Arturiana: conclusione

01. Aubrey Beardsley by Frederick H. Evans

(Prima di lasciare la parola a Carla Muschio, un grato saluto da parte di daParte a tutti coloro che ci hanno seguito sin qui malgrado i pessimi giochi di parole dei gestori del sito, i continui ritardi, le sparizioni e le immagini a volte saltate: la colpa è tutta di chi si occupa di daParte, Carla è stata sempre impeccabile. Appena possibile, il sito riprenderà a marciare col consueto brio. Intanto, i vincitori di codesta avventura: Elena, Francesca, Ludovico e Paola. E ancora grazie.
Il tizio sopra, che pare preso da un cartone Disney dell’epoca della
Carica dei 101, è Aubrey Beardsley, alla cui opera abbiamo attinto per ogni puntata di apertura di Arturiana. E ora, davvero, sssst).

La fine degli amori, speculari tra loro, di Tristano e Isotta, di Lancillotto e Ginevra, segna la fine di un mondo. Dopo aver restituito Ginevra a re Artù, Lancillotto lascia l’Inghilterra per stabilirsi nei suoi possedimenti di Francia. Artù, aizzato dai suoi cattivi consiglieri, passa in Francia con un esercito per devastare le terre di Lancillotto. In sua assenza, affida il regno e la sposa a Mordred. Questi aspira a spodestare re Artù prendendone le terre, così esibisce false missive da cui risulterebbe che Artù è morto e sconfitto in Francia. I baroni d’Inghilterra gli credono e lo incoronano re. Mordred chiede anche la mano di Ginevra che, per sfuggirgli, si rifugia nella Torre di Londra. Mentre i cavalieri di Mordred assediano la Torre, Artù con le sue forze decimate ritorna in Inghilterra, avendo abbandonato la guerra contro Lancillotto. Nasce aspra battaglia tra i cavalieri di Mordred e quelli di re Artù, che si annientano a vicenda. Il re e il suo usurpatore si affrontano in singolar tenzone e ciascuno manda un colpo a segno. Mordred muore, invece Artù è solo ferito.
Sentendo l’approssimarsi della morte, si fa accompagnare dal fido Bedivere al luogo in cui aveva ricevuto la magica spada Excalibur. La spada è gettata in acqua e una mano si leva a raccoglierla. Giunge poi una barca riccamente adorna piena di belle regine che accolgono re Artù a bordo per condurlo alla valle di Avalon, una sorta di paradiso.
Ginevra, dopo la morte del marito, ripara in un monastero e ne diventa badessa. Lancillotto fa ritorno in Inghilterra e corre subito da lei per riprendere il loro amore, ma è respinto. Decide allora di seguire l’esempio della sua amata e farsi monaco. Un giorno Ginevra gli compare in sogno e Lancillotto capisce che deve accorrere da lei. Giunge che è appena spirata. La seppellisce con grande dolore e poco dopo muore a sua volta, compianto da tutto il popolo.

*

E ora tutti i nostri personaggi non sono più, ma la terra vive ancora e tutte le vicende da essi vissute torneranno a presentarsi, con volti e nomi nuovi. A ogni maggio spunteranno tenere foglie e freschi amori che l’inverno spegnerà, ma solo per poco.

Carla Muschio
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Vetrina: il papa

maurice_lalau_ristan

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un’immagine di Maurice Lalau).

Carla Muschio
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Finale

Arturo rimpiange di aver letto quel messaggio, ma ormai la macchina del sospetto è stata accesa ed è difficile fermarla. Confessa alla moglie di aver letto il messaggio e lei ride.

  • – Come ti è venuto in mente? Non ti sapevo così poco riservato. E comunque che c’è di male? Che dice?

Valentina nega ogni coinvolgimento amoroso con il collega del marito, ma Arturo non riesce più a spegnere l’ira per il monsignore che è sorta in lui. Così l’indomani gli dice deciso:

  • – Ho esaminato le opere che mi hai chiesto per la tua mostra. Mi spiace, non posso dartele, sono troppo fragili per essere trasportate anche solo da una stanza all’altra.

Lanci incassa il colpo, ma le malelingue si scatenano. “Non si può fare la mostra senza quelle opere, – sostengono alcuni – bisogna convincere Arturo.” Ma altri commentano: “Sarà anche una ripicca, ma ci voleva. Bravo, Arturo!”
Intanto la preparazione della mostra è in stallo, tanto che la notizia arriva fino al Papa in persona. Questi si fa raccontare da più di una fonte la situazione, poi chiama un religioso di cui si fida particolarmente, Giuseppe, un frate francescano, e gli affida il compito di riconciliare le parti.

  • – Un po’ di amore in più è sempre meglio dell’odio, non trova, fratello?

Giuseppe si stupisce di tanta apertura mentale. Accetta la missione diplomatica e dopo aver incontrato questo e quello riconcilia tutti, a questi patti: Monsignor Lanci non invierà più sms stupidi a Valentina, Arturo tornerà ad amare la moglie e autorizzerà lo spostamento delle sculture richieste per la mostra, tra cui una splendida Venere che esce per l’appunto da una conchiglia.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Di fronte al messaggio di Monsignor Lanci sul cellulare della moglie, Arturo rimane un attimo perplesso, ma poi si convince che si tratti semplicemente della buonanotte in tono paterno di un uomo di chiesa verso una pecorella, per quanto la pecorella in questione sia giovane e bella.
Così torna a consultare il suo elenco, dimenticandosi del contrattempo.
Ed ecco che compare la moglie, elegantissima, profumata e sorridente, che gli comunica di dover andare in banca per parlare di certi titoli con il direttore. Arturo anche stavolta non può fare a meno di chiedersi come mai per andare in banca una persona debba mettersi così in ghingheri, e come mai il viso di Valentina emani quella luce particolare…
Ma fu la sera di quel giorno che Arturo non poté più far finta di niente con se stesso, quando, entrando in casa prima del previsto, trovò i due amanti a letto insieme. E il bello è che non gli dettero nessuna spiegazione, anzi: si misero a ridere e, rivestitisi, andarono via insieme sottobraccio.

 

ROSA
Arturo non resiste e dal telefono di lei risponde al messaggino: “Stella stellina la notte si avvicina, anche Arturo si avvicina. Se la conchiglia non vuoi che solo  al sugo si cucina, vai a quel paese tuo, l’Indocina.”

 

FRANCESCA TADDEI
Può darsi che tutto finisca a tarallucci e vino, come nella vicenda originale, con  intervento di una figura esterna, pacificazione generale ecc…
In fondo può essere che tutti preferiscano mantenere una facciata di finzione; ci sono lavori prestigiosi di mezzo e tutti hanno qualcosa da perdere in caso di scandalo. Certo, le voci che girano in un ambiente così ristretto, potrebbero creare imbarazzo in chiunque, e allora può  finire anche con una bella  sceneggiata, magari con tele rinascimentali e oggetti d’arte antica che volano al posto dei consueti piatti!

 

PAOLA
Non può più non vedere e non sentire, è costretto ad affrontare la realtà.
Arturo, l’uomo, il marito, decide di sedurre ancora sua moglie… Le farà la corte, teneramente.
Si risveglierà da un torpore che lo stava anestetizzando alla vita.
Ascolterà se in lei vi è ancora un palpito d’amore per lui.
Se lo sentirà vibrare forte in sé.
Ascolterà le risposte, non senza fatica, e da quelle inizierà un cammino nuovo.
Solo o sposato si vedrà… ma vivo e palpitante sì…

Il papa

beardley_papap

Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
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Carla Muschio
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Lancillotto e Ginevra sono amanti da sempre e tutti a corte, compreso re Artù, lo sanno o lo intuiscono. Nel fondo del loro cuore tutti ammirano il loro amore, ecco perché non li intralciano. Invece i cavalieri Agravain e Mordred odiano Lancillotto e tramano per la sua distruzione. Una sera in cui Artù è appena partito per la caccia essi spiano Lancillotto mentre entra nella camera della regina. Poco dopo, accompagnati da altri cavalieri, bussano alla porta intimandogli di aprire: essi sanno che lui è lì. Gli amanti si abbracciano teneramente, temendo che questo sia il loro ultimo convegno, poi Lancillotto apre la porta. Fa entrare un solo cavaliere e la richiude. Con la sua forza, gli strappa le armi, poi riapre la porta e, con la spada conquistata, sbaraglia gli assalitori. Agravain muore, Mordred è ferito.
Lancillotto propone a Ginevra di rifugiarsi con lui nel suo castello di Joyous Guard per sfuggire al re e vivere in libertà il loro amore, ma lei non accetta. Rimane ad attendere il giudizio di Artù che, ragguagliato da Mordred, la condanna al rogo. Lancillotto si è tenuto nascosto nelle vicinanze del luogo dell’esecuzione. Quando la povera Ginevra sta per essere messa sulla pira, egli giunge con sorpresa di tutti, ferisce e uccide molti cavalieri, fa montare in sella la sua amata e corre con lei al suo castello. Artù, che ama profondamente la regina, è felice di saperla salva, ma non sa fermare il corso degli eventi. Sollecitato dai cavalieri ostili a Lancillotto, va ad assediare il suo castello. Ogni giorno si combatte e ci sono perdite da ambedue le parti, senza che una delle due abbia la meglio sull’altra. In uno dei giorni dell’assedio Lancillotto e Artù si parlano, da lontano. Il primo ribadisce l’innocenza sua e della regina, il secondo lamenta la perdita della moglie, dell’amico e della vita di tanti nobili cavalieri. Eppure l’assedio continua.
Quando la notizia di questi eventi raggiunge il Papa a Roma, questi decide di intervenire con il peso della sua autorità ponendo fine alla violenza con un messaggio di misericordia, scritto in una bolla e affidato a un vescovo. Il vescovo parlamenta con le due parti e ne ottiene il consenso: Lancillotto restituirà Ginevra ad Artù, che si impegna a dimenticare ogni amarezza passata amandola di fresco amore. Anche l’amicizia tra Artù e Lancillotto è ripristinata.
Con solenne corteo Ginevra ritorna dal marito e grande è la commozione di tutti.

La variante

Arturo è un conservatore dei Musei Vaticani, addetto all’arte greca antica. È un laico, sposato a Valentina, donna di invidiabile bellezza e fascino. Al museo i pettegoli dicono che Valentina da tempo ha un legame amoroso con Monsignor Lanci, un altro dipendente del museo, conservatore delle tele del Cinquecento italiano. Non tutti vedono male questo legame, peraltro non dimostrato, dato che gli amanti sono assai cauti nei loro incontri. Il marito poi, Arturo, sembra sordo a ogni voce che vorrebbe indurre in lui il sospetto. Ora Monsignor Lanci sta preparando una mostra, “Il simbolo della conchiglia dall’antichità all’era cristiana”. Si riunisce un comitato e Lanci presenta l’elenco delle opere che vorrebbe inserire nella mostra, che comprende alcuni pezzi di arte antica.
L’indomani Arturo sta esaminando questo elenco quando gli si avvicina un suo collaboratore, che gli parla chiaro.

– Da noi in Sicilia uno come te lo chiamano cornuto, lo sai? Come puoi collaborare con Lanci, quando tutti sanno che ha una tresca con tua moglie?

Arturo cade dalle nuvole, o simula di cadere dalle nuvole. Però ormai gli è entrata la pulce nell’orecchio.
A casa la sera fa un gesto ardito che mai gli era venuto in mente in vita sua. Valentina sta parlando al telefono fisso, sul tavolo è rimasto il suo cellulare. Arriva un messaggio e Arturo lo legge. Dice: “Stella stellina la notte s’avvicina”. Un messaggio innocente, ma è il mittente a preoccupare Arturo: si tratta di Monsignor Lanci.

Vetrina: Lancillotto salva Ginevra dal rogo

Rescue of Guinevere by William Hatherell web

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
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Il salvataggio di Lancillotto di William Hatherell).

Carla Muschio
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Finale

In mancanza di meglio Giovanna concorda l’operazione con Gerardo, un giovane promettente che era stato amico di Ludovico. Gerardo avverte però la paziente che, se prima di una settimana avrà trovato un collega più valido di lui disposto a effettuare l’operazione, si tirerà indietro.
Il giorno dell’operazione Aristide non va in ufficio. Fuori della sala operatoria, segue gli eventi. Giovanna è in anestesia, tutto è pronto per iniziare e chi compare a dirigere l’operazione? Ludovico. Il suo è il primo volto che Giovanna vede al risveglio. La sua testa è salva, e anche il suo cuore.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Giovanna sa che suo marito ha ragione, a parte il modo brutale in cui le ha parlato. Sa che ci vuole un chirurgo veramente in gamba per operarla al cervello, così si mette alla ricerca del tipo adatto, rivolgendosi a tutte le sue conoscenze in ambiente medico. Di fronte alla sua richiesta, però, tutti si defilano, adducendo impedimenti vari; in realtà non vogliono rischiare un insuccesso proprio con la moglie di un amico e collega. Veramente uno dei chirurghi interpellati si dichiara disponibile, ma Giovanna lo vede così incerto e dubbioso che si spaventa e rifiuta l’offerta.
Tornata a casa, compone un annuncio a mezza pagina da far inserire su tutti i bollettini medici: Per Ludovico. Ho bisogno di te, non del tuo cuore ma delle tue mani. Contattami appena leggi questo avviso. Ma sì, in fondo ti amo ancora!

FRANCESCA TADDEI
Alla fine si decide di rivolgersi al più grande luminare in circolazione, che rileva effettivamente una situazione assai critica e fissa l’operazione di lì a pochi giorni.
Il giorno previsto, però, mentre tutta l’equipe è pronta, la camera operatoria altrettanto, e la paziente già anestetizzata, il luminare ha un malore e viene portato via d’urgenza. Al suo posto arriva trafelato un sostituto, che i presenti riconoscono al volo, nonostante indossi già mascherina e abiti protettivi.
Quando Giovanna si risveglia, al termine di un intervento lungo e complicato ma felicemente riuscito, grande è la sorpresa nello scoprire che chi l’ha operata altri non è che il suo Ludovico.

LODOVICO
Lui era lì lì per chiamare il suo ex-allievo che oramai aveva superato il maestro e che solo avrebbe potuto salvare lei. Eppure all’ultimo istante un misto di risentimento, invidia, punta di orgoglio gli impedì di chiamare. Lei morì. Quando lei  chiuse gli occhi gli tornò in mente senza sapere perché la musica e parole  di un brano di una canzone di Vasco Rossi quando canta “ne uccide più l’orgoglio che il petrolio”.

PAOLA
“Se pensi mi possa salvare, andiamo da lui” sussurra Giovanna.
Aristide aveva già contattato Ludovico ma stranamente lo aveva trovato riluttante, timoroso di non aver la mano ferma in questa occasione.
L’operazione è difficile, il coinvolgimento di tutti è alto.
La tensione elevatissima provoca un black-out  generale, tutti sono costretti a ripensarsi.
All’uscita dall’incubo si ricomporranno gli amori.
Come sopravvissuti, felici della vita, ognuno troverà la propria vena d’amore viva e pulsante in sé.
E la condividerà.

Lancillotto salva Ginevra dal rogo

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Carla Muschio
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La storia

Ginevra ha per amante Lancillotto, il miglior cavaliere della corte di re Artù, suo marito. Il legame è naturalmente segreto, ma a corte tutti sanno e mormorano, tranne il re. Ora Lancillotto è stato assente a lungo, lontano dalla sua amata. Per qualche tempo è vissuto nudo e folle nella foresta, in preda alla follia causata dalla separazione, poi, tornato in sé, ha corso varie avventure, tra cui la più importante è stata la ricerca del sacro Graal, insieme ad altri cavalieri. Un eremita gli ha spiegato che non è stato lui a raggiungere la sacra coppa per via della sua impurità: nel suo cuore infatti l’amore per Ginevra non è affatto spento.
Egli fa ritorno alla corte di re Artù con lo scopo di conservarsi casto, pur nella vicinanza della regina. Non sempre ci riesce. In compenso i suoi propositi di virtù infuriano Ginevra, che lo invita ad allontanarsi dalla corte. Lancillotto, disperato, confida la sua pena a Bors. Questi gli suggerisce di rifugiarsi in un’abbazia poco lontana, così da essere presto a tornare a corte non appena l’ira di Ginevra si sarà placata. Le donne sono fatte così. Lancillotto accetta il consiglio.
Ginevra, non meno sofferente del suo amante, vuole simulare spensieratezza. Così indice un banchetto a Londra per ventiquattro cavalieri. Uno degli invitati è Galvano, notoriamente ghiotto di frutta. Pinel, suo nemico, avvelena le mele servite al banchetto con l’intento di uccidere lui. Invece la prima mela è mangiata dall’innocente Patrise, che muore sul colpo. Suo cugino, Mador, accusa la regina del delitto e vuole giustizia. Re Artù non può negargliela, così fissa una data, dopo due settimane, in cui la regina sarà messa al rogo, a meno che non intervenga un cavaliere a difendere la sua innocenza contro le armi di Mador.
Artù esprime a Ginevra il suo rammarico per la lontananza di Lancillotto, che sarebbe di certo suo difensore. Nessuno dei cavalieri della Tavola Rotonda si offre di difendere la regina. Ginevra prega Bors di essere suo campione ed egli dice che la difenderà, ritraendosi solo se giungerà un cavaliere più forte di lui a sostituirlo.
Il giorno del giudizio la pira è preparata, la tremante Ginevra è posta lì accanto per seguire il combattimento. Mador scende in campo. Bors è pronto ad affrontarlo, ma ecco arrivare un altro cavaliere che prende il suo posto e sconfigge lo sfidante. Il cavaliere è vincitore, la regina è salva. Si toglie l’elmo e rivela il suo viso: è Lancillotto.

La variante

Giovanna si è sposata giovane con Aristide, il direttore del più grande ospedale della sua città. Il marito è molto impegnato nel lavoro e trascura la moglie, che soffre per la sua distanza e indifferenza. Giovanna rifiorisce quando diventa amante di Ludovico, un neurochirurgo suo coetaneo che lavora alle dipendenze di Aristide. Gli amanti sono cauti nei loro incontri, eppure dopo pochi mesi tutto l’ospedale mormora di loro. Aristide sembra essere rimasto l’unico a non accorgersi di nulla.
Un giorno che Ludovico ha cancellato un appuntamento, Giovanna gli fa una scenata: faccio la figura della peccatrice davanti a tutto l’ospedale, dice, per poi sospirare sempre senza vederti. Se il tuo amore è tutto qui, puoi anche andartene, non perderò molto.
Ludovico, pur con la morte nel cuore, la prende in parola. Con la sua fama, non gli è difficile trovare lavoro in un altro ospedale e si trasferisce in un’altra città, senza dare a Giovanna il suo indirizzo.
Dopo la sua partenza Giovanna incomincia a soffrire di forti mal di testa. Vengono fatte delle indagini: pare esserci una massa tumorale nel cervello. Si cerca un bravo chirurgo che metta mano alla moglie del capo, ma nessuno vuole accettare la responsabilità e il rischio del fallimento. Aristide dice alla moglie: «Peccato che Ludovico se ne sia andato, lui sarebbe riuscito a salvarti».

Vetrina: lo spionaggio del geloso

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(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un dipinto di Edmund Leighton).

Carla Muschio
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  Finale

Diego si annuncia e lei, mentre gli risponde, sente il rumorino sospetto. Svelta, cambia tono. Invece di chiamare l’amante con teneri appellativi, gli parla in tono neutro, gli chiede cosa desideri. Lui capisce che Serena ha un impedimento, forse il marito è accanto a lei, così a sua volta passa a discorsi innocenti, benché avesse in realtà chiamato per organizzare un incontro con lei. Dice che vorrebbe avere il numero di telefono del loro tappezziere. Lei promette che chiederà al marito e poi:

  • – Meno male che hai chiamato, Diego! Volevo confidarti una cosa… sono così triste…

Serena racconta che il marito non è più lo stesso di prima. Non dice nulla, ma lei teme che sia geloso, senza averne motivo.

  • – Tu che sei suo amico, forse puoi parlargli, capire… Io non so più cosa fare, mi umilia pensare che sospetti di me. Ma forse sono mie fantasie…

Diego la consola:

  • – Come può accecare la gelosia! E io che vi credevo una coppia perfetta! Non sarà che è giù di morale per il suo lavoro e lo riversa su di te? Beh, ti prometto che cercherò di incontrare Giovanni e di capire cos’ha.

Nel pomeriggio, senza che nessuno gli abbia detto nulla, Giovanni sollecito chiama Diego per dargli il numero del tappezziere, dando così la prova ai due amanti del suo spionaggio.
Dopo questo episodio Giovanni smette per un po’ di sospettare della fedeltà di Serena, che può godere con l’amico di un periodo di frequenti incontri felici.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Al telefono Serena sta ben attenta a non tradirsi e, invece di esordire con un “Ciao tesoro” o simili, si rivolge a Diego con freddezza. Questi, che non è particolarmente sveglio, non capisce e si risente. “Amore, ma che cosa è successo? Non mi vuoi più? Non farmi soffrire, ti prego!” e così via.
Serena, preoccupata, sbatte giù il telefono. Poi in preda al panico va in salotto: non c’è nessuno. Passa in rassegna a una a una le stanze della grande casa, fino ad arrivare allo studio di Giovanni. E qui vede l’arzillo marito con il computer aperto davanti a sé; si avvicina di soppiatto e – sorpresa! – capisce che sta chattando con un’amica virtuale.
L’impegnatissimo Giovanni, critico, letterato e non so che cosa d’altro, sta chattando come un adolescente con Rosemary74. Confuso, arrossendo, chiede scusa.
E Serena, magnanima, lo perdona.

 

FRANCESCA TADDEI
A quel punto c’è poco da fare. L’unica speranza per i fedifraghi è che lei sia abbastanza rapida da dire: “ah, ciao Diego, ti passo subito Giovanni”, prima che lui possa dire alcunché di compromettente. E naturalmente bisogna che lui mangi subito la foglia, senza tradirsi facendo capire che in realtà cercava lei.
Ma è anche possibile che al “pronto?” di Serena, Diego parta subito con qualcosa di inequivocabile, tipo “ ciao amore”, “ciao tesoro”, roba così.
A quel punto si imporrebbe una scelta: fare tutti finta di nulla? Fare scenate? Prendere pacatamente atto del fatto che la coppia è scoppiata? Probabilmente Giovanni liquiderà con un buon mantenimento mensile la moglie infedele e troverà prontamente una sostituta, forse anche più giovane. Alla quale però stavolta farà firmare un blindatissimo contratto prematrimoniale: in caso di tradimento, la sposina non beccherà un centesimo.

 

LODOVICO RE
Giovanni chiama e senza mezzi termini, o come un tempo si sentiva dire, entra coi piedi nel piatto subito parlando del tema del tradimento. Serena se lo aspettava e Giovanni stavolta, al contrario del passato, parlerà chiaro. Sarà chiaro sui loro accordi matrimoniali, sul suo stato d’animo, senza nemmeno nascondere di avere ascoltato surrettiziamente certe telefonate. E’ molto turbato e agitato. Rosso in viso e dentro di sé ha già preparato la valigia per andarsene. Dei tradimenti di Serena lui non ne può più, sia ben chiaro, ha ascoltato tutto, ma sospettava da tempo prima e la misura è colma. Serena è come impietrita, colpevole ed imbarazzata. Lui ha sentito tutto, scoprendo così che lei porta a spasso il suo amato cane solo due volte al giorno per uscite brevissime quando lui è in viaggio e non le quattro lunghe volte come lei ha sempre assicurato di fare. Il giudice riconobbe il divorzio per colpa di lei. Non si rividero mai più, se non un giorno struggentemente, anni dopo, sulla tomba del cane.

 

PAOLA
Diego capisce dalla voce fredda e distaccata di Serena, dal suo uso del lei nella conversazione che sono in pericolo d’essere scoperti e si adegua al tono.
Giovanni trova in questa freddezza conferma dei suoi sospetti ma è indeciso… Serena non lo ama o si sta distraendo in un momento di disorientamento?
Può accettare un compromesso affettivo?
Che reale natura ha il rapporto di Giovanna con Diego?
Mille domande sorgono su se stesso e sul loro rapporto.
Parlerà a Giovanna per capire come sente lei e poi valuterà.

Lo spionaggio del geloso

Beardsley-spionaggio

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La storia

Tristano e Isotta sono uniti indissolubilmente da un fatale legame d’amore e consumano i loro amplessi ogniqualvolta ne hanno occasione, dato che vivono ambedue alla corte di re Marco. Lo sposo di Isotta, come del resto tutti coloro che vedono i due amanti, percepisce la loro intimità ma non può accusarli, perché non sono mai stati colti sul fatto. Forse Marco preferisce non sapere, così da continuare a godere della vicinanza di Isotta, che lui ama con passione.
A corte però vi sono molti invidiosi e maligni che desiderano smascherare gli amanti. Un giorno essi si sono dati convegno in un secluso giardino, credendo che Marco sia via per una battuta di caccia. Il nano Melot, che è venuto a saperlo, richiama il re e si apposta con lui su un ulivo, così da spiare gli amanti. Il primo a giungere è Tristano. Senza alzare gli occhi, egli vede sul prato le ombre delle due spie tra i rami dell’ulivo ed è presto ad escogitare un piano. All’arrivo di Isotta non le corre incontro per abbracciarla, come avrebbe fatto nell’intimità. Lei capisce da questo che deve stare in guardia e trattiene a sua volta gesti e parole. I due si lamentano delle false accuse di adulterio di cui sono vittime, quando invece ambedue sono affezionati e fedeli a re Marco, Tristano come nipote e Isotta come sposa. Marco è subito convinto dalle loro parole e si pente di aver afflitto la moglie e se stesso con vani sospetti. Così ancora una volta è stato gabbato.
Gli amori di Tristano e Isotta possono così continuare, ma non per sempre. Un giorno re Marco li trova a letto insieme. Corre a chiamare dei testimoni, ma al suo ritorno Tristano non c’è già più. Tuttavia il giovane si sente costretto ad allontanarsi e gli amanti, con grande strazio, si devono separare. Si ricongiungeranno solo nella morte, quando Isotta, accorsa per curare Tristano da una ferita, trova che il suo amico è appena spirato. Lei lo abbraccia e gli muore accanto.

La variante

Serena ha sposato Giovanni, un uomo ricco e potente che ha vent’anni più di lei. Lui la ama teneramente ed è felice delle nozze ma a lei vengono presto a noia gli amplessi del marito, così comincia a mettere gli occhi sui suoi amici e diventa amante di uno di questi, Diego. Il marito sembra totalmente ignaro della tresca della moglie e non dà segno di alcun sospetto, ma Serena sta sempre all’erta.
Un giorno, mentre sta parlando al telefono con un’amica, sente nella cornetta un piccolo rumore che subito scompare. Fa finta di nulla ma poi, ripensandoci, formula un’ipotesi. La loro casa è grande e c’è un telefono quasi in tutte le stanze. Se si solleva il ricevitore in un’altra stanza mentre è in corso una conversazione, si può udire tutto e inserirsi in essa, volendo, oppure tacere e spiare. Serena sospetta che Giovanni faccia proprio questo. Non fa in tempo ad avvertire l’amante della sua scoperta ed ecco che poco dopo lui chiama.

Vetrina: due campioni

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Finale

Siamo all’ultimo giorno di gara. Il mattino si è concluso il lavoro dei pasticcieri. Ora sono in corso gli assaggi e prima di sera la giuria si esprimerà nominando il campione mondiale del cioccolato. Seguirà una cena di gala. I concorrenti si aggirano nervosamente nei saloni osservando le opere degli altri, confrontando, sperando. Parlano poco tra loro, non solo per via della barriera linguistica ma anche perché fa parte del gioco: se si è rivali non si può essere complici.

A metà del pomeriggio però Hugo si avvicina a Hugh, si presenta e cerca di avviare una conversazione con lui. L’inglese è reticente, ma deve soccombere di fronte alla cordialità del rivale.

  • – I giochi son fatti, – dice il francese – tanto vale rilassarsi e aspettare in pace il verdetto. Io per scaramanzia dico che vincerai tu.
  • – E allora ti rispondo che vincerai tu.

Una pausa di silenzio, poi:

  • – Mi è piaciuta la tua idea del ribes nel pasticcino.
  • – E il tuo mazzo di fiori di cioccolata? Davvero brillante.

La conversazione cordiale ha fatto loro dimenticare l’ansia dell’attesa del risultato, così cade la tensione tra loro. Dopo un po’ di chiacchiere uno dei due dice all’altro:

  • – E se creassimo una linea comune di prodotti da preparare nelle nostre pasticcerie, una sorta di asse dolce Londra-Parigi? Siamo due campioni, andremmo più forte del TGV.

L’altro accetta.

Vetrina

FRANCESCA TADDEI
In realtà, studiandosi e cercando di superarsi l’un con l’altro, non si avvedono che c’è un concorrente temibile: l’italiano Ugo.
Quest’ultimo si aggiudica infine la competizione, sbaragliando la concorrenza. Tale è lo smacco che Hugo e Hugh decidono di superare l’annosa concorrenza tra Inghilterra e Francia e di collaborare in vista del futuro concorso internazionale, dove si gareggia a coppie di pasticceri.
Unendo le loro forze, avranno così più possibilità di vincere.

 

ELENA TRABAUDI
Il primo giorno di gara i due pasticceri si sfidano con le praline: il francese crea dei bonbons au chocolat di rara bontà, ma anche le creazioni dell’inglese reggono il confronto. Anche il giorno dopo la giuria assegna lo stesso punteggio, molto alto, a tutti e due: i beignets dell’uno equivalgono al cake dell’altro, decorato niente meno che con petali di rosa…Si arriva al giorno decisivo: dovranno cimentarsi nella scultura dolce. Hugo è patriottico e costruisce una Tour Eiffel in formato ridotto; Hugh, neanche a dirlo, lo è altrettanto e presenta un Big Ben molto ben fatto. I giurati passano, osservano, ammirano. Ma verrà premiato il drago cinese. Questa creazione ha una girandola sulla testa che, se sollecitata, fa cadere a cascata cioccolatini!
I due famosi pasticceri al di qua e al di là della Manica capiscono che il mondo è più grande della loro rivalità.

 

FILIPPO
Hugo e Hugh si scrutano sospettosamente a vicenda, nascondendosi l’uno all’altro o peggio ancora fingendo di mostrare trucchi che invece sono inganni per l’avversario.
Hugo a volte guarda il coltello da cucina dalla grande lama che lancia gelidi riflessi…anche fantasie omicide, sì! E non che non siano ricambiate! D’altra parte in certe situazioni di esame, così al vertice, è sempre un mors tua, vita mea. In un intimo, inconfessabile odio profondo, tanto nascosto, quanto vero finalmente si arriva al momento di presentare il proprio lavoro. Hugo illustra la sua specialità di cioccolato al peperoncino piccantissimo che chiama “Caino”. Quando i due rivali scoprono che Hugh ha chiamato le sue truffe di cioccolato “Abele”, i due scoppiano a ridere fragorosamente e diventeranno da allora grandi amici per sempre.

Due campioni

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Lettore, in questa rubrica trovi ogni volta la mia narrazione di un episodio del ciclo di re Artù, seguita da una sua variante moderna. Sei invitato a scrivere il finale secondo la tua fantasia, in sintonia o in opposizione alla vicenda base, e inviarlo alla maestra entro le ore 20 di domenica prossima. Le soluzioni migliori saranno pubblicate nella «vetrina» della puntata, insieme al finale della storia scritto da me. A Natale chi avrà dato i contributi più abbondanti e interessanti riceverà un libro omaggio.
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, un ‘opera di Aubrey Beardsley).

Carla Muschio
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La storia

Messer Tristano ha concordato di giostrare con un valido avversario, Palamides, in un campo vicino a Camelot dove sono sepolti sotto la stessa pietra due amanti uccisi a tradimento. Giunge lì il giorno stabilito ed ecco presentarsi un cavaliere tutto di bianco vestito. Credendolo il suo rivale, dato che l’elmo gli impedisce di vederne il viso, Tristano combatte. Dopo quattro ore di fiera lotta ciascuno dei due campioni è ferito a sangue, pure continua a sferrare colpi, non volendo cedere.
Ma ecco che il cavaliere vestito di bianco si ferma e dice al rivale «Cavaliere, non ho mai avuto un rivale di valore pari al tuo. Vorrei almeno conoscere il tuo nome».
Dapprima Tristano esita, non vuole rivelarsi, poi accetta di svelare il suo nome, se prima il cavaliere in bianco avrà fatto lo stesso. Il cavaliere bianco è Lancillotto del Lago. Tristano allora si rivela. Ciascuno dei due dice che da tempo desiderava incontrare l’altro. Abbandonano la lotta e Lancillotto conduce Tristano alla corte di re Artù, dove egli era da tempo apprezzato e atteso. Lancillotto e Galvano saranno grandi amici, non rivali. A Galvano viene assegnato un seggio della Tavola Rotonda.

 

La variante

Nel campo della pasticceria c’è un premio internazionale molto prestigioso, World Chocolate Masters. Vengono effettuate delle selezioni in tutti i paesi che aderiscono all’iniziativa, finché si giunge alla gara finale che decreterà il campione mondiale dell’arte del cioccolato. La gara si svolge a Parigi, al Salon du Chocolat, ad anni alterni, in ottobre. I concorrenti devono affrontare dure prove che durano alcuni giorni, creando ciascuno delle praline, dei pasticcini o una torta e infine una scultura. Tutto questo sotto gli occhi dei giudici e, naturalmente, tutto al cioccolato.
Quest’anno il campione francese, che giocando in casa ha grandi speranze di vincere, si chiama Hugo. Tra i diciannove rivali, il più temibile per lui è il campione d’Inghilterra, che si chiama quasi come lui, Hugh. Tutti i concorrenti e i membri della giuria sono ospitati in un lussuoso albergo del centro di Parigi. La prima sera Hugo e Hugh individuano il volto dell’altro e l’indomani prestano particolare attenzione al lavoro del rivale, sperando di carpirne qualche segreto e anche di scoprire in lui qualche falla.

Vetrina: il filtro d’amore

Tristano e Isotta bevono il filtro d'amor_wiki

La vetrina di questa rubrica presenta le migliori risposte dei lettori sull’argomento della settimana precedente. Il mio contributo è il finale della storia scritto da me, esattamente come per i lettori.
Non è necessario partecipare ogni settimana, ma alla fine dell’anno «scolastico» i lettori più brillanti e costanti riceveranno in dono un libro offerto dalla redazione di daParte, come di consueto. Quindi, scrivetemi!
(Cliccate sulle linguette delle schede per proseguire. Sopra, il dipinto di
).

Carla Muschio
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Finale

Quando le viene comunicato, Elisa è ben contenta del regalo. Non così Vittorio, che mal sopporta quella che gli pare una eccessiva ingerenza dei genitori negli affari suoi. Non è facile però rinunciare al regalo senza offendere i donatori. A un certo punto gli viene un’idea: passerà la sua iscrizione al corso a Saint Moritz al suo amico Mauro, che è proprio appassionato di sci, mentre lui se ne andrà in Sicilia con degli amici, per un giro da tempo progettato. Il viso abbronzato al ritorno ce l’avrà lo stesso e nessuno si accorgerà dello scambio.
Così Vittorio, ignaro delle trame dei suoi genitori, trascorre un mese felice in Sicilia ed Elisa, al corso di Saint Moritz, trova un altro italiano, Mauro, con cui lega subito. È amore a prima vista.

Vetrina

ELENA TRABAUDI
Tutti sanno che le trame, più o meno oscure, di terze persone raffreddano e impediscono la nascita di un amore. È matematico che non scatterà niente tra i due. E poi Vittorio ed Elisa, amici dalla nascita, hanno già avuto altre storie di cui forse hanno parlato insieme; e nell’andare a sciare sperano solo, ognuno in cuor suo, di incontrare qualche piacevole distrazione. A dire la verità, Elisa ha una specie di fidanzato in città, ma ultimamente l’ha trovato noioso, prepotente, e sta pensando di lasciarlo. Vittorio invece al momento è single e ben disposto a un nuovo incontro, non necessariamente impegnativo. Ogni tanto si incontrano, sulle piste o al self service; parlano del più e del meno, ridono contenti.
Al ritorno, i genitori devono arrendersi all’evidenza: tra i loro rampolli non nascerà mai niente! Piuttosto, chi è quella ragazza austriaca che quasi tutte le sere telefona e sta a parlare con Vittorio per mezz’ora?

 

FRANCESCA TADDEI
È assai probabile che i due, a parte lo stupore di ritrovarsi e qualche chiacchiera sull’infanzia comune, non trovino altri punti di contatto. Se ci si è frequentati solo da bambini (e non perché ci si è “scelti”, ma perché sono i genitori ad essere amici) e poi si è perso il contatto, difficilmente poi può sbocciare qualcosa di profondo.
Molto più probabilmente entrambi si daranno ad altre conoscenze. Si spera comunque che la vacanza sulla neve porti i suoi frutti,  anche se non nel senso sperato dai genitori!

 

LODOVICO
E a Saint Moritz, tutto come previsto dai genitori  di Vittorio ed Elisa, l’amore dei due ragazzi scoppiò. Fortissimo, violento, travolgente come mai. Vittorio ed Elisa si innamorarono. Entrambi pazzescamente stupiti dai propri sentimenti, inattesi e mai sperimentati prima  nella loro vita e forse mai più. Entrambi innamorati. Di due diversi maestri di sci.