Quant’è mesta Vinegia / Que c’est triste Venise

mestavinegia

(Traduzione curata da Mastro Giulio di Que c’est triste Venise di Charles Aznavour – cliccare sul titolo per il testo originale, o d’insu la picciol lingua ch’aralda: Parole foreste)

Se il core soffre, anche una delle urbi italiane più rifulgenti di bellezza e storia può risultare incredibilmente mesta, al punto che proprio i suoi vanti diventano, per converso, motivo di sofferenza, soprattutto se nel ricordo legati invece a momenti felici. Perfino la bella città di Venezia.

Parole

QUANT’È MESTA VINEGIA

Oh, quanto mesta è Vinegia[1]
se defunti son l’amori…
che melanconia Vinegia
se d’amor orma’ se’ fuori!

A la cerca vai de’ motti
ma il tempo li mena[2] via;
ploreresti[3] i dì e le notti
ma anche il pianto fuggì via.

Mesta è pur se lo nocchiere[4]
mostra sol silenzi vòti:
il cor serran barche nere[5]
culla d’amorosi moti.

Musei, chiese overti[6]  invano,
beltà vòte[7] a occhi delusi.
E in lagun mestizia accusi
se invan cerchi amica mano.

Di Selèn al chiar agogni,
ridendo, d’oblia’ il taciuto[8]:
addio allor, corteo pennuto,
Ponte de’ Sospir[9] e sogni.

_____

[1] La Serenissima, appunto. [2] Porta. [3] Piangeresti. “I dì e le notti” compl. di tempo, non oggetto. [4] In questo caso è colui che guida le “barche nere” nominate due versi sotto, ossia quelle piccole imbarcazioni (denominate “gondole”) che portano i visitatori della città in giro per i suoi caratteristici canali. [5] Le gondole, appunto. [6] Aperti. [7] Vuote. Vuol dire che le delusioni del cuore si estendono fino agli occhi, impedendo loro perfino di apprezzare le illustri e note bellezze della città. [8] “Dimenticare le cose non dette”. [9] Noto monumento della città – ma anche i volatili che ne affollano le piazze, il “corteo pennuto” di poc’anzi, sono altrettanto caratteristici.

 

Musica

Parole foreste

QUE C’EST TRISTE VENISE

Que c’est triste Venise
Au temps des amours mortes,
Que c’est triste Venise
Quand on ne s’aime plus.

On cherche encore des mots
Mais l’ennui les emporte,
On voudrait bien pleurer
Mais on ne le peut plus,

Que c’est triste Venise
Lorsque les barcarolles
Ne viennent souligner que des silences creux

Et que le coeur se serre
En voyant les gondoles,
Abriter le bonheur de couples amoureux.

Que c’est triste Venise
Au temps des amours mortes,
Que c’est triste Venise
Quand on ne s’aime plus

Les musées, les églises,
Ouvrent en vain leur portes,
Inutiles beautées devant nos yeux déçus,

Que c’est triste Venise
Le soir sur la Lagune
Quand on cherche une main
Que l’on ne vous tend pas.

Et que l’ironise
Devant le clair de lune
Pour tenter d’oublier
Ce qu’on ne se dit pas.

Adieu, tous les pigeons
Qui nous ont fait escorte,
Adieu pont des soupirs,
Adieu rêves perdus.

C’est trop triste Venise
Au temps des amours mortes,
C’est trop triste Venise
Quand on ne s’aime plus.

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Veggio tenebra / I see a darkness

veggiotenebra

(Traduzione di I see a darkness di Bonnie Prince Billy curata da Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale, o insu la linguetta recante motto: Parole foreste)

In questo canto, celebre anche nell’interpretazione del noto cantore del Novo Mondo detto Nanni Spiccioli, l’autore chiede aiuto ad un caro amico affinché lo aiuti a fronteggiare le tenebre che minacciano l’esistenza sia dall’esterno che dai recessi del proprio animo.
Perché nei momenti in cui lo spirito è debole, solo l’umana solidarietà di chi ci è caro può sostenerci.

Parole

VEGGIO TENEBRA

Oh tu, tu mi se’ amico, o ‘sì dicesti;
di’, veggi[1] cosa a me s’agita in core?
Sovente a Bacco insiem facemmo onore,
sovente a dirci i pensier fummo presti[2].

Ma di’, vedesti mai di qual natura
sono i pensier ch’a me agitano il core?
Sai ch’a quei ch’io cognosco serbo amore,
sai che vital dentro a me ferve e dura

gran spinta, che non vo’ giammai lassare;
ma mai vedesti forza ostile ad essa
sorger talvolta? Orrenda, ad oscurare
mia mente e senno, che spietata vessa.

E in quelli istanti allor tenebra veggio!
E tu sa’ quanto in cor ti tengo caro:
v’è spem[3] ch’in qualche guisa, or io ti cheggio,
tu possa me salvar dal buio amaro?

Or serbo speme[3] in cor ch’un dì tu et io
impetreremo[4] pace in nostre vite:
divisi o insiem, soli o se vorrà Iddio
con le nostre signore: e disparite

saran le tentazioni, e poteremo
sorrisi squadernar, dar lor fulgore
sempiterno, né più noi dormiremo.
Ma lasso! Non pur ciò io veggio: ancore

veggio tenebra giugner[5] minacciosa,
e tu sa’ quanto t’amo, e allor ti cheggio:
v’è speme che tu possa qualche cosa
per salvar me da tenebra ch’or veggio?

_____

[1] “Vedi”, come “vedo” del titolo. [2] Rapidi. [3] Speranza. [4] Otterremo. [5] Arrivare.

Musica

Parole foreste

I SEE A DARKNESS

Well you’re my friend
(It’s what you told me)
And can you see
(What’s inside of me)
Many times
We’ve been out drinking
And many times
We’ve shared our thoughts
But did you ever, ever notice
The kind of thoughts I got
Well you know I have a love
A love for everyone I know
And you know I have a drive
To live I won’t let go
But can you see it’s opposition
Comes a-rising up sometimes
That it’s dreadful and position
Comes blacking in my mind

And that I see a darkness
And that I see a darkness
And that I see a darkness
And that I see a darkness
And did you know how much I love you
Is a hope that somehow you you
Can save me from this darkness

Well I hope that someday, buddy
We have peace in our lives
Together or apart
Alone or with our wives
That we can stop our whoring
And pull the smiles inside
And light it up forever
And never go to sleep
My best unbeaten brother
This isn’t all I see

O no I see a darkness
O no I see a darkness
O no I see a darkness
O no I see a darkness
And did you know how much I love you
Is a hope that somehow you you
Can save me from this darkness

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Mistier è d’esto loco sortir via / We’ve gotta get out of this place

sortirdestoloco

(Traduzione curata da Mastro Giulio di We’ve gotta get out of this place degli Animals – cliccare sul titolo per il testo originale, o sulle linguetta Parole foreste. In imago, una pulcritudo malanconica di Mancate Eternita).

In questa lirica, il cantore Enrico Bordoni esprime tutta la sua insofferenza per la vita nel suo natio borgo rassegnato, nemico di qualsiasi slancio vitale: borgo i cui abitanti vivono ma è come se fossero già defunti, onde l’invito che l’autore rivolge alla fanciulla ad abbandonare  una tale palude umana al fine di evitare la medesima sorte.

Parole

MISTIER È D’ESTO LOCO SORTIR VIA.

In que’ quartier del borgo, sozzi e vecchi,
ond’anche Febo distoglie i suo’ rai[1]
ognun parla e riversa ne’ mie’ orecchi
“Tentar è vano, tu non riuscirai”.

Tu se’ verde d’età e bella, fanciulla,
et io son certo d’una sola cosa:
te prenderà sorta di morte odiosa
pria che rintocchi l’or che tutto annulla[2].

Or mira ‘l patre mio: morente iace
nel suo giaciglio, ‘l vidi incanutire
in anni di duro lavor tenace,
dì e notte, e anch’io conobbi tal patire.

Mistier[3] n’è d’esto loco ora sortire,
foss’anche esto lo nostro atto postremo[4];
mistier n’è d’esto loco via fuggire:
vita miglior per noi v’è e la vedremo,

vita miglior noi attende, e l’otterremo!

***************

[1] Da cui il sole distoglie i raggi. [2] «Morirai prima di morire davvero». [3] Mistier/mestieri: è d’obbligo, dobbiamo. «Ne»= a noi. [4] Ultimo.

Musica

 

Parole foreste

WE GOTTA GET OUT OF THIS PLACE.

In this dirty old part of the city
Where the sun refuse to shine
People tell me it ain’t no use in trying

My little girl you’re so young and pretty
And one thing I know is true
You’re gonna die before your time is due

See my daddy in bed and tired
See his hair turning gray
He’s been working and slaving his life away, I know

‘Cause he’s been working, yeah
Every day
Saving his life away
He been working, baby
He’s been a-working
Work, work, work

We gotta get out of this place
If it’s the last thing we ever do
We gotta get out of this place
Girl, there’s a better life for me and you
Mmm yeah

My little girl you’re so young and pretty
And one thing I know is true
You’ll be dead before your time is due, yes you will

See my daddy in bed and tired
See his hair been turning gray
He’s been working and slaving his life away
Yes I know

He’s been working
He’s been working yeah
Whoa
He’s been working
Work, work, work

We gotta get out of this place
If it’s the last thing we ever do
We gotta get out of this place
Girl, there’s a better life for me and you
Ooh baby

We gotta get out of this place
If it’s the last thing we ever do
We gotta get out of this place
Girl, there’s a better life for me and you
Oh, you know it baby, and I know it too babe, ohh yeah

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Larma / Teardrop

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(Traduzione curata da Mastro Giulio di Teardrop dei Massive Attack – cliccare sul titolo per il testo originale, o sulla picciola lingua nomata Parole foreste)

Lirica la cui brevità è pari all’oscurità, e proprio ad un’oscurità, ad un secretum sembra alludere, non è chiaro se del corpo o dell’anima: ad un recesso nel quale sembra aver luogo qualcosa di spiacevole, come se quella delicatezza di cui era stato circondato non fosse riuscita a proteggerlo.
Una nascita poi non giunta a compimento (magari per consapevole intervento)? Una speranza spenta?
Al lettore l’interpretazione.

Parole

LARMA

Amore, amor è verbo, amore è motto[1]
ch’agisce; piuma carezza ‘l mio fiato.
Me squassa[2] moto d’alma delicato
che fammi lieve quale passerotto.

Larma[3] piove sul foco, sul mio fiato
si libra piuma: è vespro di quistione.
Sboccia la nigra flora e ‘l più fidato
specchio dell’ocul mio, in confessione,

è l’acqua, larma ch’or cade nel foco.
Or pugni[4] in tenebra et in lume fioco.

____

[1] Parola. [2] Scuote. [3] Lacrima. [4] Combatti.

Musica

Parole foreste

TEARDROP

Love, love is a verb.
Love is a doing word.
Feathers on my breath.
Gentle impulsion
Shakes me, makes me lighter.

Feathers on my breath.
Teardrop on the fire.
Feathers on my breath.
Nine night of matter.

Black flowers blossom.
Feathers on my breath.
Black flowers blossom.
Feathers on my breath.

Teardrop on the fire.
Feathers on my…

Water is my eye.
Most faithful mirror.
Feathers on my breath.
Teardrop on the fire.
Of a confession.

Feathers on my breath.
Most faithful mirror.
Feathers on my breath.
Teardrop on the fire.

Feathers on my breath.
You’re stumbling a little…
You’re stumbling a little…

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Mino il lenone / Willie the pimp

minoillenone

(Traduzione di Willie the pimp di Frank Zappa curata da Andrea “Valerio” Del Cantone – cliccare sul titolo per il testo originale)

In codesto sonetto caudato, l’autore narraci di una tipologia umana ben nota, ovvero colui che esercita il mestiere di lenone, di solito riconoscibile anche a distanza in quanto ai ricchi guadagni derivati da siffatta attività non corrisponde un pari innalzamento del gusto e dell’eleganza dell’aspetto. Anzi, ne risulta sfoggio grottesco e pacchiano di questa sua opulenza – peraltro acquisita disonestamente e sulla pelle di malcapitate fanciulle.

Parole

MINO IL LENONE.

Lenoncino son: ben sugnato [1] ‘l crine,
calzon siccome ‘l gran gibboso [2] tinti,
calzari nigri ben a lustro spinti
et a me divota ben è n’armine [3].

La dama mi’ del plazer è beghine [4]
et a’ passanti ella non porge finti
merti [5]: di talleri ne bastan vinti
et tu verrai ch’è invitta sanza fine [6].

Pronto è lo giusto patto a chi vi mira:
tra li palagi trovamosi al core
ma sanza tormi di tardezze prova [7].

N’om ben vestuto a spiccio spaccio aspira [8],
mentre ch’io ne lo lido ostello amore
di dame vendo: et a tuta la cova [9]

lo dire mi’ ni giova.
«Calida ciccia, cocente pelame,
di micie e di rattonze arde ‘l reame!».

****************

[1] La sugna è il grasso del maiale. Vale: coi capelli impomatati. [2] Cammello. [3] Ermellina, qui vale per dama picciola, graziosa e svelta. [4] Beghina, sacerdotessa. [5] Meriti. [6] La dama si vanta della propria imbattibilità nell’arena di Eros. [7] Il ruffiano Mino vuol dar mostra di durezza: disposto a far di donne merce in cambio di denaro, non tollererà chi lo fa attendere. [8] Personaggio misterioso, che a lo sterco del dimonio preferisce uno stupefacente baratto; serve probabilmente a dar coloritura al quadro. [9] Cova = covata, cioè le dame tutte.

Musica

Parole foreste

I’m a little pimp with my hair gassed back
Pair a khaki pants with my shoe shined black

Got a little lady . . . walk the street
Tellin’ all the boys that she cain’t be beat

Twenny dollah bill (I can set you straight)
Meet me onna corner boy ‘n don’t be late

Man in a suit with a bow-tie neck
Wanna buy a grunt with a third party check

Standin’ onna porch of the Lido Hotel
Floozies in the lobby love the way I sell:
HOT MEAT
HOT RATS
HOT CATS
HOT RITZ
HOT ROOTS
HOT SOOTS

HOT MEAT
HOT RATS
HOT CATS
HOT ZITZ
HOT ROOTS
HOT SOOTS

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Caribove / Caribou

IF

(Traduzione di Caribou dei Pixies curata da Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale; o sulla picciola lingua Parole foreste)

In questa lirica il poeta esprime il proprio disagio per la vita nella civiltà e nel progresso, bramando il ritorno ad una natura animale, anche se prevede l’essere cacciati: non importa, pur di essere liberi.

Parole

CARIBOVE

Abito pietra trista[1],
odio cotesta strada;
cheggio lordura in vista,
ho l’alma ch’ora arrada[2].

Ché d’isso human sembiante[3],
in cui nacqui e ch’è mio,
or pentomi implorante:
caribove[4] son io.

Donami albo[5] terreno
sul qual correr cacciato,
e ‘l dardo va sereno
pugnal do ch’a me è dato.

Avrò quanto m’aggrada?
Io pentomi sincero:
son caribove, invero,
e l’alma mia è brada[6].

______

[1] Quella delle città. [2] Grida. [3] Corpo. [4] Nome con cui è nota la renna nel Nuovo Mondo. [5] Letteralmente «bianco», ma presumibilmente si intende «libero, sgombro». [6] Selvaggia.

Musica

Parole foreste
CARIBOU

I live cement
I hate this street
Give dirt to me
I got lament
This human form
Where I was born
I now repent

Caribou
Caribou
Caribou
Repent
Re-pe-ent

Give me white
Ground to run
Air for gun
Let me knife
Knife me let
I will get
What I like

Caribou
Caribou
Caribou
Repent
Rep-pent

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Aita! / Help!

aita2

(Traduzione curata da Mastro Giulio di Help! dei Beatles – cliccare sul titolo per il testo originale, o in su la linguetta Parole foreste)

Pur al culmine della fama e degli apprezzamenti mondani, l’autore di questa lirica sente che nella sua vita v’è un vuoto, che manca qualcosa. Dunque si rivolge a persona cara, amico o amata, per chiedere quella vicinanza umana che sola può arricchire davvero il nostro infelice transito in questa terra.

Parole

AITA!

Aita! M’abbisogna qualcheduno!
Aita! Non un qualchedun qualunque!
Aita! Sai che m’abbisogna e dunque
Aita! in mio soccorso v’è nessuno?

Quand’i’ era giovincel ben più ch’addì
d’aita di niun in verun[1] modo
i’ abbisognava; quel tempo or fuggì,
in disposizione[2] incerta mi rodo.
Or so d’aver cangiato mente e core,
operti ho usci ond’ero[3] pria di fuore.

Cangiò la vita mia in cotante guise
ch’indipendentia par s’en gire[4] in fummo[5].
Sovente cedemi l’animo al summo[6]
che tutte mie certezze ne son lise;
e allor di te bisogno provo acuto
come giammai pria erami accaduto.

Aita me, se puo’, m’abbatte un duolo[7]
e ‘n grado[8] m’è che tu accanto a me sia;
aita me a tornar coi pie’ sul suolo,
t’en priego: aita me e la vita mia.

********

[1] Alcuno. “Non mi serviva in alcun modo l’aiuto di nessuno”. [2] la disposizione è quella dell’animo. [3] “Ho aperto porte dalle quali prima ero fuori. Onde=da cui. [4] Andarsene. [5]  Fumo, forma antica. [6] Al sommo, al massimo. [7] Dolore. [7] M’è in grado= apprezzo.

Musica

Parole foreste

HELP!

Help! I need somebody
Help! Not just anybody
Help! You know I need someone
Help!

When I was younger
So much younger than today
I never needed anybody’s
Help in any way
But now these days are gone
I’m not so self assured
Now I find I’ve changed my mind
I’ve opened up the doors

Help me if you can, I’m feeling down
And I do appreciate you being ‘round
Help me get my feet back on the ground
Won’t you please, please help me?

And now my life has changed
In oh, so many ways
My independence seems to
Vanish in the haze
But every now and then
I feel so insecure
I know that I just need you like
I’ve never done before

Help me if you can, I’m feeling down
And I do appreciate you being ‘round
Help me get my feet back on the ground
Won’t you please, please help me?

When I was younger
So much younger than today
I never needed anybody’s
Help in any way
But now these days are gone
I’m not so self assured
Now I find I’ve changed my mind
I’ve opened up the doors

Help me if you can, I’m feeling down
And I do appreciate you being ‘round
Help me get my feet back on the ground
Won’t you please, please help me?
Help me!
Help me!

 

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Mio madrigale / My madrigal

miomadrigale2

(Traduzione di My madrigal di Patti Smith curata da Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale, o in su la scritta Parole foreste)

 Carme ad opera della poetessa Patrizia Del Fabbro, composto nel periodo in cui gravi lutti ne funestarono l’esistenza. Tra questi, oltre a quello del consorte cui evidentemente  si riferisce il carme, si registra anche quello dell’artista Roberto, cui l’autrice era legata da devota e profondissima amicizia. Chissà che i voti del testo non fossero anche quelli…

Parole

MIO MADRIGALE.

In bassa danza[1] noi, in su cieli immoti,
tutta la gloria celeste accendea
l’occhi tuoi. Pronunziammo soavi voti:
finché noi non divida morte rea.

In bassa danza noi, da Iddio guardati,
l’incontro nostro fin non cognoscea;
voti soavi da noi fur[2] giurati:
finché noi non separi morte rea.

Tu a me donasti il cor in voti cari:
insin a che morte noi non separi.

**********

[1] La bassa danza è un ballo antico, di coppia a tempo terzinato, antenato del moderno valzer. [2] Furono.

Musica

Parole foreste

MY MADRIGAL.

We waltzed beneath motionless skies
all heaven’s glory turned in your eyes
we expressed such sweet vows

oh till death do us part
oh till death do us part
oh-oh

We waltzed beneath God’s point of view
knowing no ending to our rendezvous
we expressed such sweet vows

oh till death do us part
oh till death do us part
oh-oh

We waltzed beneath motionless skies
all heaven’s glory turned in your eyes
you pledged me your heart

till death do us part
you pledged me your heart
till death do us part
till death do us part

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Putto in grembo a Crono / Child in time

puttocrono

(Traduzione di Child in time dei Deep Purple curata da Andrea “Valerio” Del Cantone – cliccare sul titolo per il testo originale).

Carme composto contro lo guerreggiar in Indocina a opra de le ricche nationi in gran danno allo picciolo e poverior paese del loco, secondo alcuni; secondo altri, collocanda per lo vero in un tristo  episodio occorso alla prole del cantore, presa di mira da un balestriere privo del dono della vista, ipotesi che malo s’acconcia però con l’aire generale del carme e con i conti dei cronachisti a riguardo.

Parole

PUTTO IN GREMBO A CRONO.

In grembo a Crono, dolce putto,
anz’a te il confine verrai:
lo limite posto, costrutto,
tra ‘l malo et lo bono saprai.

Mira l’om ch’è siccom’Omero:
al mondo pallotte sagitta,
ma quelli [2] d’eroi è nocchiero,
cote’ [3] li buruglianti [4] dritta

per onne dove; poi vagando
cotelli [5] dimandan tributo
per lo reo che t’andasti fando [6].
Domine! Lo dado m’è giuto [7]

sul tuo esser invero rio,
et pur lo dado rolla anchora
ch’in te, deh, veruna dimora
havvi ‘l volante sfrigolio [8].

Serrar li rai è bona cosa,
miglior tener lo capo chino:
puossi chi mancò l’apricosa [9]
ravvisarse [10], con un morsino [11].

***********

[1] Cioè, come si capisce in seguito, cieco. [2] Quelli: Omero. [3] Cote’: cotesto, il cieco balestriere che ha il mondo in dispetto. [4] Il verbo burugliare indica il rumore prodotto dai proiettili che fendono l’aria. [5] Cotelli: i buruglianti. [6] Facendo. [7] Il dado m’è andato su = scommetto che. [8] Il proiettile pare friggere attraversando l’aria. [9] Alibicocca. Qui vale: testa. [10] Cambiare avviso, ripensarci. [11] Forse per il sollievo per lo scampato periglio, il tono si è fatto scanzonato (la testa paragonata a un’albicocca) e quasi affettuoso («morsino»): ma in fondo, la signora con la falce non serba un abbraccio per tutti? Non sol di Crono siam figli.

Musica

Parole foreste

CHILD IN TIME.

Sweet child in time you’ll see the line
The line that’s drawn between the good and the bad
See the blind man shooting at the world
Bullets flying taking toll

If you’ve been bad, Lord I bet you have
And you’ve been hit by flying lead
You’d better close your eyes and bow your head
And wait for the ricochet

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Discorso su l’orbe / Del mondo

discorsosulorbe

(Traduzione curata da Mastro Giulio di Del mondo dei CSI – cliccare sul titolo per il testo originale, oppure su Parole in lingua nova)
Lirica nella quale il poeta getta uno sguardo pessimista sulla sua contemporaneità, un presente nel quale vede l’umanità irrimediabilmente avviata verso una decadenza dovuta a guerre e a una malattia morale e fisica dovuta all’allontanarsi dai costumi di un tempo, a detta del poeta maggiormente rispettosi della natura umana più profonda.
Il carme termina con una preghiera che invoca misericordia per l’umanità tapina.

Parole

DISCORSO SU L’ORBE

Fuvvi un tempo nel quale vigoroso
d’età novella l’orbe[1] prosperava;
di fertil sano sanguine olezzava[2],
esso fiorìa rissoso e popoloso

e assai fulgente et esigente assai.
Famiglie, donne gravide, fricari[3],
volti, arti e ventri e bracci, focolari
di carne che ‘l tepor serba. E tu sai

savor e lezzo[4] suo già cari e noti.
Femminea conca, ell’è generatrice
d’orbe, di Cron custode e protettrice
e accoglie viril membro ne’ suo’ vuoti

lo qual s’erge e pressa, ma discontento
poscia si va facendo distruttore.
L’orbe nostro or senesce[5] in vigor spento,
di sanguin sparto[6] e ammorbato in fetore.

Magnanima indigenza, sorte ria,
accorda a’ tuo’ figliuoli tua merce’;
tu vita esalti in gloria e gloria sia,
celebri in gloria vita, e vita è.

_____

[1] Il mondo. [2] Odorava. [3] Infinito sostantivato, sta per «strofinamenti». [4] Sapore e odore. [5] Invecchia. [6] Sparso, versato.

Musica

Parole in lingua nova

DEL MONDO

E’ stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile,
rigoglioso di lotte, moltitudini,
splendeva pretendeva molto…
Famiglie donne incinte, sfregamenti,
facce gambe pance braccia…

Dimora della carne, riserva di calore,
sapore e familiare odore…
E’ cavità di donna che crea il mondo,
veglia sul tempo lo protegge…
Contiene membro d’uomo che s’alza e spinge,
insoddisfatto poi distrugge…

Il nostro mondo è adesso debole e vecchio,
puzza il sangue versato è infetto…

E’ stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile…
Dimora della carne, riserva di calore,
sapore e familiare odore…

Povertà magnanima, mala ventura,
concedi compassione ai figli tuoi…
Glorifichi la vita, e gloria sia,
glorifichi la vita e gloria è…

E’ stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile…
Famiglie donne incinte, sfregamenti,
facce gambe pance braccia…