Calle del tuono / Thunder road

calletuono

(Trad. a cura di Mastro Giulio di Thunder road, di Bruce Springsteen – cliccare sul titolo per il testo originale)

Un lungo canto di speranza, di invito al viaggio come riscatto; accompagnati, naturalmente, da Maria…

CALLE DEL TUONO

Vitreo l’uscio squassato dal vento
che la veste a Maria move ad onde;
ella in danza è visione e portento,
nel suo portico l’aria diffonde

le solinghe di Roggio Mondino1
note, all’uom derelitto rivolte.
Bene mio, sono qui: bramo sol te,
più non voglio mirar me tapino.

Perch’i’ son qui tu ‘l sai: non fuggire
nel tuo ostel perché tieni, spaurita,
da noi la verde etade fuggita:
esta è notte d’incanto, fa’ aprire

lo cor tuo a gioiosa speranza!
Di beltade non sarai perfetta
ma lo cor mio diletta t’ha eletta:
né sembiante né età sien lagnanza.

Tuo doglior puoi, tra le coltri ascosa,
meditar, o emendar vecchi amori;
puoi iettar ne la pluvia una rosa
o una state a invocar redentori.

Non son prode io, è cosa acclarata:
redenzion offro sol di garretto
e garrese. Ma la propizia fiata
ardiam: poca ozzion2 abbiam, eccetto

sanza alcuno riparo la chioma
dare a Zefir gioiosi, ed intanto
s’apre notte d’intorno di schianto,
esta via, pur piccin, va mai doma.

Occasion postrema a noi rimane
d’aver selle per l’ale, et allor
or in groppa tu sale, mio amor:
paraiso d’ivi è lunge un amen3.

La mia mano ora afferra! In cammino
per la terra promessa lo calle
correremo del tuono, al mattino
e alla sera del tuono lo calle.

Or dimoro4, assassin sotto al sole,
so che è tardi ma ancora si pòle:
cavalchiam saldi, zoccoli in spalle,
galoppiam sullo del tuono calle.

Già docei a mio liuto favella,
destrier pronto è al solingo cammino:
sei l’ tu? Sali dietro a me e ‘l gradino
lasci? È viaggio che esige gabella.

Ciò che tacquesi ancora t’offende
ma ‘l suggello de’ patti e de’ giuri
romperem questa notte: noi attende
libertade, e sarem novi e puri.

Spettri albergan nelli ocul di que’
ch’un dì lunge dal cor respingesti;
han sentier costier di cani infesti,
destrier morti che il foco ossa fe’.

Ne le tenebre invocan te in grida
e tua toga di laurea in lacerti
ora giace ai lor pie’, e nell’umìda
derelitta ora preaurora avverti

lor inquieto nitrir, che poi fugge,
se t’affacci, nel vento… Maria:
ora è ‘l tempo, fuggiam l’apatia
ch’è qui: or dentro vittoria mi rugge!

 

1 Antico cantore, noto nel Nuovo Mondo col nome di Roy Orbison.
2 Forma, invero sospetta, per “scelta”.
3 Rima non proprio esente da critiche.
4 Usato nel senso di “attendo”.

Informazioni su Mastro Giulio

Nacqui, conobbi la letteratura, conobbi il rock'nroll, li fusi.
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