pagarla di meno.
Vorrebbero che gliela pagassi un po’ io.
E se io smettessi di pagargliela?
Prendiamo per buoni i dati dei 44 parlamentari. Uno studente di privata primaria costa allo Stato 450 euro? Ma se la scuola costa più o meno quanto quella pubblica (e davvero, non si capisce come potrebbe costargli di meno), questo significa che gli altri 5000 euro e rotti ce li mette il genitore. Abbiamo dunque davanti un genitore che è disponibile a sborsare 5000 euro all’anno per l’educazione di suo figlio, ma ne pretende 450 da me. Ma se smettessi di dargliene 450? Se gliene dessi soltanto, diciamo, 225? Lui toglierebbe suo figlio dalla privata paritaria? Secondo me no. Cioè, magari alcuni sì. Ma pochi. La maggior parte continuerebbe a iscriverlo alla privata, perché cosa sono in fondo i miei 225 rispetto ai suoi 5000?
Vedete come funzionano i numeri? Voi li usate per dirmi che i buoni scuola fanno risparmiare. Io vi prendo gli stessi numeri e vi dimostro che posso risparmiare ancora di più – se i buoni scuola ve li taglio a metà. Chi avrà ragione? Il dibattito è aperto.

Prendete, per esempio, la questione del volontariato. L’istruzione di massa ha convinto il gonzo che lo stato non può – e forse neanche deve – far fronte ai bisogni essenziali dei miserabili, e che a questo può – addirittura preferibilmente deve – supplire l’attività benevolente del volontariato, che tuttavia non può farsene interamente carico, sicché necessita di un aiuto, e da chi se non dallo stato? Al gonzo si fa credere che questo si traduca comunque in un risparmio, e il gonzo, oggi, ci crede. Al gonzo d’una volta, invece, mancava il concetto di sussidiarietà: alla richiesta di denaro pubblico per fare beneficenza avrebbe drizzato le antennine, fottendosene altissimamente di poter apparire cinico, ancor meno di rivelarsi ignorante sul ruolo dei cosiddetti corpi intermedi. Il gonzo d’oggi non se lo può permettere (Malvino)

Leonardo
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Rocco e rollo, o di Moretti, Tosi e chi non è meglio di chi

roccorollo

La risposta di Alice in Dustland a un anonimo, evidentemente smarrito dinnanzi alle sensazioni comunicategli da Moretti e Tosi. Dal mio punto di vista, le pizarre conclusioni non sono condivisibili (se fosse così sarebbe e sarebbe stato sempre inutile votare, e non è così) atemporalmente, ma forse, nella prossima tornata regionale. Forse…
Il problema è che Letta e Renzi l’han dimostrato: votare loro è votare Berlusconi morbido. Aggiungo: i primi a dare i soldi alle scuole confessionali? I governi di centro-sinistra (direi D’Alema). I primi a inventarsi liste a preferenze bloccate? I centro-sinistrati, in [rullo di tombe] Toscana. Sigh & sic.
Immagine scelta da CdC/redazione.

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Anonimo ha chiesto:

Al dibattito tra Moretti (Pd) e Tosi (Lega) su La7, a pelle mi viene da dare il voto a Tosi. Mica per le cose che dice, ma per come si presenta. Che arroganza la Moretti. Calcola che in vita mia ho sempre votato Rifondazione / Sel.
Dottore’.
E’ grave?
Mi dò a porno e canne? Rocco e rollo?

Risposta:

La Liga Veneta (Łiga Vèneta, LV) è un movimento federalista e autonomista, fondato nel 1980 in Veneto a Padova da 14 Soci Fondatori, che combina la valorizzazione della civiltà, cultura e storia dei Veneti e in particolar modo della Repubblica Serenissima di Venezia, nel rispetto e nella collaborazione con tutti i Popoli, vicini e lontani, fedeli agli esempi e alla storia dei nostri avi e federalismo fiscale. Fu il primo movimento del genere, essendo nato sei anni prima della Lega Lombarda, inizialmente denominata Lega Autonomista Lombarda. Esiste, attualmente, come sezione “nazionale” della Lega Nord. (Fonte: Wikipedia)

Tieni conto che Tosi è il l’esponente più in vista di questa realtà, l’uomo di punta, quello che è riuscito a mettersi in luce e ad avere voce mediatica. E’ stato consigliere regionale, è stato ed è ancora sindaco di Verona.
Ed è vero, non pare ci siano forti dibattiti sulla sua persona o sul suo modo di ricoprire il ruolo professionale, pare anzi che a Verona abbia fatto buone cose, soprattutto per quello che in gergo tecnico si chiama «decoro urbano» (che è equivalente a dire: leviamo l’utilizzo della città ai cittadini che non son capaci di mantenerla come si deve).
Quindi vietare di mangiare per strada, bere per strada, sgomberi di centri occupati, chiusura di campi nomadi, panchine antibivacco… Eh, ma c’è chi dice che le misure drastiche si addicano a noi italiani che siamo un popolo di birichini. Be’, fino ad un certo punto, ecco.
Personalmente, non so mai come affrontare le decisioni di un sindaco che cerca di tutelare i beni storici in una città come Roma, Verona, Firenze, ma anche Parigi, Venezia, perché noi in Italia abbiamo una grande responsabilità verso il resto del mondo e dovremmo contribuire tutti, ma sappiamo che difficilmente questa profondità di responsabilità indiretta raggiunge la sensibilità di tutti (esempio recente: arriva un branco di olandesi e distrugge mesi di lavoro e soldi, secoli di arte e va via come se nulla fosse successo). Ecco, pensate a quel che accade ad una città come Venezia ogni giorno, piccola com’è e col numero di turisti che la affollano quotidianamente, io non vorrei mai essere il sindaco della fu Serenissima.
Inoltre, consideriamo che De Luca come sindaco di Salerno è amatissimo, e stabiliamo quindi che forse non possiamo basare i nostri giudizi su contesti delimitati.
D’accordo? D’accordo. Dunque Tosi lo dobbiamo estrapolare da quel contesto.
A sto punto per me resta un personaggio controverso, un leghista della prima ora, solo sa come camuffarsi, ne è esempio il suo atteggiamento attuale col quale prende le distanze da Salvini (e non è un merito di Tosi, non confondiamo le cose) ma anche il fatto che se lo senti parlare non puoi non capire da dove venga.
La Moretti viene da un ambiente politico, nonno partigiano, padre comunista, lei del Pd (la storia della sinistra in Italia), prima bersaniana, poi renziana: in politica da quando è nata, praticamente. Il suo personaggio non lo conosco quanto quello di Tosi, ma a pelle non mi dice niente, credo sia una faccia messa lì come tante altre, che ripete a pappagallo il copione assegnatole, a parte il fatto che mi pare stia con Giletti e questo almeno mi fa venire la pelle d’oca.
E in conclusione ti voglio dire che (secondo me) l’unica differenza che c’è tra i due è che Tosi è un esponente pensante del partito di cui fa parte ed è leghista mentre la Moretti è una pedina che non pensa con la sua testa e dà solo voce alla linea del partito, ovvero il Pd, forse per questo lui ti convince di più, punto. Se per te però il partito di provenienza fa ancora differenza il problema è tuo.
Sono due politici.
La politica così com’è in Italia, fine a sé stessa, non funziona, fanno schifo tutti e due, io non voto nessuno e tu dovresti fare uguale.
Il discorso non è chi è meglio dei due, questo discorso è inutile e inesistente, sono tutti e due peggio, come ognuno di loro.
Ti lascio con uno che ne sa tanto e meglio di me:

[…] L’ordine già esiste ed è quello che abbiamo costituito negli anni cinquanta, da una parte ci sono i comunisti e dall’altra ci sono gli anti-comunisti […].
Ma non esiste la destra e la sinistra, sono cose che abbiamo inventato per la gente, per farla andare a votare, ma certo, perchè se la gente sa che non esiste ‘a destra, non esiste ‘a sinistra, esiste soltanto d’a gente che cerca di spartisse il potere, nun ce va a votare, no?

P.S.: Per alcune informazioni storiche su Tosi, ho avuto due fonti che mi hanno fatto un Bignami nel weekend (lei e lui): grazie.

Alice in Dustland
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