Barta / Vi stupiremo con effetti speciali

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Dunque, la prima impressione è stata: Oh mio Dio.
La seconda, certo, è stata una ricerca di fonti. Materiali, insomma. Reperti e tracce biografiche di chiunque avesse pensato e realizzato una cosa del genere.
Bene, durante la ricerca si è infilato un altro pensiero. La sensazione, cioè, che non avesse senso cercare troppe informazioni, rimasugli culturali; seguire sentieri a ritroso per capire quali fossero le influenze di questo artista e neanche capire o avere coordinate spazio-temporali, perché, sapete, la sola cosa importante era che si vedesse.
Genialità.
Pura.
Impossibile sbagliarsi. Di fronte a questi guizzi del genio ti domandi sempre che senso abbia continuare a scrivere o roba del genere.

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Ma la vita va avanti – giusto? – e l’artista in questione si chiama Mladen Penev, è bulgaro, ha scattato questa serie di fotografie nel 2005 e gli ha dato il nome inequivocabile di The power of books.
Certo, a posteriori si possono fare discorsi del tipo che il fotografo, spulciando il suo sito e il resto dei suoi lavori, non è certo uno che va per il sottile. E a ben vedere anche questi scatti non sono certo di grana raffinata. Mladen fa corrispondere all’impressione sensoriale un’immagine, o meglio: lascia esplodere – a volte letteralmente, anzi, fa una rappresentazione di esplosione, finge al quadrato se capite cosa voglio dire – l’emozione che ognuno prova, nel silenzio della propria stanza, leggendo un libro. Il fotografo, qui, crea un accoppiamento giudizioso tra la parola e il pensiero; manda in pezzi le barriere percettive, ci spara in una dimensione molto consapevole, piena di humor, dove il desiderio, la paura, la tristezza, la curiosità, la gioia, la passione sono reali, tangibili. Mi ricorda quel vecchio film sovietico di Tarkovskij, Solaris, a sua volta tratto da un romanzo di fantascienza: sul pianeta Solaris i desideri prendono corpo.
Questo Penev è una specie di santo freudiano del principio di piacere, un videoclipparo della sinestesia, è talmente rocambolesco e fracassone e sensazionalistico e up to date che spinge perfino me, che ne parlo, a una sorta di entusiasmo contagioso, virale, rutilante esso stesso.

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Però, se si toglie la patina eccessiva e accattivante, quello che rimane è l’atto devoto di un lettore che al lume della sua lampada elettrica portatile deve aver sgarrato innumerevoli volte l’imperativo paterno di spegnere subito la luce e dormire alla svelta. Un piccolo lettore che all’ombra delle palpebre palpitava per le avventure mostruose o idilliache che leggeva. Ecco, al di là del fatto che questo fotografo-artista ha la mano pesante su qualunque progetto, al di là del fatto che un colpo di genio simile genera invidia in chiunque lo guardi, resta l’affettuoso omaggio di un bambino che ormai è cresciuto e ripensa a quelle notti. Non ci voleva molto, allora, per farsi battere il cuore.

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Filippo Polenchi
Visita il sito dell’autore e quello di Barta edizioni
(dove scrive la rubrica Coselli, sorgente di questo pezzo)

(Tanto per: zitti zitti, ne avevamo dato pubblicazione qui; ma decisamente meglio, molto meglio così).

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