Barta / L’alfabeto secondo David Lynch

alfabeto_lynch

Questa settimana proponiamo un cortometraggio d’autore, un delirio alfabetico su una specie di condanna alla ripetizione. Una fantasticheria infernale che ha per oggetto l’essenza stessa della scrittura: le lettere dell’alfabeto, replicate all’infinito.
Nel 1968 David Lynch non è ancora un maestro riconosciuto del cinema mondiale. Nel ’68 questo giovane studente di Belle Arti, proveniente dalla provincia montanara degli U.S.A., è solo un tipo un po’ strambo che ha una moglie a carico e molte idee sull’arte. Riceve in dono, dal sogno della nipotina, un incubo di prima qualità e lo trasporta in immagini. È The alphabet.
La tecnica è ancora mista: riprese filmate e animazione in stop motion, ma c’è tutto il Lynch degli anni a venire: la logica onirica, la coercizione nel ripetere azioni apparentemente assurde, il senso di cruento mistero, l’oscura oppressione di un melodramma ancestrale, la passione, l’eleganza. E ancora: molti omaggi a un surrealismo dark, al nume tutelare Francis Bacon (dall’uso degli spazi a quello dei colori tenui e lividi), al clima underground di quegli anni: dopo questo cortometraggio, infatti, Lynch ottenne finanziamenti per girare il successivo corto (The grandmother) e da lì la strada verso il vero e proprio debutto cinematografico, con l’avventura produttiva di Eraserhead (1977), è breve. Il grande Lynch aveva ancora da venire, ma già in The alphabet si affaccia il talento visivo che tornerà negli anni a seguire (una minirecensione al film la trovate qui).

Filippo Polenchi
Visita il sito dell’autore e quello di Barta edizioni
(dove scrive la rubrica Coselli, sorgente di questo pezzo)

THE ALPHABET (1968)

Taggato . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *