Vetrina: gli amori di Artù

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nell’immagine, il
Viaggio di re Artù e Morgana verso l’isola di Avalon di Frank William Warwick, 1888).

Carla Muschio
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Finale

Dice alla figlia: «Ti devo pregare di farmi conoscere il tuo amico. Non posso dirti ora il perché, ma è importante». Emerge che Nero è un suo figlio illegittimo, di cui negli anni aveva perso ogni traccia.

Vetrina

PAOLA
«Non avrà mai fine?
Abbiamo sbagliato ,inutilmente?»
Qualcosa di forte e libero ci ha posseduti, li ha posseduti.
Ma loro dovranno sapere,questa la mia eredità.
E qui mi fermo, mi arrendo.
Tocca a loro.
-Un padre-

ELENA TRABAUDI
Luisa non capisce perché il padre si intristisca nel sentire nominare Nero.  Pensa che abbia semplicemente una di quelle giornate storte che gli capitano di frequente, soprattutto da quando la moglie lo ha piantato in asso alla vigilia dei sessant’anni. E quindi, dopo un rapido bacio, se ne va a casa ad aspettare trepidante l’arrivo del suo innamorato.
Nero sbarca dall’aereo leggermente turbato: si sta chiedendo perché la mamma, nell’apprendere la notizia del viaggio, lo abbia messo in guardia dagli italiani. Avrà ripetuto una frase fatta, un preconcetto generico, dice a se stesso; ma la lieve ombra di disagio rimane.
L’incontro fra i due è piacevole, ma la passione scoppiata in viaggio non regge al ritorno in città. E così, dopo un’altra visita ancora più spenta, si lasceranno senza tanti rimpianti. Non sapranno mai la verità e non capiranno il sollievo dei genitori alla notizia della fine del loro amore.

FRANCESCA TADDEI
Luisa vede che suo padre si rabbuia ogni volta che nomina Nero. A pensarci bene, aveva avuto una strana reazione anche quando aveva iniziato a leggere Il mio nome è rosso di Pamuk; lo aveva chiuso appena iniziato e aveva fatto una mezza scenata sulla scelta dei nomi dei protagonisti. Uno era appunto Nero.
Pensa e ripensa, Luisa si convince che c’è qualcosa di molto grave. Si mette a indagare e scopre molte cose di cui non era a conoscenza. Per esempio, che il padre aveva avuto una lunga storia extraconiugale, prima della sua nascita. Lei dunque era stata il frutto della riconciliazione tra i genitori. “Stai a vedere…” comincia a tremare Luisa.
Ha appena sostenuto un esame di greco all’università; e il mito di Edipo era l’argomento principale del corso. In un attimo Luisa si vede protagonista di quei miti senza tempo che avevano affrontato durante le  lezioni, basati su unioni incestuose tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle. Rivede con orrore l’immagine di sé e Nero a letto insieme.
La ragazza sta davvero male; il pensiero di provare attrazione per il proprio fratellastro la tormenta. Alla fine decide di affrontare il padre, che in principio nega, ma poi, pressato dalle urla della figlia, confessa quella relazione.
«Va bene, se proprio vuoi la verità, ti dirò tutto; ma non sarà piacevole…», dice l’uomo con lo sguardo rivolto a terra. Via via che il padre parla, Luisa aspetta solo il momento in cui dirà che sì, con quella donna ha avuto un figlio, e che quel figlio si chiama Nero… Invece, inaspettatamente, il racconto si conclude diversamente:
«“La relazione con quella donna è finita quando tua madre mi ha detto di aspettare un bambino, cioè te. Non volevo fare il padre e intanto avere un amante».
«Quindi non hai avuto un figlio con quell’altra donna?», lo incalza Luisa.
«Un figlio? E come avrei potuto? Io non potevo averne, per questo il rapporto con la mamma era in crisi».
«Come non potevi averne??», sgrana gli occhi Luisa. «E allora io…?».
«Ma infatti tu non sei biologicamente figlia mia, anche se ti ho amato moltissimo fin dal primo momento”. E questo era vero, convenne Luisa. Ma allora il padre naturale chi era?
«So poco di lui, tua madre non voleva parlarne; so solo che si erano incontrati durante un convegno e che aveva un nome che non ho mai dimenticato: Nero. Evidentemente è destino che uomini con questo nome facciano innamorare le mie donne…».
Luisa abbraccia il padre e, nonostante le rivelazioni, si sente incredibilmente sollevata.

LODOVICO RE
Il padre di Luisa si incupisce a sentire il nome «Nero», è più forte di lui. Ricordi lontani di oltre trent’anni fa si affollano nella sua mente. Il rimorso è agghiacciante e gli serra ogni parola in gola. Si siede, meglio dire si abbandona sulla poltrona. Luisa percepisce l’atmosfera epica dei momenti di grande dolore della vita, malgrado il mutismo del padre….a sera in cucina la grande confessione liberatoria….la confessione di un padre oramai nella parabola discendente della sua vita…prima di parlare sente di doversi scusare e vuole esser come perdonato in anticipo…..perdonato di quell’abbandono di trent’anni prima…. tenuto nascosto a tutti… di quando aveva abbandonato in autostrada il suo fedele cane Nero. E non se l’era mai perdonata.

LUCIANO MADRISOTTI
Merlo Merlot è sceneggiatore di fiction televisive e non sa più che pesci pigliare per proseguire la puntata numero 34.512 di Alla’s, fiction molto amata dalle casalinghe rassegnate. Infine ha una illuminazione, introdurrà il principio della dimenticanza:  il protagonista Arturo ha dimenticato di aver avuto come tutti una madre, preso dalla vita frenetica e lussuosa finora condotta, ma pure sua madre ha dimenticato l’esistenza di questo figlio, che ammira solo come protagonista del jet set, ed anche di altri quattro piccini scordati da anni in un Kinderheim austriaco con retta ventennale anticipatamente corrisposta. Figurarsi poi se ha mai più pensato ad una figlia avuta in giovane età da un indigeno della Papuasia ed affidata ad una fedele governante della cui esistenza e salario si è da tempo dimenticata. Questa figlia di nome Margit, presa dal mondo della street art, ha dimenticato madre e fratello Arturo di poco più giovane. Così lo sceneggiatore Merlot, intrecciando tante dimenticanze, potrà creare infinite agnizioni e combinazioni anche velatamente incestuose tra così numerosi personaggi, evitando la ormai abusata scappatoia di far ritornare vivo chi sembrava essere morto un migliaio di puntate prima!

Gli amori di Artù

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. L’immagine è di Aubrey Beardsley, il ritardo nella pubblicazione invece è tutto del gestore del sito. Pardon).

Carla Muschio
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La storia

Artù, già sposato a Ginevra, riceve una visita della regina Margawse delle isole Orcadi, moglie di re Lot, che giunge accompagnata dai suoi quattro figli. È venuta con cattive intenzioni, per spiare le mosse del re, ma tra i due nasce l’amore. La regina delle Orcadi concepisce un figlio da re Artù e lo chiamerà Mordred.
Il mago Merlino, venuto a conoscenza di questo amore, lo riprova aspramente. Dice ad Artù che la regina delle Orcadi è una sua sorellastra, figlia di Igraine. Artù non conosceva l’identità di sua madre, né Igraine sapeva dove fosse finito il bambino che le avevano tolto alla nascita. Ora il figlio e la madre possono abbracciarsi per la prima volta.

 

La variante

Un concorso fotografico indetto da una marca di fotocamere premia i cinque migliori concorrenti con una settimana di seminario in una località interessante da ritrarre. I cinque vincitori si trovano in Islanda, guidati a fotografarne le bellezze da un artista affermato.
Due dei vincitori, Luisa e Nero, sono quasi coetanei, circa trentenni. Nel corso dei giorni nasce e si consolida una simpatia tra loro. Prima che il seminario sia finito, si trovano a condividere il letto.
Tornano a casa, in Italia. Nero si scopre davvero innamorato di Luisa, che vive in un’altra città. La va a trovare. Alla vigilia del suo arrivo Luisa casualmente racconta al padre del suo nuovo amore. Il padre ha un sussulto all’udire il nome “Nero”. Chiede ragguagli e si incupisce.

Vetrina: Artù sposa Ginevra

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
Intanto, ecco i vincitori dell’ultimo anno: Lodovico Re, Paola Pellacani, e a pari merito Francesca Taddei & Elena Trabaudi. I libri per loro sono in viaggio.
E con questi regali, un augurio a tutti di liete feste, buona fine e miglior inizio; e ci risentiamo dopo l’epifania.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Nel video: Ginevra Di Marco,
La leggera)

Carla Muschio
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Finale

E dice così al futuro genero: «Giuseppe, sai che io e tuo padre avevamo la stessa professione, liutai. Quando morì, tu eri bambino e non capivi nulla, restammo molto addolorati. Lui mi lasciò in eredità tutti i suoi strumenti di lavoro, così che continuassero a produrre musica attraverso le mie mani. Chi avrebbe immaginato che tu alla fine avresti seguito le orme di tuo padre? Ora che sei liutaio anche tu, dono a te questi strumenti, perché continuino a vivere».
Giuseppe, commosso, accetta il dono.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Ma davvero ci sono ancora padri contenti perché il matrimonio della figlia con il figlio di amici rinsalda l’unione tra famiglie? E i giovani davvero si sposano dopo un congruo numero di anni di fidanzamento?
Per quanto riguarda poi l’amico dello sposo che lo mette in guardia dalla leggerezza di comportamento di lei, che cosa gli avrà risposto Giuseppe? Presumo un bel fatti i c…i tuoi.
E poi, infine, ogni matrimonio rischia in partenza di fallire. Quello tra Marina e Giuseppe avrà le stesse chances di riuscita di tutti gli altri. Cioè basse.

LUCIANO MADRISOTTI
Arturo e Ginevra si amano molto ma lei subordina il coronamento del sogno ad adeguati splendori di feste ed abbigliamenti. Arturo è un poco preoccupato, dovendo sobbarcarsi quantomeno il costo delle prime. Suo padre ancor più preoccupato suggerisce di chiarire le pretese dell’eletta. Costei sobillata dalla madre, che aveva dovuto subire un matrimonio riparatore celebrato alla svelta, rivela una lista di 150 ospiti almeno al pranzo di nozze. Arturo sconcertato riferisce tutto al padre che gli suggerisce caldamente di proseguire la sana convivenza. Il giovane ciò propone a Ginevra, ma lei piccata lo pianta e parte con un’amica per Ibiza.

FRANCESCA TADDEI
Marina si trasforma; diventa una sposina d’altri tempi, tutta dedita alla cura del focolare domestico. Lascia anche il suo lavoro in ufficio per calarsi meglio nel suo nuovo ruolo. Di giorno ricama, tiene la casa come uno specchio, si occupa degli anziani della famiglia; la sera fa trovare la cena pronta a Giuseppe che torna dal lavoro, sparecchia la tavola e poi si mette a cucire mentre lui guarda la TV.
I mesi passano; chi la conosce da tempo stenta a riconoscere in lei la donna che passava da un uomo all’altro, che riusciva a sedurre chiunque con un battere di ciglia. Forse ha davvero trovato la stabilità che cercava, pensano tutti.
Poi un giorno Marina si iscrive a un corso di cucina: vuol diventare anche una cuoca perfetta, l’unica cosa che ancora le manca per ambire al titolo di moglie ideale. Durante il corso si crea affiatamento fra le partecipanti, e anche un clima di cameratismo con lo chef che tiene il corso.
Tra uno sbattimento di chiare d’uovo e un «impiattamento» a effetto, l’ormone sopito si risveglia. Marina dimentica i suoi recenti panni di sposina ottocentesca e nel giro di poco si ritrova a letto con lo chef.
Da quel giorno abbandona il ricamo, l’assistenza agli anziani e le pulizie in casa e diventa una frequentatrice seriale di corsi di ogni tipo, purché tenuti da insegnanti di sesso maschile!

LODOVICO RE
Il padre di Marina è felice ma non ingenuo. E comprende anche i sentimenti di Renzo. Allora tra i regali di nozze il padre tiene a includere un grande tavolo da pranzo ed un set di letti….tutti da picnic. Leggeri, semplici da smontare, facili da trasportare ovunque……

Artù sposa Ginevra

Aubrey+Beardsley

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, un’opera di Aubrey Beardsley. Il ritardo nella pubblicazione invece è andato in onda causa problemi tecnici nella preparazione del treno [ho sentito oggi questa nonscusa di TreNitaglia, ed è bellerrima nella sua vacuità. Mia!]).

Carla Muschio
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La storia

Quando venne il tempo dell’amore, Artù scelse tra tutte le belle Ginevra, la figlia del re Leodogrance. Merlino gli sconsigliò queste nozze, dicendo che Ginevra in futuro avrebbe fatalmente amato Lancillotto e sarebbe stata riamata da lui. Artù tuttavia, a dispetto della profezia, mandò dei messaggeri a chiedere al padre la mano di Ginevra.
Leodogrance accettò subito di concedere la mano di Ginevra ad Artù. Come regalo di nozze, gli offrì una straordinaria Tavola Rotonda da centocinquanta posti, che il padre di Artù, Uther, gli aveva donato prima di morire. La Tavola Rotonda avrebbe riunito i cavalieri di re Artù. La sposa e la tavola vennero inviati a Camelot e si celebrarono sontuose nozze.

La variante

Giuseppe e Marina sono fidanzati da tempo e decidono di sposarsi. Renzo, un amico di Giuseppe, mette in guardia il promesso sposo: «Sei proprio sicuro di sposare quella banderuola di Marina? Oggi è tutta dedita a te, domani avrà altri amanti. Glielo leggo negli occhi». Ma Giuseppe non dà retta ai consigli dell’amico e i due giovani si sposano.
Il padre di Marina è felice di queste nozze, che rinsaldano i legami tra le due famiglie.

Vetrina: Excalibur

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, un brano da
Superfantozzi, in cui la grottesca creatura di Paolo Villaggio è alle prese col mito arturiano).

Carla Muschio
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Finale

Dorothea si dedicava al quartiere Eastview di Ottawa, popolato da cattolici che vivevano in estrema povertà. Per perorare la sua causa Dorothea parlava loro nel linguaggio delle fiabe e diceva così:

  • – Conoscete la storia di Excalibur, la spada di Re Artù? Il suo fodero era magico. Se lo indossava in battaglia, il re non poteva perdere neanche una goccia di sangue. E il fodero che vi regalo io funziona allo stesso modo…

Non sapeva ancora, Dorothea, quanto sarebbe stato prezioso quel fodero per la lotta all’AIDS.
Nel 1936 Dorothea venne arrestata e processata per la sua attività. L’azione legale ebbe vasta eco e Dorothea sarebbe probabilmente stata condannata se non fosse intervenuto A. R. Kaufman, un magnate della gomma e filantropo, a finanziare la sua difesa. Dorothea venne assolta in quanto aveva operato non a fini commerciali ma «per il bene pubblico».
La pratica della contraccezione, compreso l’uso del preservativo, divenne legale in Canada solo nel 1969.

Vetrina

LUCIANO MADRISOTTI
Non vi è dubbio che Arturo sia uno dei concorrenti superstiti dell’Isola dei Famosi. Ha appena perso una gara contro un avversario che nella vita fa il buttafuori di discoteca e un vecchio marpione di nome Merlo, reduce da infinite battaglie per resistere sulla scena televisiva ed ora direttore dell’Isola, che lo induce a recarsi in mezzo al lago, o laguna tropicale, per cercare di afferrare un confuso oggetto emergente, seguendo le istruzioni di una fanciulla comparsa sulle acque, anzi su un gommoncino ricoperto di cristalli, debitamente discinta come ci si aspetta. Questa gli parla di una villa con piscina sotto l’acqua magnificandone il lusso degno della Costa Smeralda e insinua che forse dovrà andarci. Arturo si chiede come sia possibile abitare in un simile luogo subacqueo, turbato anche dall’esistenza della piscina, ma per capirci di più fa appello a certe sue reminiscenze culturali aventi ad oggetto simili inconsuete vicende, come film di fantascienza visti o fumetti da lui letti. Si augura di non dover andare per la gara là sotto e intanto su un battellino a trazione elettrica, perché la regola vigente è d’ordine rigorosamente ecologico, si avvia verso il centro del lago o laguna. Quando si sporge per cercare di afferrare l’oggetto emergente dall’acqua, che ancora non capisce cosa sia, una mano robusta emersa d’improvviso lo tira giù dalla barchetta. Arturo cade nel panico vedendosi forse costretto a finire nella villa subacquea, ma una improvvisa sonora risata di fanciulle, doverosamente disabbigliate per l’apprezzamento generale, emerse qua e là e altra di soggetti maschili, si suppone frequentatori vetusti ed abituali delle scene televisive, lo riportano alla vita, anzi alla gioiosa vittoria nella gara, avendo lui eseguito tutto il copione senza dubbi, domande od esitazioni, pur senza aver afferrato l’incerto oggetto che in definitiva era solo un’esca. La tenzone nell’Isola proseguirà con altri giochi.

 

ELENA TRABAUDI
Ci fu un tale che aggredì Dorothea con l’intenzione di violentarla: costui era il prototipo del maschio rozzo, che vive il controllo delle nascite come una menomazione alla propria virilità. Per fortuna lei gli mollò un calcio proprio nel punto giusto e se ne scappò in tempo.
Ma chissà quanti altri uomini, anche senza arrivare all’aggressione fisica vera e propria, avranno pensato – e forse pensano – che sia un loro diritto di nascita il fatto di avere rapporti sessuali con le modalità che ritengono più opportune, senza dover sottostare a una qualunque limitazione.
E sì che la Palmer ha dimostrato che a essere invincibile non è la spada, ma il fodero… almeno quando non si rompe!

 

ROSA
L’idea di Dorothea Palmer è rimasta di grandissimo valore perché il preservativo ha una affidabilità davvero sorprendente: una sicurezza circa del 98%. Praticamente per fare ancora meglio del tasso di sicurezza del preservativo, e raggiungere il 100%, ci si può affidare solo a dei sandali tedeschi con i calzini bianchi portati sotto i pantaloni corti.

 

FRANCESCA TADDEI
Col trascorrere del tempo il preservativo assume anche un’altra funzione: non solo di contraccezione, ma anche di protezione contro una serie di malattie sessualmente trasmissibili. Alla fine del Novecento il profilattico è ormai uno dei principali simboli della lotta all’AIDS. Come il fodero magico di Excalibur, un umile preservativo diventa così uno scudo contro una brutta fine!

 

PAOLA
contraccezione
avere figli
non avere figli
decidere o accettare la sorte
sono all’altezza degli strumenti che ho?
sconto la mia….. maturità?

seguita la durezza della mia fragile indole
o
persa un’occasione di vita?

percorsi possibili
…ma la durezza ancor non cede.

Excalibur

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un disegno di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Artù si trova in un bosco con il mago Merlino. Incontrano un cavaliere arrogante che sfida il re, non avendolo riconosciuto come tale. I due combattenti sono di forza quasi pari. Dopo le lance passano a duellare con le spade e la lama della spada di Re Artù si spezza nello scontro. Merlino, vista la mala parata, getta un incantesimo sul cavaliere arrogante, che dormirà per un’ora, lasciando ai due il tempo per allontanarsi.
Ora Re Artù è privo di spada e si sente indifeso. Merlino gli propone di seguirlo per procurarsene un’altra. Giungono a un grande lago di acqua limpida. Al centro del lago si leva un braccio coperto da una manica di seta bianca che brandisce una spada. Sulla superficie dell’acqua cammina una bella donzella, la Dama del Lago. Merlino spiega al re che sul fondo del lago sorge un magnifico castello dove la Dama dimora. Ella gli cederà la spada, se le verrà richiesta con cortesia.
Re Artù le rivolge una preghiera con grande rispetto e la dama acconsente a cedergli la spada, che si chiama Excalibur. Gli indica una barca con cui raggiungere il centro del lago. Artù prende con dolcezza la spada e la mano si apre per cedergliela, poi il braccio scompare nell’acqua.
Il re e il mago si allontanano dal lago, poi Merlino rivela ad Artù la principale virtù della spada, che risiede in realtà nel fodero. Chi porta quel fodero magico, anche se profondamente ferito, non sanguinerà mai.

La variante

La contraccezione tramite un rudimentale preservativo esisteva già nell’antico Egitto, ma divenne facile e relativamente poco costosa quando, nel 1843, iniziò una produzione industriale di preservativi in gomma. Tuttavia in gran parte del mondo, soprattutto in paesi di religione cattolica, nacque una forte opposizione all’uso del preservativo. Ad esempio, in Canada una legge che rimase in vigore fino al 1892 prevedeva fino a due anni di detenzione per la vendita e l’uso di questo strumento di contraccezione.
Nel XX secolo nacque una diversa sensibilità sull’argomento, soprattutto tra le classi colte. Inoltre, alcuni coraggiosi attivisti si dedicarono alla missione di fornire preservativi ai poveri, così che non avessero a soffrire per la sovrabbondanza di prole. Una di questi attivisti fu la canadese Dorothea Palmer, che operava a Ottawa negli Anni Trenta del Novecento.

Vetrina: la spada nella roccia

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La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura, «Semola» in un fotogramma da
La spada nella roccia).

Carla Muschio
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Finale

E lesse questi versi:

La chiave

La chiave c’era e non c’è più.
Come entreremo in casa?
Qualcuno la potrà trovare,
la guarderà – per farne cosa?
Camminando la rigira su e giù
Come un ferro da buttare.

Ma se lo stesso accadesse
All’amore che io provo per te,
non solo a noi, al mondo intero
questo amore mancherebbe.
Sollevato nell’altrui mano
Non aprirà nessuna casa
e sarà solo una forma
e che ruggine la roda.

Non da carte, astri o grido di pavone
è tratta questa predizione.

Ma versi più profondi di questi non si trovarono, così Wislawa Szymborska vinse il premio Nobel per la letteratura.

Vetrina

PAOLA
Be’, potrei buttar giù due righe..
«Sempre caro mi fu….»  mah, già sentita.
«…codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».       Drammatica!
«…il resto è silenzio»… Tragica!!
«…amor, ch’a nullo amato amar perdona»  ….questa non se la bevono.
Va bene, va bene.
Datelo a lei il premio quest’anno…
Umilmente…. Paola

ELENA TRABAUDI
Molti portarono candidature di poeti di varia provenienza. Qualcuno disse che, con tutti gli uomini che c’erano in giro a scrivere poesie, non era il caso di premiare una donna, che oltretutto nella sua opera si occupava di temi minimi, diciamo della routine quotidiana di una casalinga. Furono citati versi più o meno altisonanti di poeti che si interessavano di argomenti forti, o molto dibattuti; addirittura ci si spinse a dire che, se proprio doveva essere una donna, si poteva scegliere la Tale, moglie del critico Talaltro.
Ma la sera della premiazione in Svezia, sotto le alte volte della sala risuonarono gli splendidi, semplici versi della Szymborska:

La gioia di scrivere
Il potere di perpetuare.
La vendetta d’una mano mortale.

E tutti tacquero, anche i suoi numerosi detrattori.

 

FRANCESCA TADDEI
Nella commissione che decide a chi assegnare il premio c’è chi è perplesso. Ma come, una donna semisconosciuta? Polacca? E poi la poesia è ormai così di nicchia… Evidentemente però nessuno riesce a trovare un nome su cui ci sia una maggiore convergenza di opinioni e così Wislawa Szymborska viene effettivamente insignita del Premio Nobel 1996, nonostante in quel momento sia sicuramente una outsider rispetto ad altri autori più noti.

 

LUCIANO MADRISOTTI
In ambedue le storie la soluzione narrata avviene per decisione di altri ed i due beneficiati ignorano sino all’ultimo i meriti per i quali alla fine vengono prescelti. Il giovane Artù estrae la spada senza sforzo ma inconsapevole delle conseguenze di quel gesto spontaneo, la poetessa scrive nell’oscurità della provincia polacca ed è quasi un miracolo che qualcuno dell’Accademia Svedese la rintracci. Probabilmente le due soluzioni sono eccezioni, la regola oggi vorrebbe che, quanto al ragazzo capace di estrarre la spada dalla roccia, ci si dica che ciò non basta, essendo necessaria la consapevolezza del gesto in una pubblica tenzone. Lo si ignorerà quindi ideando un qualche artificio per mettere sul trono chi si abbia già prescelto. Quanto alla tenzone letteraria, si sceglierà una scrittrice ancor più sconosciuta di un qualsiasi paese, ma rispondente a requisiti più certi di politicamente o poeticamente corretto. In ambedue i casi il giovane e la poetessa non saprebbero nulla di quanto avvenuto sopra le loro teste.

 

MARIAGRAZIA
Il Nobel, dopo non poche perplessità, viene assegnato a W. S., autrice quasi sconosciuta sulla quale comunque non si era patteggiato. Una sola difficoltà era rimasta: la pronuncia del nome della vincitrice.

 

LODOVICO RE
Prima della lettura della poesia circolava una foto della sconosciuta candidata….una donna dell’Europa dell’Est di aspetto un po’ da età sovietica, aria quasi da massaia che potresti trovarti accanto al banco dei cavolfiori al mercato. Una giacca dall’aspetto un po’ grigio ed un cappellino rosso a realizzare un abbigliamento modesto. Un primo commissario, guardando la foto, cominciò a ridere tra sé e sé, mentre la commissaria inglese torse la bocca in disgusto. Il terzo commissario alzò gli occhi al cielo, sollevò la penna per dire «Andiamo! Concediamo una chance (sottinteso inutile) a questa sconosciuta, chiaramente senza chances».
Il commissario che aveva fatto la proposta prese a leggere…

 

Prospettiva

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.
Forse smarriti
o distratti
o immemori
di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.
D’altronde nessuna garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino nient’affatto.
Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall’alto
sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.
E io, solo per un istante
certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con qualche verso occasionale
quanto triste è stato. *

La commissaria inglese cominciò a sentirsi un po’ confusa e a non sapere dove fosse. Quello che aveva riso per primo fu attraversato dalla memoria di una figura incontrata quella mattina al parcheggio che pensava nota, ma che non aveva riconosciuto: ma ora   improvvisamente si ricordò di una donna che gli aveva detto anni prima «son venuta qui per amarti». Il terzo, quello degli occhi al cielo, chissà perché pensò che avrebbe voluto andare a ballare. A casa propria la poetessa, intenta a cucinare, improvvisamente sorrise.

 

* Traduzione di Pietro Marchesani, da Due punti / Qui, Libri Scheiwiller, 2010

 

La spada nella roccia

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura: un’immagine di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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Dopo la morte di Uther Pendragon l’Inghilterra non aveva un re e vi regnavano il sopruso e la confusione. Il mago Merlino andò dall’arcivescovo di Canterbury e gli disse: «Nel cimitero c’è una pietra in cui è conficcata una spada sulla cui lama è scritto: chi estrarrà questa spada dalla roccia sarà re d’Inghilterra. Convoca quindi per la festa di Natale tutti i signori del regno così che uno di loro possa estrarre la spada e diventare re».
Dopo la messa di Natale tutti tentarono, ma nessuno ci riuscì. Si estese allora al popolo la sfida della spada, ma essa resisteva a tutti i tentativi. Si decise di indire una giostra per Capodanno, così che molti valorosi accorressero e tentassero di estrarre la spada.
Sir Ector andò alla festa con il figlio Sir Kay e il giovane Artù. Quando erano quasi giunti alla giostra, Sir Kay si accorse di aver dimenticato a casa la spada e mandò Artù a prenderla. Artù trovò la casa chiusa e, volendo che il fratello avesse una spada, pensò di provare a estrarre quella che spuntava dal masso nel cimitero. Con facilità la spada si sfilò dalla pietra.
Quando Ector vide la spada che Artù aveva portato, capì che si trattava della famosa spada nella roccia. Chiese ad Artù di mostrargli come avesse fatto e il giovanetto più volte mise e tolse la spada nel masso. E questa prodezza riusciva solo a lui. Sir Ector rivelò allora ad Artù di non essere il suo vero padre. Disse che Merlino l’aveva portato neonato in casa sua perché venisse adottato.
Artù estrasse la spada dalla roccia alla presenza dell’arcivescovo e di tutti i nobili. Pur avendo constatato il fenomeno, essi si opposero all’incoronazione di Artù e temporeggiarono fino alla Pentecoste, ma alla fine dovettero cedere. Artù venne incoronato re d’Inghilterra.

 

Variante

Nella città di Cracovia viveva una fanciulla che amava la poesia e le belle lettere. Si chiamava Wislawa Szymborska. Quando incominciò a pubblicare, non divenne particolarmente famosa, ma i suoi lettori la amavano per la schiettezza e la profondità dei suoi versi.
Un giorno a Stoccolma si riunì il comitato per assegnare il Premio Nobel 1996 per la letteratura. Dovevano scegliere chi insignire di questa importante onorificenza. Qualcuno propose il nome della Szymborska. Pochi la conoscevano. Disse allora il socio che aveva proposto la sua candidatura: «Vi leggerò una sua poesia. Se prima della Pentecoste troverete uno scrittore vivente che abbia scritto una pagina più toccante, il Premio Nobel per quest’anno andrà a lui».

Vetrina: seduzione di Igraine

igraineforse

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. In apertura:
 Ritratto di donna di Charles Allen Winter, si dice ispirato da Igraine).

Carla Muschio
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Il mio finale

Lei è perplessa, ma accetta. Tuttavia lo dice al marito, anche se il dottor Verdi l’aveva invitata al silenzio.
Si vedono l’indomani. La pizza è buona, ma la conversazione sgradevole. Verdi mette la mano su quella di Gaia e le dice: «Vuole venire adesso a casa mia? Vorrei mostrarle un quadro che ho comprato».
Gaia rifiuta. Alla fine del mese Ripetti viene licenziato.

Vetrina

LUCIANO
Nella antica storia Igraine si confida subito con il marito, ma rimasta vedova accetta di sposare Uther che pure aveva cercato di circuirla e partorito Artù non si oppone al suo affidamento ad una «buona famiglia». E’ onesta rivelando le mire del re colpito da mal d’amore ma poi arrendevole e passiva, non chiedendosi neanche come sia morto il duca. La soluzione A rivela una totale indifferenza per l’accaduto della giovane Lucy che parla solo quando il suo stato diviene evidente e si accontenta dopo il parto clandestino di scegliere il nome Arturo ed assistere al battesimo del figlioletto. Gaia ed il Ripetti sono invece una coppia moderna che forse ha perso certi valori sia di forma che di sostanza, anche se questo copione è immutabile da Betsabea ai giorni nostri . Quindi la bella, se più vicina al ramo Igraine si confiderà con il marito ed assieme decideranno che il non è poi così grande a fronte di una promozione da ottenere in anticipo, tanto tra loro quando c’è l’amore tutto si aggiusta ed il rischio di un Arturo è facilmente evitabile . Se invece Gaia è prossima al ramo Lucy non dirà nulla e ottenuto il miglioramento professionale dell’ignaro si presterà alle voglie del dott. Verdi, non proprio vittima del mitico mal d’amore, magari godendone. Cercherà in seguito di amministrare queste voglie senza avere troppi fastidi, consapevole di essere solo uno strumento passeggero di piacere per il padrone, mentre il matrimonio offre maggiori garanzie morali e materiali.
Se poi arriverà Arturo, magari figlio incerto dell’uno o dell’altro dei suoi due uomini, potrà sempre usarlo come strumento di dolce ricatto verso il dott. Verdi. Quindi niente per l’affido, anzi questa sarà la sua «buona famiglia».

ELENA TRABAUDI
Gaia però non ha intenzione di andare da sola a pranzo da Verdi, teme di trovarsi in una situazione imbarazzante e pensa di fare la cosa più semplice: dice tutto al marito. Il quale si libera dal lavoro senza dire nulla al capo, naturalmente, e all’orario prestabilito si presenta alla porta del dongiovanni insieme alla moglie.
Il signor Verdi non si scompone, fa finta di nulla. Solo, dopo i preamboli, si ricorda all’improvviso – così dice – di aver dimenticato di comprare il prosecco, e chiede a Ripetti di andare al negozio più vicino per procurarselo. Tanto sa che quel negozio è chiuso, e che l’impiegato dovrà fare un bel giro nei dintorni per raggiungere il risultato.
Appena uscito, Verdi promette mari e monti alla bella Gaia e intanto si spoglia e la porta sul divano. Lei, che era segretamente attratta da lui, si lascia andare subito alle sue carezze; e così succede quel che doveva succedere.
Il guaio è che dopo un mese si accorge di essere incinta e non sa come dirlo al marito e anche al figlio diciottenne. A questo punto fa una scelta strategica: trasferisce tutti i propri soldi in un Paese estero, scompare per un anno, fa nascere il figlio, lo chiama Green e poi lo dà in adozione a un’ottima famiglia.
Dopodiché, fintamente pentita, tornerà al suo trantran familiare, senza mai svelare la verità.

 

LODOVICO
Gaia accetta l’invito e si presenta dopo una settimana che non si lava i denti… una alitosi pazzesca… il desiderio del dottor Verdi di baciarla è subito messo a dura prova, praticamente neutralizzato.  Gaia anticipa il dottor Verdi e va subito all’argomento della carriera del  giovane marito e ne perora la causa perché ora loro hanno un po’ di debiti, avendo lei la insana passione del chirurgo plastico che l’avrebbe già rifatta completamente. Ma si sa quella per la chirurgia plastica è una innata passione che quando cominci non smetti più…

 

FRANCESCA TADDEI
La donna comprende al volo la situazione e, dato che del marito in fondo non le importa granché, accetta l’invito e si prepara a giocare le proprie carte.
Il giorno del loro incontro, tra un complimento e l’altro alle incredibili doti di Gaia, il dottor Verdi allude anche a possibili avanzamenti di carriera del marito. Facendo ovviamente capire che tale avanzamento necessiterebbe di una contropartita.
Ma Gaia gioca d’anticipo: se apprezza tanto le sue doti, soprattutto fisiche, è lei che dovrebbe avere un «premio», mica il marito. O no?
La trattativa, piuttosto esplicita, non ha bisogno di protrarsi oltre. Il dottor Verdi, ringalluzzito dalla facile conquista, si gode le grazie di Gaia, mentre contestualmente diventa il principale finanziatore della nuova attività commerciale della donna: un ristorante di lusso. Le stipula anche un’incredibile polizza assicurativa, che prevede risarcimenti per cifre impressionanti in caso di danni al locale.
La relazione si dipana tra incontri clandestini e cospicui versamenti sui conti bancari della donna. Nel giro di poco tempo l’uomo esaurisce i propri fondi e comincia a sottrarre forti somme alla propria compagnia per travasarle nel florido bilancio del ristorante e sui conti personali di Gaia.
Quando la compagnia assicurativa è ormai in cattive acque, il ristorante di Gaia viene distrutto da un incendio. Il risarcimento milionario previsto dalla polizza che lui stesso aveva creato fa fallire definitivamente la compagnia.
Al dottor Verdi, ormai sul lastrico, rimane solo il ricordo di quegli incontri clandestini. Gaia ha giusto il tempo di trasferire i suoi conti in qualche paradiso fiscale, prima di sparire dalla circolazione per vivere di rendita per il resto della vita. Quanto al marito, a lui la donna lascia il locale, e la cifra necessaria per risanarlo. Qualche mese dopo, il ristorante apre con un nuovo nome: «da Arturo».

La seduzione di Igraine

Merlino e il piccolo Artu

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire; la storia su cui lavorare si trova cliccando sull’etichetta Variante B. In apertura, un disegno di Aubrey Beardsley rappresentante Merlino che prende in consegna il piccolo Artù).

Carla Muschio
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Il re d’Inghilterra, Uther Pendragon, non ha moglie e desidera averne una. Gli giunge fama della bellezza di Igraine, la moglie del duca di Tintagel, in Cornovaglia. Per incontrarla convoca a corte lei e il marito e subito si innamora della bella Igraine. Alle sue proposte Igraine si ritrae, confida tutto al marito e fugge con lui per tornare ai loro castelli e sottrarsi alle insidie del re. Ma Uther, testardo, assedia il castello del duca. Durante l’assedio langue d’amore, tanto che chiede aiuto al Mago Merlino. Merlino promette di farlo giacere con Igraine, ma in cambio il re dovrà cedere a lui il bambino che verrà concepito. Il re Uther Pendragon accetta.
Ed ecco lo stratagemma di Merlino: il re si presenta nella camera di Igraine avendo assunto magicamente l’aspetto del duca suo sposo. Igraine giace con lui e concepisce un figlio. All’alba il re se ne va. L’indomani mattina giunge notizia al castello di Igraine che il duca di Tintagel era stato ucciso il giorno precedente. Igraine rimane perplessa.
Passa del tempo. Il re Uther manda ambasciatori per chiedere la mano di Igraine, ora vedova, e questa accetta di sposarlo. Uther confessa a Igraine di essere stato lui il misterioso amante che ha concepito con lei il bambino di cui è incinta. Confessa anche la promessa in cui si è impegnato: alla nascita il bambino dovrà essere consegnato a Merlino, che provvederà ad affidarlo a una buona famiglia per essere allevato. Così viene fatto. Artù viene adottato dalla famiglia di Sir Ector. Poco dopo Uther muore.

Variante A

La piccola Lucy ha soli tredici anni, ma ha già un bel seno e dolci occhi verdi. Vive in un piccolo paese dell’Irlanda.
John, un vicino di casa, garzone di fattoria, ha messo gli occhi su di lei. Le fa qualche complimento, ma lei non gli bada. È piccola, non pensa ancora all’amore.
Una sera che John sta tornando un po’ alticcio dal pub trova Lucy sul viottolo. Le dice: «Dammi un bacio». Lei si spaventa, fa per scappare senza rispondergli. John si adira, la porta a forza dietro i cespugli, la stupra e poi se ne va, lasciandola lì a terra, spaventata.

Finale (questo primo esempio è già svolto, il prossimo tocca a te)

Lucy si ricompone, va a casa e non dice nulla a nessuno, ma dopo qualche tempo si scopre che la piccola è incinta. Nella cattolica Irlanda non c’è l’opzione dell’aborto, la gravidanza di Lucy viene portata a termine a casa degli zii, a Dublino, così che in paese non si mormori.
Il bambino che nasce, sano e forte, viene subito dato in adozione a una buona famiglia, ma prima di lasciarlo è Lucy che assiste al suo battesimo e sceglie il nome. Si chiamerà Arthur.

Variante B

Il dottor Verdi è il proprietario di una piccola compagnia di assicurazioni. Alla festa di Natale della ditta, a cui sono invitati anche i coniugi dei dipendenti, viene colpito dalla grazia di Gaia, la moglie di Ripetti, impiegato amministrativo.
Nei giorni successivi Gaia non gli esce dalla mente. Non conosce nulla di lei se non la dolcezza degli occhi castani, eppure è preso da smania di conquista. Si decide. Chiama Gaia mentre il marito è al lavoro e la invita a pranzo «perché deve parlarle della carriera del marito».

(questo invece tocca a te)