Borse in metropolitana

murodelpiantooccidentale

Lettore, leggi la scenetta e risolvi la situazione, o modificala, con le maniere migliori che riesci a pensare. Anche se non mi hai mai scritto, comincia ora. Inviami il tuo testo entro domenica prossima. Saranno gradite anche citazioni stimolanti sull’argomento. Le risposte migliori verranno pubblicate nella vetrina entro il lunedì successivo. Alla fine dell’anno «scolastico» si vincono altri tre libri (i primi tre sono stati già vinti e spediti), assegnati a suo capriccio da uno dei curatori del sito.
(Nell’immagine, Fabio Mauri
, Muro occidentale o del pianto).

Carla Muschio
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Quando arrivammo alla banchina della metropolitana i passeggeri che scendevano da un treno ci costrinsero a stringerci verso sinistra. Sarebbe andato tutto bene se non ci fossero stati una donna e due adolescenti (presumibilmente suoi figli) seduti su una panchina con numerose borse della spesa appoggiate in disordine davanti a loro, che occupavano tutto lo spazio. Una delle borse conteneva un ombrello di cui sporgeva il manico, estendendo lo spazio personale di costoro fino a metà della banchina. Non fecero nessuno sforzo per spostare la loro roba, perciò dovetti aggirare le borse. Come si sarebbe potuto immaginare, una gamba dei miei pantaloni si impigliò nel manico dell’ombrello e la borsa si spostò. «Sei cieco?», sbraitò in tono scorbutico la ragazza. Questo mi irritò. Mi sembrava che sarebbe stato più giusto che si scusasse.
«Io non sono cieco», risposi. «E voi? Non vedete che le vostre borse intralciano? Non vedete che si fa fatica a passare da ambedue le parti?».
Sarebbe potuta finire così ma la sua famiglia si unì a lei nel rimproverarmi perché avevo osato calpestare i loro averi, come se tutto lo spazio pubblico che riuscivano a coprire con le loro cose appartenesse automaticamente a loro. (…)
Mi era montata la rabbia. Mi voltai e dissi indicandole col dito: «Con le vostre borse avete riempito la banchina».
«E cosa dovremmo fare?», chiese la terribile madre. Era una domanda così straordinariamente stupida che decisi di darle una lezione di geometria. (…) Afferrai la borsa.
«Non toccare la mia roba», protestò la ragazza, ma io la ignorai e voltai la borsa spingendola contro un posto vuoto, liberando così tre piedi di spazio (…) La ragazza, ostinata, la rimise davanti a sé. La sua famiglia continuava a lanciarmi invettive e io considerai seriamente l’idea di calpestare tutte le loro borse.

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