Barta / La vera storia di un albero

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L’operazione è davvero notevole. Duplice. Neanche. Ambigua, ecco. È un’operazione perturbante eppure catartica. Un lavoro lenitivo, pieno di rimasugli (letteralmente) e residui di mistero. Zone d’oscurità. Eppure ti senti ripulito a toccare uno di questi libri. Sono libri? In teoria. Anzi, in potenza. Facciamo chiarezza. Il lavoro è un’operazione artistica, tanto concettuale quanto materica. L’artista è il fiorentino Giovanni De Gara, che ha utilizzato scarti lignei – pancali rotti, ciocchi, mobilame dimenticato, frantumaglie di falegnameria ecc. – per rimetterli in morsa e dargli la forma di un libro. Un tascabile per essere precisi. I libri, dunque, sono stati titolati: The real story of a tree. La vera storia di un albero.

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Giochi di specchi, araldica arborea. Come in un incontro di body-art ogni volume ha tatuato sulla propria superficie le imperfezioni di partenza, dai graffi ai timbri, le bolle e le maculazioni «epidermiche», perché a ogni cicatrice corrisponde una riga di testo, se mi passate la formula: le parole, che in un romanzo leggiamo nelle pagine, qui sono tutte compatte, in una pangea di segni, che proprio nel momento in cui mostra la sua possibilità di spiegazione – come un fiore che sboccia – si nega e il mistero rimane intatto. Rimane il fiore dei possibili.
S’intravedono lampi di «storia» (ancora parole…) nelle fratture del legno, ma l’unica storia che questi libri possono raccontare è un’assenza. La vera storia, intesa in termini quasi assoluti e trasversali, di un albero è il vuoto della comprensione delle parole.

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Ma dentro a tutta questa concettualità c’è spazio per un compito nobile: una parte del ricavato di ogni libro servirà a piantare un albero in una zona deforestata del pianeta. Dal legno al libro e di nuovo al legno.
Come si dice: tout se tient.

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Filippo Polenchi
Visita il sito dell’autore e quello di Barta edizioni
(dove scrive la rubrica Coselli, sorgente di questo pezzo)

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