Eau de Paris. 3. Paris Plage

Da qualche anno d’estate il Comune di Parigi attrezza vari punti del lungofiume come vere e proprie spiagge, con tanto di sdraio, sabbia, chioschi dei rinfreschi e iniziative di animazione. Molti sono i frequentatori, a tutte le ore del giorno. Non sarà la Costa Azzurra ma, per chi resta in città, è un piccolo paradiso.

Carla Muschio
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Eau de Paris. 2. La Senna

La Senna non dev’essere molto inquinata se sulla punta dell’Ile Saint Louis si incontrano ancor oggi dei pescatori. Al vederli, si dimentica di essere in una metropoli e si ha un senso fresco di campagna. Anche le piante la pensano così: come trovano un po’ di terra sul lungofiume, crescono rigogliose.

Carla Muschio
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Eau de Paris. 1. Nata sull’acqua

Avendo scelto l’acqua come tema da sviluppare in un viaggio a Parigi, non mi è stato difficile trovare soggetti da fotografare. La città stessa è nata sull’acqua, come del resto tante altre importanti città del mondo. L’acqua di un grande fiume è la via di comunicazione più facile. Non c’è neanche bisogno di costruirla, vi ha già provveduto la natura.

Grazie alla Senna, commerci e scambi di idee furono ricchi e facili per Parigi nel corso della sua storia. Anche all’interno della città la Senna fa da connessione e da linea di demarcazione. Basti pensare alla distinzione sociale e culturale tra la riva destra e l’artistica rive gauche.

Tra le imbarcazioni che solcano la Senna, oltre ai bateau-mouche, battelli turistici che permettono di ammirare tutta la città dalle sue rive, c’è addirittura un bateau-bus, anzi, un batobus, più arioso certo della metropolitana.

Carla Muschio
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La cultura come entomologia: l’Italia/Lazio a Francoforte

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Queste fotografie (l’effetto leggermente tuttosmarmellato, come si direbbe in Boris, è dovuto alle qualità del fotografo, che mentre scattava erano in bagno) provengono dal padiglione della Regione Lazio, Italia, alla Fiera del libro di Francoforte in questi giorni di ottobre 2016 (si chiude il 24).
I libri sistemati in librerie-loculo, e quindi invisibili, sotto una lista di nomi di case editrici (manco un logo, dimodoché la non riconoscibilità fosse certa), erano preannunciati da una parete in cui i volumi erano rivettati a pagine aperte, crocifissi al muro senza redenzione (era impossibile leggerli, solo sfogliarli parzialmente, a volte), un po’ come faceva Vlad Tepes con i soldati nemici lungo la via alle sue terre.
Il libro cartaceo è avvisato: il suo destino è morte, gli officianti del rito funebre sono quelli che portano in giro chi i libri di carta di li fa (la Regione Lazio ha pagato per essere presente), e i sacerdoti rivendicano con orgoglio la fine del vecchio (fisico) e l’arrivo del nuovo (digitale) come manco la Apple quando tolse i dischetti dai suoi Mac.
Però io due paroline a commento le avrei messe, perché altrimenti sembra l’ennesima cosa sbagliata fatta dai ministeri o suoi sottoprodotti, questa volta col pensiero di fare una roba che spacca (e in effetti colpisce), senza pensare al messaggio che si trasmette (e si trasmette l’idea di cultura che si ha).
Per restare in Boris, e chiudo: a Reggione Lazio,

madonnachetristezza

Sol’vyčegodsk, Russia. Una cittá del sale. 21. Flora

I campi attorno a Sol’vyčegodsk non sono coltivati, cosa strana con tanta buona terra libera, ma queste sono le bizzarrie dell’economia. C’è solo qualche giardino, qualche orto accanto alle case della cittadina. Per il resto, tutto è natura libera.

Benché  Sol’vyčegodsk si collochi nell’estremo nord della Russia, Flora qui è generosa di forme e colori. Vedere per credere.

Carla Muschio
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