Glassa / Caramel

glassa

(Traduzione di Caramel di Suzanne Vega per mano di Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale, o d’in su la picciol lingua Parole foreste).

Riprincipiamo con giusto slancio cotesto anno -financo se il mese del dio che inzummula guata al vecchio trascorso e al nuovo da trascorrere è già memoria e il presente è il mese delle febbri- cotesto anno misurato dumiladecimosettimo a scattar dall’errata datazione del genetliaco zero di Gesù. E come ridar meglio l’incignata all’anno se non con una rima petrosa?
Era tanto che non ne pubblicavamo? Ahinoi, no: era troppo. Dal novembre dell’anno dumiladecimoquarto. E dunque, come dicono laddove l’oc oppure l’oïl suona, vuallà.
In questa appassionata lirica, dalla curiosa struttura strofica da madrigale modificato, la poetessa si confessa incapace di resistere alla tentazione cui la induce l’amato, ma riconosce anche l’impossibilità di cedervi, forse dovuta al fatto che il suo cuore non è libero. Dunque, sembra concluder, è inutile vagheggiare delizie se ciò porta solo sofferenza.

Parole
GLASSA

Vano è di dolce glassa
sognar, o cinnamone[1],
vana è di voi passione

et gran disìo forzare[2],
fiamma ascosa[3] soffiare
che sé arder ver[4] non lassa.

Cognosco ‘l vostro nome
et vostra pelle, e ‘l come
principiano este cose;

ma in qual guisa i’ potrìa[5]
viver o perdonarme
se non v’andate via?

Ordunque allor addio,
dolce appetito mio
che niuna singol dose
pò[6] giammai satisfarme[7].

____________________

[1] Cannella. [2] Dipende sempre da “Vano è”, come anche il “soffiare” del verso successivo. [3] Nascosta. [4] “Vero”: ma qui il senso è che “la fiamma non può bruciare libera, esprimersi”. [5] “Ma come potrei”. [6] Può. [7] Soddisfarmi.

Musica

Parole foreste

CARAMEL

It won’t do
To dream of caramel
To think of cinnamon
And long for you

It won’t do
To stir a deep desire
To fan a hidden fire
That can never burn true

I know your name
I know your skin
I know the way
These things begin

But I don’t know
How I would live with myself
What I’d forgive of myself
If you don’t go

So goodbye
Sweet appetite
No single bite
Could satisfy

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Contrada del foraggio / Fotheringay

Fotheringhaycastlenene

(Traduzione di Fotheringay dei Fairport Convention curata da Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale, o d’in su la picciol lingua Parole foreste. Nell’imago: il loco ove sorse, già nei tempi iti, il maniero che dona nome al carme).

In questo carme si narra del penultimo giorno della tormentata esistenza della sovrana d’Iscozia, Maria Stuarda: il titolo infatti si riferisce alla località in cui sorgeva il maniero in cui ella trascorse l’ultimo suo anno di prigionia e di vita.
È dunque questo storico personaggio che l’indomani andrà incontro al suo triste fato, sarà ella ad essere più lunge «che coteste isole»: a ricongiungersi forse a quel Signore nel cui nome si combatterono tante battaglie, tra le quali quelle che resero tanto travagliato il soggiorno terreno della sovrana stessa.

Parole

CONTRADA DEL FORAGGIO

Gittato il guardo ella ha dimolte fiate[1]
da la fenestra, e mirato ha sovente
lo diurno sol scorrere lentamente
sul mur ch’ella rinserra[2]. Inascoltate

le grita sue d’aita[3], invano spante[4].
S’en van l’ora del vespro e ‘l sol che scema:
lor bragia vanirà[5] in solingo istante
qual, d’imberbi augellin, lo sciam che trema.

L’ore libere sue preziose già
di gran tempo confiscate a cotesti
anni sanza frutto vivere[6]; ma
ei[7] vanno a terminar li dì funesti.

Dimane infatti, ad essa istessa ora
ella d’ivi fia lunge[8], ‘l sarà maggio[9]
che coteste isole, et più lunge
de la cupa Contrada del foraggio.

******

[1] Ha guardato molte volte. [2] Imprigiona. [3] Aiuto. [4] Sparse. [5] La loro luce si spegnerà. [6] Il suo prezioso tempo le è stato rubato, costringendola a vivere questo tempo sterile. [7] Impersonale. [8] Sarà lontano. [9] Riferito a “lunge”: “Lo sarà di più” nel senso di “sarà più lontano”.

Musica

Parole foreste

FOTHERINGAY.

How often she has gazed from castle windows all
And watched the daylight passing within her captive wall
With no one to heed her call

The evening hour is fading within the dwindling sun
And in a lonely moment, those embers will be gone
And the last of all the young birds flown

Her days of precious freedom, forfeited long before
To live such fruitless years behind a guarded door
But those days will last no more

Tomorrow, at this hour, she will be far away
Much farther than these islands, for the lonely Fotheringay

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Et intonava que’ canti / E cantava le canzoni

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(Traduzione di E cantava le canzoni di Rino Gaetano, curata da Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale, sapendo che colà tengon in gran dispitto li flebili apostrofi, o d’in su la linguetta Parole in modo meno antiquo)

Quale che sia lo nostro fato, quali che sieno le vie che percorre la nostra vita, vi è sempre un qualche canto che a noi è compagno ne la memoria: e spesso trattasi di quelli che ebbimo a conoscere negli spensierati dì della gioventù, quando si incisero perennemente nei nostri cuori: spesso insieme a un amato volto di fanciulla.
In questo carme si dice come tre uomini assai differenti tra loro condividano il fatto di portare nel cuore antichi canti, una fanciulla, e il nome della stessa (peraltro condiviso anche con l’Alighieri).
La questione, senza risposta, è se si tratti o meno non di fanciulle omonime ma proprio della stessa pulzella.
Nell’imago: l’immaginifico natante di Giosuè de’ Lucci (Josh Pike per le foreste lande).

Parole

ET INTONAVA QUE’ CANTI.

Transumava[1] lo bracciante
sé recando salmerie[2]
et letture per le vie[3];
lunge andavasi il bracciante
dal suo borgo in nova andata[4]
con l’immago dell’amata:
Bice, qual diva raggiante.
Et intona i canti che
in feria al mar conoscé.

E il milìte di ventura
pur va: pe’ ‘l figliuol nutrire,
lo nimico va aggredire.
Va ‘l milite di ventura
verso cruciata novella,
pe’ l’insegna sulle mura
e pe’ amar Bice sua bella.
E que’ canti va a intonare
che conobbe presso il mare.

S’en parte pur l’impresario:
opera ha da mette’ in scena
ché i suo’ affari sono in pena.
Reca copione precario
che male vergato fue[5],
dive vuol, n’ha un campionario,
ma sol Bice è ‘n grazie sue.
Et intona tra sé i canti
ch’udì al mare in dì distanti.

*********
[1] Affrontava transumanza, ovvero come le bestie si spostano con le stagioni per cercare cibo, così gli uomini si spostano per cercare lavoro. [2] Provviste. [3] Qualcosa da leggere durante il viaggio: transumante colto. [4] Ripartendo dal paese d’origine, dopo un breve ritorno presso gli affetti più cari prima di tornare alle dure consuetudini. [5] Fu.

Musica

Parole in modo meno antiquo

E CANTAVA LE CANZONI.

E partiva l’emigrante
e portava le provviste
e due o tre pacchi di riviste
E partiva l’emigrante
ritornava dal paese
Con la fotografia di Bice
bella come un attrice

E cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare
E cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare

E partiva il mercenario
con un figlio da sfamare
e un nemico a cui sparare
E partiva il mercenario
verso una crociata nuova
Per difendere un’effigie
e per amare ancora Bice

E cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare
E cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare

E partiva il produttore
con un film da girare
e un’azienda da salvare
E partiva il produttore
con un copione scritto in fretta
Cercava qualche bella attrice
ma lui amava solo Bice

E cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare
E cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare

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Con passo di colosso / Walk like a giant

conpassodicolosso

(Traduzione di Walk like a giant di Neil Young curata da Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale, o d’in su la picciol lingua Parole foreste)

Nostalgico canto in cui l’autore rammenta i tempi della sua giovinezza, quando lui e la sua generazione condividevano il sogno di cambiare il mondo e vi giunsero vicini prima che, come spesso accade, un po’ il vecchio mondo riuscisse a fiaccare lo slancio, un po’ i protagonisti si perdessero.
Ma qualcosa rimane: l’autore trova ancora quella bellezza negli occhi dell’amata, e vuole tornare alla sensazione di quando si cammina sospinti da una grande e nobile idea.

Parole

CON PASSO DI COLOSSO.

Un tempo i’ solea[1] incedere con passo
di colosso sul suolo d’esta terra,
ma or l’alma[2] mia qual foglia in rivo erra:
i’ vo’ marciar novello[3] con quel passo.

Co’ alcuni sodal miei in procinto s’era[4]
di menare a salvezza ‘l mondo tutto:
voleam ch’ad maiora fosse condutto[5]
e all’uopo era nostr’alma pronta e fiera.

Ma un dì cambiò lo tempo, et il candore
bruttato[6] fue e tutto precipitò;
me spezza, lasso!, e fa dolere ‘l core
pensar a quanto prossimi s’andò.

Lunga e diritta innanzi a noi correa
la via segnata; zefir di deserto
noi sospingea a caval, e ‘l core aperto
allo spirituale noi s’avea.

Noi ‘l veggevamo giugner di lontano
ad ogne istante più prossimo farsi,
veggevam lumi et un oltremondano
splendor ad ogne istante approssimarsi.

Poscia però dalla segnata via
deviammo e furo[7] ripiego e ruina;
quanto ella meta, or pensa, fu vicina!
Con passo di colosso i’ gir vorrìa[8].

Com’i’ giugner veggio la fiamma immensa
intesa ad ardere ogne mia idea,
i’ pruova a restar saldo a ciò ch’i’ pensa
e a rammentare quanto il cor si bea

nel porre d’intra al vostro ‘l guardo mio[9],
o a udir ‘l riso vostro lieto, argentino;
mirar de’ vostri rai[10] lampo azzurrino,
di vostro riso udire il tintinnìo.

*******
[1] Ero solito. [2] L’anima. [3] Di nuovo. [4] «Eravamo», alla toscana. [5] «Fosse portato a cose più grandi». [6] Sporcato, macchiato. [7] Furono. [8] Vorrei andare. [9] «Nel porre i miei occhi nei tuoi, il mio sguardo nel tuo». [10] Occhi.

Musica

Parole foreste

I used to walk like a giant on the land
Now I feel like a leaf floating in a stream
I wanna walk like a giant
I wanna walk like a giant on the land

Me and some of my friends
We were gonna save the world
We were trying to make it better
We were ready to save the world

But then the weather changed
And the white got stained
And it fell apart
And it breaks my heart
To think about how close we came

I wanna walk like a giant on the land
I wanna walk like a giant on the land

The tracks ahead were long and straight
We were riding on The Desert Wind
We were pullin’ into Spiritual
Ridin’ on The Desert Wind

We could see it in the distance
Getting closer ev’ry minute
We saw the light of Spiritual shining
Getting closer ev’ry minute

Then we skipped the rails
And we started to fail
And we folded up
And it’s not enough
To think about how close we came

I wanna walk
Like a giant on the land
I wanna walk
Like a giant on the land

Whenever I see the big fire comin’
Comin’ to burn down all my ideas
I try to hold on to my thinkin’
And remember how it feels

When I’m looking right in your eyes
And hearing your happy laughin’
When I’m seein’ your blue eyes shinin’
And hear your happy laughin’

So the moment came
And the big sky rained
And it put out the fire
Except in my desire
When I think about how good it feels

I wanna walk
Like a giant on the land
I wanna walk
Like a giant on the land

I used to walk like a giant on the land
Now I feel like a leaf floating in a stream

I wanna walk
Like a giant on the land
I wanna walk
Like a giant on the land

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Qual aquilone / Like a hurricane

qualaquilone

(Traduzione di Like a hurricane di Neil Young curata da Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale, o sovra la linguetta Parole foreste)

Riprincipia la pubblicazione delle Petrose, che vorremmo d’in su la vetta della linea nova ogni primiero dì a Giove consacrato nello spazio d’un mese. E cominciamo con Nello LoIovine e la sua Qual aquilone.
Canto d’amore in cui l’autore confronta questo sentimento, che secondo il sommo «move il sole e l’altre stelle», a un tifone, a un uragano nel cui occhio, com’è noto, regna perfetta calma.
Ma l’occhio è anche quello del poeta che, in mezzo alla confusione, riesce ad individuare la sua amata.

Parole

QUAL AQUILONE.

Parmi d’aver voi veggiuta una fiata[1]
d’intro a confusa di folla locanda:
danzavate su luminosa banda
onde una stella all’altra era legata[2].

E lunge di tra ‘l lume di Selène
seppi che codella era ciò che siete[3]:
e in un istante vidi farsi piene
di fiamma le pupille vostre inquiete.

Voi siete qual aquilone[4] o tempesta:
nell’ocul vostro v’è calma perfetta.
Iettat’io in loco queto ove ‘l cor resta,
vo’ amarvi ma il ciclon me lunge ietta[5].

I’ sono sognator, voi sogno invece:
donna qualunque a me ser potevate[6]
pria dell’istante in cui la labbia m’ate
toccato, se nominare ciò lece[7],

quel sentimento perfetto ove vae[8]
via ‘l tempo in mezzo a noi, va nella bruma
del viaggio nostro che in essa sé sfuma.
Voi sognatrice, io sogno son ch’astrae.

********

[1] «Veduta, una volta». [2] Un raggio di luce che legava due stelle. [3] Capii che quella era la vostra vera essenza. [4] Aquilone: uragano, tempesta. [5] Mi scaglia lontano. [6] Per me avreste potuto essere una persona qualsiasi. [7] Se è lecito dirlo. [8] Va.

Musica

Parole foreste

LIKE A HURRICANE.

Once I thought I saw you
in a crowded hazy bar,
Dancing on the light
from star to star.
Far across the moonbeam
I know that’s who you are,
I saw your brown eyes
turning once to fire.

You are like a hurricane
There’s calm in your eye.
And I’m gettin’ blown away
To somewhere safer
where the feeling stays.
I want to love you but
I’m getting blown away.

I am just a dreamer,
but you are just a dream,
You could have been
anyone to me.
Before that moment
you touched my lips
That perfect feeling
when time just slips
Away between us
on our foggy trip.

You are like a hurricane
There’s calm in your eye.
And I’m gettin’ blown away
To somewhere safer
where the feeling stays.
I want to love you but
I’m getting blown away.

You are just a dreamer,
and I am just a dream.
You could have been
anyone to me.
Before that moment
you touched my lips
That perfect feeling
when time just slips
Away between us
on our foggy trip.

You are like a hurricane
There’s calm in your eye.
And I’m gettin’ blown away
To somewhere safer
where the feeling stays.
I want to love you but
I’m getting blown away.

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Fausta Sorte / Buona Fortuna

faustasorte

(Traduzione di Buona Fortuna dei Pooh per mano di Mastro Giulio – cliccate sul titolo per il testo originale, o d’in sul la linguetta Parole in lingua novissima)
In questo carme si ritrae una figura d’uomo guascona e sfrontata, un personaggio che passa sopra le convenzioni e riesce, grazie a una certa improntitudine, ad ottenere i suoi scopi. Per questo viene soprannominato come nel titolo (che diventa poi anche un augurio), perché la Sorte ha spesso in simpatia certi personaggi.
E spesso anche noi.

Parole

FAUSTA SORTE.

Suo nom è Fausta Sorte e va qual puote
e ‘l suo avvenir è scempio[1]: nato è sotto
l’astro a nom Spica[2] e ciò l’alma a lui scòte[3],
da guitto è ‘l volto suo e di vita è ghiotto.

Noie, brighe, rogne ben sa trattare,
porrìa perfin mercar[4] lo Novo Mondo
col solo guiderdon[5] d’un soldo tondo,
poi libare[6] e ‘n solingo amor festare.

Nocchiero urban elli è, a pluvia[7] immune;
tutto per lieve tien[8]. In sul verone
cura i germogli che dan pur la fune[9]
ad ogne fiato suo nova avvisione[10].

Su’ idee via ietta qual fussero fora
di voga[11]; diravvi «Sola mia amata»
ma anco sedusse la Sorte incarnata…
che fausta sorte assista voi, Signora.

Dura schiatta[12], d’umore mutabondo,
s’aprite ‘l cor con lui, ei largiravvi[13]
dì variopinti. Inoltre obbediravvi
ad ogne mostrar vostro ore giocondo[14].

In voi ei va azzardar, che fe’ ripone[15]:
bazzica[16] in singola tenzon sua vita,
ma in uggia tien lo scorno, e a ciò s’aita[17]
sempre di carta, escusa[18] e sorte bone.

Spunti a miriadi per conti[19] narrare
daràvvi[20]; afferma di voler partire
un dì che tenebre Selèn[21] fa chiare.
Vassi[22] il diman, fausta sorte a seguire.

********

[1] Incompleto. [2] La costellazione della Vergine. [3] «Gli scuote l’anima», nel senso di «lo rende difficile da trattare». [4] Fare commercio di, vendere. [5] Guadagno. [6] Brindare. [7] Pioggia. [8] «Non dà gran peso alle cose». [9] La nota pianta d’India nota come canapa. Verone=balcone. [10] Avvisione = sogno. «Sogna facilmente come respira». [11] Passate di moda. [12] Stirpe, razza. [13] Vi donerà. [14] Ore=bocca. L’espressione sta per «sorriso». [15] «Crede in te, quindi ci punta». [16] Scommette. [17] Si serve, usa. [18] Giustificazione, scusa. [19] Racconti. [20] Vi darà. [21] La luna. [22] Se ne va.

Musica

Parole in lingua novissima

BUONA FORTUNA

Si chiama Buona Fortuna e va
come può
col futuro a metà.
È della Vergine
e si sa
le menate che ha.
Faccia da Rock
vive la vita no-stop.
Ha le sue gatte che
oramai
sa pelare da sé.
Compra l’America
e la dà via
per un dollaro in più.
Ci beve su
e fa l’amore da sé.

Naviga la città
ma non si bagna mai se gli piove addosso.
E la fa facile
tiene in finestra l’erba di California,
respira e sogna
domani va da sé.
Butta via le sue idee
come se quasi andassero fuori moda.
Ti dirà unica
ma s’è portato a letto anche la fortuna
Buona Fortuna
domani va da sé.
Buona Fortuna a te.

Razza difficile
cambia idea
se gli scappa così.
Giorni a colori poi
spenderà
se gli parli di te.
Fa quel che vuoi
per un sorriso di più.

Punterà su di te
gioca la vita tutta in una partita.
Ma non sa perdere
ha sempre un asso addosso, una scusa buona
e tanta fortuna
sempre vicino a sé.
Ti darà mille idee
per inventarti storie da raccontare.
Dice che partirà
in una notte accesa da tanta luna.
Buona Fortuna
domani va da sé.
Buona Fortuna a te.

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A la cerca di fausta sorte / Get lucky

faustasorte

(Traduzione di Get lucky dei Daft Punk per mano di Mastro Giulio – cliccare sul titolo per il testo originale, o d’in su la picciol lingua Parole foreste)

Nei momenti di crisi non bisogna abbattersi, ci dice il poeta: dinanzi allo spettacolo di un mondo che sembra aver smarrito la sua umanità non bisogna scoraggiarsi, e nel convivio e nella compagnia si può cercare e trovare un destino più consono ai nostri desideri, un esito felice magari in un incontro. Senza rinunce né ripieghi ma sempre nella fervida speranza di un vero contatto umano, perché ciò che pare defunto può risorgere, come l’aurora che ci attende alla fine di ogni notte.

Parole

A LA CERCA DI FAUSTA SORTE

Qual ne la leggenda de la fenice,
in onne fin v’è principio novello[1]:
quel che ‘l pianeta[2] move in mulinello,
la forza primordial generatrice.

Troppo lunge, oramai, noi giunti siamo
per lassar dietro a noi nostre persone;
ordunque nostri disii[3] innalziamo
e i calici a le stelle in libagione!

La notte ella veglia ‘nsin a l’aurora,
veglio la notte a la cerca d’amore,
veglia ella cercando il buon umore,
vegliam onde sorte fausta esca fora.

Vita non v’è nel viver d’oggidì,
lo dono tu’ ognor dona sanza posa[4];
ne l’alma sento, eppure ignoro cosa,
se vuo’ fuggir son pronto, i’ sono qui.

Vegliam tutta notte ‘nsin a l’aurora,
vegliam immersi in sua cerca inesausta;
vegliamo cercando la lieta ora,
vegliam sinché noi arrida sorte fausta.

***

[1] Ricomincia di nuovo. [2] La terra. [3] Desideri. [4] Ciò che hai ricevuto in dono a sua volta è un dono continuo per gli altri.

Musica

Parole foreste

Like the legend of the Phoenix,
All ends with beginnings.
What keeps the planets spinning,
The force from the beginning.

We’ve come too far
To give up who we are,
So let’s raise the bar
And our cups to the stars.

She’s up all night till the sun,
I’m up all night to get some.
She’s up all night for good fun,
I’m up all night to get lucky.

We’re up all night till the sun,
We’re up all night to get some.
We’re up all night for good fun,
We’re up all night to get lucky.

We’re up all night to get lucky.
We’re up all night to get lucky.
We’re up all night to get lucky.
We’re up all night to get lucky.

The present has no ribbon,
Your gift keeps on giving.
What is this I’m feeling?
If you want to leave, I’m with it.

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Gigino Ancia r.i.p.

loureedbiondino

Anche noi petrosi lamentiamo, ancorché in ritardo (giammai s’è in ritardo per le larme, quando di cotanto menestrello assenza si piagne), la dipartita del noto cantore del Novo mondo Gigino Ancia, noto ne le sue terre come Lou Reed.
Di lui ricordiamo i numerosi suoi sublimi carmi quali Lo die sanza fallo, Debosciato, Sirocchia Raimonda, Madonna tentatrice, Sozza calle, A qual uopo?, L’astro amoroso, Dulce Ioanna, Candente lume candente tepore, Lo mattin del dì di festa, e infine questa Selvatico inceder che traducemmo.

Mastro Giulio
(et Andrea “Valerio” Del Cantone,
et l’altri tuti in spirto).

Saluti ubertosi

petrososaluto

Carissimi fedelissimi e appassionatissimi o, se preferite, carrimi fedèllimi e appass… vabbè:
O uditori, che le tazze delle vostre recchie accolgano il brodo del nostro annunzio: conclusa la terza annata, che ha visto arricchire di numerose preziosissime perle la già fulgida collana dei carmi presentati quivi, la rubrica delle Petrose va in villeggiatura, nel senso che essa viene sospesa per la stagione che bionde messi porta all’operoso agricoltore (ed essendo noi lavoratori in altro – ahem – campo, infatti andiamo in villeggiatura: poetica, ma pur sempre).
Torneremo a voi in occasione dell’autunno che mena ubertosi grappoli all’operoso agricoltore (ma noi, tutt’al più, ne deliberemo il divin succo sacro a Bacco).
Con l’occasione, annunziamo che, per la sua quarta annata, la cadenza di pubblicazione passerà da settimanale a mensile (con possibili eccezioni a nostro totale piacimento), ciò al fine di garantire una qualità maggiore, una superiore accuratezza e anche perché si sa che i gruppi dopo un po’ diradano le uscite degli album.
Ordunque, felice villeggiatura a tutti, riposate membra e mente, nutrite quest’ultima di buone letture e le prime con attività dilettevoli, occhio al sole, andate ai concerti e a rileggerci in autunno.
Presente? Quello che mena ubertosi grappoli ecc… e anche il nostro ritorno.
Ave atque vale.

Mastro Giulio

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